Tenere suricati in casa: un maltrattamento eticamente inaccettabile

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Tenere suricati in casa: un maltrattamento eticamente inaccettabile anche se gli animali provengono da riproduzioni in cattività. La riproduzione in ambiente controllato evita il prelievo in natura, ma non certo la sofferenza degli animali. Una sorta di lasciapassare che consente di rispettare la normativa CITES, a presidio delle specie animali e vegetali a rischio di estinzione, senza rispettare il benessere dell’individuo. Situazioni decisamente paradossali ma ancora possibili in Italia, che non ha ancora avuto il coraggio di mettere un deciso stop al commercio.

I cosiddetti animali non convenzionali compongono un vastissimo campionario di specie che vengono detenute in cattività. Provenienti da allevamenti e pubblicizzati sulla rete sono richiesti da un pubblico che pensa di amare gli animali, mentre li usa senza rispetto. Senza tenere in minimo conto le necessità etologiche, il loro benessere. Acquisti fatti per ignoranza o per stupire gli amici, per vanità nel poter esibire un pezzetto di natura, spesso senza nulla sapere sui loro bisogni.

I suricati rappresentano la punta dell’iceberg della questione animali selvatici tenuti in cattività: una specie iconica, per sua sfortuna resa celebre da un cartoon. Umanizzare gli animali, come accade nei cartoni animati, li rende troppo vicini a noi, specie in quanti non vogliono o non sanno percepire la differenza. Così “Il Re Leone”, il famosissimo film d’animazione, diventa strumento di conoscenza ma anche stimolo che porta qualcuno a voler dividere la sua vita con un suricato. Un risultato tanto pessimo quanto non così inaspettato.

Suricati al guinzaglio, tenuti in casa con un maltrattamento che purtroppo non si percepisce

Questo argomento porta fratture insanabili fra quanti pensano che gli animali selvatici non debbano essere tenuti in casa e chi pensa di amarli tenendoli in salotto. Non solo suricati, ma anche pappagalli e altre specie che avrebbero l’insopprimibile necessità di volare, piccoli mammiferi mai abbastanza considerati come gerbilli, degu, petauri dello zucchero, ricci africani. Una lista davvero molto lunga, che suscita meno emozioni di quante ne provochi un maltrattamento a un cane o a un gatto. Un lunghissimo elenco di prigionieri che in cattività sopravvivono, con fatica.

Le specie più sfortunate sono quelle che hanno una lunga vita e sono resilienti: gli animali più delicati subiscono i maltrattamenti e le privazioni per poco tempo. E la morte, contrariamente a quanto si possa pensare, rappresenta una liberazione, non una disgrazia. Pensate a un pappagallo, un abitante dei cieli che ogni giorno in natura percorre chilometri, costretto per la vita in una gabbia, spesso in solitudine, con il suo umano di riferimento che nulla o poco sa dei sui bisogni.

Immaginatevi la vita di un suricato in un appartamento, che è quanto di più lontano possa esserci rispetto alle distese del Kalahari dove dovrebbe vivere. Una specie abituata a vivere in comunità, con una struttura sociale matriarcale costituita in gruppi chiamati “mob”, composti anche da trenta inividui. Animali che vivono in tane come le nostre marmotte, che passano il loro tempo cacciando insetti e piccoli mammifero costretti in un appartamento, a vivere da soli.

Sarebbe tempo di considerare un maltrattamento anche la vita in un ambiente innaturale

Costringere un animale a vivere in un ambiente innaturale, solo per diletto, dovrebbe essere considerato un maltrattamento. Se non può esistere una crudeltà necessaria, come sancito da diverse sentenze della Suprema Corte, non dovrebbe essere tollerata la sofferenza inutile. La detenzione di un animale selvatico in casa dovrebbe essere sempre considerata un maltrattamento. il progresso degli studi etologici e sulla capacità degli animali di provare emozioni e sensazioni, nella loro esistenza di esseri senzienti lo dovrebbe imporre.

Serve la definitiva chiusura di questi commerci, una maggior consapevolezza dei veterinari, anche di quelli che si sono specializzati nella cura di queste specie. Un mercato che già ora andrebbe monitorato con attenzione e consapevolezza, con l’obbligo per chi li cura di segnalare all’autorità giudiziaria ogni detenzione che possa essere causa di sofferenza per un animale. Lo prevede già ora il Codice Penale: la norma impone ai veterinari di stilare un referto ogni qualvolta, anche solo in ipotesi, ci possano essere dei maltrattamenti agli animali.

