Storia del macaco Punch, da prigioniero a testimonial per IKEA

Storia del macaco Punch

La storia del macaco Punch, divenuto da animale prigioniero a testimonial per IKEA ha commosso il mondo. Cosa c'è di meglio per commuovere le persone della narrazione di un cucciolo in crisi che, per consolarsi del fatto di non essere accolto nel gruppo, si tuffa nelle braccia di un peluche? E cosa c'è di meglio per Ikea la nota catena svedese IKEA di essere proprio loro a mettere in vendita il peluche regalato a Punch dai custodi? Un trionfo del marketing, che senza fare nulla, ha fatto parlare di Ikea in tutto il globo, facendo scorrere fiumi di inchiostro su ogni aspetto della vicenda o quasi.

Il mondo si è fatto intenerire da Punch, si è fatto intrigare dal marketing, si è commosso guardando la bella storia e non ha voluto andare oltre. Non ha voluto sapere se il gruppo di macachi, che in natura vivono in Giappone nelle foreste di latifoglie montane e fanno i bagni come noi alle terme, potesse avere una vita serena, in una situazione di reale benessere. Perché la storia era talmente bella che non andava "sporcata" con considerazioni malinconiche sulle privazioni che comporta la cattività.

La storia del macaco Punch dovrebbe far riflettere sulle condizioni di vita che imponiamo agli animali per nostro diletto

Alcune volte penso che noi esseri umani siamo poco portati a riflettere sulla sofferenza, sulle privazioni, sulla crudeltà delle costrizioni. In fondo ci piace molto di più parlare dell'importanza della vita, dell'essere vivi, piuttosto che soffermarci sulle condizioni che rendono una vita meritevole di essere vissuta. Lo facciamo senza pensarci, distrattamente quasi, perchè in fondo a noi umani terrorizza più la morte che tutto il resto. Così la vita è sacra, come si tuona spesso dicendolo, dimenticandosi di affermare la stessa sacralità per la qualità della vita. Arrivando fino a voler impedire la possibilità di un essere umano di poter scegliere diu morire, liberamente.

Così non ci soffermiamo mai sulla liceità morale di quelle strutture, chiamate in mille modi, sempre più rassicuranti che hanno nel tempo sostituito il termine "zoo" con quelli di bioparco immersivo, di oasi della biodiversità. Per nascondere al pubblico l'unica verità: che la stragrande maggioranza degli animali che teniamo prigionieri negli zoo non hanno altra utilità se non quella di produrre denaro.

Non sono strutture dedite alla conservazione ma bensì al turismo. Incidentalmente, si occupano anche di fare attività a tutela della biodiversità, come previsto dalla normativa. E qui per spiegare il concetto mi faccio aiutare dalle parole di Lucio Dalla:

… Potenza della lirica, dove ogni dramma è un falso, con un po' di trucco e con la mimica puoi diventare un altro

… Ma due occhi che ti guardano, così vicini e veri, ti fan scordare le parole, confondono i pensieri

Uno zoo resta uno zoo, anche se sono state tolte le sbarre

I moderni zoo, fatemeli continuare a chiamare così, sono fatti per raccontare finzioni, per nascondere realtà, per dare al visitatore l'impressione di entrare in un pezzo di foresta o di savana. Quasi tutti i più noti zoo italiani sono in mano a due gruppi finanziari: uno che fa capo alla famiglia De Rocchi (circo Medrano) che possiede lo zoo safari di Fasano, quello di Pombia e le Cornelle di Valbrembo e l'altro che possiede lo Zoom di Torino e ora anche lo zoosafari Natura Viva di Bussolengo, strutture riconducibili alla famiglia Casetta e a un fondo di investimento internazionale.

La storia di Punch non ha niente di romantico, perché è fatta più di noia che di tenerezza

Gli zoo sono attività assolutamente legittime per la normativa, però non devono essere fatti passare per strenui difensori della biodiversità. Devono fare, per legge, attività di divulgazione nelle strutture che gestiscono e devono impegnarsi nella promozione di attività di conservazione, la cui efficacia non risulta oggetto di attenti controlli. Queste promesse spesso costituiscono il cavallo di Troia con il quale gli zoo riescono a entrare nelle case degli italiani per promuovere le loro attività, legittime ma strettamente commerciali, al pari dei circhi, dei parchi acquatici e delle mostre faunistiche.

