Sterilizzare gli orsi del Trentino, arriva l’ultima trovata della politica

sterilizzare orsi Trentino

Sterilizzare gli orsi del Trentino, questa è l’ultima trovata della politica per cercare di far risalire nel gradimento il ministro dell’ambiente Pichetto Fratin. Dopo essere stato sommerso dalle critiche, per la latitanza e le controverse posizioni sulla questione degli orsi del Trentino, il ministro lancia l’idea risolutiva. Che era già stata oggetto di derisione negli anni scorsi quando a proporla era stata la senatrice Conzatti, sempre di Forza Italia. Nel lontano 2018 la politica aveva già proposto che venissero sterilizzati non solo gli orsi ma anche i lupi, per contenerne il numero.

Un provvedimento che nell’idea dei proponenti dovrebbe servire al controllo numerico degli orsi, senza dover ricorrere a cruenti abbattimenti. Una misura “chirurgica” che dovrebbe servire a mantenere la popolazione ursina del Trentino a livelli graditi dalla popolazione. Del resto, questa deve essere stata la riflessione ministeriale, se si adotta questa tecnica nei cani e nei gatti per contenere il randagismo perchè non attuarla sugli orsi? Così già si parla di attrezzare una sala chirurgica nel centro di detenzione di Casteller, dove sono ancora detenuti M49, JJ4 e il piccolo orso Nino. Quest’ultimo è un esemplare che è stato soccorso e mai più liberato.

Il ministro per fortuna, dopo aver aperto a questa nuova quanto bizzarra ipotesi, ricorda anche all’amministrazione trentina che resta da risolvere la questione dei cassonetti. Un problema, quello della gestione dei rifiuti, che rappresenta una delle chiavi di volta perché, si sa, il cibo attira gli animali selvatici, non solo gli orsi. Realtà che avrebbe dovuto costringere gli amministratori a mettere in sicurezza i cassonetti, evitando che potesserro costituire una sorta di self service per i plantigradi. Così non è stato e l’amministrazionetrentina parla di ultimare questa operazione entro il 2028!

Sterilizzare gli orsi del Trentino rappresenta l’ennesima variante di un contenimento che potrebbe ipotecare il futuro della specie

In passato la sterilizzazione era stata proposta come alternativa all’abbattimento per l’orsa Jj4, l’esemplare che ha causato la morte del runner Andrea Papi. L’idea era stata presentata nel 2021, prima di questo brutto episodio, come ipotesi per impedire al plantigrado di riprodursi evitando, così, atteggiamenti di protezione dei cuccioli. Il progetto fu poi abbandonato e Jj4 rimase sotto controllo, ma fertile. Difficile dire se l’operazione avrebbe sortito gli effetti desiderati e se, di conseguenza, si sarebbe potuto salvare il povero Andrea. Ma si trattava di un provvedimento ad hoc su un singolo animale, non di un metodo di contenimento.

Il progetto di ripopolamento degli orsi risale alla fine degli anni ’90, come si può leggere banche sul sito della Provincia di Trento:

Nel 1999, per salvare il piccolo nucleo di orsi sopravvissuti da un’ormai inevitabile estinzione, il Parco Adamello Brenta con la Provincia Autonoma di Trento e l’Istituto Nazionale della Fauna Selvatica, usufruendo di un finanziamento dell’Unione Europea, ha dato avvio al progetto Life Ursus, finalizzato alla ricostituzione di un nucleo vitale di orsi nelle Alpi Centrali tramite il rilascio di alcuni individui provenienti dalla Slovenia.

FATTIBILITA’ DELLA REINTRODUZIONE
Prima della realizzazione del progetto, l’Istituto Nazionale della Fauna Selvatica viene incaricato di analizzare la fattibilità e la probabilità di successo dell’immissione (Studio di fattibilità). Vengono analizzati 60 parametri, tra caratteristiche ambientali e aspetti socio–economici, su una superficie di 6500 km2, ben oltre i confini della Provincia di Trento. I risultati sono incoraggianti: circa 1700 km2 risultano essere idonei alla presenza dell’orso e più del 70% degli abitanti si sono detti a favore del rilascio di orsi nell’area.

