Gli eroi dei social sul maltrattamento degli animali

Solo i codardi abusano degli animali, ma anche solo i codardi non denunciano.

Solo i codardi abusano degli animali, ma anche solo i codardi non denunciano i maltrattamenti ai quali assistono.

I social media sono pieni di annunci su probabili maltrattamenti, di black list di adottanti che poi in realtà maltrattano gli animali, di insulti, parolacce, invettive e minacce contro chiunque si azzardi a maltrattare un animale. Ma la realtà è come sembra?

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Animali, ambiente e elezioni.

Chi non ha nel programma animali e ambiente non merita il voto.

Chi non ha nel programma animali e ambiente, con proposte concrete, non merita il voto!

Le elezioni sono alle porte e con loro la propaganda elettorale, fatta purtroppo di molte promesse che resteranno sulla carta, in alcuni casi anche di promesse non fatte, di argomenti soli sfiorati. La ricerca del consenso troppe volte va volutamente a toccare obbiettivi “sensibili”, solo per intercettare una parte dei consensi. Gli animali sono un argomento importante secondo il partito dei sondaggi, ma la storia insegna che molte promesse restano solo delle lettere stampate o dette, che non avranno seguito. (altro…)

Il maltrattamento di animali

Uccelli detenuti in condizioni di maltrattamento

Uccelli detenuti in condizioni di maltrattamento

La repressione dei reati di maltrattamento degli animali è un’attività messa in atto in modo discontinuo e le leggi vigenti sono tali da non avere alcun potere di deterrenza. Per questo troppi maltrattamenti restano impuniti e la giustizia, un assurdo, quasi viene amministrata attraverso le trasmissioni televisive che fanno inchieste sui diritti violati, sulle situazioni croniche e sull’immobilismo di molte istituzioni. Il maltrattamento troppo spesso non è correttamente valutato nemmeno dai servizi veterinari delle ASL, che però vorrebbero essere “lo strumento esclusivo di valutazione” e che, di fatto, troppo spesso, sono cieche di fronte alla sofferenza. Tanto che la Cassazione è avanti anni luce sulla configurazione giuridica del maltrattamento. (altro…)

L’amnistia non può riguardare i reati contro gli animali

cucciolo cane in canile

Amnistia e indulto non possono riguardare i reati contro gli animali, che certamente non sono quelli che affollano le carceri, visto che in prigione non ci va nessuno. I crimini contro gli animali, anche i più gravi, restano di fatto puniti solo con pene lievi, spesso sospese.

Far rientrare questi reati nell’amnistia, un provvedimento inaccettabile perchè non cancella solo la pena, come l’indulto, ma elimina l’esistenza del reato, vorrebbe dire un colpo di spugna passato su migliaia di casi di maltrattamento che resterebbero impuniti.

Su questo fronte le associazioni si dovrebbero pronunciare con chiarezza, iniziando a combattere una battaglia che impedisca di vanificare il lavoro delle forze di polizia contro i maltrattamenti, anche gravissimi, inflitti agli animali. Se questo provvedimento serve a rendere meno affollate le nostre borboniche carceri eviti di favorire i colpevoli di ogni reato violento, a danno di persone e animali: diversamente si rischia che un provvedimento di clemenza si traduca in un sopruso verso le categorie deboli e indifese.

Le prigioni non possono essere delle bolge dantesche, ma i reati non devono essere cancellati: si può condonare, al limite, la pena, non ripulire i casellari giudiziari di trafficanti di animali, maltrattatori, aguzzini evitando così l’applicazione delle misure accessorie.

Associazioni per i diritti degli animali fatevi sentire prima che sia troppo tardi, perché questa strada si aprirà prima o poi, la Corte di Giustizia Europea ce lo impone per le vergognose condizioni delle nostre carceri, giustamente. Quando un popolo tiene i suoi simili in condizioni peggiori degli animali negli allevamenti intensivi significa che è un popolo che non concede speranze alla crescita dei diritti degli animali.

Il saccheggio della natura e la sofferenza degli animali

Piccolo di orangutan esposto in un mercato in attesa di un acquirente e di una sorte davvero incerta.

Piccolo di orangutan esposto in un mercato in attesa di un acquirente e di una sorte davvero incerta.

La vita di questo cucciolo di orango vale 200$ al mercato di Aceh, a Sumatra, come rivela Trafficsea.
Non si può evitare di chiedersi come faccia l’uomo a ingabbiare in questo modo un suo progenitore, come non capisca e non valuti l’intensità della sofferenza che si nasconde dietro questi occhi.

Alla domanda si risponde, purtroppo, con molta poca fatica: la storia della nostra specie è costellata di atrocità e stermini compiuti dall’uomo sull’uomo, non solo nei secoli bui ma anche oggi, dove pochi lustri addietro abbiamo avuto una guerra fratricida, con pulizia etnica annessa, alle porte di casa, nella nostra civile Europa.

Abbiamo però delle speranze e delle possibilità ed è su queste che credo ci si debba concentrare: per un futuro migliore dobbiamo ridurre gli sprechi, consumare in modo maggiormente etico e fare scelte d’acquisto sostenibili. Tanti piccoli passi che ci allontanino da un egoismo fatto di cose da possedere e di troppe poche cose da condividere, dal non rispetto che è dovuto a tutti gli esseri viventi, e non solo per quelli che riteniamo simpatici. Questo potrebbe permetterci, fra le tante cose, di meglio preservare i grandi polmoni verdi del mondo: le foreste pluviali dove vivono gli ultimi orango.

La nostra specie è ancora in evoluzione e abbiamo il dovere di cercare di migliorare: per farlo però dobbiamo capire che non basta indignarsi, bisogna attivarsi. E’ necessario fare qualcosa, uscire dall’egoismo umano che troppe volte ci vede generosi solo verso i nostri affetti oppure soltanto a parole, quelle che costano poco e costruiscono nulla.

Se non vogliamo vedere più immagini che ci colpiscono, ci fanno soffrire, ci fanno vergognare di essere uomini dobbiamo lavorare per ri-costruire il senso di comunità, concetto che non può essere limitato a una ristretta cerchia di persone che consideriamo la nostra famiglia.

In Italia, nonostante un diverso progresso, facciamo cose altrettanto atroci con gli animali; nonostante questo spesso ho l’impressione che ci riteniamo migliori di altri popoli, emettendo giudizi talvolta crudeli. Ritengo che invece sia l’esatto contrario. Un popolo progredito dovrebbe essersi affrancato da tempo da ogni sevizia nei confronti di uomini e animali: per questo siamo molto più più colpevoli di quei popoli che commettono azioni, anche efferate, avendo una diversa e minor percezione del danno e della sofferenza.