Non c'è una storia a lieto fine nella cattivitò, con animali ristretti in piccoli spazi, costretti a condurre una vita innaturale. Così la più grande nemica degli animali prigionieri resta la noia, non certo la fame. In un recinto non succede quasi mai nulla, non c'è mondo da esplorare e perfino gli odori sono sempre i soliti. Tanto che i keeper degli zoo hanno imparato che servono modi per tenere imnpegnati gli animali, costringendoli a sudarsi il cibo, per esempio, che viene nascosto proprio per creare dei diversivi in giornate senza fine. Spesso noi diciamo "son morto di noia a vedere, oppure a fare, questo o quello", ma non ci preoccupiamo quando questa noia mortale la facciamo subire agli animali.

Questa vicenda andrebbe "spezzetatta, scomposta, analizzata" senza guardare al lato romantico di un giovane macaco, Punch, che si consola con un peluche. Bisognerebbe chiedersi se queste strutture abbiano una ragion d'essere, siano eticamente sostenibili, siano realmente indispensabili per la conservazione. Una riflessione che davvero pochi vogliono affrontare, cercando di illuminare i tanti angoli bui di questo universo fatto di vite prigioniere.

Genova dice no al circo con animali

Genova dice no al circo con animali

Genova dice no al circo con animali e non concede il permesso di attendamento al complesso circense "Africa" di Paolo Orfei. Una scelta coraggiosa, in tempi in cui i governi nazionali hanno sempre rimandato i provvedimenti volti a eliminare gli animali dai circhi. Il diniego all'attendamento porterà il circo di Paolo Orfei a presentare ricorso al TAR della Liguria in quanto, in assenza di una normativa che impedisca l'uso degli animali, il circo è uno spettacolo tutelato dal nostro ordinamento.

La giunta retta da Silvia Salis, una sindaca che ci ha abituato a comportamenti decisamente inusuali e controcorrente, ha adottato il provvedimento con consapevolezza. Ben sapendo che l'esito del ricorso potrebbe smentire l'amministrazione della Lanterna, considerando che i circhi ricorrono sempre in caso di dinieghi totali o parziali delle autorizzazioni. Quello che i cittadini non sanno è che, al pari di altre attività dannose per gli animali, anche i circhi sono sovvenzionati dallo Stato con il Fondo Unico dello Spettacolo. Quindi ogni cittadino italiano sovvenziona, pro quota, anche lo sfuttamento degli animali dei circhi.

Senza i fondi pubblici erogati dal ministero retto da Alessandro Giuli i circhi con animali avrebbero già chiuso i battenti, per mancanza di pubblico. Secondo un sondaggio recentemente commissionato da LAV a Doxa più dei tre quarti degli italiani risulta essere contrario al circo con animali, riducendo in modo considerevole il numero dei potenziali spettatori. Ma nonostante questo la politica non cessa il suo sostegno bipartisan al circo, come dimostrano i variegati colori dei governi che non hanno voluto scrivere la parola fine.

Il circo sta lottando contro sé stesso, andando contro al sentimento negativo dell'opinione pubblica

La mancanza di coraggio e di lungimiranza rischia di portare la maggioranza delle imprese circensi italiane alla chiusura. Fagocitate dai grandi complessi circensi internazionali, capaci di mettere in scena spettacoli fantastici e privi di sofferenza animale. Voler andare contro una diversa sensibilità del pubblico non porterà fortuna alle molte imprese italiane del settore e la loro definitiva chiusura sarà soltanto una questione di tempo.

