Nature Restoration Law europea bocciata dai partiti di governo

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La Nature Restoration Law europeà è stata bocciata dalle forze politiche che compongono l’attuale governo nazionale, durante la votazione al Parlamento Europeo. Il provvedimento, fondamentale per l’attuazione delle politiche europee, è stato approvato nonostante il dissenso delle destre, con 329 voti favorevoli, 275 contrati e 24 astensioni. Il voto contrario è stato espresso dai gruppi di Identità e democrazia (Lega), dai Conservatori e riformisti europei (Fratelli d’Italia) e da una gran parte degli appartenenti al Partito Popolare Europeo (Forza Italia).

Le destre europee hanno così pagato il loro tributo al movimento dei trattori, pur non riuscendo a spezzare la spina dorsale che regge la transizione ecologica. Questo importante passaggio è stato salutato come una grande vittoria, ma la strada non è ancora conclusa. Il via libera ottenuto dal parlamento europeo era fondamentale, ma non basta a garantirne l’attuazione. Un fatto a cui i media hanno dato scarso risalto, preferendo celebrare la vittoria che deve però essere perfezionata.

Il testo ratificato dal parlamento europeo dovrà infatti passare al vaglio del Consiglio, composto dai ministri dei 27 stati membri. Se supererà anche questo scoglio, entro quattro settimane, allora diverrà legge europea e tutti i paesi membri dovranno applicarla entro due anni. Il Consiglio potrebbe anche procedere a ulteriori modifiche del testo. Se il voto parlamentare non venisse recepito dal Consiglio d’Europa la legge decadrebbe e bisognerebbe ripartire da zero. Un’ipotesi lontana, al momento, ma le certezze si avranno soltanto al termine dell’iter legislativo.

La Nature Restoration Law europea è stata giudicata troppo restrittiva dal governo italiano

Nonostante la Nature Restoration Law sia stata modificata, proprio sulla base delle richieste degli agricoltori, il nostro governo è rimasto contrario a questa norma. Che ha ricevuto un parere negativo anche dal ministro dell’ambiente Pichetto Fratin, che ogni giorno di più sembra non comprendere il ruolo che ricopre. Con le elezioni europee alle porte gli agricoltori hanno presentato all’incasso la loro cambiale, con i governi di tutta Europa, indovinando sicuramente il miglior momento. Un gioco pericoloso per l’ambiente e per i cittadini, sui quali le politiche agricole pesano con importanti riverberi sulla tutela ambientale e sulla salute.

Le modifiche ottenute dal movimento dei trattori non sono state di poco conto, considerando che sono andate a impattare anche sulla parziale rinaturalizzazione di piccole porzioni di terreno coltivato. Aree che avrebbero dovuto essere sottratte alle coltivazioni proprio per cercare di inserire piccole oasi di natura nel mezzo di territori ipersfruttati come la Pianura Padana. Tutto gira intorno, come sempre, a nuovi sussidi che il comparto produttivo più finanziato in Europa ha ottenuto quali ulteriori compensazioni per le perdite causate dalla Restoration Law.

I governi nazionali avranno inoltre possibilità di adattare le normative nazionali, da emanare nell’ambito della cornice europea, alla situazione del paese. Consentendo così di dilitare i tempi per l’attuazione delle misure urgenti per il contenimento delle emissioni che sono alla base dei cambiamenti climatici. Con il rischio che per alimentare il consenso la politica sia più incline alla difesa delle rendite di posizione di natura economica, piuttosto che all’attuazioni di misure di tutela ambientale.

I risultati delle elezioni di giugno potranno cambiare radicalmente le politiche ambientali

Non è un mistero che le coalizioni di destra moderata e estrema propongano politiche che tendono a limitare la salvaguardia ambientale. Scelte che vanno incontro alla volontà di non limitare la libertà di azione delle categorie produttive, premiando sempre la componente economica di breve periodo. Senza considerare i danni che possano derivare da scelte che dovrebbero essere considerate obbligate, stante l’attuale situazione climatica, che certo non cambierà se si continuerà a restare alla finestra.

Considerato che il problema ambientale tocca tutti sarebbe importante che alle prossime elezioni ci fosse una partecipazione massiccia e consapevole. Ognuno decida a chi dare il voto, ma sarebbe bello sapere che ogni paese ha scelto grazie alla maggioranza dei suoi cittadini e non, come alle ultime elezioni politiche, grazie al partito dell’astensione. Questo tempo non consente più di lasciare che siano altri a scegliere per il futuro della collettività, occorre l’impegno di tutti.