Troppe volte si parla e si enfatizzano i diritti degli animali senza rispettarli davvero. Pensando, a torto, che il mondo degli animali tenuti come pet sia sempre o quasi privo di sofferenza, non vedendola per colpevole sottovalutazione dei bisogni.

Leone in fuga dal circo a Ladispoli: come fanno a scappare gli animali dalle gabbie?

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Leone in fuga dal circo a Ladispoli: come fanno a scappare gli animali dalle gabbie? Nonostante le giustificazioni dei circensi, che parlano sempre di sabotaggi organizzati dagli animalisti, l’esperienza mi insegna che la realtà è diversa. Troppo spesso gli animali dei circhi sono mal custoditi, non solo per le loro condizioni di vita ma anche sotto il profilo della sicurezza. Del resto sono i dati della cronaca a dimostrare come in questi ultimi anni dalle strutture circensi sia evaso di tutto: elefanti, ippopotami, leoni e tigri, ma anche lama e giraffe e perfino un ippopotamo.

Animali che in circo non ci dovrebbero più stare da tempo, ma che grazie a una serie di dilazioni imposte dalla politica, sono ancora presenti e costretti in gabbia. Il leone Kimba a Ladispoli ha potuto avere solo sette ore di libertà vigilata, che sicuramente lo ha più spaventato che reso felice. Considerando che questi animali conoscono soltanto la gabbia e la pista e lo spettacolo sotto il tendone. Animali che la legge definisce come “pericolosi per la pubblica incolumità” e che i circhi ancora detengono grazie a apposite autorizzazioni prefettizie. Che dovrebbero servire a garantire la sicurezza dei cittadini ma così quasi sempre non è.

Puntuale come la scadenza della tasse a ogni episodio i circensi, che avrebbero dovuto essere custodi diligenti degli animali, danno la colpa a presunti blitz messi in atto dagli animalisti. Scriteriati che liberano gli animali per creare un danno ai circhi, senza preoccuparsi della sicurezza e dell’incolumità degli animali. Dichiarazioni che si sono sempre rivelate di fantasia, ma che anche se fossero vere dovrebbero far pensare, e molto, sull’idoneità dei circensi a custodire animali pericolosi. Uno dei tanti problemi aperti e mai risolti creati dalla presenza di animali nel circo.

Leone in fuga dal circo a Ladispoli: come avrà fatto Kimba a scappare visto che è considerato un animale pericoloso?

Come detto i circensi per poter detenere animali pericolosi, così classificati per legge, devono avere una speciale autorizzazione rilasciata da un Prefetto. Questa relazione dovrebbe contenere la precisa indicazione del custode, l’identificaziuone dell’animale e il luogo di custodia, che dovrebbe essere individuato sulla base di planimetrie asseverate. Ma, come spesso accade nell’applicazione delle normative in Italia, il ma diventa un forse e il forse si trasforma spesso in un’assenza di verifiche. Così potrebbe essere che nell’autorizzazione prefettizia manchino le planimetrie delle strutture o che queste siano diverse da quelle indicate oppure ancora che le descrizioni siano solo parziali.

Chi controlla non controlla bene, forse non sa effettivamente cosa controllare e così le autorizzazioni che dovrebbero essere puntuali, sono poco rispondenti a un effettiva verifica. Demandando ai circensi di garantire la sicurezza dei cittadini e degli animali. Un grande errore che solo la fortuna ha sempre evitato si trasformasse in una tragedia. Questi controlli spesso inefficaci, mi perdonerà il sindaco di Ladispoli che si è subito chiamato fuori da ogni responsabilità, sono fatti in ogni piazza in cui il circhio decide di far spettacolo. Se fossero fatti in modo serio e con competenza questi episodi non sarebbero così frequenti ma, soprattutto, la vita degli animali nei circhi sarebbe almeno un poco migliore!

