Così parlo Lupo Blu, un libro di Elisabetta Dami per far conoscere ai ragazzi il mondo dei lupi, ma non soltanto

Così parlò lupo blu

Così parlò Lupo Blu è un libro per ragazzi che non vuole soltanto essere avvincente, ma si propone di dare spunti di riflessione. Parlando di principi, di diritti e anche delle inevitabili difficoltà che fanno parte della vita di ogni essere vivente. Elisabetta Dami è la persona giusta per svolgere al meglio il compito di realizzare un libro con queste caratteristiche. Dopo aver dedicato la sua vita alla letteratura per ragazzi, creando uno dei topi più famosi del mondo letterario: Geronimo Stilton.

Ma la sua passione per il mondo naturale e la voglia di difenderlo e farlo conoscere l’ha portata, anche, a impegnarsi nel sociale, ricoprendo per anni la carica di consigliera all’interno del WWF Italia. In uno dei suoi tanti viaggi Elisabetta è stata adottata dal Clan del Lupo, un sodalizio creato dalla tribù Cherokee che le ha riconosciuto il ruolo di “storyteller” del mondo naturale, assegnandole il nominativo di Usti Waya (Piccolo Lupo). Da questo incontro è nato “Così parlo Lupo Blu”, una storia “diversa”, considerando che il protagonista è un lupo che non vuole cacciare.

Il racconto della vita nel branco, dell’importanza suprema che riveste per tutti i suoi membri, è un messaggio sul valore dello stare insieme, che davvero costituisce il punto di forza, in una famiglia, come in un gruppo di amici o in un branco di lupi.

Lupo Blu è con una zampa nel mondo reale e con le altre in quello della fantasia

Allora mia madre strappo una rosa selvatica (racconta Lupo Blu nel libro) e, tenendola delicatamente tra le zanne, la posò sull’erba davanti a noi. “Vieni. Osserva questo fiore dai petali profumati, è così bello. Se stacchi un petalo, il fiore conserva la sua bellezza, ma il petalo… che cos’è da solo? Tienilo a mente Figlio: il Fiore è il Branco. E tu sei un petalo. Come puoi pensare di vivere lontano dal tuo Fiore?”.

Ma, se un petalo senza fiore è nulla, è vero anche che ogni petalo ha il diritto di fare le sue scelte, che spesso non corrispondono a quelle della convenienza, ma solo a quelle che ci vengono dettate dal nostro sentire, da come siamo fatti. Certo un branco di lupi è un gruppo rassicurante, dove i suoi membri rappresentano una famiglia. Molto simile a quella umana, molto più di quanto noi uomini siamo portati a credere, a causa dei pregiudizi verso tutti i predatori ma anche dei luoghi comuni sulle capacità di sentire e di provare sentimenti degli animali. Credendo e sbagliando che tutti i loro comportamenti siano soltanto motivati da puro istinto, senza né emozioni né ragionamento.

Lupo Blu è un lupo diverso da tutti gli altri del suo branco, perché ha altre idee per il suo futuro che lo porteranno a percorrere strade inaspettate. Con il coraggio di cambiare quello che sembra essere un destino segnato, immutabile, per un lupo, ma anche con la consapevolezza della difficoltà del percorso e con la paura di non potercela fare. Con grande rispetto e attenzione verso l’amicizia, che nel libro vedrà risvolti inaspettati e inattesi che porteranno il giovane lettore a chiedersi quanto importante sia il tempo trascorso con gli amici.

L’amicizia è un valore importante da trasmettere ai giovani

“Ciò che abbiamo oggi è la nostra amicizia, ma non ci è dato sapere quando e come si trasformerà” Il nostro futuro è vago e inafferrabile come il Vento dell’Est. E il senso dell’amicizia è proprio questo: vivere insieme con gioia ogni momento, librandoci in equilibrio tra la bellezza di oggi e il mistero di ciò che sarà domani”.