La Nature Restoration Law è una legge che, quando attuata, porterà significativi cambiamenti nella tutela e nella riqualificazione ambientale. La norma prevede che entro il 2030 siano ripristinate almeno il 20% delle aree terrestri e marine degradate (prima il limite era fissato al 30%), per arrivare al 60% entro il 2040 e al 90% entro la metà del secolo. Un obiettivo che, se raggiunto, potrebbe fare la differenza. In particolare se accompagnato anche da ulteriori azioni concrete, come la riduzione degli allevamenti e dei consumi di proteine animali.

Nella storia dell’uomo non ci sono mai stati periodi come questo, dove si deciderà il nostro futuro sul pianeta

La nostra specie è arrivata a un bivio, che non si era mai presentato a partire dalla nostra comparsa sul pianeta. Dove saranno fondamentali le nostre decisioni sulla strada da intraprendere e dal coraggio nell’affrontarla. Guardando al futuro con altruismo, pensando non all’oggi ma alle nuove generazioni. Se, invece, insisteremo nel portare avanti un modello economico insostenibile per il pianeta che ci ospita saremo costretti a tempi difficili. Ulteriori innalzamenti della temperatura con conseguenti sconvolgimenti climatici porteranno a carestie e migrazioni epocali, ma anche a guerre per le risorse idriche e alimentari.

Il modello di sviluppo occidentale è stato predatorio e irresponsabile e non possiamo cercare di continuare a nasconderlo. Negli ultimi cinquant’anni abbiamo cambiato gli equilibri climatici, l’uso delle risorse e peggiorato la qualità di vita delle persone che abitano nella parte più povera del pianeta. Creando le condizioni che le costringono a migrare, per avere un futuro che spesso non arriveranno mai a vedere. Ma non basta il terrore per fermare chi ha fame, chi cerca di avere una vita diversa, migliore. Proprio come non bastano i coccodrilli nei fiumi e i predatori nella savana a fermare le grandi migrazioni stagionali degli erbivori in Africa.

Per quella parte di mondo che paga con maggiore durezza quegli sconvolgimenti climatici che non ha causato, per andare incontro alla quale dobbiamo cambiare comportamenti e scelte. Per questo la Nature Restauration Law sarà fondamentale: l’impronta ecologica di un grande continente come quello europeo deve diminuire. Lo possiamo fare, lo dobbiamo fare. Con azioni concrete ma anche usando le matite, andando a votare senza più nascondersi dietro il fantasma della disillusione.

Trattori e blocchi stradali: due pesi e due misure per tornare ai blocchi di partenza

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Trattori e blocchi stradali: due pesi e due misure per tornare, davvero, ai blocchi di partenza, per rimangiarsi norme di tutela ambientale e dei consumatori non ancora applicate. Le proteste degli agricoltori che in questi giorni attraversano l’Europa sono guardate con paura dalla politica, considerando l’imminente scadenza elettorale. Per questo anche in Italia vengono tollerati blocchi stradali e manifestazioni tanto improvvisate quanto non autorizzate. Quando protestano gli attivisti per il clima diventano subito ecovandali, mentre quando sfilano gli agicoltori la musica cambia e molto.

Il comparto agricolo assorbe circa il 33% dei bilanci comunitari, con finanziamenti per 386 miliardi nei prossimi 5 anni. Ai quali vanno aggiunti vantaggi e agevolazioni garantiti dalle politiche nazionali di ogni Stato membro. Soldi dati nell’interesse comune, considerando che l’agricoltura produce cibo, ma anche per finanziare pratiche insostenibili come gli allevamenti intensivi. Il classico cane che si morde la coda, considerando che proprio dalle pratiche agricole arrivano molti degli inquinanti che si vorrebbero diminuire. Senza poter dimenticare i danni provocati a consumatori e biodiversità da un uso eccessivo e spesso improprio di concimi e fitofarmaci.

L’agricoltura va difesa, riportandola però nell’alveo di un piano complessivo che porti a rendere le produzioni sostenibili, senza drenare fondi europei che vanno in direzione opposta. Ma in un mondo dove sono i numeri a fare la differenza la politica non presta attenzione alle richieste dei movimenti ambientalisti, mente si inginocchia davanti agli agricoltori. Dicendo loro che hanno ragione. Rassicurandoli sulla cancellazione di norme poste a difesa dell’ambiente.

