
Distruggere il mondo per salvare l'economia è l'ultima strampalata teoria del più incredibile e egocentrico presidente degli Stati Uniti. Secondo il quale i cambiamenti climatici sono una teoria basata su una truffa creata dagli ambientalisti per distruggere ll'economia americana. Poco importa al biondo presidente del parere della comunità scientifica perchè lui e solo lui detiene il sapere e la conoscenza. Pertanto, picconata dopo picconata, sta distruggendo tutto quanto possa causare un rallentamento dell'economia, in picchiata, degli States.
L'ultima picconata è stata, dopo l'uscita dagli accordi di Parigi sul clima, la decisione di revocare una determinazione scientifica che individuava nei cambiamenti climatici un pericolo per la salute pubblica. Trump è riuscito in pochi mesi a incrinare l'ordine mondiale, dando corpo a teorie negazioniste prive di ogni fondamento scientifico e modificando le normative di protezione ambientale. La logica politica del biondo presidente sembra essere oramai incomprensibile anche per il suo partito. Ma grazie ai poteri che la costituzione gli attribuisce questa considerazione sembra poter essere ignorata e ignorabile.
Dimenticando volutamente che la più grande differenza fra rigenerazione e distruzione sono le tempistiche che connotano i due fenomeni. Cambiare le politiche di tutela ambientale volute da Obama comporterà una serie di danni che si concretizzeranno in un brevissimo periodo. Un tempo infinitamente più corto di quello necessario per ottenere qualche vantaggio dalle decisioni cancellate mirate alla riduzione delle emissioni climalteranti.
Gli statisti pensano alle future generazioni, i politicanti alle prossime elezioni (cit.)
Pensare che si possa difendere il sistema economico attuale, peraltro profondamente sbagliato, ignorando le questioni ambientali è una scelta dalle conseguenze difficilmente quantificabili. I ritardi nella transizione energetica, i costi delle catastrofi climatiche che sono sempre maggiori, sia per violenza che per frequenza, comporteranno una crescita esponenziale del divario fra costi e ricavi, originando grandi disuguaglianze. Un mondo nel quale i conflitti per le risorse, a cominciare da quelle idriche, stanno originandosi in modo sempre più netto e veloce.
Senza poter dimenticare le operazioni attraverso le quali si sta cercando di far apparire come ecologiche attività che di realmente ecologico hanno ben poco, spaziando dagli allevamenti ai biocarburanti. Nel frattempo la temperatura del pianeta cresce in modo costante, come la sua popollazione, mentre la prima potenza mondiale difende le energie fossili come motore di un'economia stagnante. Tutto questo all'interno di uno scenario politico che non sembra essere mai stato così precario, pericoloso e inquietante dai tempi della scoperta della ruota.
Difficile in questo scenario riuscire a prevedere cosa farà l'Unione Europea, come e se riuscirà mai a evolvere passando da un'Europa degli Stati agli Stati Uniti d'Europa. Il rischio, concreto, è quello di innescare un volano distruttivo che dietro il proposito di difendere l'economia nasconda i presupposti per la crescita di conflitti devastanti. Con un occidente che sembra non aver ancora compreso quanto il mondo si sia rimpicciolito e i nuovi fattori di rischio. I più poveri non resteranno a patire inermi la devastazione, senza provare a imitare l'occidente. Solo gli orsi polari finiranno per sparire senza poter protestare, vittime di cambiamenti troppo veloci e di decisioni affrettate, quando fanno danno, ma lentissime quando potrebbero influenzare positivamente le sorti del cambiamento.