Un libro dolce amaro che non nasconde nulla delle difficoltà della vita, non ammorbidisce gli spigoli che questa riserva, ma cerca di dare qualche spunto per capire l’importanza del coraggio, del rispetto delle regole, ma anche della capacità di cambiarle quando pensiamo che non facciano per noi. Con la coscienza che in ogni lupo, ma anche in ogni uomo, ci siano due spiriti opposti in perenne combattimento fra di loro:Ricorda, dentro di te esistono due lupi: il crudele Lupo d’Ombra e il generoso Lupo di Luce. Chi vince vuoi sapere? La loro lotta è la tua vita…”

Rizzoli libri – rilegato – 173 pagine – 16 Euro

Il censimento del lupo in Italia: disponibili i dati di un grande lavoro di monitoraggio della specie

censimento lupo Italia

Il censimento del lupo in Italia è finalmente una realtà. Un lavoro iniziato nel 2018 che si è concluso nell’aprile del 2021, quando sono terminati i campionamenti. Il lavoro basato sulla raccolta di campioni, su esami genetici e sul rilevamento di migliaia di dati ha fornito i dati sulla consistenza stimata del predatore. Dimostrando che il lupo ha ora una diffusione pressoché omogenea sul territorio nazionale, presidiando tutte le aree idonee al suo insediamento.

Cani falchi tigri e trafficanti

La forchetta stimata dai ricercatori definisce una popolazione di circa 3.307 individui (valori di stima compresi fra 2.945 e 3.608 esemplari). Una consistenza che certifica una popolazione vitale, nonostante investimenti e azioni di bracconaggio, dispersa sul territorio. Una presenza, quella del superpredatore per eccellenza, che dovrebbe essere salutata come un ottimo segnale, un rimedio per curare molte problematiche. Cominciando dal contenimento delle popolazioni di ungulati che rappresentano la principale preda del lupo.

Il monitoraggio, coordinato da ISPRA, ha coinvolto un numero significativo di soggetti che materialmente ha percorso in lungo e in largo il paese. Una rete costituita da più di 3000 persone, appartenenti a 20 Parchi nazionali e regionali, 19 regioni e provincie autonome, 10 università e musei, 5 associazioni nazionali (Aigae, Cai, Legambiente, Lipu, Wwf Italia), 34 associazioni locali. Ma anche da 504 reparti del Comando Unità Forestali Ambientali e Agroalimentari (CUFAA) dell’Arma dei Carabinieri.

Il censimento del lupo in Italia dovrà essere utilizzato con intelligenza, senza fare concessioni ai cacciatori

La presenza di circa tremila esemplari, diffusi su tutto il territorio nazionale, non deve far come spesso accade gridare “al lupo, al lupo”. Pur restando indispensabile mitigare i conflitti fra uomini e predatori questo non deve avvenire con gli abbattimenti. Una strategia, quella della gestione venatoria, che ha dimostrato da tempo di essere fallimentare, creando moltissimi danni e zero vantaggi. Se il lupo ha riconquistato il paese questo non è dovuto soltanto alle misure di protezione legale, ma anche e soprattutto alla presenza di ingenti risorse alimentari, costituite dagli animali selvatici.

In Italia abbiamo una sovrabbondanza di cinghiali e di altri ungulati, che già ora rappresentano la componete più importante della dieta del carnivoro. I lupi rappresentano il miglior sistema ecologico di contenimento delle popolazioni di ungulati selvatici e uno dei più efficaci strumenti di contenimento di malattie come la peste suina. Gli allevatori, come i cacciatori, devono accettare che per mantenere l’ambiente in equilibrio la presenza dei predatori sia indispensabile. Devono quindi proteggere i loro animali con mezzi adeguati, per evitare predazioni, evitando di chiedere gli abbattimenti di una parte dei lupi.



Molti allevatori hanno cominciato a rendersi conto dell’importanza del lupo, che non viene più visto come un nemico ma come un alleato. Proprio grazie alla capacità di contenere ad esempio il numero di cinghiali, senza causare la destrutturazione dei branchi. Il lupo preda individui vecchi e malati, scegliendo sempre gli esemplari più semplici da uccidere e con minori rischi. In questo modo il prelievo fatto sul branco non crea le condizioni per incrementarne il tasso riproduttivo. Un fatto dimostrato da studi scientifici che vengono contestati o ignorati dalla componente venatoria.