Trattori e blocchi stradali, se sono fatti dagli agricoltori che a breve diventeranno milioni di elettori, non sono un problema

Il doppiopesismo è un comportamento inaccettabile: in uno stato di diritto le norme devono essere rispettate, specie da chi governa. Senza far prevalere la logica che vuole che la ragione sia nelle mani di chi urla di più. Di quanti sono consapevoli di avere un peso elettorale, di essere una componente importante per il risultato delle prossime elezioni europee. Una scadenza che i partiti presidiano come i pastori abruzzesi fanno con le greggi che gli allevatori gli affidano. Disposti a attaccare democrazia e buon senso se si tratta di presidiare il loro bacino elettorale, il loro territorio di caccia.

Così Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, sotto minaccia dei trattori che sono arrivati fin sotto il parlamento, ritira, norme, le ritarda, si inchina. Parafrasando il grande Fabrizio De Andrè “si indigna, poi getta la spugna con gran dignità”, ritirando la norma europea sui fitofarmaci e procrastinando a data da destinarsi quella porzione del 4% dei terreni che andava tenuta a riposo. Un provvedimento voluto per creare piccole aree di biodiversità all’interno degli sterilizzati campi agricoli. Troppa grazia per i nostri insetti impollinatori, per i piccoli uccelli, per tanta natura.

Di fronte al possibile e prevedibile sfaldamento della maggioranza Ursula, quella che la fece eleggere a presidente della Commissione UE, meglio essere cauti. Non bastano più le promesse di far declassare lo status giuridico dei lupi per avere la benevolenza del mondo agricolo, specie ora che ha piazzato la sua bomba a orologeria, facendo deflagrare la protesta a un pugno di giorni dal voto. Ora la politica deve essere prona di fronte alle macchine agricole, per difendere se stessa, non certo la collettività.

Le proteste dei movimenti per il clima restano “azioni violente commesse da ecovandali”

Alcune volte sembra di essere entrati in un incubo, frutto del sortilegio di una strega cattiva capace di alterare la realtà. Invece è solo il contesto reale di una società che da troppo tempo ha delegato, senza voler o saper pretendere politiche efficaci per la collettività. Capaci di coniugare difesa ambientale e sviluppo, con azioni concrete e politiche responsabili, che pongano al centro l’interesse collettivo. Senza inseguire progetti faraonici come il Ponte sullo Stretto, senza accontare una categoria, danneggiando i cittadini.

Resta inconcepibile come non si abbia il coraggio di affrontare nuove vie, individuando diversi modelli di produzione, capaci di coniugare rispetto per ambiente e animali con l’interesse collettivo. Restare ancorati a vecchie strategie, contrastando l’avanzata del nuovo come la carne coltivata, non denota lungimiranza né interesse per la salute dei cittadini. Quello della salute è argomento che appare e scompare dalla scena a seconda che si parli di coltivazione cellulare o dei pesticidi di agrifarma! Invocata o calpestata secondo convenienza, perché alla fine i politici dicono che “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. Come diceva Tancredi, il nipote del principe di Salina nel Gattopardo.

Il movimento dei trattori avrà il suo momento di gloria salendo sul palcoscenico dell’Ariston durante Sanremo? Probabilmente sì, certo non ci saliranno gli attivisti di Ultima Generazione o quelli dei Fridays for Future: cosa saranno mai i cambiamenti climatici rispetto ai voti degli agricoltori?

Abbattimento degli orsi in Trentino: le bugie hanno le zampe corte

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Abbattimento degli orsi in Trentino: le bugie hanno le zampe corte quando le persone hanno voglia di capire. Nel mirino ora è finito l’orso M90, chiamato Sonny, reo di aver incontrato due ragazzi che camminavano sopra Mezzana, in Val di Sole. L’orso non ha avuto comportamenti aggressivi e l’incontro si è risolto senza problemi eppure il solo l’episodio rischia di diventare motivo di un ordine di abbattimento. Dopo anni in cui poco si è fatto per la convivenza, mentre molto è stato fatto per creare allarme nei residenti, sembrano essere sempre più vicini gli abbattimenti sistematici degli orsi.

Una decisione presa per mantenere la popolazione di orsi a un livello accettabile, secondo la Provincia autonoma. Una scelta scellerata che potrebbe portare all’estinzione della popolazione trentina secondo alcuni esperti. Un tormentone sulla testa dei plantigradi che ha poco di scientifico e molto di politico. In un contesto nel quale i grandi carnivori come orsi e lupi sembrano essere diventati l’unico serio problema del territorio. Il comitato spontaneo nato dopo la morte di Andrea Papi, il giovane runner morto a seguito di un incontro con un’orsa e i suoi piccoli, è diventato un supporter della linea del presidente Maurizio Fugatti. Chiedendo azioni concrete contro orsi e lupi.

