Animali in Costituzione: un’occasione sprecata grazie alla politica del compromesso così in voga in Italia

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Animali in Costituzione, un’occasione sprecata per arrivare a un reale cambiamento di passo, frutto di compromessi politici che hanno diluito la parte relativa alla loro tutela. Il nuovo testo della Costituzione rappresenta un progresso, purtroppo non così evidente come era stato da più parti auspicato. I commenti entusiastici fatti per l’inserimento di animali e ambiente in Costituzione dovrebbero tener conto anche di questo aspetto non secondario. La destra e in particolare la Lega, si è sempre opposta all’inserimento di un riferimento chiaro e univoco sulla tutela degli animali.

Cani falchi tigri e trafficanti

Il testo che è stato aggiunto all’articolo 9 della Carta Costituzionale recita che la Repubblica “tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”. Quindi praticamente un comma che non aggiunge diritti, rappresentando soltanto una presa d’atto di quel che già avviene. Un tono e un testo decisamente molto meno incisivi di quello relativo alla tutela dell’ambiente. Eppure una dichiarazione d’intenti così scarna, quasi irrilevante se non fosse che per la prima volta si parla di animali nella Costituzione, ha fatto esplodere un tifo da stadio. Ingiustificato.

La Germania è stato il primo paese europeo che ha inserito i diritti degli animali in Costituzione. Lo ha fatto vent’anni fa con un testo decisamente più efficace di quello appena approvato dal nostro parlamento. Aggiungendo al paragrafo in cui si parla “dell’obbligo dello Stato a rispettare e proteggere la dignità degli esseri umani” tre sole parole inequivocabili “e degli animali”. In questo modo la dignità degli esseri umani è stata equiparata a quella degli animali, un passo davvero fondamentale.

Inserire gli animali in Costituzione è stata un’occasione sprecata: per cambiare davvero e non ci sarà una seconda occasione

Le modifiche costituzionali non si fanno tutti i giorni. Appare evidente che non sarà mai messo in moto un procedimento di modifica solo per ridare la giusta dignità agli animali. Quantomeno non in tempi brevi e non se la questione animale sarà l’unico argomento per fare un’integrazione. Quello che davvero stupisce è il quasi unanime plauso delle molte sigle che si occupano di tutelare i loro diritti. Che per una modifica di questa portata avrebbero dovuto protestare, non plaudire a favore del lavoro del parlamento.

La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali” costituisce un’integrazione alla Carta Costituzionale priva di ogni valore. In particolare se pensiamo che le prime norme poste a tutela degli animali nel nostro paese risalgono alla seconda metà dell’800, esattamente al 1859, dove nel codice penale già si proibiva di incrudelire sugli animali in luogo pubblico. Quando poi entrò in vigore il Codice Zanardelli, nel 1890 restando in vigore sino al 1930 il maltrattamento di animali aveva uno specifico Capo proprio su questo tema. Allora l’Italia aveva dimostrato una sensibilità molto spiccata, considerando i tempi, che si concretizzava in atti concreti.

L’articolo 491 del Codice Penale Zanardelli, del 1890, recitava “Chiunque incrudelisce verso animali o, senza necessità li maltratta ovvero li costringe a fatiche manifestamente eccessive è punito con ammenda (…). Alla stessa pena soggiace anche colui il quale per solo fine scientifico o didattico, ma fuori dei luoghi destinati all’insegnamento, sottopone animali ad esperimenti tali da destare ribrezzo“. Un testo sicuramente molto avanzato per quei tempi. Più di quanto non sia il riferimento agli animali inserito ora in Costituzione.

Alla reale tutela degli animali servono provvedimenti applicabili utili a una nuova cultura basata sul rispetto

Quel rispetto che è svanito quando si è deciso di percorrere la strada del compromesso. Inserendo una dicitura talmente generica da essere quasi del tutto inutile. Un segnale che attesta l’incapacità della politica di recepire le istanze del popolo che dovrebbe amministrare, che in maggioranza avrebbero voluto sentir parlare di rispetto e dignità nei confronti degli animali. Puntando nel contempo un riflettore sulla mancanza di visione di chi si occupa della loro tutela, che non avrebbe dovuto accontentarsi delle briciole.

Se nemmeno un’affermazione di principio forte, come quella contenuta nel Trattato di Lisbona, è servita per ottenere un cambiamento di passo sostanziale, figuratevi quanto sarà utile questa modifica in Costituzione. Nulla più che fumo negli occhi, se consideriamo quanto sia realmente servito definire gli animali quali esseri senzienti. Ancora una volta tutto deve cambiare perché nulla cambi, come scriveva Tommasi di Lampedusa nel Gattopardo.

Ora bisogna attendere e valutare le conseguenze di questa modifica. Vedere se e cosa cambierà nelle attività poste a tutela di animali e ambiente. Sperando che almeno per la tutela ambientale la dichiarazione con la quale lo Stato si impegna a esserne custode si concretizzi in azioni e non in vuote parole. I cambiamenti si mettono in atto con le azioni, mentre la propaganda può essere mossa da fiumi di parole, vuote come il senso civico di chi fa promesse e non le mantiene. Una vera maledizione lanciata verso il futuro delle prossime generazioni.

