Il Salvini pensiero sull’ambiente

Il Salvini pensiero sull'ambiente

Il Salvini pensiero sull’ambiente non può che sgomentare quanti hanno a cuore il futuro del paese.“Non si può dire no al carbone, no al petrolio, no al metano, no alle trivelle, con i soli No non si campa”. Questa frase riassume il pensiero di Salvini in materia ambientale.

Sicuramente con i soli NO non si campa, ma è vero anche che a dire troppi SI poi si crepa. Facendo danni che non potranno essere riparati, prestando poca attenzione alla tutela del nostro capitale naturale.

Senza poter dimenticare che il comportamento di ogni nazione si riverbera sui diritti dei cittadini degli altri Stati, noi avremmo comunque ottimi motivi per avere comportamenti più saggi e rispettosi dell’ambiente. Motivi anche di natura economica perché il leader politico evidentemente dimentica il paese in cui è nato.

In Italia dovremmo dire no al metano, alle trivelle e a tutte le attività che attentano all’ambiente perché noi potremmo vivere proprio grazie al capitale naturale. L’Italia ha l’immeritata fortuna di essere uno dei paesi più belli del mondo e già solo per questo andrebbe difeso. Non a caso il flusso turistico verso il nostro paese è in costante aumento.

E molte aree di interesse naturalistico vedono un aumento degli stranieri, che fin troppo spesso hanno ritenuto l’Italia un paese poco civile, proprio per la scarsa difesa della fauna dal bracconaggio e per le devastazioni delle nostre bellissime coste compiute grazie ai condoni edilizi.

Il Salvini pensiero sull’ambiente contrasta con la sua tutela

Non si può scegliere dove nascere, ma gli italiani sono stati davvero fortunati a venire al mondo in Italia. Sotto il profilo naturalistico, paesaggistico e dei suoi tesori culturali. Meno per quanti l’hanno governata, sempre più politici e sempre meno statisti. E i politici, si sa, guardano solo alle elezioni.

In molti vorremmo vivere in un paese che mettesse al primo posto il capitale naturale, difendesse il suo ambiente, lo rendesse intelligentemente produttivo, lo tutelasse per garantire il futuro ai suoi abitanti. Un futuro fatto di energie rinnovabili, di turismo ecologico, di difesa delle coste e del mare, di tutela faunistica.

Un paese insomma dove non si raccontasse più che il problema dell’Italia sono i cinghiali e i migranti, le nutrie e l’Europa. Un paese che fosse educato a sentirsi una società vera, colorata e con uno sguardo verso il futuro. Senza far mangiare pane e paura, senza stimolare l’aggressività umana con leggi inutili, senza insegnare che un colpo di fucile sia sempre risolutivo.

Nutrie e cinghiali non sono il nemico

Una fucilata non risolve i problemi, non controlla i cinghiali, non fa sparire per incanto le nutrie, non elimina le aggressioni (se no gli Stati Uniti sarebbero il paradiso in terra). La paura fa guadagnare voti nel corto periodo, ma non risolve e non dura.

Io vorrei un paese possibile, che stimolasse la cultura, che pagasse le tasse, che aiutasse le persone in difficoltà, che ragionasse prima di agire, che pensasse prima di urlare, che non credesse a tutto quello che il politicante di turno racconta. Un paese dove i cittadini abbiamo i mezzi culturali e la preparazione per dire al politico che le bugie han le gambe corte.

Un paese con più rondini e meno cacciatori, con meno inquinamento e più rispetto, con uno sguardo al passato, per non rifare gli stessi errori, ma con gli occhi che guardano all’orizzonte del futuro. Insomma un paese dove vivere una vita normale, senza che ogni giorno qualcuno ci racconti Cappuccetto Rosso.

I circhi ringraziano il Governo del cambiamento

I circhi ringraziano il Governo del cambiamento per aver fatto scadere i termini per l’eliminazione degli animali.

Non sono stati realizzati in tempo i decreti attuativi previsti dalla legge 175/2017. Che dovevano prevedere il progressivo superamento dell’uso degli animali nei circhi.

Quindi, per arrivare a un circo che non preveda più l’utilizzo degli animali, occorrerà riprendere il bandolo della matassa per dar vita a una nuova legge.

Lo spiega in un modo molto chiaro e esaustivo non un’associazione protezionistica ma l’edizione italiana del National Geographic, in un articolo di Lisa Signorile dal titolo “Cari animali dei circhi, la legge che doveva liberarvi c’era, ma è scaduta”.

Con chiarezza e pacatezza viene illustrato il come e il perché del fallimento del progetto di un circo senza animali. Che non è responsabilità solo di questo governo ma anche del precedente, quando il ministro Dario Franceschini aveva fatto promesse poi non mantenute (leggi qui).

Le promesse dei politici e la realtà

Il ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli aveva rassicurato sulla volontà del governo di arrivare all’eliminazione degli animali in dicembre. Proprio a 10 giorni dalla scadenza del termine per l’emanazione dei provvedimenti.