Due schieramenti divisi fra chi non vuole grandi carnivori e invoca abbattimenti più o meno selettivi e quanti invocano equilibrio, consapevoli dell’importanza di queste specie. Una guerra senza esclusione di colpi, vinta nel campo dell’emotività dall’amministrazione Fugatti ma persa quasi sempre nelle aule dei tribunali. Con un dispendio di risorse e energie che, se fossero state da tempo canalizzate per cercare di affrontare il tema convivenza, sarebbero state decisamente meglio investite.

Sull’abbattimento degli orsi in Trentino si continuano a raccontare bugie alla popolazione

Mentre il governatore Maurizio Fugatti cerca di accreditarsi come il risolutore (a fucilate) delle problematiche uomo/predatori, restano aperte tutte le questioni irrisolte. Cominciando dalla gestione dei rifiuti alimentari, alla custodia degli animali in alpeggio, dalla mancanza di corridoi ecologici sino all’annosa questione delle informazioni non date a residenti e turisti. Questioni rimaste al palo che continueranno a essere “emergenze” anche qualora venisse adottata la line degli abbattimenti.

La soluzione, unica realisticamente possibile, resta quella della convivenza nell’interesse comune, con la consapevolezza dell’esistenza delle inevitabili problematiche. Nodi che vanno affrontati, non nascosti sotto il tappeto per far contenta la parte meno attenta della popolazione. Abbattendo qualche orso e qualche lupo, va detto con chiarezza, non diminuiranno i rischi di predazione, nè la possibilità di fare incontri con i predatori. Una popolazione informata, invece, può fare molto per minimizzare il rischio di incidenti, perché il rischio di un evento negativo resta pur sempre una possibilità ineludibile.

Orsi, lupi, calabroni, motocicli e monopattini, ma anche scale, cantieri e caccia creano rischi di incidenti

Sono morte moltissime persone nel 2022 fra incidenti di caccia e attività all’aria aperta: 11 vittime per la caccia (escludendo tutte le morti collaterali) e 141 morti e 386 feriti per attività legate all’escursionismo. Secondo i dati relativi al 2022 raccolti dall’Università Carlo Bo di Urbino ci sono stati anche 25 morti arrampicando in montagna e 16 fra gli appassionati di sport invernali. Sembra quindi possibile affermare senza possibilità di smentita che se si muore in montagna non sia certo per colpa di orsi e lupi. Eppure sono gli animali i protagonisti degli incubi di molte persone, grazie alle notizie diffuse da troppi organi di (dis)informazione.

Un comportamento irresponsabile se si riflette sull’importanza della coesistenza, unica scelta che sia in grado di assicurare un’ipotesi di futuro sul pianeta alla nostra specie. Che certo nell’ultimo secolo non si può affermare abbia brillato per senso di responsabilità e lungimiranza. Ben altre dovrebbero essere le paure di ognuno di noi, proprio come le proccupazioni di quanti amministrano la cosa pubblica nell’interesse della collettività. Restando banalmente al momento presente sono tali e tanti i pericoli che corre ogni minuto un animale del pianeta, umani compresi, che prendersela con lupi e orsi appare davvero ridicolo.

Elezioni alle porte, diritti animali e tutela ambientale restano al palo

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Con le elezioni alle porte diritti animali e tutela ambientale restano al palo, nell’eterna attività volta a ottenere consensi. La politica è radicalmente cambiata negli ultimi decenni e oramai sembrano sparite dall’orizzonte le scelte etiche, lasciando in primo piano solo provvedimenti acchiappa like, tradotti in voti. Se una volta la politica mediava fra gli interessi dei partiti e quelle dei cittadini ora, con lo scollamento fra politica e votanti, la ricerca del consenso sta superando ogni limite. Un fenomeno amplificato e moltiplicato dall’astensionismo, che lascia le decisioni in mano a una parte ridotta di elettorato.

Se si vuole il cambiamento reale, senza bacchette magiche ma con l’idea di un lavoro di periodo, occorre partecipare. Le elezioni sono alle porte e in Europa il vento che spira è quello che sostiene sovranismo e politiche di difesa degli interessi locali, come se il mondo si potesse rimpicciolire. In questo modo i diritti degli animali e la tutela ambientale, due pilastri della transizione ecologica in un’ottica “One Health”, restano bloccati. Inchiodati dalla spasmodica ricerca di consenso, che premierà quelle coalizioni che privilegeranno nelle loron politiche alcune categorie, a scapito dei diritti collettivi.

