Mettiamo in palio la sensibilità verso gli animali

Mettiamo in palio la sensibilità verso gli animali

Mettiamo in palio la sensibilità verso gli animali e non la solita conta di cavalli morti e feriti, che contraddistingue quasi tutte le edizioni del Palio di Siena.

Il 2 luglio si corre il primo Palio dei due previsti dalla stagione senese, dove si contano costantemente inchieste, maltrattamenti, omissioni e cavalli feriti o peggio.

I problemi sono tanti e non si possono rimuovere perché sono impastati con la competizione: il tracciato, i cavalli, il fiume di soldi legali e illegali che il Palio muove e non ultimo un tifo esasperato.

Questi ingredienti costituiscono un mix esplosivo che non si è mai riusciti a depotenziare, anzi. Quest’anno invece sono le proteste che appaiono sotto tono e non certo l’attività e l’attesa delle contrade. Completa il quadro la politica che proprio in questa occasione ha deciso di fare bella mostra di sé, visto il successo elettorale appena avuto dai partiti di governo proprio nella guida di Siena, storicamente abituata a vestire altri colori politici.

Competizioni e animali, scommesse e animali sono un binomio che crea maltrattamenti: prima, dopo e durante le competizioni. Lo dimostrano gli animali che ogni anno sono sacrificati in questo tipo di manifestazioni, ma anche nelle corse negli ippodromi. E la stessa identica questione si ripropone nei cinodromi di tutto il mondo. Con crudeltà di vario tipo che vengono compiute sui levrieri.

Dietro queste competizioni non c’è soltanto il tifo delle contrade, i riti secolari che continuano immutati ma come in ogni competizione che si rispetti una parte fondamentale è rappresentata dal denaro che muove interessi molto più importanti e concreti di quelli della singola contrada.

Con il tempo qualche miglioramento c’è stato, sui cavalli usati che non possono essere purosangue: il tipo di tracciato crea troppe problematiche a cavalli molto veloci ma anche molto fragili e così nel Palio vengono utilizzati cavalli mezzosangue, con una componente araba.

Un intreccio dove si mescolano interessi legali, costituiti dal turismo e dall’indotto che il Palio genera, e illegale costituiti dalle scommesse che nel caso del Palio di Siena rientrano in buona parte nel sommerso. Un insieme devastane per i cavalli che andrebbe monitorato in tempi ben più lunghi di quelli della sola gara, da parte della Procura.

Sarebbe necessario fare indagini su tutto quello che precede il Palio e forse non soltanto per quanto concerne il benessere animale. Basta considerare che secondo i dati forniti da LAV dal 1970 al 2015 sono morti complessivamente circa 50 cavalli durante le competizioni.

Il Palio riesce a muovere comportamenti quasi incredibili, come la benedizione dei cavalli che avviene nelle chiese di tutte le contrade. Un ingresso, quello dei cavalli in chiesa, che deve essere considerato come un evento eccezionale, vista l’accoglienza e l’attenzione che la Chiesa riserva agli animali, nonostante San Francesco e un Papa dallo stesso nome, ecologista ma certo non animalista.

Proprio l’anno scorso ci fu un’indagine su un cavallo, Tornasol, trovato positivo ad alcuni farmaci dopo i prelievi fatti a seguito di anomali comportamenti della cavalla, proprio in occasione del Palio del 2 luglio 2017. Indagini che risulterebbero tuttora in corso visto che non vi è alcuna notizia su un eventuale chiusura.

Ma nel frattempo il Palio non si ferma.

Vi racconto perché non aderirò al movimento animalista

Vi racconto perché non aderirò al movimento animalista e anche i motivi per cui credo che non sia da questo che possa passare la strada su cui basare un rapporto più etico con gli animali.

Opinioni personali, che possono divergere da quelle di tanti altri che come me gravitano nell’arcipelago, molto variegato, costituito da quanti si occupano dei diritti degli animali.

Questo movimento, di fatto un partito politico forse atipico ma con ambizioni da partito, vorrebbe essere la replica politica della precedente iniziativa di Michela Vittoria Brambilla di riunire sotto il suo vessillo le associazioni del settore. La Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente (vedi qui) nacque nel 2012, raccogliendo i consensi delle organizzazioni più grandi e ramificate (ENPA, LAV, LnDC, OIPA) e di molte minori.

