L'orso cerca il miele e lo fa da sempre: un comportamento che potrebbe costare caro a M29, orso piemontese che ha deciso di emulare M49. Andando a curiosare fra le arnie di un apicoltore in val d'Ossola. Ma qualcuno aveva avvisato la Polizia Provinciale che un orso era (finalmente) arrivato anche in valle. E così sono state posizionate delle fototrappole, per immortalare il plantigrado.
Ma l'orso che cerca il miele fa parte dei racconti dell'infanzia di tutti noi, per non parlare di Yoghi, l'orso più famoso del mondo che rubava cestini ai gitanti. Da sempre gli orsi, che sono onnivori e non stretti carnivori, sono attratti dal miele delle api selvatiche, che stanno scomparendo. Non trovando più i favi sono costretti a ripiegare sulle arnie, non comprendendo la differenza. Fra quello che appartiene alla natura, che da sempre condivide le risorse, e quello che appartiene invece all'uomo. Che non vuole condividere proprio nulla.
Per questa ragione recentemente l'orso trentino M49 è finito incarcerato a Casteller. Continuava ad avvicinarsi alle proprietà incustodite dell'uomo, cercando cibo. Per questo prima è stato classificato come orso problematico, poi catturato e portato in prigione, vicino a Trento. Qualcuno ha detto che era meglio "arrestarne" uno, piuttosto che mettere in pericolo il progetto di reintroduzione. Non andando però a bersaglio con gli argomenti che difendono questa teoria.
L'orso cerca il miele per natura, ma l'uomo non vuole difendere le sue proprietà
L'agricoltore, il contadino o l'allevatore per anni hanno avuto a che fare solo con piccoli carnivori: volpi, faine, donnole. Da sempre hanno protetto i pollai, costruendoli interrando le reti per impedire alle volpi di scavare per raggiungere le galline. Certo qualche persecuzione, complici i cacciatori, l'hanno messa in atto contro questi predatori, che fino a qualche decennio fa erano classificati come animali nocivi.
L'abitudine alla convivenza ha fatto mantenere agli uomini comportamenti prudenti, per non trovasi con la volpe nel pollaio. Ma per il resto vacche, cavalli, capre e pecore potevano stare tranquille: troppo grosse per essere preda delle volpi. Poi sono tornati orsi e lupi e la storia è cambiata. E' diventata tutta un'altra storia. Alla quale, nonostante benefici per l'ambiente, non si era più abituati. Dopo anni in cui i danni maggiori potevano essere quelli fatti dai cinghiali nei coltivi.
Così non si è ancora capito che i lupi funzionano meglio dei cacciatori per tenere sotto controllo i cinghiali. E che bisogna proteggere gli animali domestici dalle incursioni. Senza creare allarme, senza farne una tragedia, senza gridare al lupo o al'orso. Come spiega Luca Pedrotti, biologo trentino, in un articolo pubblicato su Repubblica.
Gli uomini si difendono dai loro simili, per evitare furti e intrusioni ma non lo vogliono fare per tutelare la natura
Gli uomini spendono milioni per mettere cancellate, recinzioni, porte blindate, antifurto e telecamere. Soldi spesi per proteggersi dai nostri simili. Ma non si vuole proteggere un'arnia, un gregge, un allevamento. Si preferisce creare allarmismi, sparare, avvelenare piuttosto che riprendere le abitudini che avevamo solo un secolo fa. Quando l'uomo sapeva che doveva proteggere le sue cose dagli animali, che non sono mai stati in grado di scegliere secondo un criterio di proprietà del cibo.
Per non abituare gli animali selvatici a cercare nutrimento vicino agli insediamenti umani occorre proteggere le possibili risorse alimentari. Un selvatico sceglierà sempre di nutrirsi con un cibo che in termini di dispendio energetico, per la caccia o la ricerca, è a chilometro e fatica zero. E' nel disegno della natura, nell'evoluzione ma anche nei nostri comportamenti. Soltanto che quando siamo noi a applicare il principio del minimo sforzo con massimo rendimento è perfetto. Ma se l'orso trova le arnie a disposizione diventa soltanto un pericoloso ladro.
