Criminali avvelenano dieci lupi nel Parco d'Abruzzo in due distinti episodi accaduti nei Comuni di Alfedena e Pescasseroli, dove a distanza di pochi giorni sono state rinvenute le spoglie degli animali. Per avere delle certezze sul tossico impiegato occorrerà aspettare i risultati delle necroscopie che saranno eseguite dall'Istituto Zooproflilattico di Abruzzo e Molise, al quale sono state consegnate le carcasse per ordine della Procura di Sulmona.
Il clima di odio che si sta creando nei confronti del lupo, unitamente a una visione filovenatoria che viene chiaramente espressa dal governo in carica, può essere all'origine di questi gesti sconsiderati. In un territorio che è da sempre abituato alla coesistenza con i grandi carnivori ma che è anche vocato al pascolo brado di bovini e ovini, che senza le opportune difese possono diventanre preda.
La Procura di Sulmona indaga sugli avvelenamenti, con tutte le difficoltà del caso, per arrivare all'individuazione dei responsabili
Il contesto in cui sono avvenuti gli episodi, connotato da piccole comunità dove tutti si conoscono, potrebbe agevolare le indagini se si spezzasse il muro di omertà che spesso protegge il bracconaggio. Per questa ragione il Parco ha chiesto ai residenti di non proteggere gli autori di questi gesti criminali, segnalando anche semplici sospetti ai Guardiaparco o ai Carabinieri Forestali. L'esito degli esami autoptici consentirà di determinare il tipo di principio attivo usato per confezionare i bocconi avvelenati, permettendo di avere qualche ulteriore dato per indirizzare le investigazioni.
Lo spargimento di bocconi avvelenati è uno dei crimini più difficili da perseguire, proprio per le modalità di commissione del reato. Per fortuna oggi le tecniche di indagine, anche per i crimini contro gli animali, hanno fatto molteplici passi avanti, consentendo di poter disporre di diverse informazioni utili, come la possibile estrazione del DNA del responsabile e una caratterizzazione precisa del tipo di veleno impiegato dagli ignoti avvelenatori.
Non va poi sottovalutato il pericolo che le esche avvelenate rappresentano per tutte le specie animali che possano anche solo occasionalmente nutrirsi dei cadaveri degli animali morti per veleno, innescando una catena di morte pericolosissima. Secondo il direttore del PNALM, Luciano Sammarone, "Il criminale che pone in essere questi comportamenti non si preoccupa dei danni che crea, né del rischio di poter uccidere uno degli orsi marsicani che popolano l'area. L'attenzione della Procura, del Parco e dei Carabinieri Forestali è altissima e stiamo aspettando i risultati che devono arrivare dallo Zooprofilattico, sperando che possano essere utili per fornire una svolta nelle indagini."
L'orsetta Nina torna libera, una scelta giusta presa fra ansie e speranze, con la consapevolezza che il futuro di un cucciolo in natura resta sempre un'incognita. Morire, per i cuccioli di un animale selvatico è molto più che una possibilità, siano orsi o lupi, gufi reali o scoiattoli. Sono i soggetti più forti a sopravvivere, seguendo una legge di natura che dura sino dai tempi dei dinosauri, con buona pace dei tanti che giocheranno a farsi Solone, criticando la scelta della liberazione. Nulla, ma proprio nulla, nemmeno il fatto che gli orsi marsicani siano sull'orlo dell'estinzione, poteva essere un motivo per condannare Nina alla cattività.
Ora torneranno alla mente, e sui social, le vicende dell'orsetta Morena, una cucciola trovata orfana come Nina ma nell'ormai lontano 2015. Morena fu, dopo un periodo di cattività, liberata ma le cose non andarono come si era sperato. Nel luglio del 2016 l'orsetta fu ritrovata morta. Probabilmente a seguito di un incontro con un predatore, come ipotizzò la necroscopia.Ma su questa morte si scatenarono mille polemiche, del tutto inutili. Che contriburono solo a creare un gran polverone, senza nulla aggiungere alla difficile conservazione dell'orso marsicano.