Orsi maltrattati in Trentino, nulla è servito per cambiare la modalità di gestione

Orsi maltrattati in Trentino

Orsi maltrattati in Trentino, una questione che dura da troppi anni, senza trovare soluzione. Questo è valso per gli orsi che sono stati imprigionati nella struttura di Casteller, ma molte altre sono le questioni immutate che riguardano gli orsi liberi. Una convivenza, quella fra uomini e orsi, che è stata minata sin dall’inizio da una serie di inadempienze. Rispetto a quanto era previsto nel progetto sulla reintroduzione, ma anche alle condizioni di ordinaria gestione della loro presenza. Creando situazioni che si sono accumulate, senza essere mai risolte.

Cani falchi tigri e trafficanti

La trasmissione “Mi manda Rai Tre”, condotta da Federico Ruffo, ha recentemente mandato in onda una sintesi della vicenda. Una cronistoria esaustiva, su quanto è stato fatto in decenni. Comprese le mancanze consolidate nel tempo, come la cattiva gestione dei rifiuti che porta gli orsi a guardare ai cassonetti come a comode mangiatoie. Luoghi stracolmi di cibo a costo energetico zero, che inevitabilmente attirano gli animali selvatici. Ma se in città arrivano piccioni, cornacchie in Trentino il richiamo funziona anche con gli orsi. Dando luogo a diverse problematiche.

Un fatto che a distanza di più di 20 anni dall’inizio del progetto di reintroduzione degli orsi non trova giustificazioni. Considerando che la messa in sicurezza dei rifiuti è una necessità arcinota a chiunque si occupi di animali selvatici. Un problema ampiamente risolvibile da chi dovrebbe essersi già attivato per farlo. Con il posizionamento di idonei cassonetti che impediscano l’estrazione dei rifiuti. Contenitori oramai posizionati anche in molte città italiane, che non hanno il problema della convivenza con i plantigradi.

Orsi maltrattati in Trentino, senza che siano stati messi in atto interventi concreti per risolvere i problemi

In un’oretta di trasmissione, che per necessità ha dovuto fare sintesi, sono emerse una serie di contraddizioni che hanno connotato l’operato delle istituzioni. Purtroppo senza troppe eccezioni, ma con un danno patito dagli orsi, che in fondo era facilmente prevedibile. Con un’ostilità della politica trentina che prima li ha voluti e poi ha dimenticato i suoi doveri. Attizzando l’intolleranza piuttosto che lavorare sulla necessità della convivenza. Un uso strumentale che ha portato all’uccisione di diversi animali e alla carcerazione di altri. Difficile dire quali siano stati gli animali più fortunati.

Fra le istituzioni quello che forse più sconcerta è il comportamento della Procura di Trento. Che non ha mai voluto considerare come un maltrattamento le condizioni di detenzione degli orsi. Imprigionati a Casteller in condizioni davvero vergognose. Un fatto che è stato testimoniato da veterinari e dai Carabinieri Forestali, in un rapporto che non ha prodotto risultati. Lasciando aperte, se non spalancate, le porte a una serie di comportamenti inaccettabili. Creando un precedente tanto brutto quanto pericoloso.

Eppure il centro di detenzione di Casteller era stato progettato proprio per custodire gli orsi problematici. Con l’approvazione di ISPRA, che se molte volte è stata esclusa dalle decisioni in molte altre è stata protagonista. Mentre in altre ha deciso di comportarsi come il convitato di pietra. Così la struttura ha dimostrato per ben due volte di essere anche vulnerabile, consentendo la fuga di M49. L’orso diventato un simbolo e ribattezzato Papillon dal ministro Costa. Per la sua capacità di evadere ripetutamente dal carcere.

Il futuro degli orsi trentini rischia di essere a tinte fosche, considerando i comportamenti di amministratori e inquirenti

La Procura di Trento ha richiesto da poco l’archiviazione delle denunce presentate dalle associazioni di tutela degli animali. Con un provvedimento che farà discutere e che sarà impugnato dalle associazioni la pubblica accusa ha messo nero su bianco che tutto è stato fatto rispettando le norme. Secondo gli inquirenti la cattura e la detenzione degli orsi è stata ordinata nel rispetto del PACOBACE, mentre è da escludere il maltrattamento. Questa decisione sembra motivata dal fatto che gli orsi fossero sotto costante sorveglianza dei veterinari.

Una decisione difficile da comprendere e da giustificare, in quanto non è la presenza dei veterinari che fa escludere il maltrattamento di animali. Al massimo questa potrebbe essere un’aggravante nella valutazione del quadro generale. Il centro è inadatto per gli spazi a disposizione e i tre plantigradi che vi erano detenuti sono stati segregati per lungo tempo in spazi piccolissimi. Del tutto inadeguati al fabbisogno di un orso di cattura, come peraltro era stato rilevato dai Carabinieri Forestali durante il loro sopralluogo.

