La stupidità umana farà impazzire Pizza, un orso polare che ha preso il posto di Arturo, morto recentemente allo zoo di Buenos Aires, nella classifica degli orsi più sfortunati al mondo.
Il plantigrado da mesi è stato rinchiuso all'interno di una struttura di vetro e cemento che fa parte di un acquario aperto in un centro commerciale di Guangzhou, in Cina. Nonostante le terribili condizioni di cattività e le ovvie proteste che queste hanno scatenato abbiano fatto il giro del mondo, i proprietari del grande magazzino non intendono rivedere le loro posizioni, acconsentendo al trasferimento di Pizza in altra struttura più idonea.
C'erano state in un recente passato delle aperture da parte della proprietà nei confronti dell'associazione Animals Asia che ha aveva già raccolto più di 500.000 firme per chiedere il trasferimento di Pizza in una struttura che potesse garantire il suo benessere, ma poi le trattative si sono arenate e così le speranze per salvarlo subito dalla pazzia. La disponibilità era stata offerta dallo Yorkshire Wildlife Park che a Doncaster, nel Regno Unito, gestisce uno zoo con strutture in cui sarebbero state maggiormente garantite le sue necessità etologiche. Ovviamente per evitare di innescare una pericolosa reazione a catena nessuno aveva non aveva offerto soldi per l'orso, ma solo la possibilità di dargli una vita migliore a patto che non fosse stato sostituito con un altro orso.
In questo momento Pizza resta quindi rinchiuso, in solitudine, nel suo spazio privo di arricchimenti, costantemente bersagliato dai flash dei visitatori che evidentemente non sono ancora in grado di comprendere lo stato di sofferenza dell'animale, un po' come succedeva anche da noi soltanto nel secolo scorso. I diritti degli animali si sviluppano in rapporto con la progressione culturale di una società che, per accorgersi di cosa significhi "sofferenza", deve provare e sentire empatia anche verso un orso, comprendendo le sue necessità e conoscendone i comportamenti naturali. Interiorizzando nella cultura di ognuno che gli animali non sono macchine animate, come suggeriva Cartesio. Non è possibile escludere che le proteste planetarie, gli interventi delle associazioni cinesi di protezione degli animali e di quelle internazionali come Animals Asia e la Humane Society Internationalabbiano fatto involontaria pubblicità al grande magazzino cinese, facendo incrementare il numero dei visitatori e di conseguenza le vendite: questo spiegherebbe la motivazione dell'indifferenza della proprietà verso le critiche provenienti da tutto il mondo.
Basta vedere il filmato dell'orso polare Pizza per comprendere lo stato di salute mentale del plantigrado, che oramai ha comportamenti stereotipati con movimenti ossessivi alternati a momenti di disperazione, prigioniero della noia della sua triste esistenza. Anche noi italiani non siamo stati migliori in passato, come ricorda questa foto di un orso polare scattata allo zoo di Milano nel 1984: stessa tristezza, stessi maltrattamenti, stessa disperazione. In molte strutture le cose non sono cambiate nemmeno oggi, sono state solo rese più gradevoli agli occhi dei visitatori, ma non meno tristi per quelli degli animali prigionieri.
Zoo di Milano - Gabbia dell'orso polare - 1984 - Foto Ermanno Giudici
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