Trentino cucciolo orso non soccorso
Foto generata da IA – Rappresenta una simulazione

Trentino: cucciolo d’orso non soccorso muore e scoppiano nuove polemiche per il mancato aiuto al plantigrado da parte della Forestale Regionale. L’animale aveva stranamente il mantello bianco e era stato già avvistato in precedenza. Sino a quando, il 12 maggio, viene visto da due escursionisti che chiamano la Forestale. Al di là della stranezza del colore, un mantello chiarissimo, l’orsetto sembrava essere in cattive condizioni di salute, come ammesso dallo stesso dirigente del Servizio Foreste della PAT, Giovanni Giovannini, al giornale “ilT”.

«Abbiamo ricevuto la segnalazione e ci siamo portati sul posto – spiega Giovannini – La priorità numero uno rimane quella di garantire la sicurezza delle persone e degli operatori». Per questo i contatti con il cucciolo, spiega il dirigente, devono essere tenuti al minimo. Il rischio che la madre fosse nei paraggi, e che potesse reagire in maniera aggressiva, è era alto. «Il cucciolo si trovava sulla strada. Gli operatori hanno provveduto a spostarlo e poi è stato fatto un presidio fino a tarda sera per controllare che non passassero altri escursionisti».

Quotidiano “IL T” – Edizione online del 25/05/2024

Secondo quanto riportato dal quotidiano le due persone che lo avevano segnalato hanno dichiarato che l’animale fosse fermo. Riverso su un fianco, come appare in una foto pubblicata dal giornale, con già delle mosche sul mantello. Chiari segnali di uno stato di salute gravemente compromesso, che apre la strada a due possibili scenari: non inteferenza o soccorso. I forestali trentini hanno scelto la prima strada e il cucciolo è morto, un evento naturale normale, che però per le sue modalità apre la strada a non poche congetture.

Se in Trentino un cucciolo d’orso muore, “sotto gli occhi dei Forestali”, le polemiche sono scontate

Il cucciolo sta male, tanto che gli operatori della Forestale lo spostano senza problemi per toglierlo dalla sentiero, preoccupati che possa arrivare la madre. Chiudono la strada fino a notte e poi se ne vanno, senza far intervenire un veterinario, senza fare nulla che possa alleviare le sofferenze dell’orso. Seguendo un principio di non interferenza che li porterebbe a non agire, per non far correre rischi al cucciolo. Una versione che qualche perplessità la solleva anche guardando il fatto senza pregiudizi.

Il punto ruota intorno proprio al principio di non interferenza: è lecito vedere un animale in gravissime condizioni e non soccorrerlo? Si può sperare che un cucciolo in decubito laterale (buttato a terra) con già sopra le mosche possa riprendersi da solo? Si ritiene plausibile che la madre torni e se ne occupi ma, soprattutto, facendo cosa viste le condizioni? Come mai non è stato chiesto l’intervento del veterinario? Domande che difficilmente troveranno risposta, ma che comunque non possono che rimbombare nella testa di chi legge.

Eticamente è lecito lasciare un animale agonizzare, per assecondare il principio di non interferenza nella vita dei selvatici? Davvero l’ipotesi che potesse riprendersi da solo è prevalsa su ogni altra considerazione? Che importanza ha avuto nella scelta il colore chiaro del mantello, la evidente rarità dell’evento e tutto ciò che, di conseguenza, lo avrebbe accompagnato? Davvero tanti gli interrogativi, ai quali probabilmente non ci sarà mai una risposta certa.

Davanti a un animale selvatico in cattive condizioni deve prevalere la compassione o la razionale non interferenza?

La storia di M89, cucciolo d’orso soccorso proprio l’anno scorso di questi tempi, quanto ha giocato nella vicenda? Qualcuno ricorderà la storia di questo orsetto, trovato ferito e soccorso da un guardiacaccia, curato e poi mai più rimesso in libertà. Per volontà dell’amministrazione provinciale che non voleva essere accusata di aver reimmesso un orso sul territorio. Con tutte le possibili problematiche derivanti dal tempo trascorso in cattività. Una scelta ben diversa di quella fatta dal PNALM con l’orsa Morena, che fu curata e rimessa in libertà ma che, purtroppo, finì uccisa da cani randagi.

Personalmente credo che gli uomini debbano cercare di non interferire nella vita degli animali selvatici. Un principio che purtroppo non attuiamo tanto spesso quanto dovremmo, ma che credo sia inapplicabile, per compassione, davanti a un animale in gravissime difficoltà. Se si difende la scelta di non soccorrerlo allora bisognerebbe aver avuto il coraggio di porre fine alle sue sofferenze. Il comportamento pilatesco di lasciarlo lì, in quelle condizioni, senza una visita veterinaria, lo trovo senza scuse. L’epilogo poteva essere solo la morte viste le condizioni raccontate da chi l’ha visto.

Questo è un altro tassello di una gestione del patrimonio faunistico fatta con un’approssimazione somma. Con scelte che non hanno nulla di razionale, di scientifico e, invece, fin troppo di politico, dove gli orsi diventano merce di scambio per ottenere consensi elettorali. Una scelta, quella di lasciare l’orsetto al suo destino, sulla quale non sapremo mai quanto abbia pesato, anche, l’imminenza delle elezioni europee.