Tratto dal sito della Provincia Autonoma di Trento

A distanza di quasi un quarto di secolo i rifiuti sono ancora in buona parte nella disponibilità degli orsi. Nonostante le previsioni del progetto, proprio come è rimasta lettera morta la capillarità delle azioni per diffondere la coesistenza in sicurezza.

Il ministro Pichetto Fratin sostiene che in Trentino ci siano “orsi in sovrannumero”

Il concetto di “sovrannumero” sembra essere particolarmente caro a questo governo, quando parla di grandi carnivori. Il ministro Lollobrigida aveva già dichiarato in passato, riferendosi ai lupi, che erano “sovrabbondanti”, dimenticando ogni riferimento alla portanza ambientale, che regola in modo naturale la presenza delle varie specie. Ma certo per la politica è meglio parlare di troppi animali e di abbattimenti, piuttosto che addentrarsi in questioni come equilibrio e coesistenza. Contribuendo così a gettare benzina sul fuoco dell’intolleranza di quanti non vogliono capire l’importanza degli equilibri naturali.

La sterilizzazione e gli abbattimenti non risolveranno il problema degli orsi confidenti, di quelli che si sono abituati alla presenza dell’uomo a causa di comportamenti umani sbagliati. Nè potranno risolvere l’incognita incidenti se le persone non saranno correttamente informate sul come prevenire gli incontri e di come comportarsi in caso avvengano. Ce lo insegna il parco americano di Yellowstone, visitato nell’ultimo quinquennio da oltre 23 milioni di persone. Grazie alla corretta prevenzione degli incidenti negli ultimi cinque anni ci sono stati soltanto tre incidenti letali, che possono essere considerati tanti solo se non rapportati a altri accadimenti. In Trentino nello stesso lasso temporale, per fare un esempio, ci sono stati ben quarantadue morti sulle strade.

Un dato su cui riflettere, quindi, è quello relativo alla nostra percezione dei fatti, spesso ingigantiti dai media e amplificati, qualora ce ne fosse ulteriore bisogno, dai social. Ai morti sulle strade, ma anche sul lavoro, ci siamo assuefatti, almeno sino a quando non accadono episodi molto rilevanti, mentre se un animale causa la morte di un uomo diventa un evento eccezionale in quanto straordinario. Un fatto che testimonia il pericolo rappresentato dalla presenza di animali selvatici potenzialmente pericolosi. Che vengono usati come arma di distrazione di massa.

Tenere suricati in casa: un maltrattamento eticamente inaccettabile

tenere suricati casa maltrattamento

Tenere suricati in casa: un maltrattamento eticamente inaccettabile anche se gli animali provengono da riproduzioni in cattività. La riproduzione in ambiente controllato evita il prelievo in natura, ma non certo la sofferenza degli animali. Una sorta di lasciapassare che consente di rispettare la normativa CITES, a presidio delle specie animali e vegetali a rischio di estinzione, senza rispettare il benessere dell’individuo. Situazioni decisamente paradossali ma ancora possibili in Italia, che non ha ancora avuto il coraggio di mettere un deciso stop al commercio.

I cosiddetti animali non convenzionali compongono un vastissimo campionario di specie che vengono detenute in cattività. Provenienti da allevamenti e pubblicizzati sulla rete sono richiesti da un pubblico che pensa di amare gli animali, mentre li usa senza rispetto. Senza tenere in minimo conto le necessità etologiche, il loro benessere. Acquisti fatti per ignoranza o per stupire gli amici, per vanità nel poter esibire un pezzetto di natura, spesso senza nulla sapere sui loro bisogni.