Questa adesione alla federazione non fu gradita da molti dirigenti locali e periferici delle associazioni, forse timorosi di essere fagocitati dalla federazione presieduta da Maria Vittoria Brambilla, nominata per acclamazione ma non scelta in una fase di discussione congressuale, come forse un mondo come quello delle associazioni avrebbe richiesto.

A sorpresa ma non troppo, dopo l’esperienza della federazione, LAV questa volta ha deciso di rimanere fuori dal Movimento Animalista con una dichiarazione precisa (leggi qui), non imitata da altre associazioni. L’arcipelago delle assciazioni, quando non schierato direttamente, lo ha fatto appoggiare a titolo personale da molti dirigenti nazionali e periferici, riversando nel Movimento animalista molti militanti di spicco.

Appare chiaro da subito che il movimento-partito voglia parlare soprattutto alla pancia degli elettori animalisti, convincendoli della validità di un programma che porta avanti cause importanti certo seppur monotematiche. Credo che la politica, invece, debba riuscire a governare un paese in tutti i suoi aspetti, con buon senso e ampiezza di sguardo, senza diventare una palude costituita da singole istanze, che seppur condivisibili, rischiano di non poter contribuire davvero a una crescita culturale e legislativa. La sconfitta dei Verdi in Italia, rimasti fuori dal parlamento, dovrebbe servire da monito a quanti si vogliano lanciare a testa bassa nell’agone delle prossime elezioni.

In Spagna il PACMA è si ancora fuori dal parlamento ma costituisce la prima forza extraparlamentare, con un programma molto vasto su temi che spaziano dai diritti umani, alla tutela dell’ambiente e degli animali. Un partito verde alla tedesca, senza i confini così stretti che sembra avere questo movimento che, valutando le immagini dell’ultima manifestazione romana, non pare in grado di coagulare grandi numeri. Diversa appare la capacità di coinvolgimento di cui è capace il PACMA , davvero eccezionale (leggi qui), riuscendo a portare in piazza 100.000 persone e non poche centinaia come avviene di solito in Italia.

Un partito che si ponga obiettivi tanto settoriali come quello animalista e che per giunta risulti politicamente schierato, in modo chiaro seppur ufficialmente trasversale, credo non abbia grandi possibilità di affermarsi, con il rischio di trascinare le organizzazioni animaliste in una politica che potrebbe rivelarsi suicida. Grandi e piccole organizzazioni segnate da scelte partitiche, ben differenti da quelle politiche.

Decisamente più opportuno sarebbe stato cercare di prendere il meglio del capitale umano delle associazioni provando a farlo inserire nei vari partiti come candidature indipendenti, consentendo così una disseminazione importante pur senza avere una connotazione partitica precisa che potrebbe rivelarsi dannosa.

In un periodo in cui la politica dei vecchi partiti ansima e affanna, non essendo più riconosciuta dai cittadini, e dove anche i nuovi partiti perdono pezzi di elettorato come un vascello alla deriva,schierarsi politicamente, per un’associazione, rischia di rappresentare un danno e non un vantaggio. Senza voler essere la Cassandra di turno per questo vi racconto perché non aderirò al movimento animalista.

Oggi come oggi, con un probabile sbarramento al 4%, è molto concreta, se non certa, la possibilità di restare fuori dal parlamento e, se così fosse, con il rischio di fare la figura degli utili idioti che si sono buttati a sostegno di una parte politica, senza però ottenere alcun vantaggio per la causa dei diritti degli animali. Una strada in salita, percorsa apparentemente nel nome della tutela degli animali che rischia invece di confinarli in un recinto, fatto di partiti e non di diritti.

Un’avventura che non ritengo giusto sostenere. Le associazioni devono restare apartitiche per poter svolgere il loro ruolo, fondato anche sull’equidistanza dalle varie forze politiche, per non rischiare di essere ritenute schierate. Un’associazione deve potersi sedere al tavolo con tutti, senza che l’appartenenza politica debba costituire un intralcio che potrebbe rendere molto più complicate le trattative su qualsiasi argomento.

Per amore di verità bisogna dare atto che molte delle iniziative politiche realizzate a favore degli animali, dal Regno d’Italia in avanti, sono state in gran parte portate avanti dalla destra, con l’unica sicura eccezione della caccia dove il disastro è purtroppo condiviso fra tutte le forze parlamentari e regionali, a seconda delle stagioni della politica. Forse questo dovrebbe e potrebbe essere un buono spunto di riflessione da cogliere per la sinistra e non solo. Anche in un momento come questo, molto liquido, dove gli schieramenti tradizionali sembrano svaniti e parlare di destra e sinistra può far sorridere.

