Convivere con gli orsi richiede ponti da costruire non gabbie da riempire

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Convivere con gli orsi richiede ponti da costruire non gabbie da riempire, che non servono all’uomo e creano inutili sofferenze. Non si tratta di essere dalla parte degli orsi, ma soltanto dalla parte del buon senso che richiede di trovare la giusta via alla convivenza. Senza pensare che l’uomo abbia più diritti degli altri animali, perpetuando una visione miope che ci ha portati a vivere nell’Antropocene, con pochi vantaggi all’orizzonte. Non si tratta di due tifoserie contrapposte, di fazioni che non potranno mai trovare un punto d’accordo ma di un interesse comune da riconoscere. Non possiamo trattare con gli orsi, dobbiamo imparare a ragionare con gli uomini.

Se la politica usa spesso lo strumento della disinformazione e della paura, specie per coprire inadeguatezze e colpevoli omissioni, la persone devono far sentire la propria voce. Non consentendo che affermazioni prive di senso, come la traslocazione di una settantina di orsi, possano avere credito e cittadinanza. Affermazioni fatte per incompetenza oppure scelte competenti fatte per interesse, per cavalcare la tigre dell’oggi senza sapere come affrontare il futuro di un progetto mal gestito? Dove verrebbero traslocati gli orsi, scelti secondo il criterio scientificamente improponibile del “sono troppi”?

Il progetto Life Ursus è della fine degli anni ’90 del secolo scorso e praticamente la politica ha perso un quarto di secolo, baloccandosi alla ricerca del consenso. Senza occuparsi in modo costruttivo di creare ponti per agevolare la convivenza, facendo crescere una comunità consapevole dell’importanza degli equilibri naturali. Ora che il tempo è passato i nodi vengono piano piano tutti al pettine e li pagano gli orsi ma anche le persone, come il runner Andrea Papi, morto in un incidente probabilmente evitabile. Un prezzo pagato anche da quanti gli hanno voluto bene e non sano darsi pace.

Convivere con gli orsi richiede ponti da costruire nell’interesse della nostra specie

Morte forse evitabile, se ci fosse stata un’informazione chiara, con consigli utili per convivere, invece di anni spesi a cercar di far grigliate con le zampe d’orso per lisciare il pelo ai trentini? Occorre che la politica, che come compito primario dovrebbe avere il bene comune, smetta di indossare i panni di Rambo, calandosi maggiormentei nel ruolo che la Costituzione gli assegna. In un momento dove serve poco affilare le spade, ma dove occorre saper spiegare alle persone quanto la nostra salute sia interconnessa a quella dell’intero pianeta. Promuovendo una visione a tutto tondo della vita sul pianeta.

L’approccio One Health, scientificamente ritenuto l’unico perseguibile, consiste nel considerare importante la salute globale del pianeta al pari di quella dei singoli. Il benessere individuale passa attraverso azioni collettive di convivenza responsabile, che devono essere capaci di creare percorsi virtuosi. In questi percorsi, ineludibili, non possiamo più permetterci di ragionare come fossimo i soli padroni dell’universo, ma come la parte di un tutto molto più grande. Un percorso in cui non c’è spazio per affermazioni in cui si dice che lupi e orsi sono troppi, dimostrando un’ignoranza inescusabile per un amministratore, non di un piccolo condominio ma di uno Stato.

Gli orsi in Trentino sono stati oggetti di una reintroduzione e ora conviene fare proposte ragionevoli per conviverci, anche perché i problemi non derivano dal loro numero. Come raccontano ancora una volta pessimi cantori della paura. Andrea Papi non è morto perché gli orsi sono troppi, anzi quanto accaduto è la dimostrazione opposta di questo concetto. Se non si è informati su come comportarsi frequentando zone in cui vivono anche orsi un solo esemplare è più che sufficiente per creare incontri rischiosi. Proprio come trovarsi in mezzo fra il mirino di un cacciatore e un cinghiale, come purtroppo è spesso accaduto.

La responsabiltà dell’amministrazione trentina è nell’aver promosso lo scontro fra uomini e animali

La natura sarebbe già in se armonica, una macchina perfetta per garantire una coesistenza basata sull’equilibrio che è amministrato secondo le esigenze della vita e non del denaro. L’uomo ha scelto, invece, di mettere al primo posto le questioni economiche e solo al secondo posto l’equilibrio naturale. Opzione che poteva avere un senso sino a quando le conoscenze scientifiche e l’esame delle diverse situazioni non ci avessero restituito esiti impietosi su questo modello di sviluppo. Che non può più permettersi di seguire modelli muscolari né sugli orsi, né su ogni altra questione ambientale.