Se la Procura avesse ritenuto che vi sia assenza di dolo nel comportamento dei responsabili della detenzione degli orsi, per poter configurare il delitto di maltrattamento di animali, avrebbe potuto operare scelte diverse. Come chiedere quantomeno l’applicazione dell’articolo 727 del Codice Penale, che punisce la detenzione di animali in condizioni incompatibili con il loro benessere. Una contravvenzione che non richiede la volontà di incrudelire, essendo sufficiente che le condizioni di detenzione siano causa i gravi sofferenze. Una realtà che sarebbe stata davvero impossibile confutare, anche secondo le opinioni del mondo scientifico, più volte espresse.

Il maltrattamento di animali non può essere slegato dal benessere psicofisico di chi lo subisce

Secondo quanto emergerebbe dalla richiesta di archiviazione sono i presupposti e non le conseguenze a rendere “invisibile” il maltrattamento. Una decisione basata sulla legittimità della detenzione, che evidentemente non è stata assunta dopo attenta lettura di diverse sentenze della giustizia amministrativa. Un passaggio che anche se venisse dato per corretto non avrebbe dovuto omettere di tenere conto delle modalità e delle conseguenze. Aggiungendo che se anche non ci fossero responsabilità accertabili sarebbe stato comunque necessario mettere fine alla permanenza del reato, come stabilisce il codice. Un passaggio non secondario questo, ma completamente ignorato.

Un animale destinato al macello può essere abbattuto in un mattatoio, purché siano seguite le prescrizioni della normativa in materia di tutela degli animali. Se questo non avviene il responsabile, come stabiliscono diverse sentenze di Cassazione, può comunque essere perseguito. Identico discorso dovrebbe valere per la detenzione degli orsi in Trentino: anche se la cattura fosse stata legittima, segregarli in bunker, tenerli sotto psicofarmaci, obbligarli in spazi angusti dovrebbe essere considerato un maltrattamento a tutto tondo.

Forse la richiesta di archiviazione fatta dalla Procura di Trento ha un rapporto temporale con il trasferimento di due dei tre orsi? Oggi la struttura che ospita M49 è stata “decongestionata”, mandando Dj3 e M57 in due strutture estere, senza che questo possa comunque farla considerare come una struttura in cui il benessere di un orso selvatico possa essere garantito. Riaprendo anche su questo tema, come peraltro emerso nell’inchiesta televisiva, un altro quesito: meglio una buona morte o una pessima vita? Domande a cui certo è sempre difficile rispondere con certezza.

Sugli animali diamo i numeri, uccidendo il buon giornalismo e l’informazione responsabile

sugli animali diamo numeri

Sugli animali diamo ai numeri, con sempre maggior disinvoltura, senza effettuare controlli, togliendo spesso agli organi di informazione credibilità. Privando in questo modo i lettori di notizie attendibili, su argomenti che sono ritenuti sempre più importanti dall’opinione pubblica. Un’importanza che troppi media riservano solo ai click che le notizie sugli animali sono in grado di attivare, ma non alla qualità dell’informazione che spesso è soltanto un brutto “copia & incolla”. Fatto senza controlli sull’attendibilità delle fonti, anche quando sono da sempre inaffidabili.

Così il giorno di Capodanno viene diffusa una notizia lanciata dalla famigerata associazione “AIDAA” sui botti. Nella velina subito rilanciata dalle agenzie si parla di 400 cani e gatti morti a seguito di petardi e fuochi d’artificio. Peccato che manchino del tutto le fonti di acquisizione dei dati che sono alla base del solito comunicato stampa, come è chiaro a chiunque segua questo settore. Una certezza per chi ben conosce il fondatore dell’associazione e le sue improbabili dichiarazioni, ma anche la sicurezza sull’impossibilità di avere i dati citati. In assenza di un osservatorio efficace e, soprattutto, reale sulle tantissime questioni che hanno al centro gli animali.

Così agenzie e le principali testate, fra le quali il Messaggero di Roma, si buttano letteralmente sui botti, contribuendo a far esplodere il fegato di chi conosce i protagonisti e il settore. Il Messaggero lo fa con un titolo drammatizzante: “Botti Capodanno, strage di animali: 400 fra cani e gatti morti, migliaia fuggiti. Bilancio peggiore rispetto al 2020”.

Errori di percorso, inciampi casuali e non voluti o strategie di clickbaiting?

Qualcuno potrebbe pensare a un incidente di percorso, un abbaglio preso da un’agenzia che ha causato il diffondersi di fake news. Non è così, non si tratta di un caso isolato. Come non possono essere considerati episodi sporadici tutte le falsità che spesso vengono pubblicate sugli animali. Confondendo realtà con fantasia, notizie con bufale, delle quali vengono digerite anche corna e zoccoli.

La realtà è che la buona informazione costa, ma nessuno vuole oramai pagare. Aumentando spesso l’incapacità del lettore di distinguere fra il vero e il falso, fra la notizia e la bufala. Così in un attimo il disastro si amplifica, grazie alla condivisioni delle fake news in rete, che vengono a loro volta ricondivise. Seguendo l’assunto che un fatto pubblicato da un giornale è per certo vero, e se viene postato da un amico stimabile la verifica l’avrà fatta certamente lui. Un effetto domino letale, che rende vero, falso e verosimile un impasto indistinguibile, una polpetta indigesta sulla cui tossicità si riflette troppo poco.