I suricati rappresentano la punta dell’iceberg della questione animali selvatici tenuti in cattività: una specie iconica, per sua sfortuna resa celebre da un cartoon. Umanizzare gli animali, come accade nei cartoni animati, li rende troppo vicini a noi, specie in quanti non vogliono o non sanno percepire la differenza. Così “Il Re Leone”, il famosissimo film d’animazione, diventa strumento di conoscenza ma anche stimolo che porta qualcuno a voler dividere la sua vita con un suricato. Un risultato tanto pessimo quanto non così inaspettato.

Suricati al guinzaglio, tenuti in casa con un maltrattamento che purtroppo non si percepisce

Questo argomento porta fratture insanabili fra quanti pensano che gli animali selvatici non debbano essere tenuti in casa e chi pensa di amarli tenendoli in salotto. Non solo suricati, ma anche pappagalli e altre specie che avrebbero l’insopprimibile necessità di volare, piccoli mammiferi mai abbastanza considerati come gerbilli, degu, petauri dello zucchero, ricci africani. Una lista davvero molto lunga, che suscita meno emozioni di quante ne provochi un maltrattamento a un cane o a un gatto. Un lunghissimo elenco di prigionieri che in cattività sopravvivono, con fatica.

Le specie più sfortunate sono quelle che hanno una lunga vita e sono resilienti: gli animali più delicati subiscono i maltrattamenti e le privazioni per poco tempo. E la morte, contrariamente a quanto si possa pensare, rappresenta una liberazione, non una disgrazia. Pensate a un pappagallo, un abitante dei cieli che ogni giorno in natura percorre chilometri, costretto per la vita in una gabbia, spesso in solitudine, con il suo umano di riferimento che nulla o poco sa dei sui bisogni.

Immaginatevi la vita di un suricato in un appartamento, che è quanto di più lontano possa esserci rispetto alle distese del Kalahari dove dovrebbe vivere. Una specie abituata a vivere in comunità, con una struttura sociale matriarcale costituita in gruppi chiamati “mob”, composti anche da trenta inividui. Animali che vivono in tane come le nostre marmotte, che passano il loro tempo cacciando insetti e piccoli mammifero costretti in un appartamento, a vivere da soli.

Sarebbe tempo di considerare un maltrattamento anche la vita in un ambiente innaturale

Costringere un animale a vivere in un ambiente innaturale, solo per diletto, dovrebbe essere considerato un maltrattamento. Se non può esistere una crudeltà necessaria, come sancito da diverse sentenze della Suprema Corte, non dovrebbe essere tollerata la sofferenza inutile. La detenzione di un animale selvatico in casa dovrebbe essere sempre considerata un maltrattamento. il progresso degli studi etologici e sulla capacità degli animali di provare emozioni e sensazioni, nella loro esistenza di esseri senzienti lo dovrebbe imporre.

Serve la definitiva chiusura di questi commerci, una maggior consapevolezza dei veterinari, anche di quelli che si sono specializzati nella cura di queste specie. Un mercato che già ora andrebbe monitorato con attenzione e consapevolezza, con l’obbligo per chi li cura di segnalare all’autorità giudiziaria ogni detenzione che possa essere causa di sofferenza per un animale. Lo prevede già ora il Codice Penale: la norma impone ai veterinari di stilare un referto ogni qualvolta, anche solo in ipotesi, ci possano essere dei maltrattamenti agli animali.

Troppe volte si parla e si enfatizzano i diritti degli animali senza rispettarli davvero. Pensando, a torto, che il mondo degli animali tenuti come pet sia sempre o quasi privo di sofferenza, non vedendola per colpevole sottovalutazione dei bisogni.