Nel frattempo, fra condanne, sequestri e dinieghi lo spettacolo con animali si dibatte fra mille difficoltà, che causano ulteriori sofferenze agli animali. Il maltrattamento di leoni, tigri, elefanti e altre specie detenute per lo spettacolo non è dovuto solo all'addestramento ma alle condizioni di vita tipiche dello spettacolo viaggiante, Spazi ristretti, poco movimento, comportamenti naturali azzerati rappresentano realtà immodificabili, legati alla necessità di avere mezzi compatibili al loro movimento su gomma. Per questa ragione non potrà mai esserci un circo che non maltratti gli animali che impiega e questa è la motivazione per la quale, fra le altre, non potrà mai esserci un circo rispettoso dei diritti e del benessere degli animli.

Ben vengano quindi amministrazioni comunali come quella genovese che, pur consapevoli dei rischi della mancata autorizzazione, preferiscono perdere in giudizio che perdere la loro credibilità. In attesa che la politica smetta di usare i diritti degli animali come un bancomat elettorale, annunciando rivoluzioni che non rivoluzioni, avanzamenti normativi che restano solo sulla carta, fatti a favore di un pubblico che in tema di animali crede ancora a troppi ciarlatani,

Cara COOP che brutta idea lo spot con i pappagalli in cattività

Cara Coop che brutta idea lo spot con i pappagalli in cattività

I pappagalli, al pari di tanti altri animali dei quali è ancora consentito il commercio, non dovrebbero stare nelle nostre case. Sono animali selvatici e restano tali anche se sono riprodotti in cattività, in quanto hanno necessità che non possono essere assicurate nella vita domestica. Inserirli in uno spot, del tutto gratuitamente, dimostra solo gravi carenze creative e servirà a stimolarne l'acquisto. Alimentando un commercio crudele che non dovrebbe essere promosso da una catena che si definisce attenta ai diritti.

Nelle case degli italiani sono prigionieri molte centinaia di migliaia di animali appartenenti alle specie selvatiche più disparate. Dal petauro dello zucchero ai grandi pappagalli Ara, dai camaleonti ai suricati. Un'arca di Noe che nelle nostre case non potrà mai vivere secondo le sue necessita etologiche, ma sarà costretta a subire mille sofferenze per il nostro piacere. Animali appartenenti a specie che, come i pappagalli, non possono essere considerati animali domestici, anche se sono riprodotti in ambiente controllato e non vengono più dal prelievo in natura.

Ciao Martina come stai? Se non avessi il numero memorizzato sono Ermanno! Ho sentito Elisabetta Gazzola e mi ha detto che collabori con Fondazione Coscioni, che bello! Mi chiedevo ma lavori part time o hai ancora spazio per una collaborazione? Perché magari potremmo tornare a collaborare Cara Cara Coop che brutta idea lo spot con i pappagalli in cattività

La responsabilità di fare pubblicità rispettose dei diritti di uomini e animali

Mostrare animali negli spot stimola le persone ad acquistarli, quasi sempre senza domandarsi se possano vivere più o meno serenamente con noi. Così finisce che gli animali presenti nelle pubblicità diventino l'oggetto del desiderio, con l'aggravante che lo stimolo arriva proprio da un brand che si promuove dichiarandosi responsabile. Molti consumatori potrebbero essere, per questo, portati a credere che se "te lo mostra COOP" significa che questa sia una scelta responsabile. Una bugia che diventa realtà grazie a una forma di marketing ingannevole, che cerca solo di lisciare il pelo agli spettatori.

Probabilmente i creativi di COOP non si sono soffermati nemmeno un minuto su questo tema, non si sono informati sui bisogni di un pappagallo Ara e sulle sue difficoltà a adattarsi alla vita casalinga. Questi meravigliosi animali sono dei formidabili volatori, abituati a vivere in stormo e con una vita sociale che è fondamentale per il loro benessere. Ma cosa volete che sappia di un etogramma un creativo? Di cosa significhi poter vivere assecondando i propri bisogni etologici e di quanto sia impossibile farlo da prigionieri. Sarebbe proprio il caso di dire che si tratti di un'ignoranza senza sconto, nemmeno in COOP..

Alla Festa dell’Unità di Modena il rispetto per gli animali NON prende il volo!

Alla Festa dell’Unità di Modena il rispetto per gli animali NON prende il volo!