A seconda del numero di spettatori che possono essere ospitati sotto il tendone il circo viene visitato dalla Commissione comunale o provinciale di vigilanza, che verifica o dovrebbe verificare molte cose. Fra le quali ci sono sicuramente le strutture che ospitano gli animali e anche quelli identificati come pericolosi. Quindi questa valutazione passa dal vaglio degli uffici comunali, della Polizia Locale e almeno dei Vigili del Fuoco. Per questo non è proprio vero che il Comune di Ladispoli nulla potesse fare. Se avesse probabilmente avuto conoscenza e competenza reale nell’applicare le normative.

Il leone Kimba è stato fatto fuggire dagli animalisti? Se anche fosse significa che la custodia di un animale pericoloso è approssimativa.

Animalisti come commando, che eludono la sorveglianza dei circensi, si infiltrano dietro una fitta rete di strutture a difesa della sicurezza dei cittadini e liberano Kimba. Una ricostruzione ovviamente di fantasia perché le misure di sicurezza sarebbero state al massimo quelle garantite da un chiavistello e da un lucchetto. Non sarebbe servito certo un team della Delta Force per liberare lo sventurato felino. Questo perché nonostante tutto non vengono messe in atto reali misure di sicurezza. Come la recinzione con doppia cinta, allarmi con sensori di movimento o altri congegni elettronici.

I circhi con animali sono oramai un retaggio del passato, dove il maltrattamento è legato alle condizioni di detenzione, le cui regole di fatto non sono mai state fissate. Tanto da dover far intervenire con una atto amministrativo sui generis la Commissione CITES. Che, con buona volontà, ha tracciato un perimetro che la politica in decenni non aveva mai definito. Per colpa grave, lasciando che tutto il settore fosse normato atraverso una legge del 1968 che nulla dice circa gli animali.

Quello che è sicuro è che in questi decenni si sono susseguiti centinaia di migliaia di controlli approssimativi. Spesso fatti senza neanche seguire le regole di minima fissate dalla legge. Perché ogni volta che un circo cambia Comnune è sottoposto a controlli, che però molto raramente si rivelano efficaci. Inutile poi lamentarsi se il leone scappa. Mai come in questo caso risulta vero che le stalle si cerca di chiuderle quando i buoi sono già scappati, come dice il proverbio!

Banca Intesa finanzia lo zoo: quando il capitale si colora di green

Banca Intesa finanzia zoo
– Foto di repertorio –

Banca Intesa finanzia lo zoo: quando il capitale si dipinge di verde, ricoprendo un’operazione finanziaria di contenuti green. che possiede solo in piccola parte. Raccontando come una struttura, che può essere definita un parco divertimenti con animali, abbia una funzione importante nella conservazione. Tanto importante da meritare un finanziamento di 15 milioni di euro da una delle principali banche italiane. Nella realtà le cose però vanno diversamente: Zoom è al centro da molto tempo delle critiche delle associazioni che si occupano di difendere i diritti degli animali.

Avendo coniugato la presenza di animali con il divertimento, creando un parco tematico, questa struttura usa gli animali per attrarre pubblico. Certo, come prevedono le normative, ha una sua fondazione che si occupa di progetti di conservazione, ma questo non basta davvero per cancellare le sofferenze e i disagi che la cattività causa agli animali. Distorcendo il concetto di separazione fra mondo naturale e ambienti umani, fino a rendere possibile un’improbabile convivenza con animali selvatici “giocattolo”. Creando interazioni che non hanno una funzione educativa rispetto al mondo naturale. Dando un’illusoria parvenza di ecologico a un’impresa che destina alla conservazione briciole.

Del resto che questo “bioparco immersivo”, come amano definirsi quasi tutti i moderni zoo, usi gli animali addestrati per attrarre visitatori lo dimostrano, solo come esempio, gli spettacoli di falconeria. Quella che viene normalmente presentata come una nobile arte, in realtà è soltanto un pesantissimo condizionamento che lega la vita dei rapaci al falconiere. Animali che hanno perso, anzi ai quali è stata strappata ogni dignità, semplicemente per divertire le persone, grazie all’illusoria libertà del volo libero. Mentre, come quasi sempre avviene, sono cibo e imprinting che consentono al faconiere di far ritornare i rapaci sul guantone.