Puppy Yoga: fermiamo la moda di fare yoga con i cuccioli di cane prima che diventi virale

puppy yoga fermiamo moda

Puppy Yoga: fermiamo la moda di fare yoga con i cuccioli di cane prima che diventi tanto virale quanto incontrollabile. Il fenomeno sta dilagando, anche grazie alla scarsa attenzione delle persone, che pur dichiarandosi amanti degli animali non riflettono a sufficenza. Garantendo lauti guadagni alle centinaia di organizzatori di questa nuova trovata, che sembra ottenere grande consenso nel pubblico. Che acquista questi corsi senza voler capire cosa si nasconde dietro un fenomeno tutt’altro che innocuo per i cuccioli.

“Tappetini, posture e… ciotole: a Roma tutti pazzi per lo yoga con i cuccioli di cane” titola La Repubblica, in un corsivo che certo non si preoccupa del benessere animale. Trasformando in un fatto di costume lo sfruttamento dei cuccoli, in modo completamente acritico, senza fare alcuna riflessione su che tipo di problematiche questa nuova moda comporti. I cuccioli vengono sfruttati per fare un’attività che certo non giova al loro equilibrio. Creando nelle persone l’idea che si tratti di peluche e non di esseri viventi.

In realtà i cuccioli vengono “trasportati” nei luoghi in cui si svolgono queste lezioni e sono costretti a socializzare in modo improprio con persone che vogliono toccarli. In un cucciolo di cane queste esperienza può costituire un trauma piuttosto che un evento formativo. Arrivando a poter compromettere, quando ripetuto più e più volte, il suo equilibrio. Un nuovo sbocco per la tratta dei cuccioli, un nuovo tassello nella disattenzione delle persone verso il benessere animale.

Puppy Yoga, una nuova moda per creare malessere negli animali con un travisamento della realtà

Basterebbe guardare con occhio critico le tantissime pubblicità presenti sulla rete di Puppy Yoga per farsi delle domande. Se non bastasse sarebbe sufficente fare e qualche ricerca, per scoprire che dietro questa moda si possano nascondere molte privazioni. Situazioni nelle quali si può arrivare a privare i cuccioli di acqua e cibo per evitare spiacevoli perdite di feci e urina durante le sedute. Come dimostra un’inchiesta sotto copertura fatta da una televisione inglese, che ha potuto filmare e documentare il lato oscuro della Puppy Yoga.

Esme Wheeler, responsabile scientifica e politica per il benessere e il comportamento dei cani presso la RSPCA, ha dichiarato: “Questo è intrattenimento, a mio avviso, che opera sotto le spoglie della socializzazione. Ma questo non va a vantaggio dei cani”. 

Tratto dall’articolo pubblicato da ITV News

Nulla quindi che serva a migliorare il rapporto fra uomo e animali, molto ciò che è utile per garantire lauti guadagni da “tutto esaurito” agli organizzatori delle sessioni. Una moda sulla quale sarebbe opportuno venisse attivata un’indagine capillare per capire da dove vengano i cuccioli, con che garanzie sul loro benessere e con quali garanzie sanitarie per chi, senza attenzione, pratica la Puppy Yoga. Attività che dovrebbe essere sottoposta alla vigilanza del servizio veterinario pubblico, prevedendo autorizzazioni.

Servizi veterinari e Carabinieri dei NAS dovrebbero attivare controlli capillari per comprendere la filiera e garantire partecipanti e animali

Le norme ci sono e occorre applicarle, smettendo di guardare con indulgenza a queste attività come se fossero soltanto una forma di rilassamento e socializzazione. Questi cuccioli, sottoposti a multilpe sedute con il pubblico da dove vengono? Quali garanzie sanitarie hanno per evitare la trasmissione di zoonosi e quali ricevono per evcitare che siano sottoposti a maltrattamenti? I centri dove si pratica Puppy Yoga sono stati autorizzati per far fare attività a stretto contatto con gli animali?