La politica si impossessa dei diritti animali

la politica si impossessa dei diritti animali

La politica si impossessa dei diritti animali e li porta nel recinto di un partito, dando vita a un movimento animalista schierato, declinato all’interno di una forza politica, un po’ troppo costretto per essere portatore di valori trasversali.

I grandi valori etici non si possono ingabbiare e mai come in questo caso il termine è appropriato, visto che parliamo di animali. La diffusione dei valori all’interno della società civile non ha e non dovrebbe, secondo il mio pensiero, avere un colore politico. Non hanno colore i diritti delle categorie fragili e non devono avere un partito di riferimento, salvo che non si occupi eminentemente di quel tipo di argomenti. Posto che l’idea di un partito animalista possa davvero essere una buona idea e non lo credo, non ora in Italia.

Peraltro se ogni argomento, ogni istanza portatrice di valori etici dovesse essere utilizzata per dar vita a un soggetto politico si rischierebbe di dar corpo a un mostro, a un vaso di Pandora senza coperchio che certamente non porterebbe a migliorare la politica di questo paese e forse nemmeno la sua società. Sarebbe più opportuno che i soggetti che si occupano degli argomenti etici più importanti di questo periodo, come lo sono i diritti degli animali, certamente in buona compagnia dei troppi diritti umani promessi sulla carta ma negati nella realtà, cercassero di disseminarsi nelle istituzioni, senza necessità di schierarsi o di agglomerarsi in un partito o movimento politico ad hoc.

Certo guardando il neonato Movimento Animalista sembra di poter dire che la scelta operata sia stata davvero molto più sottile: non un partito autonomo basato sulla tutela dei diritti animali ma una lista di supporto, un satellite di un partito, attratto dalla sua gravità ma libero di ruotare intorno al corpo storico. Forse più un’operazione politica che una scelta di campo, anche se la presenza di Maria Vittoria Brambilla, a fianco di un rinnovato Silvio Berlusconi rincuora molti. Ma non convince chi scrive.

Avrei preferito vedere la creazione di una rete trasversale di politici vecchi e nuovi che, indipendentemente dai loro partiti, si impegnassero nel portare avanti iniziative concrete per la tutela dei diritti degli animali e dell’ambiente. Senza un tornaconto elettorale ma semplicemente convinti del fatto che la tutela dei deboli, umani e non umani, e del patrimonio ambientale debba essere un impegno non solo meritevole ma doveroso, obbligatorio, imprescindibile. Con associazioni che fungano da supporto per questi politici, fornendo loro materiale e impostazioni su come e perché combattere certe battaglie.

La storia dei Verdi in Italia penso avrebbe dovuto fornire spunti di riflessione a molti: movimento prima, partito poi nel quale avevo partecipato ai primi momenti spostandomi rapidamente. Una parabola ascendente con una caduta precipitosa anche a causa di qualche scandalo. Penso che la cosa più difficile nel fare politica, e anche la vita di un’associazione è fatta di politica, sia quella di mantenere sempre in primo piano l’obiettivo, di valorizzare le risorse e di contribuire alla crescita culturale della società. Diversamente, quando, e se, si diventa solo parte di un apparato l’elettore non ci crede più e condanna un partito, come successo ai Verdi più o meno arcobaleno, dall’essere una speranza a divenire uno dei tanti soggetti destinati a restare a guardare. Fuori dal parlamento.

Forse questa operazione messa in campo dal Movimento Animalista ha avuto un pregio: far capire agli altri partiti, a tutti gli altri partiti, che determinati temi devono restare sempre al centro dell’azione politica, proprio per la loro importanza, per il nostro futuro e perché la loro declinazione nelle scelte politiche contribuirebbe a rendere migliore la nostra società. Ma avrà anche l’inevitabile difetto di dividere le associazioni animaliste, il mondo del volontariato che tanto fa per animalismo e ambientalismo, composito e trasversale rispetto alla politica.