L'orsetta Nina torna libera perché questa è l'unica scelta naturale da adottare
Certo un orso marsicano è più importante di altre specie, ma questo non per il singolo individuo ma soltanto per la conservazione. Per la tutela di questa sottospecie, unica al mondo, anche un solo inviduo è fondamentale. Ma la tutela della specie non può prescindere dalla libertà dell'individuo, dal rilascio in natura, dal voler garantire a Nina un'ipotesi di vita in linea con le sue necessità etologiche. Con la speranza che possa procreare nuove vite, così importanti, e che possa averne una sua, vissuta da orso, con tutto ciò che questa comporta.
Gli orsi marsicani in Abruzzo stanno polarizzando le opinioni della comunità. Certo non per la loro presenza, come accade invece agli sventurati plantigradi trentini, ma sulle strategie di conservazione. C'è chi vorrebbe creare punti di alimentazione, rienendo che nel Parco gli orsi non abbiano abbastanza risorse, chi pensa che l'uscita dai confini del Parco sia un pericolo per loro, chi addirittura lascia in giro volutamente del cibo. Dimenticando spesso che il diritto di critica è legittimo sempre, sino a quando non crea danno proprio a chi si vorrebbe tutelare.
Eppure ogni anno, per la stessa logica che ha sorretto la liberazione di Nina, i CRAS (Centri Recupero Animali Selvatici) sparsi sul territorio della penisola liberano decine di migliaia di animali. Esemplari sequestrati ai bracconieri, trovati feriti, soccorsi da persone troppo zelanti che li hanno privati della liberta, senza davvero aiutarli. Chi si occupa di fauna selvatica sa che a tutti questi animali, nessuno escluso, viene garantita soltanto un'ulteriore possibilità, senza poter offrire certezze. Ogni animale liberato ha una chance di cavarsela, solo quella, eppure tutti applaudono a queste liberazioni, senza farsi mai troppe domande (che qualche volta bisognerebbe, invece, porsi!). Sugli orsi, invece, è sempre molto, molto diverso.
Solo il tempo potrà dirci se anche Nina, come i cuccioli di Amarena, vincerà la sua scommessa con la vita
Forse sarebbe giusto smettere di amare gli animali, smettere di avere nei loro confronti un sentimento totalizzante che non protegge. Smettiamo di amare gli animali e iniziamo a vederli per come sono e, soprattutto, a rispettarli. Come individui, come esseri viventi che con noi dividono il pianeta. Se l'amore fra umani spesso ha conseguenze devastanti, perché purtroppo non è un sentimento privo di criticità, l'amore verso gli altri animali crea più danni che vantaggi. Non ci sono animali buoni, cattivi, simpatici o crudeli, ci sono solo animali che vorrebbero poter vivere liberi seguendo quel meraviglioso percorso che è stato modellato dall'evoluzione.
Nina, l'orsetta Nina, doveva tornare libera, proprio come liberi devono tornare tutti i selvatici che ogni anno vengono soccorsi. Devono tornare liberi al netto di una verità assoluta: non ci sono certezze che possiamo garantir loro. Unica garanzia è quella di aver ponderato attentamente la decisione, frutto di studi e di confronti fra esperti, accettando solo il rischio dell'imponderabile. Chi scrive con argomenti che traboccano di certezze, quando parliamo di reintroduzione di animali selvatici, cerca di vendere una merce che non può possedere.
Buona vita Nina, che sia vissuta da orsa, libera di poter farlo secondo la tua natura.
Aziende contro la caccia: dopo Lush arriva anche Almo Nature e lo scontro con il mondo venatorio diventa inevitabile! Le due aziende, note per il loro impegno sociale, hanno deciso di schierarsi senza tentennamenti contro il mondo della caccia. Una realtà che in Italia conta sempre meno appassionati ma che muove un volume d'affari stimato intorno agli 8,5 miliardi di euro. Una cifra importante che, in parte, è legata anche al mondo del petfood che è il cuore dell'attivita degli interessi di Almo. I cacciatori, per il mantenimento dei loro cani, sono potenziali clienti del brand italiano che, schierandosi apertamente contro la caccia, sembra andar contro ai propri interessi.