Probabilmente la verità sta nel fatto che il nostro percorso sulla strada della convivenza è ancora molto impacciato, a causa di cattivi maestri e di una politica senza coraggio. Cercare di contribuire al cambiamento, senza poter fare promesse o proclami, è una via nuova quanto obbligata, che richiederà una mutazione profonda nel DNA dei nostri amministratori. Chiedere sacrifici, presentare la realtà e la complessità di questi momenti non porta subito consenso, anzi fa perdere voti. Questo è il motivo per il quale si fanno promesse roboanti, sapendo di non poterle mantenere, invece che chiudere il libro delle favole e comportarsi secondo realtà.

Il futuro è un’ipotesi, occorre cambiare perché sia veramente una certezza

La convivenza con gli orsi del Trentino è soltanto un piccolo assaggio di una lunga serie di ripensamenti, di correzioni necessarie in quel viaggio che la nostra specie sta compiendo, con alterni successi e non poche sconfitte. Il futuro non potrà essere lasciato in mano a persone come Fugatti, non per colore politico, ma per incompatibilità con la nostra presenza sul pianeta. Per vedere futuro servono statisti, non cacciatori d’orsi che sperano di fare come il pifferaio magico, portandosi dietro elettori che, grazie a una bassa qualità dell’informazione, ancora non si rendono conto dei pericoli. Diffidare da chi suscita paura, identificando sempre altri esseri viventi come responsabili di ogni problema.

Orsi del Trentino, deportazione di massa possibile secondo il ministro dell’ambiente

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Orsi del Trentino, deportazione di massa possibile secondo il ministro dell’ambiente Gilberto Pichetto, secondo quanto comunicato dopo una riunione congiunta con PAT e ISPRA. Un’ipotesi quella della deportazione che si potrebbe definire fantasiosa, visto che non si capisce come, ma soprattutto dove, potrebbero essere traslocati gli orsi in esubero. Passa quindi un concetto di gestione del progetto basato sui numeri dei plantigradi e non sulla pacifica convivenza.

Da quanto emerge dalle comunicazioni appare chiaro come si voglia scaricare sull’orso ogni responsabilità, sacrificandolo sull’altare della difesa di una gestione pessima. Senza fare una valutazione sulle responsabilità della Provincia Autonoma di Trento che ha completamente omesso di fare informazione e educazione. Un brutto precedente, considerando anche il coinvolgimento di quello che una volta era il ministero dell’ambiente, che aggiunge nuove indicazioni sulla modalità di tutela faunistica scelte da questo governo.

Questo tipo di gestione ambientale sembra più mutuato dal gioco del Risiko che da reali competenza sul problema affrontato. Come dimostra l’idea di far autorizzare lo spray urticante anti orso per darlo in dotazione alle forze dell’ordine! Sembra una barzelletta ma questa decisione emerge chiaramente dal comunicato stampa della PAT, che riporta questa decisione come innovativa. Ignorando che questo tipo di dotazione sarewbbe decisamente utile agli escursionisti piuttosto che ai poliziotti, come avviene in altre parti del mondo.

Orsi del Trentino a rischio di deportazione oppure utili strumenti per creare disinformazione?

Escludendo che possa essere la sola incompetenza a gestire il flusso di informazioni che stanno circolando in questi giorni sul tema orsi, speculando su una disgrazia probabilmente evitabile, cosa resta? La volontà di utilizzare un momento di tensione, creato dall’incidente, per potersi sottrarre alle responsabilità politiche di un fallimento, che non è certo imputabile agli orsi. Sono anni che la giunta guidata da Maurizio Fugatti non muove un dito per agevolare la convivenza pacifica fra uomini e orsi. Stimolando nei trentini la diffidenza verso gli orsi, senza creare le condizioni per vivere il territorio in sicurezza, comprendendo l’importanza dell’orso.

Il ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, ha incontrato questa mattina il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti. (…) Il presidente Fugatti ha evidenziato al Ministro la necessità di portare il progetto di reintroduzione dell’orso in Trentino, risalente al 1999, al suo obiettivo originario. Il ministro ha confermato la piena collaborazione del Ministero dell’Ambiente e ha raccomandato al presidente Fugatti la massima condivisione con Ispra delle procedure che porteranno all’individuazione dei soggetti ritenuti potenzialmente pericolosi per l’uomo, già responsabili di atteggiamenti aggressivi, nei confronti dei quali il presidente della Provincia ha la facoltà di adottare misure di abbattimento.

