Lupo, antilupo, lupisti e lupologi

Lupo, antilupo, lupisti e lupologi: soltanto lui, il predatore per eccellenza, riesce a creare tanti conflitti fra gli uomini. La società degli umani si polarizza di fronte ai lupi, fra quanti ne restano affascinati per il ruolo svolto in natura e altri che lo vedono come una piaga, un disastro, un animale da amare, un pericolo da sterminare un cartoon disneyano. Certo al lupo di questo fastidioso squittìo degli uomini interessa poco, se non per le conseguenze delle campagne di odio, che portano a gravi episodi di bracconaggio.

L'uccisione di Osso, il cane di Michele Serra, ha riacceso le braci di un conflitto mai sopito e che, forse, mai si sopirà. Da una parte il partito di Serra, che ha sostenuto il suo diritto di lasciare il cane libero, affermando che se i lupi sono troppi vanno "regolati", sottointendendo una pesante cura a base di piombo. Dall'altra una variegata coalizione pro lupo, con motivazioni molto diverse che vanno dall'improbabile idea disneyana al riconoscimento, per il lupo, di un ruolo fondamentale. Il terzo fronte, per semplificare, è il peggiore: quello che raggruppa quanti, con varie declinazioni di sub-pensiero, vorrebbero sterminare tutti i lupi. Un raggruppamento, quest'ultimo, senza capacità di ascolto e senza volontà di comprensione. Ottusi senza possibilità di redenzione.

Raccontare l'importanza del lupo per l'equilibrio degli ecosistemi sarebbe cosa molto semplice, che però richiede una volontà di ascolto. Dalla parte di chi vuole offrire al lupo un sempiterno riscatto sin dai tempi di Cappuccetto Rosso a chi pensa che gli abbattimenti siano l'unica soluzione alle predazioni dei lupi. La scienza però, quella con la "S" maiuscola, non è addomesticabile come l'opinione pubblica e basa le sue "convinzioni" sulla base di dati. L'equilibrio naturale è basato sull'eterno conflitto fra predatori e prede che, senza l'intervento dell'unico predatore ottuso -l'uomo- , fa sì che ogni specie contribuisca senza prevalere. Semplice, ma non banale!

Lupo, antilupo, lupisti e lupologi: per coesistere serve conoscenza e buona informazione

Purtroppo o per fortuna non basta la passione o la creazione di una tifoseria per aver ragione, per poter entrare in competizione con la scienza. I problemi si possono risolvere solo e soltanto quando si crea la volontà di capire. I lupi non sono caratteri scappati da un cartoon di Disney e non sono nemmeno creature demoniache da esorcizzare con riti religiosi (accade anche questo). I lupi non sono né buoni, nè cattivi: sono lupi, animali che per vivere predano e che, senza averne alcuna consapevolezza, mantengono l'ambiente in equilibrio. Il bello del lupo è proprio quello di fare solo il lupo. Pensate come sarebbe bello se Trump volesse fare soltanto il presidente degli Stati Uniti, senza mettere a ferro e fuoco il mondo.

L'allevatore che invoca gli abbattimenti, come unica soluzione possibile per poter lasciare gli animali al pascolo senza controllo, è lo stesso che poi si lamenterà dell'eccessivo numero di ungulati. Senza ammettere che i lupi scelgono per convenienza, non per far danno. un vitello incustodito è una preda più facile di un cinghiale. Al suo posto, facendo la spesa al supermercato, cosa scegliereste fra un prodotto di qualità scontato della metà e un altro, con identico contenuto proteico, venduto a prezzo pieno? Abbattere i lupi altera gli equilibri, proteggere il bestiame costa ma funziona: qual'è la scelta più giusta?

I lupi non sono troppi, non perché io li abbia contati personalmente, ma perchè in natura il concetto di troppi non esiste e non resiste nel tempo. Le specie animali presenti sul territorio sono, come dato medio nel tempo, quelle che quel territorio riesce a mantenere complessivamente. Quindi, al di là dei fastidi e dei problemi di noi umani, i lupi sono nel numero giusto per i territori e a noi converrebbe rispettarli. Il controllo umano delle altre specie animali non funziona perché non è efficiente come quello dei predatori. Un lupo non preda il primo cinghiale che passa, sceglie quello che potrà dargli minori problemi: un soggetto malato, ferito, deperito sarà la sua prima scelta. Che non coinciderà mai con quella del cacciatore.

I lupi non sono un totem ambientalista ma una presenza necessaria alla conservazione

Se vogliamo guardare al collettivo dobbiamo smettere di guardare nelle nostre tasche: siamo tanti, troppi, perché siamo l'unica specie che si riproduce senza tener conto delle risorse. Abbiamo, quindi, l'obbligo di capire che l'equilibrio del pianeta rappresenta un costo e un limite necessario alla nostra speranza di sopravvivenza. Difendere la biodiversità è l'unico modo efficace di difendere la nostra specie, i nostri figli e il loro futuro.

Questo non significa che non si possa rimuovere un esemplare pericoloso, troppo confidente o aggressivo verso le persone. Ma questa deve essere considerata un'eccezione, un comportamento di prevenzione visto come l'ultima scelta, non la consuetudine. Chi pensa che la rimozione o gli abbattimenti rappresentino l'unica strada per la coesistenza dimostra di non aver imparato nulla dai fallimentari modelli di gestione.

Dai cinghiali alle nutrie, dalle cornacchie ai piccioni, passando per cormorani e scoiattoli grigi. Sugli abbattimenti ci campano in troppi, senza che qualcuno si metta di traverso dicendo che non servono a nulla, se non a riempire le tasche di pochi che ricevono contributi per gestirli, università comprese.

E smettiamola di dire che tutti quelli che si mettono di traverso sugli abbattimenti sono solo animalisti isterici. Smettiamola di alzare barricate, sediamoci a un tavolo, simbolicamente, per trovare una modalità di coesistenza non solo perseguibile ma utile alla nostra specie. Siamo uomini e come tale provvisti di una smisurata arroganza, di poca prudenza e incapaci, troppo spesso, di scelte utili alla collettività e non solo ai propri interessi.