Lo spot di Almo, trasmesso su molti canali televisivi e sui social, potrebbe sembrare un atto tanto coraggioso quanto suicida, considerando che non è usuale che un'azienda "impallini" il proprio mercato. Ma nelle grandi imprese, anche quelle come Almo a vocazione benefit, nulla accade per caso e le scelte vengono sicuramente ponderate. Del resto Almo Nature e Fondazione Capellino non sono nuove alle provocazioni e lo avevano già dimostrato sostenendo gli allevatori nel mantenimento dei cani da guardiania per la protezione dei propri animali dalle predazioni. Schierandosi a favore della tutela del lupo, contro abbattimenti e bracconaggio.
Federcaccia accusa Almo Nature di ipocrisia, visto che vende scatolette con carne di cinghiale
L'apertura delle ostilità nasce in modo prepotente con il disegno di legge che il centrodestra, sempre compatto quando si tratta di difendere la caccia, sta cercando di far approvare in parlamento. Un provvedimento davvero assurdo che struttura un attacco senza precedenti alla fauna, che se approvato farebbe fare alla normativa un salto nel passato. Quasi un ritorno alla legge sulla caccia promulgata nel 1939, in pieno fascismo, che classificava i predatori come nocivi, consentiva l'uso di veleno e tagliole e promuoveva più un sistematico sterminio che una reale gestione. Una normativa che, se approvata, ci causerebbe infiniti contenziosi con L'Unione Europea, con sicure condanne che peserebbero sulle tasche di tutti gli intaliani.
Contro il DDL ribattezzato "sparatutto" si sono schierate non solo le associazioni protezionistiche, ma anche il mondo scientifico, quello della cultura e, recentemente, anche le aziende come Lush e Almo. Facendo imbestialire, fra i tanti, il presidente di Federcaccia Massimo Buconi che ha dichiarato "Ma sul fatto che una azienda produttrice di alimenti per animali a base di carne e pesce, cinghiale compreso, consideri ingiustificabile la caccia, veramente nessuno trova qualcosa di strano e incoerente?". Insomma la guerra è aperta ma, per una volta, la disparità delle risorse potrebbe fare la differenza nella comunicazione. Almo batte infatti le associazioni venatorie per visibilità e qualità del messaggio, nonostante tutto. Facendosi perdonare anche immagini di lupi e cervi che di
Per una campagna perfetta di Almo Nature serviva un pizzico di coraggio in più
A supporto della campagna Almo Nature fornisce un dossier sulle motivazioni che l'hanno spinta a realizzare questa campagna e a schierarsi apertamente contro la caccia. Per dimostrare al mercato che essere contro la caccia oggi, come sostengono da decenni le associazioni di protezione degli animali, significa essere dalla parte dei cittadini. Contro una minoranza che vuol disporre di un patrimonio collettivo. Per questa ragione Almo ha da tempo arruolato comunicatori fra i naturalisti, per riempire di contenuti quelle che potevano essere campagne basate solo sulla spinta emotiva.
Quello che è mancato, a mio parere, è stato il coraggio di andare fino in fondo, tirando una stoccata alla politica. Il disegno di legge di cui si discute è palesemente contro gli interessi della collettività, pesantemente sbilanciato per favorire i cacciatori. Questo avrebbe permesso di fare un affondo contro i partiti che l'hanno proposto, considerando questa proposta di legge un atto che va contro agli interessi dei cittadini. Un attacco alla natura che danneggerebbe la collettività sotto il profilo naturalistico ma anche dal punto di vista economico e di sicurezza pubblica. Questo coraggio però è mancato, probabilmente ancora una volta grazie ai sondaggi, che vedono il centrodestra in vetta alle preferenze degli italiani. Peccato!