Banca Intesa finanzia il bioparco e Zoom ringrazia, ma non convince chi conosce il mondo della cattività

“Siamo lieti di aver collaborato con Intesa Sanpaolo in questa operazione che fornirà importanti risorse finanziarie volte a valorizzare il progetto ecologico di ZOOM – afferma Andrea Ehrhardt, Presidente ZOOM Torino e rappresentante di Magnetar – inoltre la partnership tra Magnetar e Intesa Sanpaolo evidenzia il nostro impegno comune nel voler preservare, promuovere e rafforzare l’experience offerta da ZOOM e la sua missione di promozione e tutela dell’ambiente attraverso iniziative di formazione e di sensibilizzazione collettiva, volte ad accrescere la percezione da parte della comunità sulle tematiche ambientali, culturali, educative, scientifiche e sociali legate al mondo della natura.”

Dichiarazione integralmente ripresa dalla pagina web di Intesa San Paolo

Per sgomberare il campo da equivoci, ma anche per evitare problemi legali, diciamo che tutte le attività sono perfettamente corrette e legali, avendo il bioparco Zoom tutte le autorizzazioni di legge. Sicuramente altrettanto in ordine sono i bilanci che hanno consentito a Intesa San Paolo di finanziare l’impresa. Questo però non toglie che, sotto il profilo etico, per quanti si occupano di diritti degli animali, questa operazione non possa soddisfare. Si parla di animali segregati in cattività, di attività di falconeria destinate addirittura ai bambini e di un parco che resta aperto anche di notte, alterando i cicli vitali degli animali. Luci e rumori che trasmettono un messaggio decisamente diseducativo: possiamo piegare la natura alle nostre esigenze, per divertimento.

Attività come detto legittime e decisamente molto remunerative, considerando che l’impresa sembra andare a gonfie vele. Grazie a clienti che si fanno convincere dall’idea che gli animali siano felici di essere a disposizione dei visitatori.

L’informazione fa la differenza: se ci fosse la giusta conoscenza molte di queste attività ludiche avrebbero già chiuso i battenti

Zoo, parchi faunisti e bioparchi, che poi sono strutture identiche per quanto riguarda il tenere gli animali in cattività, hanno da tempo imparato l’importanza del fattore estetico. Dove ambienti ben progettati danno l’idea al visitatore di trovarsi in un contesto semi naturale, cancellando quel senso di pietà che si prova vedendo gli animali dei circhi. Un cambiamento di scena che molti non percepiscono come una sorta di spettacolo teatrale, di grande finzione. Per carenza di conoscenze, per mancanza di informazioni sulla biologia e sulle necessità degli animali.

Ciò che emerge chiaramente ai nostri occhi è come il parco proponga al suo interno attività ludiche, comprese due piscine da cui si possono vedere pinguini ed ippopotami rinchiusi in vasche.  Gli animali sono ben lontani dall’ambiente naturale dove dovrebbero vivere. Per non parlare degli spettacoli di falconeria,  che oltretutto in estate si svolgono sotto il sole cocente di mezzogiorno.Secondo alcune testimonianze dirette, diversi animali mostrano visibili segni di stress e condizioni ovviamente non consone alla loro biologia.Le tigri, per esempio, specie solitaria, condividono il recinto. Le specie presenti sono praticamente tutte impossibili da reintrodurre, come ammesso anche durante le visite dalle guide confermando le incertezze e dubbi sull’efficacia della “conservazione ex situ”.

Dichiarazioni tratte dal sito nazionale di LAV

Sono i visitatori a fare la differenza, sono loro a avere in mano la leva economica che può garantire lauti incassi oppure far andare i bilanci in rosso. Siamo noi che facciamo divulgazione a dover raccontare come certe attività nel 2023 non dovrebbero più avere ragione di esistere. Sempre più convinti che la vera conservazione si faccia sul posto, non riproducendo animali che nella quasi totalità dei casi non potranno mai essere reinseriti in natura. Non bastano pochi casi di successo a giustificare la cattività di centinaia di migliaia di animali negli zoo di tutto il mondo.

Papa Francesco e circo con animali: ancora una volta l’apparenza inganna

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Papa Francesco e circo con animali: ancora una volta l’apparenza inganna e sul discorso del circo il Papa sembra rimasto fermo al secolo scorso. La compassione universale che tante volte ha dimostrato, l’attenzione verso l’ambiente e in minima parte verso gli animali non è sufficiente a tenerlo lontano dal circo. Se su molti argomenti, considerando la sua figura, ha avuto incredibili aperture sui diritti degli animali inciampa spesso, balbetta nel concetto, non evolve. Una visione antropocentrica che culmina, non certo per la prima volta, nello spettacolo di un circo con gli animali offerto ai poveri e ai senza fissa dimora della capitale.