Questa è la vera occasione perduta: non sono gli animalisti a essere attrattivi per la buona politica ma bensì è l’animalismo a essere attraente per i partiti, che sfilano a chi si occupa di tutelare gli animali il primato della tutela dei loro diritti, dando un colore preciso al movimento animalista appena fondato. Ma bisogna essere realisti e non illudersi né abbassare la guardia: persone, movimenti, associazioni e partiti, vanno giudicati sui fatti concreti, sulle attività che si sono effettivamente realizzate, non sulle tante proposte destinate a restare, per un motivo o per l’altro, nel cassetto delle promesse non mantenute o in quello dei sogni non realizzati.

Specialmente in politica le persone tendono a confondere i progetti di legge presentati, anche in periodi dove per ragioni oggettive non hanno alcuna possibilità di essere discussi, con le leggi approvate Questo avviene anche grazie alla gran confusione creata dai social e non solo da loro.

Difficile piacere a tutti, però sempre meglio avere e prendere una posizione chiara piuttosto che spellarsi le mani per un progetto troppo partitico, come già qualcuno ha fatto. Il consiglio ai naviganti, e ai futuri elettori, è di formarsi e informarsi sempre, specie in un mondo dove molto di quello che appare è soltanto un’illusione mediatica. Intanto la politica si impossessa dei diritti animali.

 

La politica usa gli animali non li difende (leggi qui)

 

Persuadere sui diritti animali passa dalla capacità di comunicare

Persuadere sui diritti animali

Persuadere sui diritti animali passa dalla capacità di comunicare concetti positivi che costituiscano uno stimolo alla riflessione per chi ascolta.

Senza dover trovare per necessità un nemico, una delle modalità più sbagliate per dare una giustificazione all’aggressività verbale. Insultare e aggredire sono comportamenti che dimostrano la mancanza di argomenti per contrastare, in modo razionale, le azioni che giudichiamo negativamente.

Spesso si ha l’impressione che qualcuno creda che l’insulto abbia un reale potere punitivo nei confronti del responsabile, del nemico di turno.

Leggendo certe affermazioni è impossibile non pensare all’effetto boomerang, cioè a quanto l’insulto lanciato per liberare la rabbia o per avere un momento di affermazione verbale (più urlo, in senso figurato, più mi dimostro coraggioso) si ritorca contro chi l’ha pronunciato e questo sarebbe il minore dei mali.

Il vero rischio è quello di danneggiare organizzazioni e persone che si occupano della difesa dei diritti animali cercando di stimolare attenzioni e riflessioni e che, invece, possono venire confusi e assimilati agli haters, gli odiatori, rendendoli così invisi a una parte dell’opinione pubblica.

L’insulto è liberatorio solo per chi lo lancia ma intossica gli altri

L’ultimo bersaglio che sarà colpito dai cosiddetti effetti collaterali della violenza verbale sarà proprio il soggetto che questi odiatori professionisti e compulsivi dichiarano di voler tutelare: gli animali e l’affermazione dei loro diritti.

Per fare un esempio concreto potremmo andare a cercare sulla rete un po’ di post scritti su un veterinario piemontese, cacciatore, che dopo essere salito alla ribalta delle cronache a causa dei suoi safari in Africa, comparsi qualche mese prima, ha avuto un incidente durante una battuta di caccia sulle Alpi, dove ha trovato la morte.

Su questo incidente mortale è partita una catena infinita di commenti di plauso per il decesso, di insulti postumi (inutili), di festeggiamenti per la ritrovata giustizia. Insomma uno spettacolo triste, che non dovrebbe neanche passare per l’anticamera del cervello di chi vuol difendere i diritti dei deboli e degli oppressi.

Con questo modo di porsi, così scomposto e in fondo altrettanto violento, temo che anche persone che sono sempre state contrarie alla caccia si sentano altrettanto in contrasto con chi, in nome della stessa avversità contro il mondo venatorio, auspica che tutti i cacciatori facciano una brutta fine.

Lanciare anatemi o maledizioni non serve a cambiare il mondo

Muoiano fra atroci sofferenze e possano essere graziati solo grazie alla benevolenza di qualche divinità che potrebbe conceder loro una morte improvvisa e indolore. Le regole della comunicazione insegnano che le persone possono essere persuase più efficacemente spiegando loro i danni che la caccia produce, in Italia e non solo, piuttosto che individuando il nemico di turno per riempirlo di insulti.