La caccia riparte in anticipo con le elezioni amministrative alle porte perché nessun partito vuole rischiare di perdere il consenso dei cacciatori. Questo nonostante i cambiamenti climatici abbiano già creato sufficienti problemi alla fauna e contribuiscano a allungare la stagione riproduttiva. In questo contesto l'attività venatoria, seppur limitata a poche specìe rispetto all'apertura generale, rappresenta un danno che si sarebbe dovuto evitare.
Sicuramente questo governo è filovenatorio, decisamente schierato a fianco dei cacciatori, ma bisogna notare come anche l'opposizione segua quest'onda. Se la destra è più sfacciata, con proposte indecenti che ci costerebbero multe milionarie da parte della comunità europea. non è che la sinistra sia la casa dei paladini della fauna selvatica. Se qualcuno si chiede il motivo di questa scelta, che pare controccorrente rispetto alle nuove sensibilità la risposta sta nelle urne. Gli elettori sensibili al problema, al contrario dei cacciatori, votano sempre meno. Senza preoccuparsi troppo delle conseguenze.
Una dimostrazione di questo, purtroppo, c'è stata con la recente proposta di legge per l'abolizione della caccia: fime raccolte ma con numeri non entusiasmanti. Gli amanti della natura sembrano molto attivi sui social, ma non sono altrettanto quando bisogna investire dieci minuti per metterre una firma utile. Eppure è stato scritto e detto in tutte le lingue che il numero delle firme raccolte sarebbe stato politicamente importante.
Non c'è voto di scambio quando gli ambientalisti non hanno nulla da offrire
Inutile girarci tanto intorno: i cacciatori hanno ascolto perché votano, gli ambientalisti ne hanno molto meno perché non rappresentano una forza coesa. Concetto semplice, realtà facile da analizzare anche se in pochi sono quelli che vogliono ammetterlo. Però diventa difficile, per usare una metafora bellica in sintonia con questi tempi orrendi, fare la guerra se i disertori sono molti di più dei combattenti. E la battaglia è fatta di numeri, ma gli unici che la politica riconosce come validi sono quelli dei voti e, in misura minore, quelli dei sondaggi.
L'argomento è complesso, spinoso e se ne parla poco e malvolentieri ma non si riesce comunque a nascondere la realtà. Ambientalisti e ecologisti sono molto meno attivi dei cacciatori, forse perché questi ultimi non difendono un'idea ma una passione. Se questa considerazione è reale occorre cambiare strategia e comportamento, per non continuare nel lasciare a questa pessima politica mano libera su fauna e ambiente (e non solo). L'elefante nella stanza, anzi la volpe nel pollaio, dimostra come si chiacchieri tanto ma si agisca poco. Con buona pace dei volponi della politica.
Una deriva che in Europa ha colpito anche il lupo, come dimostra il declassamento recente e l'inizio di una stagione fatta di abbattimenti, certo inutili ma popolari nella demagogia populista. Un contentino a un'altra compagine compatta che mette paura ai politici: quella degli allevatori che in tutta la UE vengono tradotti in milioni di consensi. La sintesi? Cercare di contare davvero, diversamente la tutela della natura rischia di diventare argomento invisibile di cui tanto si parla, senza arrivare a punto.
Abbattuti 12 babbuini sani allo zoo di Norimberga: mancava spazio per tutti e la direzione non voleva rischiare sanzioni a causa del sovraffollamento. Quindi, per rispettare la norma che tutela gli animali degli zoo, la scelta è stata quella di sopprimerli. Non è chiaro con che metodo visto che i loro corpi sono stati poi dati in pasto ai carnivori. La notizia ha fatto infuriare le organizzazioni di tutela degli animali e ha riaperto vecchie ferite su questa pratica, che certamente non è una novità.