Il percorso, tortuoso, dell’approvazione della Nature Restoration Law ha dimostrato come troppi governi, compreso il nostro, siano legati a covenienze piuttosto che a visione di periodo. Le elezioni alle porte hanno frenato l’adozione di provvedimenti più stringenti e con tempistiche certe. Con il nostro ministro dell’Ambiente che ha fatto di tutto per ottenere un ridimensionamento dell’accordo, oggi presentato come un successo. Forse lo sarà per la politica ma non per cittadini e biodiversità, che subiranno la visione miope delle politiche europee.

Le elezioni alle porte spaventano le coalizioni e la partita si gioca, anche, su diritti animali e tutela ambientale

Per arrivare alla scelta di compromesso, sulla Natural Restoration Law, passata in Commissione Ambiente dell’Europarlamento il 29 novembre si è dovuto scendere a compromessi che hanno depotenziato la portata e la visione di periodo. Certo sempre meglio di niente, ma non si può dimenticarsi di quanti hanno affossato il precedente progetto. Se queste forze in primavera arrivassero a conquistare la maggioranza dei seggi nel Parlamento Europeo il rischio di nuove dilazioni è concreto.

L’attuale impianto normativo, frutto di compromessi, prevede che entro il 2030, una scadenza molto vicina, i paesi dell’Unione procedano a ripristinare almeno il 20% della superficie terrestre e marina. Per arrivare entro il 2050 al ripristino di tutti gli habitat naturali che abbiano necessità di essere recuperati. Con la necessità di un ultimo passaggio nell’assemblea plenaria per la definitiva approvazione, che dovrebbe avvenire entro la fine di febbraio. Non dimenticando che i tempi fissati per completare le azioni potranno essere rimodulati, che poi significa semplicemente allungati.

La Commissione Europea si era impegnata, nel 2020, a rivedere tutta la normativa che riguarda la questione allevamenti e trasporti di animali. Un’attività che avrebbe dovuto chiudersi, grazie alle pressioni fatte da cittadini e associazioni, entro questa legislatura. Invece nulla è stato deciso e l’intero pacchetto dovrà essere riesaminato dal nuovo parlamento, che potrebbe avere una composizione molto diversa da quella attuale.

I cittadini devono scendere in campo con lo strumento più efficace che possiedono, il voto!

In queste elezioni si giocheranno diverse partite, che potranno cambiare radicalmente la composizione dell’europarlamento ma anche i rapporti di forza nazionali. Su cui si baseranno ancora di più le decisioni del governo più filovenatorio e legato al mondo agricolo della storia repubblicana. In buona sintesi la realtà è che non si possono più difendere i diritti degli animali e la tutela ambientale senza schierarsi, senza fare politica come cittadini. La neutralità di questi anni, sfociata in un’indifferenza collettiva verso la politica non ha pagato.

Il rischio, più che concreto, è che a votare vada sempre più chi ha un beneficio personale, tradotto in norme e sussidi, piuttosto che quanti hanno una visione più lungimirante e collettiva. I primi infatti trovano un immediato ritorno dalle loro scelte, mentre i secondi non essendo disposti a aspettare gli esiti di una trasformazione, sempre più restano a casa, lasciando che siano altri a decidere per loro.

I risultati di questa non scelta sono sotto gli occhi di tutti. Uno dei ministeri fondamentali, quello dell’ambiente, è stato dato a un politico che nulla conosce in questo settore, più impegnato a non disturbare il manovratore che a far adottare provvedimenti utili. Un ministro trasparente, quasi sconosciuto agli italiani nonostante l’importanza del dicastero, ma che ha avuto il suo ruolo nel far depotenziare la Nature Restoration Law europea. Prima di scegliere di non votare sarebbe bene pensare al debito che abbiamo nei confronti delle prossime generazioni, punite da politiche cialtrone e senza orizzonte.

Mentre in Italia la politica punta sui cacciatori per ottenere premi elettorali

Con l’arroganza che contraddistingue chi difende la caccia l’Italia cerca di modificare, in peggio, l’attuale normativa che tutela (poco) la fauna selvatica. Così l’onorevole Bruzzone (Lega) ha presentato una proposta di legge (la 1548 presentata alla Camera dei deputati) per fare a pezzi direttive internazionali e tutela minima. Uno scempio che non sarà contrastato dal ministro dell’Ambiente e che potrebbe anche vedere la luce prima delle elezioni europee.

