Un milione e mezzo di euro spesi inutilmente, mille sofferenze che potevano essere evitate: il caso da manuale di un salvataggio sbagliato, che si è tradotto in sofferenze evitabili.

Foto di megattere nel loro ambiente naturale e di Timmy, megattera che si è cercato di salvare a ogni costo dopo uno spiaggiamento

Il tentato salvataggio della megattera Timmy: una gran brutta storia che non è l'epilogo di un tragico destino ma la fine inevitabile di una vicenda molto discutibile. In questo salvataggio vedo la stessa arroganza dei cacciatori quando raccontano di poter regolare la natura, ma anche un po' della presentuosa follìa di certi govenanti, che pensano di sanare tutto ciò che toccano. Considerando anche, fatto non da poco, che non stiamo parlando di un animale terrestre ma di un cetaceo marino, che può pesare oltre 40 tonnellate.

La megattera si era spiaggiata sulle coste della Germania, per cause che potranno, forse, emergere dalla necroscopia. Timmy era stato riportato al largo utilizzando una chiatta speciale. In un'operazione tanto costosa, si parla di un milione e mezzo di euro, quanto spettacolare. Messa in scena utilizzando una chiatta realizzata appositamente. Prolungando così un'agonia per settimane, per perseguire un tentativo di salvataggio che molti scienziati avevano aspramente criticato. Andando oltre il limite dell'umana pietà in nome della spettacolarità di un'operazione quasi certamente fallimentare.

Timmy, dopo il rilascio, è stato seguito grazie a un tracciatore satellitare che ha portato i ricercatori a segure la megattera fino in Danimarca. Dove è andata nuovamente a spiaggiarsi in acque basse. Replicando la situazione che si era creata in Germania. Facendo finire gli organizzatori in un mare di polemiche, che hanno riguardato tutti gli aspetti: etici, scientifici e economici.

Il tentato salvataggio della megattera Timmy non è stata un'opera di bene ma un'operazione di media marketing

In un mondo senza rispetto per la vita, non per quella umana e tantomeno per quella animale, si costruisce un carrozzone mediatico per salvare una megattera. Incuranti del fatto che il grande cetaceo possa essersi spiaggiato per ragioni di salute, a causa di patologie che non sapremmo neanche come curare. Senza minimamente valutare le cause, ma banalmente cercando di limitare solo gli effetti. Una visione senza un supporto scientifico, irricevibile che non può nemmeno essere liquidata come un'ultima chance offerta a un moribondo.

In questo caso non si è trattato di tentare di riparare un'ala a un rapace ferito o di curare un lupo avvelenato. Qui non si conoscevano le cause e non potevano nemmeno essere cercate, indagate. Almeno non sino a quando l'animale fosse stato vivo. In questo caso si trattava di far riprendere il mare a una megattera, un cetaceo che pesa decine di migliaia di chili. Prolungando la sua agonia per giorni in nome di una pietà che nasconde qualcosa di morboso, di insano. L'idea di un "uomo creatore" che crede di essere in grado di sanare ogni male. Con una natura che ci prende regolarmente a ceffoni ogni volta che sappiamo essere così arroganti.

Non bastano le intenzioni a definire il valore di un'azione perchè, in casi come questi, occorre prima valutare cause e possibilità, costi e benefici. Un conto è cercare di mitigare la sofferenza, altro dare una possibilità e altro ancora credere di poter risolvere ogni situazione. Perché in certi casi, specie se mancano le conoscenze, sarebbe opportuno lasciar fare alla natura, senza prolungare a tutti i costi la vita. Senza pensare che basti eliminare gli effetti per guarire le cause. Senza aggiungere, per calcolo o per ingenuità, danno a danno.

La morte non è la peggior cosa, quando cancella la sofferenza che non ha cura

Gli umani non riescono a far pace con la morte, forse nemmeno quelli molto religiosi. La morte viene vista come la peggiore delle cose, più delle pene che possa comportare una quotidiana e costante sofferenza. Ripenso così all'orso M49, detenuto a Casteller da lunghissimi anni, al criceto costretto a trascorrere la sua vita sulla ruota o al molossoide imprigionato a vita in un angusto box di un pessimo canile. Ripenso e mi interrogo su quanto sia giusto continuare a nascondere la testa sotto la sabbia: non è la vita ma la sua qualità a fare la differenza. Per uomini e animali.