I giornali online vivono sulla pubblicità, con redazioni ridotte all’osso e con collaboratori pagati pochissimo. Che se vogliono poter arrivare alla fine del mese con un compenso dignitoso, che gli consenta almeno la sopravvivenza, sono costretti a scrivere tanto, verificando poco. In altri casi le regole le dettano gli investitori pubblicitari, che possono dare o togliere il loro sostegno a seconda delle politiche editoriali. Tutto deve tornare in ogni economia e i media non sono un’eccezione.

Sugli animali diamo i numeri e in questo modo tutto diventa opinabile, come le false notizie sui lupi, presentati come animali demoniaci

Così i lupi assediano i paesi, spaventano i bambini che non si sentono sicuri di poter uscire a giocare, per la paura ingenerata da queste creature del demonio. Raccontate non con il piglio della scienza, ma con il cipiglio delle veline di qualche sindacato di agricoltori o del mondo venatorio. Notizie false, gonfiate, capaci però di creare l’effetto valanga: partono che sono una palla di neve ma dopo anni che girano sulla rete diventano come le isole di spazzatura negli oceani. Inquinanti, pericolose, capaci di generare una falsa cultura che sembra essere diventata invincibile.

Tornando alla notizia degli animali morti a Capodanno c’erano tutti gli ingredienti per capire che fosse una polpetta avvelenata. Un’associazione non credibile quanto fantomatica, capace di dare sempre con furbizia proprio quella che è un’esca fantastica per avere l’attenzione dei media. I giornali vogliono i dati per dar corpo alla notizia, per renderla credibile e si abbeverano a questa fonte per i botti, ma non soltanto. Questa associazione da costantemente i numeri: del randagismo, degli abbandoni e persino dei gatti neri scomparsi nella notte di Halloween. Imbonitori, che sembrano però essere più ascoltati dai media di quanto lo sia Papa Francesco dai fedeli.

L’abuso della credulità popolare è un reato punito con una multa sino a 15.000 Euro, ma sulle panzane si chiudono gli occhi

Secondo l’articolo 661 del Codice Penale “Chiunque, pubblicamente, cerca con qualsiasi impostura, anche gratuitamente, di abusare della credulità popolare è soggetto, se dal fatto può derivare un turbamento dell’ordine pubblico, alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 a euro 15.000.” Non turba l’ordine pubblico pensare che i lupi assedino i paesi, mettendo in pericolo i bambini? Forse si, ma solo imparando a valutare con attenzione: chi scrive dovrebbe verificare sempre, e quando sbaglia rettificare. In un paese dove le fonti sono spesso avvelenate, il dovere del controllo non dovrebbe essere svolto soltanto per pura deontologia.

In Italia si fatica ad avere dati realistici in tutti i campi e quelli sugli animali non fanno eccezione. Alcune rare volte perché si cerca di occultarli, il più delle volte perché non vengono raccolti, non vengono aggregati, non gli vien data alcuna importanza. Facciamo fatica a conoscere i numeri del randagismo, perché le istituzioni non li raccolgono o non li trasmettono, e così gli unici disponibili sono datati e parziali. Ma mancano anche i dati complessivi dei procedimenti per maltrattamento di animali: quanti finiscono archiviati, prescritti, mai istruiti? Sappiamo quanti sono gli animali da compagnia in Italia solo grazie al fatto che rappresentano un dato economico rilevante, un mercato miliardario.

Ben diverso quando si parla di allevamenti, trasporti di animali vivi, fauna abbattuta dai cacciatori: per i primi i dati sono spesso espressi in quintali, per la fauna le Regioni ritirano i tesserini dove i cacciatori dovrebbero segnare gli animali abbattuti, ma i dati disponibili sono pochi, mai completi e spesso non si riescono ad ottenere. Si può quindi davvero pensare che questa associazione possa dare, lo stesso giorno, i dati degli animali morti per i botti di Capodanno? Neanche credendo che Biancaneve non sia il personaggio di una favola.

Alcuni giornali e agenzie che hanno pubblicato la falsa notizia

TestataDataLink
Il Mattino01/01/20222https://www.ilmattino.it/pelo_e_contropelo/animali_morti_botti_di_capodanno_cani_gatti_fuggiti_aida-6414027.html
Il Sicilia04/01/2022https://www.ilsicilia.it/strage-di-animali-a-capodanno-morti-almeno-400-fra-cani-e-gatti-per-i-botti-centinaia-quelli-scappati/
Napoli Today04/01/2022https://www.napolitoday.it/animali/capodanno-2022-animali-morti.html
ADN Kronos01/01/2022https://www.adnkronos.com/capodanno-2022-morti-almeno-400-tra-cani-e-gatti-per-i-botti_4VvGGRER0mmb4Vv7VE3luR
Corriere della Calabria04/01/2022https://www.corrieredellacalabria.it/2022/01/01/botti-di-capodanno-aida-record-di-cani-e-gatti-morti-in-calabria/
Corriere Etneo01/01/2022https://www.corrieretneo.it/2022/01/01/capodanno-in-sicilia-e-calabria-record-di-cani-e-gatti-morti-per-i-botti-sono-almeno-400/
TGCOM2401/01/2022https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/botti-di-capodanno-aida-almeno-400-gli-animali-domestici-morti_43877659-202202k.shtml
VelvetPets03/01/2022https://velvetpets.it/2022/01/03/botti-di-capodanno-strage-cani-e-gatti-oltre-400-animali-morti/

Una sola testata si interroga e si pone dubbi sulla veridicità della notizia ed è Kodami, alla quale bisogna dare atto dell’attenzione.