Occorre ripensare ai nostri comportamenti, rivedere molte delle nostre scelte su convivenza e condivisione. Solo così sarà possibile creare un modo di vivere più armonico, basato su un concetto olistico che non vede il singolo ma considera l'insieme. Che è composto da tutti gli esseri viventi del pianeta.
La brutta storia dell'orso M49 sta scaldando il web. Diviso fra quanti difendono la cattura di un orso problematico, per salvaguardare la popolazione trentina, e quanti lo vorrebbero invece libero. Senza dimenticare chi crede che sia la caccia a dover essere utilizzata per regolare le popolazioni di animali. Come avviene in Slovenia e nell'Est Europa per gli orsi e non solo. Sostenendo che i plantigradi non debbano essere considerati come fossero peluche . Unica affermazione vera: la componente emotiva che viene riversata su alcune specie selvatiche può risultare dannosa.
Un orso non è un cane, non è un uomo e non vorrebbe essere nulla di diverso da quello che è: ossia un orso, un plantigrado selvatico che nella sua vita non avrebbe altre pretese che potersi comportare come tale. Se poi in questo suo comportamento naturale l'orso origina fatti dannosi all'uomo allora si guadagna l'aggettivo di "problematico". Che non significa che abbia un comportamento anomalo, ma soltanto che nel suo essere orso possa aver generato problemi alla collettività. Mettendosi così nei guai.
Per i conservazionisti l'individuo non conta, prevale sempre l'interesse della specie. Un animale singolo che crea un problema alla società umana diventa sacrificabile, nel limite del progetto di conservazione. Meglio catturare M49 che pregiudicare il sentiment della popolazione locale. Si sarebbe trattato di compiere una rimozione, indolore, spostando l'orso problematico dall'ambiente a un recinto. Quindi, per chi fa conservazione, non capire questo concetto significa non avere idea di come debba essere svolto un progetto di reintroduzione di un predatore.
La brutta storia dell'orso M49 è stata un'operazione volta a conservare la specie, seppur con un danno collaterale
Tecnicamente il ragionamento parrebbe non fare una grinza e quindi il povero Maurizio Fugatti sarebbe stato calunniato soltanto per aver avuto il coraggio di operare una scelta intelligente. Con la quale ha solo assicurato alla giustizia, anzi alla conservazione, un orso problematico per tutelarne l'intera popolazione. L'opinione pubblica, quindi, si scalderebbe inutilmente, confondendo la storia di M49, di un orso, come se si trattasse della vicenda di un cane qualsiasi. Ma un orso è un orso, un cane è un cane e un vitello è un vitello.
A questo punto qualcuno potrebbe pensare: ma cosa c'entra in questo discorso il vitello? Io credo che c'entri e anche molto! Sarà forse che sono tutti mammiferi, con un posto determinato nella piramide della vita? Che per tante situazioni siamo molto diversi, ma incredibilmente simili e che proviamo spesso analoghe sensazioni, privazioni, paure? Siamo noi umani a modulare i diritti, cambiando incredibilmente i valori che riconosciamo a ogni animale, più per consuetudine che per scienza o ragionamento.
Inquadrando le differenti specie in categorie emotive: il cane è un amico, il vitello una bistecca mentre l'orso incarna, come il lupo, lo spirito di Zorro, del ribelle sempre in fuga. Una simpatica canaglia, che vive ai margini e che talvolta attraversa il confine, sottile, fra lecito e illecito. Questo però, lo sappiamo bene, è solo un modello mentale, una via di comodo per giustificare l'allentamento dei diritti e scordare i nostri doveri verso tutti i viventi.