Tratto dal comunicato stampa della Provincia Autonoma di Trento

Dalla riunione emergono le due linee principali: abbattimenti e trasloco degli orsi in esubero verso una destinazione tanto sconosciuta quanto di improbabile realizzazione. Il fatto sorprendente, seppur non nuovo, è che il ministero dell’ambiente sia schierato inopinatamente dalla parte dell’amministrazione trentina. Andando contro a ogni logica di tutela ambientale che vede nell’insegnamento alla convivenza il principale strumento di protezione. Ministro che quando parla di ipotesi come quella di traslocare gli orsi dovrebbe indicare, per serietà politica, anche dove pensa di poterli trasferire. La storia di questi orsi è iniziata con una favola per svoltare in tragedia e ora qualcuno sembra volerla far finire in farsa.

Orsi e ricorsi in Trentino per una contesa insensata che la PAT non vuole far cessare

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Orsi e ricorsi in Trentino sono diventati la normalità: la giunta provinciale emette provvedimenti prepotenti e le associazioni fanno ricorso. L’amministrazione quasi sempre perde davanti ai tribunali amministrativi e riceve sonori schiaffoni dalle sentenze del Consiglio di Stato. Ma non molla la presa. Una guerra santa per dimostrare ai trentini chi comanda, per cercare di non perdere consenso in una provincia dove il problema principale non sono gli orsi, ma i pesticidi. Come ogni volta dimostrano le inchieste televisive.

Cani falchi tigri e trafficanti

Questa volta al centro della contesa sono le linee guide sulla gestione degli orsi, che la provincia ha ben pensato di poter stravolgere. Scordando che tecnicamente l’autonomia concessa non può essere intesa come extraterritorialità. Gli orsi, e non solo loro, sono inseriti in un patrimonio faunistico collettivo che appartiene all’intero paese. Per questo regioni e province possono gestirlo, ma rispettando la normativa di riferimento nazionale. Senza possibilità per Fugatti e la giunta di adottare provvedimenti che gli possano consentire di abbattere un orso alla prima occasione.

Quello che sconforta è questo costante scontro fra i poteri dello Stato. Sollecitati dalle associazioni che non possono tollerare i ripetuti abusi, fatti a spese dei cittadini, e in questo caso anche degli orsi. Quando le norme sono chiare, e quelle che regolano la gestione degli orsi anche in Trentino lo sono, non è tollerabile che l’amministrazione provinciale prenda sempre scorciatoie. Anche quando appare da subito palese che i provvedimenti adottati vadano oltre il lecito. Come ritenere che la Provincia di Trento possa emettere senza contraddittorio ordinanze di abbattimento di orsi senza seguire il percorso previsto dai piani di gestione.

Orsi e ricorsi in Trentino: scelte che sembrano costruite a tavolino per mantenere alto il conflitto senza affrontare il problema

Arriva la sconfitta presso il TAR di Trento che annulla la possibilità che sia l’amministrazione trentina, in autonomia, a decidere se abbattere un orso giudicato dalla stessa problematico? Fugatti non demorde, dando mandato all’ufficio legale di ricorrere al Consiglio di Stato contro la sentenza. Con la consapevolezza che in punto diritto la sentenza non potrà essere ribaltata. Questo gesto, l’ennesimo, serve a mostrare i muscoli a favore degli elettori, cercando di minimizzare le sconfitte e di distogliere dagli errori.

Il miglior modo per evitare scontri fra orsi e persone è quello di evitare incontri ravvicinati, come è stato detto più volte. Per ottenere questo risultato occorre un’idea di gestione intelligente e il rispetto di alcune regole. Uno dei problemi tardivamente affrontati e ben lungi dall’essere risolti è la gestione della frazione umida dei rifiuti. Quelli che noi vediamo come scarti alimentari per gli orsi sono invece risorse a basso costo energetico. Quindi se il Trentino non si dota, in tutti i Comuni interessati dalla presenza degli orsi, di contenitori di rifiuti appositamente realizzati sarà impossibile evitare che gli orsi si avvicinino agli insediamenti umani.