Quando mi dissocio da certi comportamenti, quando dico che la riduzione del danno deve essere il primo obbiettivo, poi si potrà lavorare per arrivare a cambiamenti più importanti del comportamento collettivo, spesso vengo osteggiato dall’ala più movimentista del variegato universo dei difensori dei diritti degli animali.

Quelli che vorrebbero che l’unica possibilità fosse un mondo con pari diritti fra uomini e animali, ipotesi affascinante ma allo stato difficilmente raggiungibile.

Un mondo che non si preoccupa della sorte di un buon 50% della popolazione mondiale, che vive in condizioni di povertà e privazione, senza accesso all’acqua pulita, potrà diventare grazie a uno schiocco di dita radicalmente diverso?

Un mondo dove secondo Oxfam 62 persone detengono il 50% della ricchezza mondiale e dove l’1% della popolazione è più ricco del restante 99% potrà avere un senso di equità così sviluppato? Direi di no.

Chi si occupa di diritti degli animali deve forse comprendere come sia più importante non dare argomenti per essere trattati come fanatici da Cruciani alla trasmissioneLa zanzara” di Radio 24, piuttosto che far poi presidi sotto l’emittente per protestare contro le stupidaggini che il conduttore dice a proposito dei diritti degli animali.

Certo sentire in radio che se muore un cacciatore qualcuno gioisce perché c’è un assassino in meno in giro non aiuterà l’evoluzione dei diritti degli animali, non li farà avanzare di un solo millimetro.

Temo che questo un po’ lo sappiano molti di quelli che agitano volutamente le acque, diventando protagonisti di una violenza verbale che si auto alimenta all’interno di uno stesso gruppo ideologico. L’esatto contrario del significato del meglio costruire ponti (di comunicazione) che ergere muri (per fare i leader all’interno di perimetro molto ristretto).

Esistono persone, naturalmente in ogni contesto sociale, che hanno fatto della necessità di avere un nemico da combattere una ragione di vita ma anche, più praticamente, una modalità attraverso la quale giustificare le proprie azioni, fingendo che siano fatte per tutelare una causa, un obiettivo, un diritto mentre nella realtà sono soltanto armi di distrazione di massa.

Io credo, forse sbagliando, che l’unico mezzo per tutelare i diritti di chi ne ha meno sia quello di cercare di fornire spunti di riflessione, promuovendo la conoscenza e la crescita culturale.

Bisogna far crescere la curiosità nel voler capire le dinamiche che presiedono determinate scelte. Più importante far comprendere come viene allevato un pollo in un allevamento intensivo piuttosto che cercare di imporre a diventar vegetariani a colpi di dogmi.

Chi conosce sceglie, chi viene obbligato subisce, chi viene aggredito non ascolta alcun ragionamento.

Rally automobilistici contro tori, illegali ma tollerati a Guadalajara

rally automobilistici contro tori

Rally automobilistici contro tori, illegali ma tollerati nella regione spagnola di Gaudalajara dove evidentemente questi encierros barbari, più di quanto non lo sia la corrida, non suscitano l’interesse delle autorità e nessuno sembra muovere un dito, secondo la denuncia del PACMA, per fermarli.

Il contesto particolarmente grave di questi rally automobilistici, che vedono i tori come involontari protagonisti, sta proprio nel fatto che la municipalità e la polizia non intervenga mai per fermare queste manifestazioni, dove centinaia di persone, spesso ubriache, inseguono per ore il toro a bordo delle loro automobili sino a sfiancarlo e ucciderlo.

La denuncia del PACMA, il partito animalista spagnolo che ha dimostrato una grande capacità organizzativa e una buona attrattiva politica visti i consensi elettorali, racconta di più di cento encierros che si svolgono in circa 70 località della regione di Guadalajara, nei centri più piccoli e rurali, con una media sotto i 1.000 abitanti. Una tradizione che seppur vietata dalla legge non vede scendere in campo le autorità per contrastare e impedire manifestazioni medievali e crudeli.

Queste corride anomale, dove il toro è inseguito da decine di automobili sulle colline per ore, rappresentano un maltrattamento davvero insopportabile, del quale nel nostro paese si parla poco o per nulla ma che richiederebbe invece un’immediata protesta presso le autorità spagnole, sia a livello nazionale che comunitario.  Appare infatti del tutto inaccettabile che un paese come la Spagna, già funestato da corride e encierros legali decida di chiudere tutte e due gli occhi su manifestazioni a danno di animali per giunta illegali.