L’obiettivo era certo lodevole: come non essere dalla parte di chi aiuta gli ultimi, gli invisibili e i meno difesi offrendogli un sorriso. Peccato che la strada percorsa per raggiungere l’obiettivo abbia trasformato, ancora un volta, il valore dei diritti degli animali facendoli diventare da reali a invisibili. In fondo due aspetti dello stesso male rappresentato dall’incapacità di troppi di voler capire sino in fondo la sofferenza. Non tutto quello che sembra un momento di giocoso e gioioso spettacolo corrisponde alla realtà. Proprio come la finzione della fotografia, tanto plausibile da richiedere una spiegazione.

La storia del circo ha un trascorso ottocentesco di esposizione delle deformità, di creazione e esaltazione di figure mostruose, talvolta false come il Papa della foto, talvolta vere nel loro mancato rispetto della dignità umana. Papa Francesco, attraversando il suo complesso magistero, si è mai soffermato su empatia, rispetto, compassione ma verso gli animali non umani? Si è accorto, per esempio, che tanti profughi in fuga dalla “martoriata Ucraina” avevano al seguito i loro animali? In una situazione drammatica, di sofferenza palpabile, spessa come una coltre di morte, le persone non lasciavano i loro animali. Non è cosa sulla quale riflettere?

Papa Francesco e circo con animali: infliggere sofferenza per divertimento dovrebbe essere una colpa grave

Ha destato stupore che il cardinale Konrad Kraiewski, fidato elemosiniere del Papa, si sia prestato a fare un numero da circo: gettarsi per terra ai piedi di un elefante che lo ha evitato nel suo incedere. Da laico irredimibile potrei dire che quanto accaduto dovrebbe far propendere sul fatto che i pachidermi siano creature di Dio: se fossero stati governati dal demonio probabilmente il cardinale avrebbe rischiato grosso. A quanto si narra il maligno non perde occasione per vendicarsi su chi lo combatte.

Spogliandosi della visione antropocentrica e guardando all’enciclica “Laudato Sì” Papa Francesco parla dimostra un’attenzione importante verso la tutela dell’ambiente. Una scelta oramai obbligata che dovrebbe evitare di mettere mettere sempre e solo l’uomo al centro, con un diritto di dominio che, in realtà, non possiede. Sempre più si comprende l’importanza del principio “un pianeta, una salute”, che sotto il profilo pratico, per essere attuato, richiede la perdita del primato umano sulla natura. Con un concetto che deve essere attraversato dall’armonia, non da un’ingiustificata supremazia.

Proprio per la sua dignità unica e per essere dotato di intelligenza, l’essere umano è chiamato a rispettare il creato con le sue leggi interne, poiché « il Signore ha fondato la terra con sapienza » (Pr 3,19). Oggi la Chiesa non dice in maniera semplicistica che le altre creature sono completamente subordinate al bene dell’essere umano, come se non avessero un valore in sé stesse e noi potessimo disporne a piacimento. Così i Vescovi della Germania hanno spiegato che per le altre creature « si potrebbe parlare della priorità dell’essere rispetto all’essere utili ».

Tratto dall’Enciclica Laudato Sì

L’enciclica Laudato Sì parla di armonia ma mantenerla passa da un cambio culturale

Il Papa sembra dimenticare che lo sfruttamento di un essere senziente per puro divertimento, obbligandolo ad avere comportamenti innaturali, rappresenta una crudeltà. Molto più laicamente è stato proprio il Trattato di Lisbona a riconoscere che gli animali sono esseri senzienti, prima dell’enciclica papale. Entrambe gli scritti hanno in sé una colpa: avere fatto grandi enunciazioni che non sono state tradotte in azioni concrete. Iniziative come la promozione del circo con animali sono antagoniste non solo verso i diritti degli animali, ma contro la crescita di una diversa coscienza basata sul rispetto.