Da quanto si può leggere questo nuovo boom pare essere non soltanto fuori controllo come tutte le mode, ma privo di verifiche sulle modalità di svolgimento. Tanto da ricevere le critiche da più fronti, che non si fanno ingannare dalla patina di dolcezza che si vorrebbe stendere su un’attività commerciale come tante. Per questo sarebbe auspicabile l’apertura di una seria indagine, facilmente attivabile soltanto seguendo il filo degli innumerevoli annunci che si possono trovare in rete.

Senza contare il fatto che questa pratica stimoli, ancora una volta, un rapporto irresponsabile con i cani, basato su tenerezza e aspetto estetico, senza far compiere utili riflessioni sull’impegno necessari. Cuccioli che diventano peluche da manipolare per rilassarsi, in un tempo in cui troppe cose si fermano all’apparenza, senza creare un reale quadro della sostanza. Senza raccontare che essere tutori di un animale significa mettersi in gioco per garantire il suo benessere, che certo non parte da una stuoia sulla quale praticare puppy yoga.

Trattori e blocchi stradali: due pesi e due misure per tornare ai blocchi di partenza

blocchi stradali trattori

Trattori e blocchi stradali: due pesi e due misure per tornare, davvero, ai blocchi di partenza, per rimangiarsi norme di tutela ambientale e dei consumatori non ancora applicate. Le proteste degli agricoltori che in questi giorni attraversano l’Europa sono guardate con paura dalla politica, considerando l’imminente scadenza elettorale. Per questo anche in Italia vengono tollerati blocchi stradali e manifestazioni tanto improvvisate quanto non autorizzate. Quando protestano gli attivisti per il clima diventano subito ecovandali, mentre quando sfilano gli agicoltori la musica cambia e molto.

Il comparto agricolo assorbe circa il 33% dei bilanci comunitari, con finanziamenti per 386 miliardi nei prossimi 5 anni. Ai quali vanno aggiunti vantaggi e agevolazioni garantiti dalle politiche nazionali di ogni Stato membro. Soldi dati nell’interesse comune, considerando che l’agricoltura produce cibo, ma anche per finanziare pratiche insostenibili come gli allevamenti intensivi. Il classico cane che si morde la coda, considerando che proprio dalle pratiche agricole arrivano molti degli inquinanti che si vorrebbero diminuire. Senza poter dimenticare i danni provocati a consumatori e biodiversità da un uso eccessivo e spesso improprio di concimi e fitofarmaci.

L’agricoltura va difesa, riportandola però nell’alveo di un piano complessivo che porti a rendere le produzioni sostenibili, senza drenare fondi europei che vanno in direzione opposta. Ma in un mondo dove sono i numeri a fare la differenza la politica non presta attenzione alle richieste dei movimenti ambientalisti, mente si inginocchia davanti agli agricoltori. Dicendo loro che hanno ragione. Rassicurandoli sulla cancellazione di norme poste a difesa dell’ambiente.

Trattori e blocchi stradali, se sono fatti dagli agricoltori che a breve diventeranno milioni di elettori, non sono un problema

Il doppiopesismo è un comportamento inaccettabile: in uno stato di diritto le norme devono essere rispettate, specie da chi governa. Senza far prevalere la logica che vuole che la ragione sia nelle mani di chi urla di più. Di quanti sono consapevoli di avere un peso elettorale, di essere una componente importante per il risultato delle prossime elezioni europee. Una scadenza che i partiti presidiano come i pastori abruzzesi fanno con le greggi che gli allevatori gli affidano. Disposti a attaccare democrazia e buon senso se si tratta di presidiare il loro bacino elettorale, il loro territorio di caccia.

Così Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, sotto minaccia dei trattori che sono arrivati fin sotto il parlamento, ritira, norme, le ritarda, si inchina. Parafrasando il grande Fabrizio De Andrè “si indigna, poi getta la spugna con gran dignità”, ritirando la norma europea sui fitofarmaci e procrastinando a data da destinarsi quella porzione del 4% dei terreni che andava tenuta a riposo. Un provvedimento voluto per creare piccole aree di biodiversità all’interno degli sterilizzati campi agricoli. Troppa grazia per i nostri insetti impollinatori, per i piccoli uccelli, per tanta natura.