In passato quattro leoni erano stato uccisi allo zoo di Copenaghen suscitando non poche polemiche e pochi mesi dopo la stessa sorte toccò alla giraffa Marius. L'anno scorso nello zoo di Zurigo vennero abbattuti alcuni suricati, sempre per ragioni di sovraffollamento, facendo sorgere molti interrogativi sugli zoo. Strutture che dietro al grande paravento della conservazione quasi sempre nascondono imprese con interessi economici, che poco conservano e molti animali consumano. Sono ben poche le specie animali che sono state reintrodotte in natura grazie agli zoo, specie se si parametrano i rilasci in relazione al numero degli animali detenuti in tutto il mondo..
In Italia tutti gli zoo, quasi per magia, sono diventati parchi faunistici e molti di questi, sui loro siti, raccontano del loro contributo alla conservazione. Spesso questo è il paravento per far digerire ai visitatori la cattività degli animali, che a onor del vero, non ha la stessa qualità in ogni struttura. Ci sono zoo che cercano di garantire il minimo benessere agli animali, ce ne sono altri dove gli animali sono solo componenti necessarie alla produzione di reddito.
Gli architetti aiutano a creare strutture che nascondono la prigionia, facendoci sentire parte della natura (addomesticata)
Strutture patinate, dove all'occhio del visitatore viene nascosta la crudeltà della cattività. Come diceva Lucio Dalla in fondo è la "...potenza della lirica,dove ogni dramma è un falso, che con un po' di trucco e con la mimica puoi diventare un altro". Dove negli zoo non è la lirica a creare l'inganno e non sono gli attori creare il dramma: sono gli animali a dover sopportare il pubblico pagante. Che spesso ci entra senza farsi domande, abbeverandosi di informazioni che sgorgano da pozzi avvelenati dalla disinformazione.
Così, nella pubblicità, diventano luoghi paradisiaci utili alla conservazione anche gli zoo safari. Strutture disseminate per l'Italia che sembrano fatte per garantire maggior libertà agli ospiti. In realtà tutti gli zoosafari, dove si entra con la macchina, sono prigioni a cielo aperto. Strutture dove gli animali sono infastiditi dalle continue invasioni del territorio, avvelenati dai gas di scarico delle auto e costretti ogni sera a tornare alle anguste gabbie, dove passeranno la notte per ragioni di sicurezza. Realtà molto diverse dalle savane africane che vogliono imitare. Nulla di naturale se non nella pubblicità.
Ci sono strutture, come Zoom in Piemonte, che danno ai visitatori l'illusione di trovarsi in Namibia, invece si trovano a pochi chilometri dal Monte Rosa. Quello che un sito patinato si definisce come "il primo Bioparco immersivo in Italia", ma in realtàè solo uno zoo senza gabbie a vista, dove gli animali sono prigionieri come in tutti gli altri zoo. Solo che per loro c'è ancora meno pace, considerando le feste notturne e le varie opzioni di intrattenimento.
Siete liberi di scegliere come divertirvi, ma sappiate che non lo fate con gli animali ma alle spalle degli animali
Se la notizia dell'abbattimento dei dodici babbuini vi ha intristito potete sempre cercare di interessarvi sul patinato mondo dei bioparchi e dei luoghi di diverimento con animali. Non fatevi ingannare dai racconti dei gestori, cercate di trovare informazioni meno interessate delle loro sul benessere degli animali negli zoo. Se proprio non potete fare a meno di visitarli evitate quelli che hanno un safari dove i visitatori entrano con i veicoli, evitate i parchi che fanno esibire gli animali acquatici e quelli che vi organizzano una festa di compleanno in mezzo a specie selvatiche.
Un'ultima cosa: siate consapevoli del fatto che è la domanda a creare l'offerta. Più visitatori avranno gli zoo e più continueranno a tenere inutilmente animali in cattività. Come avviene per i circhi i veri responsabili della loro esistenza non sono solo i politici, ma anche gli spettatori. Se nessuno entrasse più in un circo o in uno dei tanti pessimi zoo che ci sono in Italia (molto pochi sono quelli che, per fortuna degli animali ospitati, si salvano) il numero degli animali prigionieri sarebbe molto, ma molto, inferiore a quello attuale. E ricordatevi che visitandoli raramente aiutate la conservazione, ma sicuramente garantite il benessere e le vacanze dei proprietari delle strutture.