La Chiesa cattolica, realtà importante per la diffusione dei suoi fedeli, avrebbe il dovere di mettere al centro di ogni azione il rispetto verso l’intero creato. Unico sentimento capace di abbattere muri e di creare ponti. Per questo ferisce l’indifferenza nei confronti della sofferenza, la mancata comprensione del fatto che un elefante non dovrebbe trovarsi sotto uno chapiteaux di un circo. Un affronto commesso non solo nei confronti delle persone che provano empatia verso gli animali, ma contro ogni sforzo che cerca di far prevalere il rispetto alla sopraffazione, la condivisione invece dell’esclusione.

Un brutto messaggio quello che è passato: aiutare i dimenticati e gli ultimi attraverso l’indifferenza verso la sofferenza di altri dimenticati, di altri ultimi. Inaccettabile nei fatti, incomprensibile leggendo l’enciclica Laudato Sì dove si riporta un passaggio sul pensiero di San Francesco, in cui è scritto che anche le creature più piccole sono da considerarsi come fratelli e sorelle. Tempo di cambiare visione sui diritti degli animali, perché talvolta i pastori di anime dimenticano quanto sia ampio il gregge che vien loro affidato, a torto o a ragione a seconda del proprio credo.

Tutela degli animali e giardini zoologici: le contraddizioni di associazioni e istituzioni

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Foto di repertorio

Tutela degli animali e giardini zoologici: le contraddizioni di istituzioni e associazioni che scelgono di svolgere attività nei luoghi in cui gli animali sono sfruttati. Una situazione eticamente paradossale, che crea imbarazzo nel fronte di quanti a vario titolo si occupano di tutelare i diritti degli animali. Le notizie di stampa riportano con grande risalto un’iniziativa promossa da Zoomarine -il giardino zoologico con annesso delfinario e molte altre aree tematiche- che promuove la campagna “Se Cupido ci mette lo zampino” con collaborazioni insospettabili. Non soltanto di un’associazione che dichiara di occuparsi di vigilare sul benessere animale ma anche con la partecipazione dell’Assessorato Ambiente di Roma Capitale.

Scopo dell’iniziativa sarebbe quello di trovare famiglia e casa per i cani e gatti ospiti del Rifugio Muratella e dell’Oasi Felina Porta Portese. Sotto l’occhio vigile delle Guardie Zoofile di Agriambiente Lazio che avranno il compito di istruire le famiglie sul rispetto delle necessità degli animali domestici. Questa iniziativa viene portata avanti in una struttura che usa gli animali per fare spettacolo, attività del tutto legale ma che indubbiamente costringe gli animali in cattività per scopi commerciali. In tutto il mondo occidentale si chiede la chiusura di circhi, delfinari e anche di questo tipo di parchi tematici che, fra le altre cose, consentono interazioni con lemuri, pinguini, pappagalli e petauri.

In questo periodo le strutture di cattività per gli animali sono oggetto di critiche, da quelle più aspre nei confronti dei circhi con animali a quelle che riguardano delfinari e luoghi in cui si fa spettacolo. Lo sfruttamento degli animali per divertimento non è ritenuto eticamente accettabile, anche se i parchi tematici continuano, purtroppo, a essere molto attrattivi per il pubblico. Grazie al fatto che l’attenzione nei confronti degli animali e dei loro diritti ha diverse intensità, che variano non soltanto a seconda della specie ma anche del contesto in cui gli animali vengono tenuti.

Tutela animali e giardini zoologici sono realtà incompatibili, specie quando si fa spettacolo

I gestori di giardini zoologici come Zoomarine o Zoom sono stati molto attenti alle coreografie e alla narrazione delle loro attività. Raccontando di bioparchi immersivi o di giardini zoologici utili se non indispensabili a difendere ambiente e biodiversità. Ricreando ambientazioni che impediscono al visitatore poco informato di comprendere le reali condizioni degli animali, prigionieri in piccolissimi territori. Nella realtà i messaggi educativi e l’attenzione verso la biodiversità annegano in un contesto che diventa una macchina per fare soldi. Legittima, legale, criticabile sempre ma non denunciabile, non arrestabile sino a quando la normativa non cambierà radicalmente.