Tanta arroganza e mancanza di visione contenuta nell’ennesimo attacco alla biodiversità è possibile solo grazie alla situazione politica italiana. Dove governa una coalizione votata dalla maggioranza degli elettori, che non rappresentano però la maggioranza dei cittadini a causa dell’astensionismo. Se gli italiani non scenderanno dalla posizione di comfort dell’astensionismo, per cercare di cambiare la realtà, e se i partiti progressisti non smetteranno di dividersi, proponendo politiche ambientali irrilevanti sarà la fine. Inutile lamentarsi dopo di danni che sono stati consentiti dal nostro comportamento irresponsabile.

Orsi in Trentino: ipotesi bracconaggio in tante morti sospette

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Orsi in Trentino: ipotesi bracconaggio dopo tante morti sospette, ben sette solo nel corso del 2023. Tutti animali morti sicuramente non per collisioni stradali e molto probabilmente non per dispute territoriali. Orsi che sembrano essere vittime dell’odio nei loro confronti, alimentato da un’amministrazione che non ha saputo gestire il loro reinserimento. Un progetto di ripopolamento fallito, non nei numeri ma nella gestione della convivenza fra plantigradi e trentini. Quello che si potrebbe definire un “successo fallimentare”, con responsabilità chiare: quelle delle amministrazioni che si sono avvicendate nel corso degli anni.

Da una parte nulla è stato fatto per far comprendere alla comunità locale l’importanza dell’orso, comprendendo anche tutte le possibilità economiche collegate. Dall’altra la politica ha usato gli orsi come clava, per far leva sul malcontento dei trentini. Un’arma pericolosa, maneggiata in modo sconsiderato dopo la morte di Andrea Papi, a causa dello sfortunato incontro con un orsa. Non volendo attribuirsi le colpe della cattiva gestione dell’informazione e della completa assenza di un libretto di istruzioni sugli orsi, che andava consegnato a ogni residente, e non solo.

Così Maurizio Fugatti ha iniziato la crociata contro gli orsi, raccontando a ogni piè sospinto che gli orsi in Trentino erano troppi, che andavano abbattuti. Ottenendo in questa crociata più successi a causa degli errori altrui che nelle aule dei tribunali, a causa di una cattiva gestione non solo dell’informazione ma anche del potere. Trovandosi costantemente a sbatter la faccia contro il muro delle sentenze del TAR e del Consiglio di Stato, senza mai fermarsi a ragionare.

Orsi in Trentino e ipotesi bracconaggio: unica certezza è l’ottusa pervicacia delle azioni della politica

«In questo momento stiamo vivendo una polarizzazione estrema nelle opinioni e nei sentimenti che l’opinione pubblica ha verso gli orsi in Trentino. Penso che questo aspetto abbia avuto un ruolo nel ritrovamento di ben 7 orsi morti dall’inizio dell’anno» Questa è la dichiarazione fatta a “Lo scarpone” storica rivista del CAI, dal veterinario Alessandro De Guelmi, veterinario in pensione e grande esperto di plantigradi. Un parere qualificato, considerando che viene da persona che ha vissuto l’intero progetto di reintroduzione e che “respira” l’aria che tura in Trentino.

Ma i sette orsi ritrovati morti, ipotizza anche De Guelmi, potrebbero essere una parte di un numero decisamente maggiore di morti. Considerando che al di là di casi isolati di contiguità con l’uomo la maggioranza degli orsi vive in alta montagna, frequentando zone poco o per nulla abitate e poco frequentate. Rendendo così difficile il rinvenimento dei cadaveri di altri esemplari, soprattutto in tempi utili per poter eseguire le necroscopie e avere certezza sulle cause di morte.

De Guelmi non è contrario agli abbattimenti degli orsi in un’ottica di gestione oculata della specie, ma resta molto critico sulle modalità di gestione dell’amministrazione. Per contro dice anche che la convivenza con l’attuale numero di orsi presenti in Trentino sia una realtà possibile, anche se non coltivata nel modo corretto. Molti sostengono che per combattere il bracconaggio sia necessario avviare abbattimenti mirati, una sorta di contentino alla popolazione. Un’idea difficile da condividere, specie quando manca ogni attività per stimolare la convivenza.

Abbattimenti selettivi degli orsi da usare come strumento di prevenzione del bracconaggio?