Stop Caccia, le associazioni lanciano una proposta di legge per abolire l'attività venatoria, sulla piattaforma del ministero della giustizia. Un'iniziativa non semplice perché alla fine la proposta sarà votata dal parlamento, ma anche l'unica reale possibilità per arrivare, se non a una reale battuta d'arresto sulla caccia, a una trattativa. Dopo il disegno di legge Lollobrigida, con il quale si propongono concessioni inaccettabili al mondo venatorio, la misura è colma. In maniera talmente evidente da aver compattato schieramenti contigui ma spesso lontani come protezionisti e mondo scientifico.
L'idea è semplice nella sua complessità: lanciamo una raccolta di firme per depositare una proposta di legge popolare e vediamo cosa succede. Se il risultato fosse quello di un'adesione decisamente importante, che si dovrà tradurre in firme raccolte sul sito ufficiale, la politica dovrebbe scendere a più miti consigli. Non potrebbe più far finta che le persone contro la caccia, che sono la maggioranza del paese, siano trasparenti. Perché il rischio è che poi, anche in una società pigra come quella italiana, gli elettori si arrabbino davvero.
La proposta è molto meno complessa di un quesito referendario, ma decisamente più efficace. Pochi articoli che affemano il principio che la fauna selvatica sia patrimonio collettivo, con il divieto di svenderla ai cacciatori. Quindi fauna proprietà dello Stato, tutelata dalla Costituzione e caccia vietata per sempre. Pena sanzioni importanti. Testo spiccio, agevole da applicare e con ricadute enormi. Quindi, in sintesi, speranze molte, accoglimento totale della proposta di legge molto difficile. Ma sicuramente la decisione di una strategia perseguibile che si può sintetizzare nel detto "a brigante, brigante e mezzo". Con chi se ne approfitta serve comportarsi peggio.
Stop Caccia, le associazioni lanciano una proposta di legge per chiudere la caccia
Dietro la proposta una coalizione di quasi tutte le associazioni e un messaggio facile da veicolare: firmate la proposta di legge e diamo una spallata al DDL Lollobrigida. Che resta il nemico da battere perché, diciamola tutta questo ministro, cacciatore, filo allevatore e sostenitore degli abbattimenti dei predatori, oltre a una serie di altre amenità, resta il target della campagna. Si vuole abbattere politicamente Lollobrigida, facendogli rimangiare le sue arroganti proposte a favore dei cacciatori.
Mentre le richieste di referendum contro la caccia, proposte da un'associazione inesistente in cerca di popolarità, erano irricevibili, questa proposta politicamente è intrigante. Ha i numeri per poter far capire che, alla fine, quella parte di società che detesta la caccia è più importante e consistente del mondo che, invece, gli gravita intorno. Nella sua idea rivoluzionaria di definitiva chiusura dell'attività venatoria questa iniziativa potrebbe servire a far sedere a un tavolo il mondo a cui la caccia non piace con un diverso peso. Questa ragione, non la certezza del successo, mi hanno portato a firmare questa proposta di legge e vi invito a fare altrettanto!
Per far approdare in parlamento questa proposta di legge bastano 50.000 firme, ma ben si capisce che cosa potrebbe succedere, se si riuscisse a raccogliere un numero molte volte superiore di consensi. Vorrebbe dire cambiare il sistema dei pesi e dei contrappesi, costringere la politica a discutere con una delle componenti meno ascoltate del paese. Per contro, se la raccolta fosse fallimentare, questo insuccesso rischierebbe di diventare una pietra tombale per i diritti degli animali. Inutile nasconderselo. Quindi usate i vostri dispositivi e la tecnica per firmare stando comondamente seduti in poltrona, ma non restate inerti!
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