Nell’attesa di norme nuove bisogna cercare di aumentare la divulgazione su quanto queste strutture siano inutili, per far conoscere il comportamento degli animali o per contribuire alla loro conservazione. Questi parchi tematici rappresentano un vantaggio soltanto per le società che li possiedono, con ricadute davvero minime se non inesistenti sulla conservazione. Servono purtroppo, questo si, a riempire gli enormi buchi lasciati dallo Stato per quanto concerne il soccorso di determinate specie e la custodia degli animali in sequestro.

La difficoltà di collocare anche temporaneamente gli animali selvatici e esotici sequestrati rende spesso questi parchi una componente necessaria, ma soltanto a causa delle decennali carenze dell’ente pubblico. Le strutture per il ricovero e la cura degli animali pericolosi, esotici e selvatici dovrebbero essere attività separate da quella di società che utilizzano gli animali per intrattenimento. Per non consentire alibi alla cattività e per non diventare un traino, più o meno consapevole, di realtà quasi esclusivamente commerciali. Aziende capaci di utilizzare al meglio il marketing, veicolando azioni di greenwashing, che generano nei visitatori l’idea di contribuire ad aiutare il pianeta.

Associazioni e amministrazioni pubbliche devono mantenere comportamenti in linea con il loro ruolo

Se stupisce vedere il Comune di Roma coinvolto in attività che in qualche modo regalano visibilità a Zoomarine, altrettanto stupisce quando le associazioni utilizzano queste situazioni per promuoversi. Dovrebbe esistere una linea etica di separazione fra mondi che possono talvolta interagire per necessità ma che non devono sovrapporsi. Un esempio di questa confusione di ruoli sta nelle situazioni alle quali capita di assistere con maggior frequenza: le raccolta di cibo o di fondi che alcune associazioni fanno in negozi dove vengono venduti animali.

Se è vero che il pubblico che li frequenta si identifica quasi sempre con quanti credono di essere sensibili ai diritti degli animali è altrettanto vero che la presenza delle associazioni nei negozi diventa una giustificazione al commercio degli animali vivi.

Con le conoscenze raggiunte sull’etologia degli animali la cattività degli animali selvatici, anche se definiti da compagnia, è una scelta eticamente inaccettabile. Ricordando che devono essere considerati selvatici tutti gli animali non domestici, anche se riprodotti in modo controllato e non catturati in natura. Pappagalli, petauri dello zucchero, criceti, gerbilli e rettili di ogni specie non sono e non saranno mai animali domestici anche se milioni di questi animali sono costretti a vivere nelle nostre case.

Il commercio degli animali nasconde grandi aree grigie e poco indagate di maltrattamento ed è un fenomeno contro il quale viene fatta poca educazione. Proprio a causa di quella zona intermedia che collega commercio con gli amanti degli animali e con chi li difende. Una zona grigia che bisogna cominciare a infrangere, raccontando in modo molto chiaro che avere in casa animali selvatici non significa amarli e che non può esistere amore quando non si rispettano esigenze e caratteristiche etologiche. Se non cerchiamo di far vedere davvero questi prigionieri per quello che sono, vittime del nostro modo distorto di considerarli. le cose non cambieranno mai.

Circo e animali: proteste a Brescia ma le regole non vengono rispettate

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Foto di repertorio

Circo e animali, proteste a Brescia delle associazioni contro il Circo di Maya Orfei che porta in città lo spettacolo Madagascar, esibendo oltre cento animali. Fra i motivi delle proteste anche il luogo di attendamento del complesso circense, che si è insediato su una spianata di cemento. Con gli animali costretti a passare dagli spazi angusti dei carrozzoni da trasporto a recinti esterni allestiti sul cemento del piazzale. Uno spazio non adatto a consentire un seppur minimo benessere alle numerose specie che il circo si vanta di ospitare. Per correttezza, però, bisogna dire che gli spazi dove attendarsi non li scelgono i circensi ma i Comuni e in questo caso la città di Brescia.

L’unica legge che regolamenta la materia degli spettacoli circensi risale al 1968 e non è mai stata svecchiata, lasciando che le scarse regole diventassero una via di fuga per amministrazioni e circhi. I Comuni hanno per legge l’obbligo di indicare un luogo dove i circhi, se in regola con le norme sulla sicurezza degli spettacoli, possono attendarsi e Brescia, da sempre, mette a disposizione questo spazio, che è una distesa di cemento, come accade in quasi tutte le città. La responsabilità delle amministrazioni comunali è quella di dare le autorizzazioni obbligatorie, valutando il circo nel suo complesso. Verificando con attenzione tutti gli aspetti, dalla sicurezza degli spettatori alle condizioni di vita degli animali.