Alla Festa dell’Unità di Modena, in corso dal 21 agosto al 14 settembre, il rispetto per gli animali NON prende il volo, ma anzi precipita rovinosamente al suolo grazie a un'esposizione di rapaci. Presenza che scopro non essere un caso isolato, ma anzi una costante alle feste del partito in Emilia. Con buona pace dei parlamentari del PD che tanto si spendono per la tutela degli animali. Così, con un piccolo sforzo investigativo, si può scoprire, sui social e sui siti ufficiali del Partito Democratico, come questa collaborazione con "Il mulino dei gufi" sia storica. Uno stand con i rapaci notturni esposti come fossero oggetti, tenuti legati di notte e in piena luce per la gioia di grandi e piccini.

Guardando poi le foto della festa provinciale di Modena si nota come dagli stand siano passati i leader del Partito Democratico, evidentemente non turbati dalla presenza di questi animali. Eppure è noto a chiunque abbia un minimo di conoscenza dell'etologia e si occupi seppur alla lontana di diritti degli animali che questa sia una pratica detestabile. Proprio come ogni forma di addestramento basata non sulla costruzione di un rapporto ma su un condizionamento. Forse sarebbe tempo che il PD si dotasse di garanti dei diritti degli animali, almeno per evitare cadute di stile come queste.

Vorrei chiedere alla segretaria del PD Elly Schlein cosa pensa della scelta di esibire rapaci legati, di tenerli in un ambiente rumoroso e innaturale, di esibirli come se fossero oggetti inanimati. Da tempo critico le scelte filo venatorie di questo governo, le dilazioni concesse ai circhi, un'attenzione apparente e solo nei confronti di cani e gatti, ma certo se Atene piange Sparta non ride. Perchè sono i particolari a fare la differenza e la presenza di questi rapaci alle Feste dell'Unita emiliane è l'elefante nella stanza del PD sui diritti animali.

La cultura del rispetto cresce anche grazie a quello dimostrato nei confronti degli animali

Se dovessero essere solo gli esempi dati dalla politica a far avanzare i diritti vien da dire che saremmo forse più arretrati di quello che siamo. Perché non basta parlare, scrivere o raccontare una cosa perché questa prenda corpo: la cultura del rispetto per crescere ha bisogno di essere insegnata, promossa e attuata. Diversamente si tratta di propaganda, che serve a guadagnare consensi (forse) ma non a modificare la cultura di una collettività. Un po' come le foto di Salvini con il cucciolo di turno che poi son smentite da altri scatti degli spiedi bresciani con i cacciatori.

Insegnare il rispetto verso gli animali è una strada meravigliosa per far crescere l'idea di convivenza e coesistenza ma anche per accrescere l'empatia verso tutti i viventi. Una via di crescita che non si sposa, e non si potrà mai sposare, con dei rapaci costretti ai geti. Tenuti legati, addestrati grazie al condizionamento alimentare, privati della loro dignità per essere esposti come cose. Sarebbe tempo di cambiare strada, di iniziare nuovi percorsi, di smettere di usare il rispetto come se fosse un profumatore d'ambiente gettato in una discarica.

Foto tratta dalla pagina social della Festa dell'Unità di Modena

Abbattuti 12 babbuini sani allo zoo di Norimberga: mancava spazio

Abbattuti 12 babbuini sani allo zoo di Norimberga

Abbattuti 12 babbuini sani allo zoo di Norimberga: mancava spazio per tutti e la direzione non voleva rischiare sanzioni a causa del sovraffollamento. Quindi, per rispettare la norma che tutela gli animali degli zoo, la scelta è stata quella di sopprimerli. Non è chiaro con che metodo visto che i loro corpi sono stati poi dati in pasto ai carnivori. La notizia ha fatto infuriare le organizzazioni di tutela degli animali e ha riaperto vecchie ferite su questa pratica, che certamente non è una novità.