Con tutti i limiti di una legislazione per molti aspetti risulta inefficace e spesso inapplicata l’Italia, rispetto a altri paesi dell’Unione Europea, si pone in una posizione di maggior attenzione verso i diritti degli animali, anche se la strada è ancora lunga e molte sono le misure da adottare per arrivare a una tutela reale.

Occorre però che l’Unione sia più efficace e meno balbuziente quando si pronuncia in merito ai diritti degli animali, troppo spesso non riconosciuti a seguito delle pressioni delle lobbie messe in atto da chi trae ingenti guadagni economici dalle attività che comportano un maltrattamento.

rally automobilistici contro tori

ATTENZIONE: il video contiene immagini non adatte ai minori per il loro contenuto.

Possiamo sperare che una maggior diffusione e conoscenza di questa barbarie illegale costringa il governo spagnolo e la Comunità Europea a un intervento, applicando la legge e stroncando sul nascere questi rally automobilistici contro tori indifesi e seviziati sino alla morte.

 

Torero muore incornato, non bisogna far festa!

Torero muore incornato, non bisogna far festa

Torero muore incornato, non bisogna far festa per la morte, anzi ci vuole rispetto. La morte di un giovane, pur nella totale contrarietà verso la corrida e gli attori di questo spettacolo violento e fuori dal tempo, non può diventare un motivo di esaltazione collettiva.

Inorridisce vedere sulla rete manifestazioni di esultanza per la morte di un giovane torero, ucciso dal toro che stava maltrattando durante una corrida. Non perché il torero non sia responsabile delle sue scelte e delle sue azioni, non perché questo tipo di rischio, seppur remoto, faccia parte della sua professione ma perché esultare per la morte è sempre un pessimo spettacolo e il segno di valori etici non corretti.

Si può non provare sofferenza verso la morte di una persona che ha fatto dell’altrui sofferenza una professione, si può anche restare indifferenti di fronte alla morte di una persona che ha fatto del tormento di un altro essere vivente il suo lavoro. L’indifferenza è la negazione del coinvolgimento, senza nulla togliere però alla pietà e nulla aggiungere all’insano compiacimento verso la morte di un essere umano, che rappresenta un comportamento inaccettabile.

La difesa dei diritti di chi non ne ha è un’attività importante, denota un sentimento di rispetto alto verso i diritti delle categorie che han meno voce o che non ne hanno affatto. Questa morte non deve suscitare sentimenti più degni dei combattimenti fra gladiatori e fiere, in una visione molto popolare dei giochi al tempo dell’impero romano, ma deve lasciare spazio a un sentimento di pietà e al limite di indifferenza, visto che non tutte le morti possono suscitare commozione. Il sentimento di gioia però equipara, livella, porta il sentire dei difensori delle vittime su un piano di valori non diverso da quello dei carnefici.

Ogni uomo che detesta la violenza crede che certi spettacoli e comportamenti siano lontani da quanto dovrebbe sentire ogni persona e sa, per contro, che non si può mai gioire per la morte, nemmeno verso quella di una persona colpevole di un comportamento inaccettabile. Per ragioni legate ai valori ma anche, volendo solo guardare la convenienza, per non dare ai detrattori dell’animalismo la possibilità di dire che chi difende i diritti degli animali sia persona integralista e irragionevole.

Personalmente credo che i diritti dei deboli vadano sempre difesi ma non riuscirò mai a provare gioia per la morte di un giovane torero. Posso solo augurarmi che questa assurda morte possa essere uno scalino che conduca verso la fine delle corride, spettacolo violento e indifendibile, moderna seppur ancestrale forma di tortura davvero vergognosa. Ma questo non significa voler vedere morti quanti non la pensano in questo modo: mai come in questo periodo abbiamo la dimostrazione di quanto sia pericoloso difendere le idee usando l’integralismo, l’assenza di pietà verso gli avversari e la mancanza di empatia verso i nostri simili.

La difesa dei diritti animali deve passare da un’evoluzione positiva della cultura attraverso il rispetto, senza percorrere la strada dell’odio e del disprezzo per la vita altrui.

Quanto accade nella realtà non muta cambiando la vittima ma soltanto guardando con occhio diverso la sofferenza e la morte, con una prospettiva che aiuti a comprendere la barbarie di certe attività umane.

 

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