Circo e animali, le proteste di Brescia devono essere rivolte al Comune che ha consentito l’attendamento

Quasi sempre quando vengono fatti i controlli preventivi della commissione provinciale di vigilanza, composta fra gli altri anche da personale del servizio veterinario pubblico, tutto sembra essere in regola. In base a valutazioni fatte senza tenere conto delle esigenze degli animali, potendo i Comuni dare ai circhi prescrizioni vincolanti. Se i circensi sono responsabili di usare ancora gli animali negli spettacoli i Comuni hanno la responsabilità dei controlli fatti secondo il metodo “così fan tutti”. Con verifiche eseguite puntualmente, applicando alla lettera le poche norme, sarebbero ben pochi i circhi in grado di ottenere il nulla osta.

Esistono diverse norme che i Comuni possono utilizzare, anche se sono sprovvisti di un regolamento sulla tutela degli animali. A cominciare dalle regole che il Sindaco può imporre, come autorità di pubblica sicurezza, nel momento in cui vi è presenza di animali pericolosi. Pretendendo, per esempio, che i recinti che ospitano gli animali all’esterno, obbligatori secondo le prescrizioni della Commissione Scientifica CITES, abbiano una doppia cinta. Una precauzione che eviterebbe, come spesso accade, che gli animali evadano dai recinti per darsi alla fuga nelle strade cittadine.

La seconda possibilità che hanno è di subordinare la concessione del nulla osta allo spettacolo al puntuale rispetto delle direttive CITES, che prevedono una serie di criteri. I recinti esterni, ad esempio, devono essere dotati di arricchimenti ambientali, per consentire agli animali di non patire la noia. Inoltre devono avere vasche idonee per consentire il bagno a tutte le specie con consuetudini acquatiche, come tigri e ippopotami. Un ippopotamo che sia tenuto in condizioni che non gli consentano di potersi immergere a piacimento deve essere considerato in una situazione di maltrattamento. Per queste specie galleggiare sull’acqua significa scaricare il peso dalle zampe e questo è un bisogno irrinunciabile.

Gli zoo viaggianti non devono essere autorizzati per le visite del pubblico

I servizi veterinari e la polizia locale hanno degli obblighi che sono relativi anche all’accertamento del benessere animale. Che devono e possono verificare nel corso delle verifiche preventive, vincolando il parere favorevole della commissione al rispetto effettivo delle, poche, norme. Peraltro ci sono sentenze della Cassazione che hanno riconosciuto limiti nell’esclusione dall’applicazione della legge 189/2004, che tutela gli animali dai maltrattamenti. Una sorta di salvacondotto limitato, possibile solo sino a che vengono rispettate le leggi speciali in materia. Considerando che la legge di riferimento per i circhi è solo la 337/1968, che nulla stabilisce in materia di benessere animale, la tutela dai maltrattamenti resta quindi pienamente operativa.

I Comuni devono poi espressamente vietare l’esibizione degli animali negli zoo itineranti perché l’attività espositiva non rientra in quella circense, salvo che non sia intestata a diversa personalità giuridica. Ma se così fosse le autorizzazioni devono essere separate e distinte e gli animali della mostra faunistica non dovrebbero essere quelli usati negli spettacoli. Analogo discorso e verifica devono essere compiute sulle modalità di detenzione degli animali pericolosi, che richiedono un’espressa autorizzazione rilasciata da una Prefettura. Nell’autorizzazione dovrebbero essere allegate anche le planimetrie delle strutture di detenzione autorizzate. Queste licenze, obbligatorie, non vengono quasi mai verificate.

Il mondo del circo è complesso ma troppo spesso i controlli vengono realizzati seguendo la logica che al circo tutto, o quasi, sia permesso, ma non è così. In attesa che si arrivi a una dismissione degli animali nei circhi, un percorso lento ma oramai ineluttabile, i cittadini hanno il diritto di pretendere controlli efficaci. Capaci di garantire l’incolumità di animali e spettatori e condizioni di vita che rispettino almeno le prescrizioni stabilite dalla Commissione CITES, proprio per garantire un benessere minimo.