Lo studio ha dimostrato che l’ibridazione rappresenta un pericolo per i lupi, ma i risultati sono parzialmente rassicuranti

ISPRA sottolinea che “dalle analisi genetiche condotte sui campioni raccolti nell’area peninsulare sono stati identificati geneticamente 513 individui di lupo. Il 72,7 % non ha mostrato ai marcatori molecolari analizzati alcun segno genetico di ibridazione recente o antica con il cane domestico, l’11,7 % mostrava segni di ibridazione recente con il cane domestico, il 15,6 % hanno mostrato segni di più antica ibridazione (re-incrocio con il cane domestico avvenuto oltre approssimativamente tre generazioni nel passato)“.

Questo dato deve essere ancora approfondito attraverso il completamento dei dati genetici, però può essere letto positivamente, considerando il numero, fuori controllo, di animali di proprietà vaganti e di randagi. Nonostante siano troppi i cani di proprietà lasciati liberi sul territorio, senza essere sterilizzati, i dati sino ad ora disponibili sono meno allarmanti di quanto si potesse temere. L’ibridazione antropogenica rappresenta sempre un pericolo per la specie lupo, ma la situazione deve essere contenuta adottando provvedimenti efficaci. Azioni concrete che incidano realmente su vagantismo canino e randagismo.

La sfida sulla gestione dei conflitti con il lupo passa anche dalla corretta informazione che viene veicolata all’opinione pubblica. Generare allarmismi e paure, spesso alimentate dai cacciatori, non aiuta a far comprendere la visione corretta su cui si basa l’equilibrio ambientale. Che non può più essere considerato come un fattore secondario rispetto agli interessi umani. La nostra vita viene tutelata proprio quando si mettono in campo azioni mirate per mantenere il nostro ambiente armonico e in salute.


Leggi i dati

Per approfondire questo argomento è indispensabile conoscere i dati del censimento, per comprendere consistenza e diffusione della popolazione dei lupi, ma anche per conoscere le modalità di realizzazione di uno studio complesso e importante.

L’orso M49 e Vasco Rossi: scoppiano le polemiche per il concerto di Trento che si terrà a poca distanza da Casteller

orso M49 Vasco Rossi

L’orso M49 e Vasco Rossi: una situazione che pare incompatibile a molti trentini, preoccupati per il frastuono causato dall’evento. Che avverrà a pochi passi da dove l’orso è recluso. Se per Maurizio Fugatti l’iniziativa di ospitare il concerto del Blasco nazionale, in un’arena costata 2,5 milioni di euro, sembra fantastica dello stesso parere non sono gli ambientalisti. Preoccupati che i rumori prodotti dal concerto possano terrorizzare l’ultimo orso ancora recluso nella prigione di Casteller. Una preoccupazione che pare legittima.

Un concerto significa emissioni acustiche molto forti, con suoni improvvisi per una durata di alcuni giorni, per poter dar corso alle prove. Sicuramente incompatibili con la vicinanza di un animale selvatico, ristretto in spazi che non consentono una vita degna, nemmeno senza l’aggravante concerto. Lucia Coppola, consigliere di Europa Verde, chiede all’amministrazione rassicurazioni sul fatto che M49 sarà monitorato da veterinari. Provvedendo se necessario a tenerlo tranquillo con dei sedativi, secondo quanto riporta il quotidiano Il Dolomiti.

Se non fosse per il concerto di un artista molto amato dal pubblico, che sembra essere molto seccato dalle polemiche, in molti si sarebbero dimenticati dell’orso Papillon. Dopo essere stato per mesi sotto i riflettori, grazie alle molte proteste delle associazioni e a infinite battaglie legali, sulla sorte di M49 era quasi sceso l’oblio. Un fenomeno comune a molte situazioni drammatiche, considerando quello che sta succedendo anche con la guerra in Ucraina. Il livello di attenzione piano piano scende, creando un’abituazione anche di fronte alle più grandi tragedie.