In passato quattro leoni erano stato uccisi allo zoo di Copenaghen suscitando non poche polemiche e pochi mesi dopo la stessa sorte toccò alla giraffa Marius. L'anno scorso nello zoo di Zurigo vennero abbattuti alcuni suricati, sempre per ragioni di sovraffollamento, facendo sorgere molti interrogativi sugli zoo. Strutture che dietro al grande paravento della conservazione quasi sempre nascondono imprese con interessi economici, che poco conservano e molti animali consumano. Sono ben poche le specie animali che sono state reintrodotte in natura grazie agli zoo, specie se si parametrano i rilasci in relazione al numero degli animali detenuti in tutto il mondo..

In Italia tutti gli zoo, quasi per magia, sono diventati parchi faunistici e molti di questi, sui loro siti, raccontano del loro contributo alla conservazione. Spesso questo è il paravento per far digerire ai visitatori la cattività degli animali, che a onor del vero, non ha la stessa qualità in ogni struttura. Ci sono zoo che cercano di garantire il minimo benessere agli animali, ce ne sono altri dove gli animali sono solo componenti necessarie alla produzione di reddito.

Gli architetti aiutano a creare strutture che nascondono la prigionia, facendoci sentire parte della natura (addomesticata)

Così, nella pubblicità, diventano luoghi paradisiaci utili alla conservazione anche gli zoo safari. Strutture disseminate per l'Italia che sembrano fatte per garantire maggior libertà agli ospiti. In realtà tutti gli zoosafari, dove si entra con la macchina, sono prigioni a cielo aperto. Strutture dove gli animali sono infastiditi dalle continue invasioni del territorio, avvelenati dai gas di scarico delle auto e costretti ogni sera a tornare alle anguste gabbie, dove passeranno la notte per ragioni di sicurezza. Realtà molto diverse dalle savane africane che vogliono imitare. Nulla di naturale se non nella pubblicità.

Ci sono strutture, come Zoom in Piemonte, che danno ai visitatori l'illusione di trovarsi in Namibia, invece si trovano a pochi chilometri dal Monte Rosa. Quello che un sito patinato si definisce come "il primo Bioparco immersivo in Italia", ma in realtàè solo uno zoo senza gabbie a vista, dove gli animali sono prigionieri come in tutti gli altri zoo. Solo che per loro c'è ancora meno pace, considerando le feste notturne e le varie opzioni di intrattenimento.

Siete liberi di scegliere come divertirvi, ma sappiate che non lo fate con gli animali ma alle spalle degli animali

Se la notizia dell'abbattimento dei dodici babbuini vi ha intristito potete sempre cercare di interessarvi sul patinato mondo dei bioparchi e dei luoghi di diverimento con animali. Non fatevi ingannare dai racconti dei gestori, cercate di trovare informazioni meno interessate delle loro sul benessere degli animali negli zoo. Se proprio non potete fare a meno di visitarli evitate quelli che hanno un safari dove i visitatori entrano con i veicoli, evitate i parchi che fanno esibire gli animali acquatici e quelli che vi organizzano una festa di compleanno in mezzo a specie selvatiche.

Un'ultima cosa: siate consapevoli del fatto che è la domanda a creare l'offerta. Più visitatori avranno gli zoo e più continueranno a tenere inutilmente animali in cattività. Come avviene per i circhi i veri responsabili della loro esistenza non sono solo i politici, ma anche gli spettatori. Se nessuno entrasse più in un circo o in uno dei tanti pessimi zoo che ci sono in Italia (molto pochi sono quelli che, per fortuna degli animali ospitati, si salvano) il numero degli animali prigionieri sarebbe molto, ma molto, inferiore a quello attuale. E ricordatevi che visitandoli raramente aiutate la conservazione, ma sicuramente garantite il benessere e le vacanze dei proprietari delle strutture.

Falconeria e rapaci: non c’è libertà nel condizionamento degli animali

Falconeria e rapaci: non c'è libertà nel condizionamento degli animali

Falconeria e rapaci: non c'è libertà nel condizionamento degli animali usati nella pratica tanto cara a Federico II di Svevia. L'imperatore ancora oggi viene ricordato per il suo DE ARTE VENANDI CUM AVIBUS, un trattato del 1200 che illustra la pratica della caccia con il falco e le modalità di addestramento. Ma se l'arte della falconeria poteva intrigare Federico II appare evidente come questa pratica, oggi, sia fuori dal tempo e dalle attuali conoscenze etologiche. Ma se da una parte identifichiamo gli animali come esseri senzienti e, dall'altra, consentiamo ancora di trattarli come oggetti condizionabili.

