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Un anello per ghermirli e alla gabbia incatenarli porta un tesoro di voti ai Signori degli Anelli della Lombardia. Per quanto possa sembrare contro ogni evoluzione culturale la caccia da appostamento, quella fatta con i richiami vivi, ha uno zoccolo duro di appassionati. Creando un indotto che sposta molto denaro, causa un bracconaggio inarrestabile e crea un fiorente mercato nero di uccelli ingabbiati illegalmente. Una realtà ampiamente documentata da operazioni dei Carabinieri Forestali, come la recente “Operazione Pettirosso” e da inchieste televisive. Creando anche un serbatoio di voti che vengono convogliati sui politici che aiutano gli appassionati a esercitare la peggiore delle forme di caccia.

Gli uccelli da richiamo fanno davvero una pessima vita, ma non potrebbero essere catturati in natura perché la legge dice che devono essere allevati. Il prelievo di animali vivi, effettuato per giunta in modo massivo e con mezzi non selettivi, è non solo eticamente inaccettabile ma pericoloso per la biodiversità. Per questa ragione da tempo sono stati chiusi gli impianti di cattura, i cosiddetti roccoli, obbligando i cacciatori a impiegare ufficialmente uccelli d’allevamento. La materia è molto tecnica e per questo suscita meno indignazione di quanto dovrebbe.

Gli uccelli da richiamo suscitano meno compassione dei cani alla catena, ma fanno una vita forse peggiore. Costretti in piccole gabbie, tenuti al buio per lunghi periodi per causare una voluta alterazione dei bioritmi, sono privati anche del diritto anche di svolazzare, considerata la dimensione della loro prigione. La questione anelli/richiami riceve meno attenzioni dall’opinione pubblica, ma questo non toglie che si tratti di un maltrattamento legalizzato.

Un anello per ghermirli e alla gabbia incatenarli, grazie a un gioco di prestigio che trasforma anelli in fascette

La Lombardia è terra di cacciatori e lo sanno bene i partiti della destra di governo, che è la stessa che amministra la Lombardia. Fratelli d’Italia e Lega sono da sempre partiti per cacciatori e sostengono la loro attività senza tentennamenti e spesso anche senza vergogna. Come dimostrano le ultime normative lombarde in materia di identificazione degli uccelli da richiamo. Come dimostra chiaramente la volontà, per fortuna mai concretizzata, di riaprire gli impianti di cattura con le reti, come dimostra anche il fatto che presidente e vice presidente della Commissione Agricoltura (Massardi e Bravo) siano stati denunciati dai Carabinieri Forestali per questioni di anelli sui richiami.

Certo il procedimento giudiziario è ancora aperto, certo bisogna essere garantisti, però il fatto resta e il senso dell’opportunità invece manca. Come dimostra la norma della Regione Lombardia, contenuta in una manovra di assestamento di bilancio -da non credere- che ha modificato la modalità di identificazione degli uccelli da richiamo. Una scelta, quella lombarda, promossa proprio dai consiglieri Massardi e Bravo, che porterà a sostituire gli anelli chiusi con delle fascette che diventeranno anelli solo dopo essere state serrate al tarso degli uccelli.

Gli attuali anelli identificativi per i richiami hanno diametri obbligati a seconda della specie su cui vengono apposti. Questo perché devono essere calzati sulle zampine dei pulli appena nati e non potranno più essere tolti (né messi) dall’uccello adulto. Una garanzia spesso violentata dai bracconieri che alterano gli anelli, con grande fatica e impegno, per farli sembrare legali. Una pratica complessa di allargamento e restringimento, per sintetizzare, che ben fa comprendere il valore del mercato. Tanta fatica deve corrispondere a un grande profitto (illecito).

La questione anelli di identificazione per volatili dura da decenni e non riguarda solo la caccia

A partire dagli anni ’90 sono stato fra quanti hanno contribuito a creare una giurisprudenza positiva sul fatto che gli anelli fossero dei sigilli pubblici. In questo modo la loro alterazione veniva punita non dalla legge sulla tutela della fauna ma dal codice penale, trattandosi di un delitto:

Chiunque viola i sigilli, per disposizione della legge o per ordine dell’Autorità apposti al fine di assicurare la conservazione o la identità di una cosa, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 103 a euro 1.032.

Articolo 39 del Codice Penale

Ora si cerca di trovare una soluzione per rendere più confortevole quest’ipotesi delittuosa alterando non solo la norma, ma anche il significato dei vocaboli. Gli anelli inamovibili sono chiusi e hanno un diametro che consente di infilarli alle zampe dei piccoli nati, in una finestra temporale molto stretta. Una fascetta, invece, potrà essere chiusa anche sulla zampa di un soggetto adulto, proveniente da illecite catture. Un sistema che agevola il bracconaggio, a tutto danno della tutela delle specie selvatiche. Un sistema di identificazione, quello delle fascette, che potrà aiutare a aggirare le restrizioni anche il settore dell’ornitologia, dove molti appassionati sono più che contigui al bracconaggio. Un altro settore che muove cifre importanti e che contribuisce a impoverire la biodiversità.