L’orso M49 e Vasco Rossi: due mondi che non dovrebbero mai potersi incontrare a distanza così ravvicinata

Animali selvatici e persone dovrebbero poter stare a debita distanza, essendo mondi che devono convivere ma che non dovrebbero avere interazioni strette. In particolare quando, come in questo caso, all’orso viene negata ogni possibilità di fuga, di potersi liberamente sottrarre a situazioni che generano stress. La storia di M49 rappresenta il triste epilogo di una convivenza che sarebbe stato meglio, alla luce dei fatti, non far neanche iniziare. Bisogna prendere atto che in Trentino non ci sarà, probabilmente mai, una convivenza serena con gli animali selvatici, in particolare con orsi e lupi. Almeno fino a che ci sarà questo stato di cose.

Ma se i lupi sono arrivati nel corso di una riconquista naturale del territorio lo stesso non si può dire per quanto riguarda gli orsi. Anni di proteste e di proposte, di scontri legali non hanno portato a nulla. Tutti gli orsi catturati sono rimasti in cattività e per gli orsi abbattuti c’è stata una giustizia solo parziale. Inutile illudersi che qualcosa possa cambiare a breve: i cambiamenti avvengono quando l’atteggiamento delle persone cambia, quando si fa strada l’idea che non ci possa essere un dominio assoluto dell’uomo sull’ambiente.

Se indigna il frastuono di un concerto messo in scena a poca distanza dalla gabbia dell’orso M49 bisogna anche chiedersi come lavorare per ottenere un cambiamento. Talvolta l’impressione è che vengano spese molte energie nelle proteste, ma non altrettanto nelle proposte, nella parte di azioni utili a generare una crescita culturale. Inutile cercare di gestire la coda velenosa e avvelenata del problema, se prima non si lavora per modificare le condizioni che generano il conflitto.

Orsi e lupi non diventano confidenti o problematici per una caratteristica comportamentale, ma solo per deviazioni indotte dall’uomo

Dopo anni di conflitti fra uomini e predatori, dopo aver fatto approfondite analisi sulle motivazioni che generano lo scontro sarebbe tempo di abbandonare le semplificazioni. La convivenza fra uomini e predatori è non solo possibile ma utile e necessaria, a patto che vengano rispettate le regole che potrebbero garantirla. Continuare a pensare che la soluzione per ridurre i conflitti possa passare dagli abbattimenti è una dimostrazione di miopia, come il solo protestare per gli atteggiamenti ostili. Occorre lavorare in via preventiva per cambiare le cose.

Pessima gestione dei rifiuti, invasioni di campo eccessive, gestione degli animali d’allevamento lasciati al pascolo, educazione dei residenti e dei turisti sono gli aspetti più importanti da affrontare. Su questo residenti e associazioni devono fare la loro parte con azioni di cittadinanza attiva e di confronto stringente con le amministrazioni. La strategia deve essere quella di non lasciare più alibi alla politica, che troppo spesso liquida le azioni di chi vorrebbe una diversa convivenza come atti emotivi o peggio irrazionali.

Per mettere la cattiva politica, quella che guarda solo ai risultati delle urne, all’angolo bisogna costringerla a doversi confrontare. Sulle proposte, sulle carenze dell’azione amministrativa e sulle inadempienze che poi generano incidenti con i selvatici. Un percorso certamente non breve, ma probabilmente anche l’unica direzione su cui lavorare, per garantirsi dei successi. Per non dover vedere più orsi rinchiusi in spazi angusti, destinati a impazzire in una gabbia.

Grande Panda e Piccolo Drago, una magia di James Norbury

grande panda piccolo drago

Grande Panda e Piccolo Drago è un libro che racconta un viaggio nella vita, di due grandi amici, dove non importa il luogo ma il modo di viverlo. In realtà il destino di ogni essere vivente è davvero un percorso di viaggio, del quale non conosciamo né il tragitto, né la durata ma per il quale possiamo sempre decidere come lo vogliamo affrontare. Un nuovo giorno, un nuovo inizio” disse Piccolo Drago. “Cosa ne faremo?” e proprio questa è la filosofia di questo poetico volume scritto e illustrato da James Norbury,

Cani falchi tigri e trafficanti

Non sono solo le parole a lasciare un segno, come pennellate di colore capaci di rendere unica qualsiasi giornata, ma anche i disegni, essenziali e fantastici. Questo libro è davvero un volume per famiglie, da leggere e condividere con chiunque dia un valore al bello della natura, al sapore del viaggio, all’importanza della vita. Pagina dopo pagina l’autore ci porta a farci delle domande, a chiederci di capire quanto la vita sia un’avventura meravigliosa, specie quando si ha la fortuna di attraversarla con amici veri.