Occorre informare i turisti, ma anche i locali, dei corretti comportamenti da tenere e imporre che nelle zone frequentate da orsi, specie in primavera, i cani siano tenuti al guinzaglio. In particolari periodi, come avviene in Abruzzo, potrà essere necessario chiudere dei sentieri per evitare invasioni di campo da parte degli umani. Diffondendo il concetto che il territorio debba essere condiviso rispettando le diverse necessità. Mettendo in campo informazioni, sanzioni e controlli per evitare che i turisti inseguano gli orsi per fare riprese video e selfie per dimostrare il loro coraggio, che più banalmente è semplice stupidità.

I conflitti con gli allevatori vanno limitati grazie a capillari sistemi di dissuasione e protezione

Oltre alla gestione dei rifiuti, che è il principale motivo di avvicinamento dei selvatici ai centri urbani, come avviene per i cinghiali, occorre proteggere e gestire gli animali al pascolo. Se i malgari si sono abituati a essere da decenni senza predatori devono rendersi conto che, per fortuna, molti predatori sono tornati, o perché reimmessi come gli orsi o in quanto arrivati spontaneamente come i lupi. Quindi se non vogliono avere perdite devono comportarsi come i loro bisnonni, che non lasciavano gli animali al pascolo senza sorveglianza.

Allevare animali in natura non può essere fatto da dilettanti drogati dai fondi europei, dati a pioggia anche a chi svolge questa attività come secondo lavoro. Una situazione che non può più essere tollerata. Contro la quale devono battersi anche le amministrazioni, senza essere conniventi con comportamenti spesso ai limiti del lecito. Difendere le comunità locali non può e non deve prescindere dal dovere di far comprendere l’importanza dell’ambiente e del patrimonio faunistico, nell’interesse anche di chi in Trentino ci vive.

Nel frattempo fra orsi e ricorsi non bisogna dimenticarsi dei due orsi che restano prigionieri in condizioni inaccettabili a Casteller. Un fatto su cui in tantissimi si aspettavano un intervento mai arrivato della magistratura.

Orsi detenuti a Casteller: arrivano Le Iene e realizzano un lungo servizio, ma succederà qualcosa?

Orsi detenuti a Casteller

Gli orsi detenuti a Casteller in condizioni di maltrattamento sono al centro di un servizio de Le Iene che racconta una realtà nota ma incredibile. Paragonandola con quanto avviene nel Parco d’Abruzzo Lazio e Molise, dove non sono stati registrati incidenti e non risultano catturati o abbattuti orsi. Sono tante, invece, le cose che non hanno funzionato nella realizzazione del progetto di reintroduzione. Che ha coinvolto amministratori di differenti colori politici nel corso di svariati anni. Pare che nessuno le voglia risolvere, sperando in un oblio che non scenderà mai. Grazie anche a servizi come quello realizzato dal noto programma televisivo e all’impegno di molti attivisti.

Cani falchi tigri e trafficanti

Dal punto di vista politico la gestione di questo progetto è stata un fallimento. Per non aver assolto agli impegni presi in materia di formazione e divulgazione e per non avere mai creato quei corridoi faunistici che avrebbero consentito la dispersione degli animali. In questo modo la popolazione trentina degli orsi, che doveva ripopolare l’intero arco alpino, secondo le previsioni del LIFE, è rimasta imprigionata. Un problema che in futuro potrà solo ingigantirsi, con le prevedibili conseguenze visto che già si parla di abbattimenti, come alternativa alla captivazione.

Ma guardate il video del servizio de Le Iene postato sulla pagina Facebook del gruppo “Convivere con orsi e lupi si può?”

L’amministrazione sta spendendo più soldi pubblici per tenere gli orsi detenuti a Casteller che per rifondere i danni causati

In questa situazione paradossale, in cui il costante maltrattamento subito dagli animali sembra non avere conseguenze. la PAT sta spendendo molti soldi per la Guantanamo degli orsi. Ben più di quelli impegnati per la rifusione dei danni agli allevatori che hanno subito qualche danneggiamento o predazione. Nonostante servizi sui giornali di tutta Europa, interventi di associazioni e inchieste televisive le certezze al momento sono solo due: la Provincia non arretra e la Procura non avanza.

Uniche notizie di rilievo sono le offerte di luoghi alternativi dove custodire gli orsi imprigionati a Casteller. Su questo fronte si è mossa anche l’associazione presieduta da Brigitte Bardot che ha dato la sua disponibilità a trasferire gli animali in un centro al di fuori dei confini nazionali. Proposte sulla quali l’amministrazione provinciale si è dimostrata possibilista, ma che non piacciono al fronte che vorrebbe vedere tornare liberi almeno gli orsi di più recente cattura.