Di fronte al possibile e prevedibile sfaldamento della maggioranza Ursula, quella che la fece eleggere a presidente della Commissione UE, meglio essere cauti. Non bastano più le promesse di far declassare lo status giuridico dei lupi per avere la benevolenza del mondo agricolo, specie ora che ha piazzato la sua bomba a orologeria, facendo deflagrare la protesta a un pugno di giorni dal voto. Ora la politica deve essere prona di fronte alle macchine agricole, per difendere se stessa, non certo la collettività.

Le proteste dei movimenti per il clima restano “azioni violente commesse da ecovandali”

Alcune volte sembra di essere entrati in un incubo, frutto del sortilegio di una strega cattiva capace di alterare la realtà. Invece è solo il contesto reale di una società che da troppo tempo ha delegato, senza voler o saper pretendere politiche efficaci per la collettività. Capaci di coniugare difesa ambientale e sviluppo, con azioni concrete e politiche responsabili, che pongano al centro l’interesse collettivo. Senza inseguire progetti faraonici come il Ponte sullo Stretto, senza accontare una categoria, danneggiando i cittadini.

Resta inconcepibile come non si abbia il coraggio di affrontare nuove vie, individuando diversi modelli di produzione, capaci di coniugare rispetto per ambiente e animali con l’interesse collettivo. Restare ancorati a vecchie strategie, contrastando l’avanzata del nuovo come la carne coltivata, non denota lungimiranza né interesse per la salute dei cittadini. Quello della salute è argomento che appare e scompare dalla scena a seconda che si parli di coltivazione cellulare o dei pesticidi di agrifarma! Invocata o calpestata secondo convenienza, perché alla fine i politici dicono che “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. Come diceva Tancredi, il nipote del principe di Salina nel Gattopardo.

Il movimento dei trattori avrà il suo momento di gloria salendo sul palcoscenico dell’Ariston durante Sanremo? Probabilmente sì, certo non ci saliranno gli attivisti di Ultima Generazione o quelli dei Fridays for Future: cosa saranno mai i cambiamenti climatici rispetto ai voti degli agricoltori?

Un branco di lupi nel Parco di San Rossore è più efficace dei fucili

branco lupi Parco San Rossore

Un branco di lupi nel Parco di San Rossore è più efficace dei fucili, una realtà che certo piace poco ai cacciatori e anche a certi direttori di aree protette. A dare la notizia è stato l’ente parco che gestisce l’area protetta di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli, in Toscana. La presenza di un branco di sette lupi, che hanno eletto il parco come loro territorio, sta dando maggiori risultati della gestione faunistico venatoria. Dimostrando quello che gli esperti dicono da anni e che i cacciatori negano da sempre: nessun uomo può essere un controllore efficace delle popolazioni di animali selvatici.

I daini di San Rossore, come quelli presenti nel bosco della Mesola e in altre aree protette, quando non hanno predatori tendono a crescere in modo incontrollato. L’abbondanza di risorse alimentari, quando non vi sono bioregolatori naturali aiuta la crescita delle popolazioni. Gli abbattimenti fatti dai cacciatori non risolvono, come dimostrano i fallimenti sul contenimento dei cinghiali. Mentre il cacciatore cerca di garantirsi il ruolo di regolatore il lupo cerca di garantirsi un pasto con il minor sforzo possibile. Sono proprio le scelte intelligenti del predatore a rendere efficace la sua azione.

«Gli studi di San Rossore confermano che il lupo svolge un importante ruolo ecologico nel Parco: sta riportando all’equilibrio naturale l’ecosistema, sbilanciato negli ultimi anni dalla sovrappopolazione di daini che, riducendo la rinnovazione del bosco e le piante erbacee, avevano messo in pericolo la flora del Parco – spiega il presidente dell’Ente Lorenzo Bani – a questo punto saremo presto in grado di ridurre fortemente fino ad evitare l’intervento umano per il riequilibrio».

