Orso ucciso in Abruzzo: la Corte d’Appello condanna il responsabile a risarcire l’Ente Parco

Orso ucciso in Abruzzo

Per l’orso ucciso in Abruzzo, a Pettorano sul Gizio, la Corte d’Appello dell’Aquila ha condannato il responsabile, che era stato assolto in primo grado, a risarcire le parti civili. Riconoscendo un indennizzo al Parco Nazionale di Abruzzo Lazio e Molise (PNALM) e alle associazioni. Purtroppo non ci sarà condanna in sede penale a causa di un vizio di forma. Ma la sentenza d’appello è della massima importanza.

Stabilendo in modo inequivocabile che l’uccisione di una specie particolarmente protetta, come l’orso marsicano, non può essere giustificata. Ribaltando la sentenza emessa nel giudizio di primo grado, nel 2018, che aveva assolto chi aveva sparato a un orso uccidemdolo.

I fatti risalgono al 2014, quando un orso fu ucciso con un colpo di fucile. Secondo i forestali esploso con l’intenzione di uccidere il plantigrado. Comportamento ammesso inizialmente dallo stesso imputato che aveva detto di aver imbracciato il fucile sentendosi minacciato dal plantigrado. Questa dichiarazione fu però modificata a processo, quando l’imputato dichiarò di aver sparato soltanto perché era inciampato. Stranamente proprio mentre aveva in mano il fucile, puntato sull’orso.

Per l’orso ucciso in Abruzzo nel processo di primo grado anche il Pubblico Ministero chiese l’assoluzione

Un’assoluzione giunta senza valutare il lavoro investigativo compiuto dal personale dell’allora Corpo Forestale dello Stato. Che aveva raccolto testimonianze e dichiarazioni di testimoni e anche dell’indagato il tribunale credette all’imputato. Assolvendolo. Ma le parti civili, prima fra tutte il PNALM, decisero di ricorrere in appello arrivando alla sentenza odierna.

È davvero una sentenza storica – afferma il Presidente del Parco Giovanni Cannata – perché riconosce la responsabilità di un cittadino che ha sparato ad un orso, uccidendolo. Il riconoscimento delle responsabilità, oltre a fissare un principio ineccepibile come è il rispetto della vita di un orso, dà conto anche del lavoro investigativo svolto dal personale dell’ex Corpo Forestale dello Stato.

Dal comunicato del PNALM

Una maggior attenzione da parte di chi è chiamato a giudicare atti gravi, come l’uccisione di un orso marsicano, è fondamentale. Per non trasmettere l’idea che gli atti di bracconaggio possano restare impuniti. In un momento già così complesso per il mantenimento dell’equilibrio naturale. Una sentenza che aiuta le forze di polizia nel loro lavoro per la tutela faunistica.

Il sentimento verso gli orsi in Abruzzo non è paragonabile a quello di molta parte della popolazione del Trentino

Gli abruzzesi sono abituati a convivere con gli orsi da sempre. Avendo un rapporto molto diverso rispetto a quello della popolazione del Trentino, dove l’orso è stato reintrodotto in tempi recenti. Per far crescere una popolazione che stava andando verso l’estinzione. Una presenza, però, alla quale molti residenti non si sono ancora abituati.

E nei paesi del parco sono abituati alle visite degli animali, che arrivano nei centri urbani senza timori. Guardati con simpatia dalla gente e dando vita a un indotto economico importante per la collettività. Grazie a quanti vanno a visitare il parco per godere della natura, specie in periodi difficili come questi.

Come non comprendere quindi la soddisfazione dell’ente parco nei confronti di questa sentenza, che tutela il simbolo stesso del parco d’Abruzzo.

Radiocollare per l’orsa marsicana Barbara

Foto tratta dal sito del PNALM

L’orsa marsicana Barbara era stata chiamata così alla sua prima cattura nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM). È un’orsa che ora ha un radiocollare GPS che consentirà di monitorare i suoi spostamenti nei prossimi mesi. Gli orsi marsicani, a differenza di quelli trentini, hanno sempre avuto un nome, che li identifica.

Due modi completamente diversi di intendere un rapporto: il nome ha una sua dignità, diventa una connotazione personale, crea un legame e, alcune volte, racconta di comportamenti e di abitudini. Proprio come avviene per i soprannomi dati alle persone.

Così c’è l’orsa Amarena, che non è stata chiamata Amarena per caso, ma per il fatto di essere golosissima di ciliegie, me anche di susine. Questo peccato di gola la porta a fare frequenti incursioni nel paese di San Sebastiano dei Marsi, per arrampicarsi sugli alberi e fare scorpacciate di frutti.

L’orsa marsicana Barbara frequenta i frutteti creati per gli orsi

Barbara è stata ricatturata nei giorni scorsi nella Riserva Naturale Regionale Monte Genzana Alto Gizio (RNRMGAG). Dopo un attento monitoraggio che ne aveva rilevato la presenza nei boschi sopra Pettorano sul Gizio. In questo periodo l’iperfagia -la fase durante la quale gli orsi mangiano molto per accumulare grasso prima del letargo invernale- l’aveva evidentemente portata verso i frutteti creati nella Riserva.

Barbara è una femmina di 5 anni, pesa circa 120 chili e, da oggi, grazie ai dati raccolti dal radiocollare potrà aiutarci ad acquisire informazioni importanti anche sul processo di espansione della popolazione all’interno del suo areale potenziale e dove, in definitiva, si gioca la partita della conservazione di questa specie.

Dal comunicato stampa congiunto di parchi e riserva

Gli orsi vagano, come tutti gli animali, per cercare le migliori opportunità per nutrirsi, andare in letargo e allevare i cuccioli. La popolazione dell’orso marsicano è sempre al limite del “collo di bottiglia”, confine varcato il quale si rischia molto concretamente l’estinzione. Per questo è molto importante raccogliere dati sui loro movimenti.

Il collo di bottiglia dal quale devono uscire gli orsi marsicani

Con una popolazione stimata in soltanto una cinquantina di individui questa sottospecie viene osservata, studiata e tutelata con grande attenzione. Ma anche con grande amore da parte degli abruzzesi che con gli orsi e con i lupi convivono, certo meglio di quanto accada con i trentini.

Per gli orsi, gli spostamenti, e con essi le esigenze di conservazione e di gestione, richiedono capacità di vedere e pensare oltre i confini amministrativi. Dentro e fuori dal Parco, che si tratti di quello o dell’altro Parco oppure della Riserva. Concetti questi superati dall’indole del plantigrado, abituato a muoversi in cerca di cibo e di luoghi sicuri, senza troppo chiedersi quali e quanti confini amministrativi debba attraversare.

La cattura di Barbara è il frutto, l’ennesimo, di una buona sinergia tra alcuni dei principali Enti preposti alla tutela ed alla conservazione dell’orso marsicano su scala vasta. Creando grandi sinergie che hanno portato i frutti sperati e che rappresentano solo uno dei risultati dell’intensa e proficua attività di collaborazione.

Grazie a questo l’areale dell’orso sembra essere in espansione e questa è una gran bella notizia per quanti lottano per il suo futuro. Che gli uomini hanno il dovere di garantire agli orsi marsicani.