La realtà è che la cattività per un orso è sempre una condizione afflittiva, in quanto questi animali sono abituati a occupare territori molto vasti. Arrivando a percorrere anche 40 chilometri in una sola notte. Per questo i centri, che potrebbero essere visti positivamente per orsi abituati alla cattività, provenendo magari da circhi e zoo, vengono invece osteggiati dalla maggioranza delle associazioni. Che non li ritengono idonei a garantire il benessere dei plantigradi.

Ci sono purtroppo poche possibilità che gli orsi possano tornare liberi e questa è una realtà da affrontare

Mai dire mai, sostiene qualcuno, ma liberazione di M49 e M57 pare, allo stato delle cose, decisamente improbabile. Salvo che non ci sia un imprevisto quanto improbabile intervento della magistratura, che renda improvvisamente percorribile questa strada. Ma le previsioni fosche purtroppo non si possono limitare soltanto ai tre prigionieri del centro di Casteller, perché con la primavera alle porte gli orsi riprenderanno il loro vagare. Terminato il letargo anche la loro vita riprende e le orse avranno con loro i nuovi cuccioli. Verso i quali si dimostrano molto protettive come tutte le femmine di orso, temendo aggressioni dai maschi.

Cosa succederà ancora e quale sarà questa volta la reazione della Provincia in caso di incontri troppo ravvicinati? Maurizio Fugatti e Giulia Zanotelli hanno già messo nero su bianco che gli orsi problematici potranno anche essere uccisi. Una scelta che potrebbe diventare prioritaria, considerando che l’attuale centro di detenzione non ha certamente posti liberi. Scelta che potrebbe essere adottata anche per calcolo politico: gli amministratori potrebbero decidere che la decisione di abbattere un orso possa causare minori danni, rispetto allo stillicidio di proteste che sta causando la loro prigionia.

Sarebbe necessario, invece, attuare le condizioni previste dal progetto LIFE e pensare a come realizzare rapidamente i corridoi faunistici, che consentirebbero la dispersione degli orsi su un territorio più vasto. Altra priorità non rinviabile è quella della collocazione ovunque dei cassonetti anti orso per i rifiuti. Per impedire che la loro cattiva gestione diventi un’attrattiva per gli animali e incrementi il rischio di incontri indesiderati con gli umani. Attività queste che la PAT non ha mai realizzato in precedenza, rendendosi non solo inadempiente rispetto al progetto, ma anche responsabile moralmente, e non solo, dei possibili eventi dannosi.

Orsi imprigionati a Casteller: ora il Re è nudo e il maltrattamento ancora più evidente

Orsi imprigionati a Casteller
Foto tratta dal video del Centro Sociale Bruno

Orsi imprigionati a Casteller, un video realizzato dagli attivisti del Centro Sociale Bruno mostra le condizioni di detenzione. Le riprese sono state effettuate in modo illegale da attivisti che si sono introdotti nel centro, un gesto per il quale rischiano serie conseguenze. Ma quanto viene mostrato nel video, che si ritiene sia solo una parte del materiale girato, smentisce tutte le assicurazioni date sinora dall’amministrazione, che ha sempre dichiarato come idoneo il luogo di detenzione degli orsi.

cani falchi tigri e trafficanti

Se davvero fosse idoneo, se gli orsi si trovassero davvero in condizioni di benessere, non ci sarebbe stato bisogno di blindare il centro. Vietando l’accesso a chiunque non sia stato incaricato dalla Provincia. Un comportamento illogico e arrogante, che da sempre ha creato dubbi sulla gestione. Ma ora il re è nudo: le immagini mostrano una realtà aaloga a quella descritta nel verbale dei Carabinieri Forestali.

Nulla a che vedere con quanto affermano invece gli amministratori pubblici, ma nemmeno con quanto hanno sempre dichiarato i veterinari. Sicuramente ci sarà un’inchiesta, per identificare i responsabili dell’accesso illegale al centro che sono stati denunciati alla Procura della Repubblica. Ora però le indagini non potranno riguardare solo l’accesso illegale, ma anche le motivazioni che hanno indotto a farlo. Senza poter scordare la relazione dei carabinieri Forestali.