Ogni decisione che prendi lungo il cammino ti porta un po’ più vicino o un po’ più lontano da dove vuoi andare”: a prima vista sembra un concetto incomprensibile, ma poi, riflettendoci, ci si rende conto della sua verità. Nessun percorso è segnato, la strada del viaggio si compone sotto i nostri occhi a seconda dei nostri comportamenti. Nulla è certo nella vita, nulla è preconfezionato e allo stesso punto di arrivo ci si può arrivare con diversi percorsi, senza che v sia certezza che arriveremo davvero a tagliare il traguardo. Che non è certo un punto d’arrivo o il momento più importante dell’avventura.

Grande Panda e Piccolo Drago ci prende per “zampa” e ci consente di viaggiare senza itinerario, indagando sempre con stupore

“Vorrei che questo momento durasse per sempre” disse Piccolo Drago. “Questo momento è tutto ciò che c’è” sorrise grande Panda. La vita è in effetti un susseguirsi di momenti, di ogni genere, ma ogni attimo è unico, proprio come se avesse un inizio e una fine. Ci sarà sempre stato un prima di quest’attimo, ma non c’è certezza che ve ne sia uno successivo, per questo ogni momento è davvero tutto ciò che c’è.

Grande Panda Piccolo Drago

Il libro ci esorta, anzi ci costringe, a farci delle domande anche dopo aver letto poche righe e questa è la sua poesia, ma anche la sua semplicissima complessità. Raccontando molte vie possibili per arrivare alla felicità, per rasserenare i momenti bui e capire che, in fondo, nulla è più fantastico del grande dono rappresentato dal percorso delle nostre vite.

I disegni che accompagnano i sintetici dialoghi e le massime che li corredano sono meravigliosi, nella loro essenzialità. E se questo vale per Grande Panda è ancora più vero per Piccolo Drago, tratteggiato con poche linee essenziali, che ve lo faranno amare con i suoi occhietti vispi. Questo è una sorta di libro medicina, perché in questa o in un’altra pagina troverete sempre il consiglio di un rimedio in grado di lenire dolori e ferite. è uno dei più bel libri che abbia mai letto con animali come protagonisti.

Rizzoli libri – rilegato – 159 pagine – 16,50 euro

Rettili in pericolo di estinzione: pochi si preoccupano per la sorta delle specie meno amate

rettili pericolo estinzione

Rettili in pericolo di estinzione: le specie meno amate dal pubblico rischiano di essere le più esposte al rischio di estinzione. Siamo ancora troppo legati a pregiudizi, ma anche all’idea che gli animali verso i quali proviamo paura o repulsione siano inutili. Questa suddivisione degli animali fra amati, come cani e gatti, affascinanti come i lupi o repellenti come i serpenti, non consente a tutte le specie di avere uguale tutela. Immaginatevi un’associazione che dovesse mettere uno stand per chiedere fondi per la tutela del cobra reale: secondo voi quanto potrebbe raccogliere in una giornata? Probabilmente molto poco e sicuramente infintamente meno di quanto incasserebbe se la motivazione fosse quella di aiutare cani e gatti.

Cani falchi tigri e trafficanti

Troppe volte si fatica a comprendere che nell’equilibrio naturale ogni specie ha una funzione e che la simpatia che suscita è del tutto irrilevante. I rettili sono sul pianeta da milioni di anni e esercitano ruoli molto importanti nel mantenimento degli equilibri naturali. Per contro sono davvero poche le voci che si alzano a loro difesa, per evidenziare il rischio di estinzione che riguarda un numero consistente di specie. Alcune di queste sono tutelate indirettamente solo da azioni di protezione rivolte ad altri animali o all’ambiente in cui vivono. Una sorta di beneficio riflesso che deriva da altre ragioni.