Juan Carrito torna a Villalago, percorrendo grandi distanze per ritornare in quella che ritiene casa sua

Juan Carrito torna Villalago

Juan Carrito torna Villalago, il piccolo borgo abruzzese che lo aveva conosciuto cucciolo quando girava con la madre Amarena e i suoi tre fratelli. A nulla è servita la sua traslocazione, da Roccaraso a un luogo impervio lontano dall’abitato. L’ennesima dimostrazione, se fosse stata necessaria, che gli animali non si possono trasferire a nostro piacimento, neppure quando questo avviene nel loro interesse. In soli pochi giorni Juan Carrito ha dimostrato di voler, purtroppo, vivere vicino agli insediamenti umani. Con tutte le possibili complicazioni.

Cani falchi tigri e trafficanti

Qualcuno potrebbe sorridere vedendo un orso, incredibilmente grande per la sua età, giocare con un cane che comunque avrebbe dovuto essere tenuto al guinzaglio. Purtroppo invece questa situazione, paradossale, dimostra quanto l’abituazione all’uomo abbia condizionato il comportamento del giovane plantigrado. Mettendolo in pericolo per la possibilità che a sua volta possa arrecare pericolo alle persone, non per aggressività ma perché comunque si tratta di un orso marsicano

la storia di Juan Carrito dimostra due cose: la prima è che ogni animale, umano o non umano, è un individuo diverso che interpreta le sue esperienze in base al proprio carattere. La seconda lezione ci insegna invece che il comportamento di un animale selvatico non può essere plasmato a nostro piacimento. Proprio come avviene per un cucciolo d’uomo sono le esperienze, la capacità di interpretarle e la personalità a determinare i comportamenti del singolo esemplare. Prova ne è che una cucciolata numerosa e insolita come quella partorita dall’orsa Amarena, ha prodotto tre orsi con comportamenti normali e uno decisamente diverso.

Juan Carrito torna Villalago perché è un orso completamente differente, nei comportamenti, dai suoi fratelli

Se stessimo parlando di un giovane uomo per descriverlo si parlerebbe di intraprendenza, di curiosità e di un’intelligenza fuori dal comune. Per Juan Carrito, essendo un orso, son diversi i termini del confronto con i fratelli e per questo viene definito come un orso problematico, potenzialmente pericoloso. con una difficoltà di gestione. Un comportamento che, se si trattasse di un orso trentino, avrebbe già potuto far decretare il suo abbattimento o la sua captivazione permanente.

Gli abruzzesi hanno sviluppato nel corso del tempo un’eccezionale tolleranza verso tutti gli animali selvatici. Un poco per cultura, un poco per abitudine che li ha sempre visti convivere in modo più meno pacifico. Certo senza le stesse asperità di comportamento dimostrate dai trentini che dapprima vogliono gli orsi per poi accorgersi che possono essere un problema. Questo però non deve far pensare che la situazione per Juan Carrito sia tranquilla e senza pericoli. Come dimostra il silenzio stampa del PNALM, che sta probabilmente valutando con attenzione i successivi comportamenti.

Il direttore del Parco, Luciano Sammarone, non ha mai fatto mistero circa la volontà dell’aerea protetta di fare tutto quanto possibile per evitare azioni drastiche nei confronti dell’orso. Risulta pero altrettanto chiaro che lo spazio di manovra sta diventando sempre più stretto perché quest’orso è davvero molto particolare. Non solo non dimostra alcun timore per gli uomini, ma purtroppo sembra quasi cercare la loro presenza. Per curiosità, per gioco o per essersi troppo abituato agli esseri umani a causa di un’abitudine originata dalle persone, che hanno plasmato il carattere di questo giovane maschio.

Il futuro di Juan Carrito è veramente un grande punto interrogativo

Per mesi è stato scritto e detto che i turisti, ma anche i residenti, devono imparare a tenersi lontani dagli animali selvatici in genere e dagli orsi in particolare. Proprio perché non era difficile prevedere che qualcuno dei figli di un’orsa confidente come Amarena, potesse ripercorrere le orme della madre, imparando a non temere gli uomini. Puntualmente questo timore ha preso sempre più corpo, a cominciare dalle prime incursioni del giovane orso nei pollai della zona.