Per gli orsi imprigionati a Casteller nessun letargo, contrariamente a quanto affermato dai politici

In cattività gli orsi difficilmente vanno in letargo, avendo sempre a disposizione cibo e non avendo potuto mettere in atto i comportamenti etologici tipici. Con l’aggiunta del disagio e della sofferenza causata dalla cattività in spazi ristretti, che comporta inevitabili alterazioni del comportamento. Una questione, quella degli orsi, che ha fatto oramai il giro del mondo. Compromettendo l’immagine del Trentino, senza scalfire minimamente gli intenti dell’amministrazione.

Una realtà davvero incredibile, considerando che l’assessore Zanotelli e il presidente Fugatti restano granitici sulle loro posizioni. Interpretando a loro piacimento i pareri di ISPRA, le relazioni dei Carabinieri Forestali e gli appelli che arrivano da ogni parte. Per ottenere almeno condizioni di cattività che siano accettabili e non costituiscano una fonte di maltrattamenti.

Difficile poter fare previsioni non soltanto sul futuro dei tre orsi prigionieri a Casteller ma sull’intera gestione dei plantigradi in Trentino. Imprigionati nella provincia per mancanza di corridoi faunistici, vanificando anche quello che era l’originario motivo del progetto LIFE. Che guardava non solo al Trentino, ma al ripopolamento dell’intero arco alpino partendo proprio da quei territori.

Fugatti e Zanotelli non hanno fatto nulla per mitigare il problema della convivenza fra uomini e orsi

Le uniche proposte che l’attuale amministrazione valuta come opzioni reali sono rappresentate dalle richieste di abbattimenti selettivi degli orsi. Come se tutto il problema potesse essere risolto con un colpo di fucile. In Slovenia convivono con mille orsi e ne abbattono circa il 10% ogni anno. Non hanno problemi di convivenza perché gli orsi stanno quasi sempre fuori dagli abitati. Grazie a una gestione oculata di cibo, rifiuti e di cani da guardiania.

La Slovenia ha un’estensione territoriale che è meno del doppio del Trentino, ma ha una popolazione ursina dieci volte maggiore. Eppure si parla di circa 50 anni senza episodi di aggressione verso gli umani e sono 150 che non ne avvengono in Italia. Tranne quattro episodi tutti concentrati in Trentino. Non bisogna essere etologi per comprendere che la gestione degli orsi in Trentino è stata condotta in modo pessimo.

Questa è la dimostrazione pratica di quanto sia ottusa la gestione trentina, che nulla ha a che vedere ne con quella del Parco d’Abruzzo (PNALM) né con quella slovena. Una questione ben diversa quindi dalle pratiche di abbattimento selettivo, ma legata strettamente alla gestone delle risorse alimentati, del territorio e dell’informazione. Per questo le chiacchiere di Fugatti e compagni di cordata stanno a zero. Non c’è una giustificazione a una gestione tanto miseranda del problema.

Rifiuti e risorse trofiche sono il problema che la PAT sembra non voler capire, mettendo un’ipoteca sulla capacità di risolvere

La gestione Slovena è discutibile, ma indubbiamente non crea problemi sul territorio la presenza di un numero di orsi dieci volte superiore. La creazione di una doppia economia basata su principi opposti gestione: venatorio e turistico. Che nulla toglie al fatto che pur abbattendo 115 orsi all’anno gli sloveni convivano, nel doppio del territorio con una popolazione di orsi cinque volte superiore a quella trentina. Senza incidenti!

Per questo motivo il Re è nudo, non esistendo giustificazioni per una gestione che dopo vent’anni non è stata ancora capace di mettere in sicurezza i rifiuti. Creando le occasioni per far avvicinare gli orsi, come è successo per il giovane M57, che aveva trovato nei cassonetti il fast food capace di soddisfare i suoi bisogni. Quelli che lo hanno portato a scontrarsi con un carabiniere in vacanza, intorno alla zona di raccolta dei rifiuti. Per poi essere immediatamente catturato e recluso a Casteller.

L’amministrazione trentina non è stata capace di trasformare gli orsi né in risorse turistiche, come avviene ovunque, né, per fortuna, in trofei. In compenso questi amministratori sono diventati gli ambasciatori del Trentino nel mondo, raccontando del poco rispetto per la tutela del capitale naturale. Un esempio d’alta scuola di come avere un tesoro e riuscire a trasformarlo in una montagna di… critiche.

Smash The Cage from Stop Casteller on Vimeo.