Un nuovo studio è stato condotto da NatureServe, dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) e dall’organizzazione Conservation International ed stato recentemente pubblicato sulla rivista Nature. In questo lavoro si rappresenta un’analisi della prima valutazione completa del rischio di estinzione per i rettili inseriti nella Lista rossa IUCN delle specie minacciate.  I dati raccolti hanno dimostrato che almeno il 21% di tutte le specie di rettili a livello globale sono minacciate di estinzione.

Rettili in pericolo di estinzione: se dovessimo perdere questo enorme patrimonio sarebbe come cancellare complessivamente miliardi di anni di evoluzione

La realtà è che sino ad ora non abbiamo un panorama completa sullo stato di conservazione dei rettili, a differenza di quanto invece avviene per gli altri animali terrestri. La ragione è da ricercarsi sia in questioni pratiche, come le difficoltà di effettuare censimenti sul campo, che nella mancanza di risorse allocate sullo studio della loro conservazione. Unica certezza sono le cause della rarefazione: caccia, commercio, perdita di habitat e cambiamenti climatici.

In questo momento, secondo le stime degli scienziati, sono 1.829 le specie di rettili a rischio di estinzione. Un dato decisamente allarmante che dovrebbe far riflettere su quanto sia fragile l’equilibrio garantito dalla biodiversità. Ogni specie è infatti parte di una catena di relazioni che, nel loro complesso, sono alla base della stabilità degli ecosistemi. Perdere anche soltanto un tassello di questo mosaico può dar luogo a conseguenze imprevedibili, anche perché molte di queste relazioni sono ancora completamente sconosciute agli studiosi.

Per questo sarebbe di grande importanza cambiare l’approccio che abbiamo verso gli animali meno popolari o più detestati. Cercando di vedere il pianeta in maniera sempre più unitaria, partendo dal presupposto che ogni perdita rappresenta una fonte di squilibri. Ancora oggi, nonostante i molti sforzi fatti non siamo neppure in grado di determinare il numero esatto delle specie animali e vegetali. Non c’è giorno che gli scienziati non scoprano una nuova specie e, nel frattempo, molte si estingueranno ben prima di essere scoperte.

I rettili sono sul pianeta da prima dell’uomo ma rischiano di non sopravvivere ai danni dell’Antropocene, l’era delle distruzioni causate dall’uomo

Sono talmente tanti gli squilibri che abbiamo causato dalla metà del secolo scorso che spesso diventa difficile comprendere come rimediare. La sola certezza è che sia necessario contrastare i cambiamenti climatici e arrivare alla protezione di almeno un terzo della superficie terrestre e dei mari. Unico modo per cercare di arrestare la perdita di biodiversità che abbiamo causato e, nel contempo, una scelta che non è più differibile. La necessità urgente è quella di aumentare l’educazione ambientale della nostra società, in modo da creare una maggior consapevolezza.

Ogni persona è chiamata ad avere comportamenti sempre più responsabili e attenti per ridurre la propria impronta ecologica. Così come ognuno di noi deve essere consapevole dell’importanza delle sue scelte e dei suoi comportamenti, che possono incidere sul cambiamento molto più di quello che crediamo. Non è vero che tutto debba avvenire a livello globale e già cambiare il modo con cui percepiamo i rettili può costituire un aiuto. Un cambiamento di valutazione, solo per fare un esempio, salverebbe centinaia di migliaia di rettili che vengono uccisi ogni anno in Italia per paura o soltanto per una fobica avversione.

Il bulldog inglese e Zlatan Ibrahimović: storia senza lieto fine de “Il bandito (il cane) e il campione”

bulldog inglese Zlatan Ibrahimović

Il bulldog inglese e Zlatan Ibrahimović: una storia che potrebbe essere raccontata partendo dal titolo di una famosa canzone di Francesco De Gregori. Dove il bandito (voce del verbo bandire) è il cane, appartenente a una razza che i veterinari chiedono di non riprodurre, e il campione Ibra, che vince anche per la scarsa attenzione ai diritti animali. Ma si sa che le star spesso si preoccupano più di soddisfare i propri bisogni che di essere degli esempi.