Resta da vedere quale sarà l’epilogo di questa storia, che potrebbe non avere, purtroppo, un lieto fine. Quello che è appare certo è il bisogno di separare sempre più, anche in territori molto antropizzati la nostra vita da quella degli animali selvatici. Per non essere responsabili dei condizionamenti e delle alterazioni comportamentali degli animali, dalle quali potrebbe dipendere la decisione di catturare un giovane orso maschi, così importante per il futuro di una sottospecie importante come quella marsicana.

Imparando che gli errori fatti con gli animali non sono sempre rimediabili e che le alterazioni comportamentali non sempre possono essere corrette. Una sconfitta per Juan Carrito ma anche una sconfitta per la nostra specie, che ancora non sembra aver compreso quanto la vita in natura sia completamente diversa da quella del metaverso.

Trasferito l’orso Juan Carrito lontano dai centri abitati, per cercare di salvarlo da un futuro incerto

trasferito orso Juan Carrito
Foto F.Lemma / PNALM

Trasferito l’orso Juan Carrito, portato in elicottero lontano dai centri abitati nella speranza di fargli cambiare comportamento e abitudini. Il giovane orso maschio, uno dei quattro figli dell’orsa Amarena, era diventato, negli ultimi tempi, un frequentatore abituale dei paesi della zona di Roccaraso. Una scelta fortunatamente non così comune fra gli orsi marsicani, in parte causato dall’essere figlio dell’orsa Amarena, l’orsa confidente più nota in Italia. Questa mattina presto l’animale è stato catturato, nella zona di Roccaraso ed è stato portato in una zona impervia del Parco.

Il tentativo mira a ottenere un radicale cambiamento delle abitudini del giovane orso. Sperando di risolvere quell’eccesso di confidenza indotto dagli uomini. Juan Carrito in passato è stato al centro di molte operazioni condotte dai Guardia Parco e dai Carabinieri Forestali. Messe in atto con lo scopo di rendere l’orso meno confidente nei confronti dell’uomo, dopo che era stato sorpreso in pollai e centri urbani, attirato dal cibo. Un comportamento in parte dovuto a quello della madre Amarena, in parte causato da curiosi e turisti che hanno braccato l’intera famiglia per un’intera estate, l’anno della sua nascita.

Tutti volevano fare una foto o un video di Amarena e di Juan Carrito con i fratelli, un comportamento irresponsabile che il Parco ha contrastato con ogni mezzo. Senza riuscire a evitare le conseguenze di questa vicinanza, che ha avuto il suo epilogo, prevedibile, nella cattura di questa mattina. Dopo diversi tentativi di dissuasione anche con l’uso di proiettili di gomma per portarlo a evitare i centri abitati. Senza ottenere il risultato auspicato. Fortunatamente gli altri tre figli dell’orsa Amarena non hanno seguito l’esempio del loro fratello, perché ogni orso ha la sua natura, proprio come succede per le persone.

Trasferito l’orso Juan Carrito dai dintorni di Roccaraso a una località impervia, per cercare di tenerlo lontano dai guai

Il cibo e l’assenza di timore per l’uomo sono i due principali fattori che stanno alla base di comportamenti non graditi, messi in atto dai plantigradi. Che anche se attuati in una regione da sempre tollerante nei confronti degli orsi e dei selvatici, rischiavano di creare situazioni di reciproco pericolo. L’ultima scorribanda che ha avuto quest’orso confidente come protagonista è stata, infatti, un’incursione in una pasticceria di Roccaraso. Episodio finito su tutti i social, che purtroppo non ha contribuito, come altri fatti, a educare le persone a un maggior rispetto verso gli orsi. Alla necessità di non invadere il loro territorio.

L’orso è diventato una star e le persone facevano qualsiasi cosa per cercare di poterlo avvicinare. Creando un danno che non si riesce a far comprendere, perché alla fine un orso confidente è destinato a essere spostato, catturato oppure ucciso. Proprio per colpa dei comportamenti umani, messi in atto senza preoccuparsi delle conseguenze. Per evitare il peggio è stato quindi necessario trasferire Juan Carrito in un’area impervia, per impedire che la sua presenza potesse alla fine portare a qualche episodio spiacevole. Mettendo in pericolo le persone e l’orso.

Roccaraso è una rinomata stazione sciistica, che per tutto l’inverno sarà affollata di turisti: una situazione incompatibile con la presenza dell’orso. Bisogna dire che la colpa tuttavia non è solo delle persone, ma anche delle amministrazioni come quella del Comune di Roccaraso, che non ha ancora messo in sicurezza i cassonetti dei rifiuti, creando una grande disponibilità che attira gli orsi nei centri urbani. Una replica davvero indesiderata di quanto da anni avviene in Trentino. Costituendo la causa scatenante che ha portato alla carcerazione permanente di M57, ma anche a quella del famoso orso M49/Papillon, che si era troppo avvicinato alle malghe dove erano stati lasciati rifiuti alimentari.

Stagione e luogo di traslocazione non sono ideali per garantire che Juam Carrito vada in letargo

Nel comunicato stampa è la stessa amministrazione del Parco, a cui bisogna dare atto di essere sempre molto trasparente, a giudicare non ideale la località di trasferimento. Giustificando però la scelta con necessità pratiche, probabilmente legate alla stagione fredda e anche amministrative, che impedivano il rilascio in Comuni esterni all’area protetta. Occorreva infatti sia spostare Juan Carrito rapidamente, che portarlo in una località dove la neve non fosse ancora troppo alta da impedirgli di trovare una tana in cui passare il periodo di letargo. In un territorio che doveva ricadere entro i confini del PNALM.