Qualcuno potrebbe pensare che non sia la falconeria il male assoluto. Che ci sia di peggio in campo di maltrattamenti degli animali e, parlando di numeri, l'osservazione potrebbe essere giusta. Diverso però è il principio, quello che nasconde e altera l'essenza della falconeria con una narrazione romantica del rapporto fra l'uomo falconiere e il rapace. Non c'è proprio nulla di romantico, nella realtà, nel dominio dell'uomo sull'animale selvatico e nelle attività di falconeria. Il falco torna al guanto perché questo è la sua unica speranza di vita, non certo per amore, affetto o riconoscenza.

I rapaci, lo descriveva già Federico II nel suo trattato, devono essere condizionati, devono riconoscere l'uomo come un padrone che ha ogni diritto sulla loro esistenza. Questi uccelli sono spesso tolti alle cure parentali dei genitori giovanissimi, spesso anche in modo illegale sottraendoli dai nidi, e frequentemente vengono allevati a mano. In questo modo da adulti saranno incapaci di procurarsi il cibo, vedranno l'uomo come unica fonte di sopravvivenza e non saranno nemmeno in grado di accoppiarsi naturalmente. Ma anche quando saranno in grado di accoppiarsi dovranno piegarsi al dominio dell'uomo che è padrone e dominatore, tanto da trattarli con ormoni per aumentare il tasso riproduttivo.

Falconeria e rapaci: non c'è libertà nel condizionamento dei rapaci addestrati

Falconeria e rapaci: non c'è libertà nel condizionamento degli animali e non ci può essere falconeria senza avere il dominio sui rapaci. Che è bene ripetere non sono animali domestici, ma animali selvatici riprodotti e allevati in ambiente controllato. Sui siti di falconeria potrete anche leggere molti distinguo fra chi caccia con il falco e chi fa spettacoli con i falchi. Ma queste categorie spesso si sovrappongono e si mescolano, con falconieri che rivestono ruoli diversi: cacciatori, animatori con rapaci senza poter poi dimenticare i veterinari, commercianti e trafficanti.

Nel 2016, incredibilmente, la falconeria è stata iscritta dall'UNESCO come patrimonio immateriale dell'umanità. Leggendo la descrizione delle motivazioni sul sito UNESCO chiunque abbia a cuore i diritti degli animali proverà stupore, per una totale assenza di comprensione dei diritti fondamentali degli animali, come rispetto e tutela dalle sofferenze.

Tratto dal sito della Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO

Caccia con il falco o spettacoli con i rapaci: nessuna di queste attività rispetta il benessere degli uccelli da preda

Usando come chiave di ricerca la parola "falconeria" usciranno in rete moltissimi siti di appassionati, disponibili a difendere la loro passione sino alla morte. Con mille distinguo, con dichiarazioni di amore e appassionaa dedizione, con la volontà di accreditarsi come custodi della tutela dei rapaci. Utilizzando difese spuntate, più simili a quelle dei tabagisti rispetto a quelle di scienziati che conoscono il comportamento animale. La realtà, probabilmente, sta nella passione per questa attività, che tutto cancella pur di poter continuare a esercitarla. Nessuna remora, nessun dubbio perchè, si sa, la passione spesso diventa patologia. O più prosaicamente anche semplice interesse economico.

Dietro alla falconeria, intesa come sfruttamento a 360° dei rapaci, ci sono, come in tutte le attività, interessi, soldi, immagine, soddisfazioni. Senza che nessuno ammetta, per esempio, che gli spettacoli con i rapaci sono fuori dal tempo, proprio come lo sono i circhi, i delfinari e le esibizioni dei cetacei, le corse dei cani, gli zoo safari o le corride. La conoscenza si è ampliata e quelle attività che potevano essere considerate normali solo mezzo secolo fa, ora stanno per essere archiviate dalla storia. Con buona pace degli appassionati e con un sospiro di sollievo degli animali.