I giornali hanno dato con grande rilievo la notizia che il famoso calciatore Zlatan Ibrahimović sia andato a visitare un allevamento di bulldog. Per acquistare un cucciolo, proprio di una razza brachicefala al centro di grandissime polemiche. Non soltanto da parte dei difensori dei diritti degli animali, ma degli stessi veterinari. Che chiedono di arrivare a un’estinzione dolce delle razze dei cani che non respirano. Maltrattati da una genetica sempre più esasperata.

Zlatan Ibrahimovic
Immagine tratta dal sito web de Il Resto del Carlino

Il bulldog inglese è un cane con mille problemi di salute, che vanno dalla difficoltà di respirare a quella di partorire, motivo per cui quasi sempre le nascite avvengono con il taglio cesareo. Per non parlare delle mille altre patologie che affliggono l’esistenza di questo cane, sacrificato sugli altari, spesso bizzarri, dell’estetica. Con grande indifferenza verso la costante sofferenza provata da questi animali e senza minimamente voler ascoltare le prese di posizione sempre più frequenti dei veterinari.

Il bulldog inglese e Zlatan Ibrahimović, calciatore e cacciatore già al centro di mille polemiche per passioni sempre meno condivise

Ci sono persone che approfittano della loro popolarità per essere degli esempi, altre che si accontentano di essere molto popolari e molto ricchi. Sul fronte del rispetto degli animali e di una visione ecologista certo non spicca Ibrahimović, che non sembra preoccuparsi troppo delle critiche, per essere anche un amante della caccia. Del resto non è un cacciatore come gli altri, visto che non va a caccia in riserva ma si compra diverse riserve di caccia, il che fa per lui evidentemente una bella differenza. Nessun problema neanche sulla scelta dei cani, assolutamente sereno nel dare un cattivo esempio.

Del resto sui cani brachicefali, quelli che non respirano e che sono da decenni maltrattati geneticamente, si trova in buona compagnia. Con altri personaggi famosi molto amati dal grande pubblico, come Chiara Ferragni e Federica Pellegrini, Volti noti che probabilmente non riflettono sul danno compiuto, stimolando le scelte che hanno portato il bulldog francese a essere il cane più richiesto. Nonostante le oramai costanti e pressanti richieste dei veterinari di vietarne per sempre la riproduzione, per evitare animali fatti nascere per diventare dei malati cronici.

Appare chiaro che vi sia una netta prevalenza dell’estetica sull’etica e che questo comporti delle conseguenze nei nostri rapporti con gli animali. Mancando una cultura del rispetto sui loro diritti minimi, sulle problematiche di salute indotte o sulle conseguenze della cattività tutto diventa possibile. Quando non si cerca di intercettare le motivazioni, di capire perché è sbagliato acquistare cani che non respirano (e non solo), l’unico parametro diventa il “mi piace”. Che si traduce in “lo voglio perché anche Ibra ha un bulldog”, così basta un selfie ed il gioco è fatto.

Il maltrattamento genetico dovrebbe essere considerato un crimine, con l’aggravante della premeditazione

Non è un’esagerazione ma la presa d’atto di una realtà: continuare a riprodurre cani portatori di patologie che rendono la loro vita difficile è un atto crudele. Che andrebbe perseguito perché compiuto per motivi abietti e futili, con l’intento di assicurarsi un profitto ignorando la sofferenza causata agli animali. Una questione che sia Ibra che Federica Pellegrini dovrebbero poter capire con facilità, avendo fondato il loro successo in buona parte proprio sul buon funzionamento dei loro polmoni. Un bulldog non potrà mai essere un atleta, non potrà mai correre a perdifiato mentre andrà incontro a problemi di ogni genere.

La foto del calciatore più famoso del momento con un cucciolo di bulldog avrà sicuramente generato un picco di richieste. Un’operazione di marketing per l’allevamento che le ha pubblicate sui social, un colpaccio anche per chi vende questi cani sulla rete. Il peggio del peggio perché almeno i cani di razza hanno degli standard da rispettare per avere un pedigree, ma su internet ci sono spesso solo cani somiglianti. Cani che non possono avere pedigree, che non sono di razza e che hanno ancor più tare genetiche dei loro blasonati sosia. Un vero disastro per il benessere degli animali.