La cattura dell'orso M49 è stata un'azione irragionevole, mal concertata e fatta per politica
Certamente riferirsi a M49 come se fosse una persona è uno sbaglio, paragonarlo a Papillon potrebbe essere un'esagerazione, ma difendere questa cattura resta impossibile. Privilegiare la conservazione della specie a scapito degli individui può essere una scelta discutibile, fatta da uomini che si sentono molto vicini al dio creatore ma che, spesso, sono più creativi che creatori. Questa cattura dimostra il fallimento di una parte del progetto, della caduta verticale del coraggio, della miopia della scorciatoia.
Come può la scienza, la stessa che difende la conservazione, che dovrebbe conoscere i bisogni etologici di un orso pensare di tenerlo in un recinto a Casteller? Come giustifica che nei costi di reintroduzione non sia stata preventivata la creazione di un'area davvero vasta dove confinare eventuali animali che non potessero essere lasciati liberi? E la mancanza di coraggio palese quando si scegie la captivazione all'abbattimento, pur conoscendo la sofferenza che ne deriva. Per non fare scelte ancora più impopolari.
Chi si occupa di conservazione dovrebbe esprimersi anche di fronte agli insuccessi della gestione faunistica fatta a colpi di fucile. Oppure sui disastri compiuti dal mondo venatorio con folli ripopolamenti e da quello della pesca amatoriale con l'introduzione di pesci alloctoni. In una visione olistica della natura, basata sul rispetto e non sulle alchimie fra politica e gestione della fauna, ci si dovrebbe comportare diversamente
Senza rispetto e visione la gestione del nostro capitale naturale sarà un fallimento
Chi difende il diritto di M49 a non trascorrere la sua vita in uno stretto recinto non è un sentimentale, ma una persona che contrasta un principio. L'indifferenza nei confronti della sofferenza costituisce uno dei primi pilastri su cui basare la costruzione di una società violenta. In un momento in cui dovremmo interrogarci sui nostri rapporti con gli altri esseri viventi e l'ambiente, ripensando a vecchi stereotipi.
Cosa resterà alle prossime generazioni se continueremo a vivere in questo modo?
Più mi guardo intorno, con i limiti della mia conoscenza e delle mie capacità di speculare sui fatti, e più sale la malinconia. Ora è il tempo di chiedersi cosa stia succedendo, cercando di individuare come poter avere un diverso orizzonte, Che non sarà il mio per anagrafe, ma del quale mi spiacerebbe fossero private le giovani generazioni. L'impressione che ho spesso è quella di vedere un mondo che brucia e troppi che lo guardano bruciare, come fece Nerone con Roma continuando a suonare la cetra.
Sudditi ammaestrati di un'economia di rapina che non conosce equità e di una politica che non riesce quasi mai a contrastarla. Un mondo dove acqua, suolo e risorse non sono per tutti e dove i guadagni derivanti dallo sfruttamento eccessivo di uomini e ambiente sono nelle casse di pochi. Un infinitesimo della popolazione mondiale.
M49 orso evaso dal carcere di massima sicurezza rischia la vita: dopo aver superato muri e recinzioni elettrificate è stato infatti dichiarato pericoloso. E per questo i Forestali trentini hanno licenza di sparare per uccidere, secondo l'ordine di Fugatti, presidente leghista della provincia di Trento.
Riepilogando M49 è stato ritenuto responsabile di diverse predazioni, in aree dove non erano attivi sistemi di protezione e prevenzione. Ma con l'orso M49 il presidente Maurizio Fugatti aveva deciso di fare la voce grossa: senza tener conto delle indicazioni del Ministero dell'Ambiente aveva, infatti, deciso di procedere comunque alla sua cattura. Facendo infuriare il ministro Costa.
Il plantigrado era dotato di radiocollare, quindi facile da tenere sotto controllo in modo quasi millimetrico, ancor più facile da catturare sapendo i luoghi in cui si muoveva. Pur sapendo che un orso è in grado di percorrere in una sola notte oltre 50 chilometri. Il cerchio si è chiuso quando M49 è entrato in una trappola a tubo, in val Rendena la scorsa notte. Subito dopo l'orso era stato portato al centro Casteller di Trento, gestito da un gruppo di cacciatori locali.