Al di là di ogni scelta etica, in un mondo che detiene e mangia miliardi di animali, nel quale la caccia è comunque quasi ovunque lecita, questa può essere la via? Personalmente credo proprio di no, in quanto non insegna la convivenza, non limita la prepotenza e incrementa l’ignoranza. Cerco di spiegare meglio: considerando che un incontro fra un uomo e un’orsa con i cuccioli è un evento sempre possibile, anche se in Trentino ci fossero solo cinquanta orsi, che cosa cambierebbe in termini di sicurezza? Nulla.

Il punto non sono gli abbattimenti ma la corretta informazione alla popolazione, la consapevolezza dell’importanza del capitale naturale. Senza questo contributo di conoscenza non si farà un solo passo avanti, specie in una comunità polarizzata come quella del Trentino. Gli abbattimenti rappresentano il contentino dato alla parte meno consapevole e meno attenta della comunità e a quella politicamente interessante, come il mondo venatorio e quello agricolo. Serbatoi inesauribili di voti, sempre grati a chi li difende, li protegge e si occupa di esaudire le loro richieste.

Del resto, spiace doverlo riconoscere, le elezioni amministrative hanno premiato Fugatti e la sua parte politica. Hanno dimostrato come la ricerca esasperata del consenso elettorale possa avvenire e avere successo anche attraverso una cattiva amministrazione. Sui questo occorre fare delle riflessioni, perché sono realtà che fanno comprendere quanto la politica sia riuscita a avvelenare i pozzi. Trasformando interessi di partito in azioni che nulla hanno a che vedere con il buon governo, ma che si trasformano in voti, nonostante tuttto.

Animali e ambiente sono argomenti fondamentali, ma non sfondano in politica

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Animali e ambiente sono argomenti fondamentali, ma nel nostro paese non sfondano in politica. Eppure la presenza di una componente animalista e ambientalista sarebbe davvero importante in momenti come questi. Dove i temi della tutela di animali e ambiente, nel senso più ampio e inclusivo possibile, dovrebbero essere i primi a essere scritti sulle agende politiche. Invece in Italia, al contrario di quanto avviene in altri paesi europei, i partiti ecologisti non riescono a sfondare il muro dell’indifferenza. Bocciati senza appello da un elettorato che relega chi si è presentato alle elezioni come realtà politica ecologista o animalista a percentuali risibili.

Non sono stati premiati dagli elettori i vari e diversi partiti animalisti, monotematici e con una complessiva assenza di visione politica, ma nemmeno quelli più strutturati e storici come le varie costole degli originari “verdi”. Questi ultimi poi, dopo un exploit alla tornata elettorale del 1996, dove riuscirono a eleggere 14 deputati e 14 senatori , sono da tempo rinchiusi in uno recinto molto più stretto. Un perimetro politico che rischia di rimpicciolirsi ulteriormente dopo le recenti divisioni all’interno dell’Alleanza Verdi-Sinistra. Una coalizione che ha assunto una connotazione politica netta a sinistra del PD, necessaria anche per superare la soglia di sbarramento.

Una situazione apparentemente incomprensibile in un momento storico dove clima, biodiversità, allevamenti e agricoltura intensiva, tutela delle aree naturali dovrebbero essere questioni centrali. Temi che destano allarme e grande preoccupazione nell’opinione pubblica, mentre risultano essere non abbastanza recepiti dalla politica in generale. Con le associazioni ambientaliste e animaliste che dimostrano grande difficoltà a agglutinarsi, ma anche nel divenire effettivi e efficaci punti di riferimento per la politica e i cittadini. Lasciando aperto un vuoto divenuto una voragine, che rischia di essere occupato da chi usa gli stessi argomenti ma solo per fini strumentali e con scopi opposti.

Animali e ambiente sono argomenti fondamentali, in cima agli interessi dell’opinione pubblica che però non premia gli attuali partiti

Probabilmente le ragioni di questo scarso potere attrattivo del variegato fronte ecologista sono molteplici, ma quel che pare certo è che sia necessario un radicale cambiamento di passo. Uno svecchiamento delle modalità con cui questi temi vengono affrontati, ma anche una nuova capacità di parlare alle persone, con una visione olistica e non settoriale che renda credibili i programmi. In un momento delicato come l’attuale è impossibile pensare che una forza politica possa essere monotematica, senza riuscire a declinare un programma a tutto tondo capace di convincere.