Poi nulla è successo, nonostante le pressioni delle associazioni che si occupano di tutela degli animali. Restano quindi solo promesse che per essere attuate dovrebbero prima essere supportate da una modifica della legge. La stessa che per il 2018 ha garantito ai circhi di incassare 5 milioni di euro dallo Stato quale contributo dato allo spettacolo viaggiante.

Questo governo difficilmente potrà dare attuazione alle promesse di Franceschini prima e di Bonisoli poi. Ci vorrebbe infatti una volontà politica che non pare nelle corde del partito del ministro dell’interno Salvini. Più portato a curare la sua immagine perennemente in divisa (destando qualche inquietudine), che non a tutelare animali e ambiente (leggi qui).

La Lega è in prima linea per chiedere l’abbattimento dei lupi in molte regioni italiane e non ha mai fatto mistero del suo sostegno alla caccia. Oltre a essere sempre molto tiepida verso le azioni di tutela ambientale, tanto da rendere spesso incomprensibile la permanenza all’ambiente di un ministro come Costa.

La Lega di Salvini non è favorevole a una norma sui circhi

Salvini ha difeso gli spiedi di uccellini dei cacciatori bresciani, non ha mai fatto mistero della sua avversità per ambientalisti e animalisti e la Lega organizzava raduni a base di goulasch di orso.

La strada da percorrere per un circo senza animali sembra essere diventata ancora molto lunga da percorrere per l’Italia. Nonostante le promesse del ministro Bonisoli che, per realizzarsi, dovrebbero aprire una corsia preferenziale in parlamento.

Prima o poi si arriverà al divieto di utilizzo degli animali nei circhi. Evoluzione culturale e l’aumento della sensibilità delle persone renderanno questo percorso inevitabile. Ma nel frattempo i circensi ringraziano il governo.

Salvini critica gli ambientalisti per la difesa del torrentello e dell’alberello

Salvini critica gli ambientalisti

Salvini critica gli ambientalisti per la difesa del torrentello e dell’alberello.

Svelando finalmente al mondo chi siano i veri responsabili del dissesto idrogeologico. Che una volta tanto non sono i lupi.

I responsabili sono gli ambientalisti. Quelli che hanno causato “troppi anni di incuria e malinteso  ambientalismo da salotto. Per cui non si tocca l’alberello e non si draga il torrentello”.

Una teoria davvero strampalata, come sempre più spesso lo sono le giustificazioni della politica che vengono propinate ai cittadini. Seguendo il solito canovaccio, che individua un nemico responsabile di ogni cosa e che assolve la politica fatta dalle amministrazioni.

Comprese quelle leghiste come accade nel Veneto di Zaia. Che non pare aver trovato grandi soluzioni per evitare le devastazioni causate dal dissesto del territorio. Che amministrano da anni, cementificandolo e sottraendo suolo. Ma questo non ha valore per l’onnipresente ministro.

Che si dimentica che determinate situazioni disastrose, come le frane, siano dovute proprio alla continua deforestazione e cementificazione del territorio. Così come l’aver ingabbiato fiumi e torrenti, senza lasciar loro la possibilità di esondare, creando un’altra fonte di disastri.

La politica si auto assolve sempre e questo comportamento  lo hanno avuto i governi di tutti i colori che si sono alternati negli anni. Magari con minor enfasi e smanie di protagonismo, con un po’ più di stile e anche di senso della vergogna. Visto che è stato appena votato un condono edilizio che servirà a legalizzare le ferite dell’abusivismo di Ischia.

La Lega, che è un partito legato a filo doppio alle peggiori componenti del mondo venatorio e di quello agricolo, amministra il Veneto e la Lombardia. Regioni che hanno il triste primato del consumo di suolo, della cementificazione e di una gestione ambientale non proprio da fiore all’occhiello.

Regioni che da sempre strizzano l’occhio alle peggiori pratiche venatorie, come la caccia con i richiami vivi, per assecondare la quale volevano riaprire i roccoli. In spregio alle normative europee, come si è tentato di fare per aprire la caccia al lupo.

La verità è che gli ambientalisti sono serviti a mitigare tanti possibili disastri, pur con le loro divergenze e con una visione politica che li ha relegati fuori dal parlamento. Se non ci fossero stati questo paese sarebbe decisamente peggiore, al di là della retorica salviniana. Che ancora non sappiamo dove condurrà l’Italia.

La verità, ancora, è che non basta indossare un divisa (forse senza poterlo fare) per risolvere i problemi ambientali. Non servono nemmeno migliaia di selfie e foto che dimostrano solo un presenzialismo sfrenato. Occorrono fatti e non condoni, rispetto delle regole e meno post sui social.

Ricordando che ogni metro quadro di cemento posato sul suolo lo rende impermeabile, incapace di assorbire l’acqua. Un fatto del quale ci siamo accorti da tempo, ma che la politica, per assecondare certa economia di rapina, non vuol vedere.