Già qui il primo mistero perché non risultano video in cui l'animale intrappolato viene anestetizzato. Secondo il giornale "La Voce del Trentino" l'orso non è mai stato anestetizzato. Fatto che resta un grosso dubbio, considerando che M49 è stato privato del radiocollare dopo la cattura, operazione non facile da compiere su un orso vigile.
La fuga dell'orso M49 non è tecnicamente spiegabile
Collocato nel recinto riservato agli orsi, con un muro perimetrale in cemento alto più di quattro metri, dotato di una recinzione elettrificata invalicabile, sembra con una corrente di 7.000 volt. Secondo il governatore Fugatti, che ha dato personalmente la notizia ai media, nessuno può spiegarsi come il plantigrado sia riuscito a evadere. Se questa vicenda non potesse avere risvolti tragici per M49 quasi verrebbe da sorridere. L'intelligenza dell'orso beffa i sistemi di sicurezza progettati dagli uomini!
Ma a causa di questa fuga l'orso è diventato pericoloso per l'incolumità delle persone. Per motivazioni che certo non sono facili da condividere e da spiegare. Come se la pericolosità di un animale potesse aumentare per essere riuscito a beffare i suoi carcerieri. Che certo non hanno fatto una gran figura.
A voler pensare male, dopo aver letto le descrizioni del recinto, viene in mente la famosa "ley de fuga" quella che consentiva, al tempo della frontiera del vecchio West ma non soltanto, di sparare a vista contro i fuggiaschi. Ai quali talvolta erano usi lasciare la porta della cella aperta.
E forse qualche pensiero al merito potrebbe essere venuto anche al ministro Sergio Costa, che già aveva preso le distanze dalle scelte trentine. Come si legge in questo post pubblicato su Facebook dal ministro:
Non ci sono precedenti di fuga di un orso da un recinto come quello di Casteller
Prudenza avrebbe voluto che captivando un orso abituato a spazi ben diversi lo stesso fosse monitorato dal personale del centro e che, comunque, ci fossero dei filmati fatti dalle telecamere di sorveglianza. Non amo le teorie complottiste ma questa dell'orso M49 è davvero una strana vicenda. Troppi tasselli non sembrano combaciare.
"Forse riusciremo a trovarlo nel momento in cui si ciberà. Sul fatto che non avesse il radio collare è "normale, era nella gabbia, non era necessario. Era impensabile che fuggisse" .
I precedenti insegnano che molte bugie hanno costellato le storie di orsi uccisi
Non si possono escludere sorprese nella questione di M49, che sembra avere i contorni di un romanzo giallo ma che potrebbe prevedere una brutta fine per il platigrado. La storia di Daniza del resto, con la sua morte causata da una negligenza e con una sentenza di pericolosità basata su una falsa aggressione, non fanno stare tranquilli.
Senza dimenticare l'orsa KJ2, rea di essersi comportata in modo minaccioso con un idraulico che andava per boschi con il suo cane. Allora il presidente Ugo Rossa diede e fece eseguire l'ordine di abbattimento, che avvenne fra le proteste internazionali.
Con un governatore ancor più muscolare dei precedenti che non vuole certo far peggiori figure di quelle che lui e la sua amministrazione leghista stanno facendo. La gestione dei grandi carnivori sembra il problema più grande del Trentino, ma non è proprio così.
Maurizio Fugatti è stato disposto a scontrarsi con il ministro dell'Ambiente Costa, forse perché si sente spalleggiato dal ministro dell'Interno Salvini, che non si può certo definire un rispettoso ecologista. Nei prossimi giorni si capirà di più su quanto successo e su quanto (forse) ancora dovrà succedere. Insomma in questa storia non si capisce cosa sia accaduto realmente, cosa sia già successo e cosa dovrà ancora (davvero) succedere.
Pronto a ricredermi come sempre e a raccontare il seguito.
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