Non basta proporsi come una realtà che si occupa di voler tutelare animali e ambiente. Occorre essere credibili in tutte le varie materie che spaziano dall’economia alla sanità, dall’occupazione alla sicurezza dei cittadini. Come dimostrano i risultati ottenuti dai partiti ecologisti alle elezioni europee del 2019, quando 12 partiti di area “verde” in Europa hanno, nei vari paesi, superato il consenso del 10%. Mentre in Italia Europa Verde si è inchiodata al 2,4%, non superando la soglia di sbarramento del 4%. Ottenendo di restare così esclusa dal parlamento europeo.

La disillusione sembra dominare gli elettori sensibili alla questione ecologica: prima abbandonando i Verdi a causa dei loro errori e delle loro lotte interne, poi allontanandosi dal Movimento 5 Stelle che ha tradito le promesse ambientaliste del 2018, sono oggi orfani di un’offerta politica che difficilmente sembra soddisfarli.

Tratto da un articolo su Il Grand Continent scritto da Hanna Corsini

Sarebbe tempo di farsi domande e di studiare nuove strategie credibili per una politica ambientale che conquisti gli elettori

In Germania i verdi hanno raggiunto alle ultime elezioni europee del 2019 il 20,5% ottenendo ben 24 seggi e diventando il secondo partito tedesco. Arrivando a raddoppiare il risultato elettorale ottenuto nelle elezioni europee del 2014. Un vero e proprio trionfo, che ci si può soltanto augurare che venga esteso e mantenuto nelle elezioni della primavera 2024. Una scadenza che difficilmente vedrà affermazioni simili nel nostro paese. Probabilmente le elezuioni non vedranno neanche la presenza di molti candidati ecologisti nelle liste dei partiti tradizionali.

Le elezioni europee sono alle porte, ma il movimento ambientalista e animalista resta sempre al palo, attualmente incapace di creare politiche attrattive e soprattutto credibili. Dove finti e veri paladini della questione verde hanno sino ad ora raccolto giganteschi flop, che dimostrano quanto siano lontani dalle aspirazioni degli elettori. Che non si fanno convincere dalle emozioni quando non trovano solide motivazioni, come avviene invece per i partiti tradizionali che, per esempio, possono contare su uno zoccolo duro composta da agricoltori, allevatori e cacciatori. Che da sempre rappresentano un serbatoio fedele di voti, che si riconoscono, anche se talvolta non completamente, nelle proposte politiche degli attuali partiti.

Servirebbe un laboratorio permanente e plurale, capace di dar vita a un movimento nuovo

Facendo un parallelo fra la fine degli anni ’80, che fu il tempo in cui in Italia presa vita il cosiddetto movimento verde, e i giorni nostri non si può negare che il consenso abbia punito gli ecologisti. In tempi in cui l’emergenza ambientale derivava da grandi disastri ambientali, come l’ICMESA di Seveso (1976), Bhopal in India (1984) e l’incubo nucleare di Chernobyl (1986) il nostro paese rispose, politicamente, premiando il movimento ecologista. In quei tempi di disastri, ma anche di minor coscienza ecologica e di minor attenzione all’ambiente, i cittadini credettero nelle istanze ambientaliste. Per poi staccarsi dal movimento in tutte le varie declinazioni e mutazioni, negandogli il voto.

Tutela ambientale, biodiversità e questione animale sono argomenti fondamentali, ma gli elettori dimostrano di volere programmi concreti e di non essere più disponibili a firmare cambiali in bianco. In particolare in anni come questi dove il primo partito è quello dell’astensione, composto da quanti hanno smesso di fidarsi delle regole della democrazia. Purtroppo la magia sembra non riuscirà nemmeno alle prossime elezioni: tutto lascia, purtroppo, intendere che l’Italia non sarà in grado di dar un concreto aiuto alle forze ambientaliste presenti in Europa.

Occorre qualcosa di nuovo e di diverso, qualcosa di più credibile. Che possa essere visto dall’elettorato come una possibilità concreta per tutelare territorio, ambiente e animali, per cambiare e far progredire la nostra cultura. Per sfatare la leggenda che quanti si occupano di difendere ambiente e diritti siano utopisti e estremisti, incapaci di declinare proposte credibili per uno sviluppo nuovo e diverso. Un movimento capace di attrarre voti dai diversi orientamente politici, smettendo di parlare soltanto ai potenziali elettori di una parte che deve essere ritenuta minoritaria nel paese. Sembra giunto il tempo di fare grandi riflessioni, oramai non più rimandabili.