Il Parco ha affermato che in altre realtà nazionali o internazionali Juan Carrito sarebbe già stato catturato o abbattuto. Un fatto difficilmente contestabile, anche alla luce dei comportamenti trentini. Il PNALM invece ha sempre cercato di fare tutto il possibile per dissuadere l’orso ritenendolo un dovere, nel tentativo di evitare soluzioni estreme. Quello che appare certo è che, ancora una volta, siano i comportamenti errati di persone e amministrazioni a mettere in pericolo la vita degli animali. Per incuria o per un malinteso senso di amore verso gli orsi, per quanto riguarda le disponibilità alimentari, per stupido egoismo quando la motivazione è quella di volere un’immagine dell’orso.

Juan Carrito sarà monitorato nel periodo invernale da parte degli uomini del Parco, che cercheranno di assicurarsi che l’orso sia in buone condizioni. Un aiuto in questo senso verrà dal radiocollare indossato dal plantigrado, che fornirà costanti segnali sulla sua posizione. Nella speranza non solo che possa avere un buon letargo, ma anche che non ritorni rapidamente nella zona di Roccaraso. Bisogna ricordare che in una sola notte un orso è in grado di percorrere decine di chilometri e che gli animali scelgono dove vivere. Inconsapevoli del fatto che in questo caso una scelta sbagliata potrebbe rivelarsi fatale.

Se tenete alla salvezza dei selvatici non dategli da mangiare: il cibo rappresenta sempre una fonte di condizionamento

Lo sanno i cacciatori e ancora meglio i bracconieri, ma è un fatto ben noto anche agli etologi. Le disponibilità alimentari offerte dall’uomo, volontariamente o involontariamente, creano una dipendenza. Fanno abituare gli animali agli odori e alla presenza dell’uomo, diminuendo il naturale senso di timore nei confronti della nostra specie. Dal fornire cibo è nato il rapporto dei nostri antenati con il lupo, e da questo comportamento il cane nel corso di millenni è diventato il migliore amico dell’uomo.

Offrire cibo agli animali, in particolare ai predatori, li mette in pericolo, incrina la loro diffidenza, li avvicina a noi mettendoli in pericolo. Come è successo a Juan Carrito, ma anche come succede ogni giorno con le volpi, che hanno imparato a mendicare cibo dagli automobilisti. E che per questa ragione, per il loro restare in attesa delle macchine, molto spesso vengono investite, specie nelle ore notturne.

Lupus in bufala e il ministro Cingolani: una lettura interessante da consigliare a chi guida la transizione ecologica

lupus bufala ministro Cingolani

Lupus in bufala e il ministro Cingolani: un consiglio di lettura doveroso per un ministro che ha il dovere di parlare di ciò che conosce. Ancora una volta, infatti, la percezione è di un tecnocrate con le idee poco chiare sulla gestione ambientale. Tanto da portarlo a far sue le idee di molti agricoltori, che vorrebbero una drastica riduzione della popolazione lupina. Il ministro ha detto in un question time in parlamento che, a patto di tutelare la conservazione della specie, gli abbattimenti sono uno strumento che può essere considerato.

E qui entra in gioco il piccolo ma esaustivo manuale dal titolo geniale: l’uso dell’anagramma di fabula, che diventa bufala rende Lupus in bufala subito simpatico. Un gioco di parole per far capire quanto le informazioni che circolano sui lupi siano troppo spesso false, alterate, distorte. In fondo è un argomento facile da cavalcare: nulla è visto, nell’immaginifico popolare, pericoloso e infido come un lupo. Una stupidaggine? Certo che si, ma “Cappuccetto Rosso” ha dispiegato i suoi effetti nefasti nella nostra (in)cultura e non solo.

La verità è talvolta così palese da non essere facile da credere, troppo semplicistica nella sua banale realtà. La bugia, la leggenda ha più fascino, attrae gli sprovveduti come il Polo Nord l’ago della bussola. Le leggende sul lupo, costruite ad arte talvolta dai cacciatori, altre volte dagli allevatori e altre volte da banale e crassa ignoranza sono difficili da smontare. Del resto se quasi il 6% dei nostri connazionali è convinto che la Terra sia piatta, come non credere a chi ha dice di aver visto gettare lupi dagli elicotteri? Però ci si aspetterebbe maggior rigore scientifico nell’affrontare l’argomento lupi da un ministro, che seppur in campi molto diversi da ambiente e biologia ha pur sempre una formazione scientifica.