Un branco di lupi non costa, non inquina il Parco di San Rossore ma purtroppo non vota

Come non ricordarsi lo scontro a distanza fra Giampiero Sammuri, cacciatore e presidente del Parco dell’Arcipelago Toscano, e il presidente di San Rossore Bani? Reo di aver criticato Sammuri per gli abbattimenti dei mufloni del Giglio, una scelta molto discussa e discutibile sulla quale le polemiche e i toni restano accesi ancora adesso. Due visioni diverse che hanno portato a uno scontro pubblico nel quale su un organo di stampa gigliese Sammuri accusa Bani di ipocrisia.

Ma se il piano difeso da Sammuri può avere un risultato su una piccola isola, unica realtà nella quale un piano di eradicazione possa arrivare a destino, l’intervento venatorio non ha mai risolto. La realtà è che se si impiegassero più sforzi nel cercare il ripristino degli equilibri, anziché cercare facili consensi, i risultati arriverebbero e sarebbero duraturi nel tempo. Gli abbattimenti non funzionano, non solo con gli ungulati, ma anche con le nutrie, i piccioni e anche con gli orsi. Ogni nicchia ecologica che si libera è destinata a trovare in fretta un nuovo occupante. Accade per gli animali, ma anche per le piante: un vaso pieno di terra non resta senza vita a lungo!

Il monitoraggio eseguito sul branco ha dimostrato che i lupi non escono dai confini della riserva, non fanno predazioni sugli animali domestici e sono attivi soprattutto di notte. Una presenza discreta ma efficace, che in futuro dovrebbe consentire al parco di non dover più prevedere azioni umane per la gestione dei daini. Un traguardo, un esempio che andrebbe non soltanto seguito ma che dovrebbe essere compreso nella sua interezza.

Il Parco di San Rossore non ha inventato nulla, ha solo assecondato l’equilibrio naturale

I gestori delle aree protette potrebbero lasciare che una buona parte del loro lavoro fosse realizzato senza costi dalla natura. Assecondando i cambiamenti e le eventuali modificazioni, lasciando sempre più che sia la biodiversità a scegliere i suoi percorsi. Le aree protette dovrebbero impegnarsi di più nel contenimento della sola specie homo sapiens piuttosto che nella gestione faunistica. Come dimostrano le considerazioni fatte proprio dal Parco:

I dati raccolti hanno evidenziato però da parte di una minoranza di persone comportamenti scorretti e potenzialmente pericolosi, in particolare è stata registrata la presenza di persone con cani non al guinzaglio nella vicinanze delle aree accessibili solo con guida ambientale, le zone predilette dai lupi nelle ore diurne proprio per stare lontano dall’uomo. Si ricorda l’importanza di seguire poche e semplici regole: rimanere sui sentieri segnalati e autorizzati (oltre 2000 ettari di territorio corrispondenti a 6 volte l’ampiezza di Central Park a New York), tenere al guinzaglio i cani, non lasciare cibo ed infine non avvicinarsi nella rara eventualità di un avvistamento, a maggior ragione se stanno mangiando.

dal sito dell’ente gestore del Parco di San Rossore, Migliarino, Massaciuccoli

In fondo le questioni sarebbero anche di facile comprensione, senza arrivare a complessi studi. Basterebbe avere la volontà di osservare per capire che un bosco cresce meglio senza l’intervento umano, lasciando che le uniche regole siano quelle naturali. Ma certo il problema sta nella necessità di trovare consenso, tutto ruota intorno alla politica e alle pressioni messe in atto dalle corporazioni. Una sorta di principio di Archimede, capace di imprimere grandi forze a una massa, foriere di incalcolabili danni!

Mastodon