Legga Lupus in bufala ministro Cingolani, cerchi di avere consapevolezza dei meccanismi naturali oltre che dei compiti del suo dicastero

I lupi non vanno abbattuti e gli agricoltori devono smettere di lagnarsi: non sono capaci di difendere il loro bestiame dalle predazioni? Cambino lavoro e questo non viene detto con disprezzo. Identico consiglio andrebbe dato al gioielliere che tiene una vetrina senza vetri blindati e non ha un allarme. Se fra gli uomini esistono i ladri, in natura esistono i predatori, con una grande differenza: i primi rubano per loro stessi, i secondi svolgono il ruolo che gli ha assegnato l’evoluzione. E se non fossero distratti da comportamenti sciocchi, rivolgerebbero le loro attenzioni agli ungulati selvatici e non alle pecore.

Vede, ministro Cingolani, il problema delle predazioni non si risolve abbattendo i lupi. E su questo come non rinnovare il consiglio di lettura: Lupus in bufala, alla pagina 19 precisamente, spiega che gli animali d’allevamento non sono la preda d’elezione del predatore. Questo cosa significa? Che il lupo li attacca perché sono indifesi, perché non ama perdere inutilmente energie e se trova una preda facile la predilige. Quindi, restassero anche solo la metà dei lupi, questo punto non cambierebbe di una virgola. I lupi non predano le pecore perché sono troppi, hanno fame oppure non hanno alternative alimentari per sopravvivere. Mettono in atto semplicemente il comportamento più intelligente e logico.

Il lupo si nutre principalmente di pecore e bestiame
FALSO
Altro mito da sfatare: non è vero che i lupi mangiano soprattutto le pecore. In Italia la dieta di un lupo è costituita per lo più da animali selvatici.
Il lupo è un predatore opportunista, che si adatta alle condizioni ambientali che trova e che si ciba delle specie più abbondanti, in genere scegliendo le prede più vulnerabili. Tra le sue prede ci sono anche gli animali domestici. Per difendere le greggi in territori in cui il lupo è presente è infatti necessario adottare strumenti di prevenzione, i più utilizzati sono le recinzioni elettrificate e i cani da guardiania.

Tratto da Lupus in bufala

La transizione ecologica deve passare attraverso la convivenza, aumentando la resilienza delle attività umane e dove occorre degli habitat

Ministro Cingolani lei, per il ruolo che ha scelto di ricoprire in scienza e coscienza, deve occuparsi di tutelare l’ambiente e tutte le forme di vita che sono necessarie per mantenerlo in equilibrio. Questo comporta avere consapevolezza che gestire per la natura occorre conoscerla. Solo in questo modo si può raggiungere la certezza che la gestione sia impossibile, perché l’uomo non è nemmeno lontanamente in grado di farlo. La miglior gestione possibile è quella di permettere alla natura di gestirsi da sola. Dividendo il mondo umano da quello naturale e comprendendo che le continue invasioni di campo ci estingueranno.

Quindi i ragionamenti sulla popolazione dei lupi e sulla necessità di sfoltirli li lasci ai cacciatori e alla componente peggiore del mondo agricolo. Ci sono infatti allevatori ministro, mi perdoni se glielo dico, che sono già da tempo un passo avanti a lei. Pensi che questi strani personaggi, che lei non conosce evidentemente, hanno avuto l’ardire di affermare che il lupo, come superpredatore è molto utile, perché tiene sotto controllo le popolazioni degli ungulati. So che con gli ambientalisti non ha un bel rapporto, del resto come non capirla visto che anche una giovane ragazza come Greta Thunberg l’ha presa a pesci in faccia, ma almeno ascolti gli allevatori.

Ministro purtroppo lei sta simpatico agli ambientalisti come i lupi ai cacciatori, inutile nasconderlo

Pensi che anche su questo argomento possiamo usare gli stessi concetti già utilizzati per cercare di spiegare l’inutilità di ucciderli. I cacciatori non si preoccupano degli animali sbranati al pascolo, ma hanno capito che se i lupi regolano le popolazioni di ungulati loro fanno una figuraccia. Rischiando che gli chiudano il luna park sotto casa, proprio quello che hanno riempito di cinghiali. Ecco gli ambientalisti hanno problematiche un po’ più nobili: sono convinti che con le sue idee la transizione ecologica di questo paese potrebbe restare incompiuta, sospesa.

Qualcuno pensa che lei sia in accordo con i poteri forti, con le lobbies che scorrazzano liberamente in questo paese come facevano i bisonti prima che arrivasse Buffalo Bill e i suoi accoliti nel nuovo mondo. Io non lo credo, e francamente non lo so. L’unica certezza che ho, certamente peccando di presunzione, è che lei abbia sbagliato ministero. Un particolare non da poco perché lei occupa una casella nevralgica per il nostro futuro, per l’ambiente, per una speranza che abbiamo sempre in fondo al cuore.

Perdoni il tono semiserio, ma se avessi usato soltanto un tono serio avrei rischiato di diventare scortese, ed è una cosa che normalmente detesto. Però rifletta sul problema provocato dai “troppi lupi”, un concetto che avrebbe fatto accapponare la pelle a Darwin. Legga con attenzione il materiale prodotto da Lifewolfalps.eu e il completo manuale per la buona informazione Lupus in bufala, così non cadrà più in considerazioni che rischiano di minare la sua reputazione di scienziato. Dia retta, ascolti la scienza, non assecondi le le leggende dei cacciatori.