Troppi allevamenti di animali sono diventati un crocevia di interessi e comportamenti criminali di vario genere che possono andare dal riciclaggio per conto della camorra e di altre agromafie all'inquinamento, passando per il maltrattamento di animali, arrivando all'alterazione di sostanze destinate all'alimentazione umana.
Una realtà ben documentata nella trasmissione Animali come noi, condotta da Giulia Innocenzi, che questa volta si è occupata dei maltrattamenti che accadono negli allevamenti di bufale della Campania. Nella puntata intitolata Speriamo che sia femmina le telecamere nascoste riprendono, ancora una volta, le torture inflitte in molti allevamenti alle bufale da latte.
In pochi mesi sono decine gli allevamenti messi sotto accusa dalle inchieste realizzate da diverse trasmissioni televisive, realizzate da Sabrina Giannini, prima per Report e ora per Indovina chi viene a cena e da Giulia Innocenzi, prima per Servizio Pubblicoe ora per Animali come noi. Senza contare le inchieste delle associazioni Essere Animalie di Animal Equality, sempre sui temi degli allevamenti. Inchieste che hanno dimostrato, con relativa facilità, quali bolge dantesche siano gli allevamenti di animali, rendendo consapevoli milioni di persone sulla provenienza ma anche sui costi, non solo in termini etici, di quanto arriva sulle loro tavole. Improvvisamente molti consumatori hanno scoperto che le immagini di vacche e maiali felici create nell'immaginifico pubblicitario non corrispondevano al vero e che anche Francesco Amadori, negli spot della sua azienda, qualche bugia la raccontava.
Certo i maltrattamenti subiti dagli animali e mostrati sullo schermo indignano anche gli onnivori, perché un conto è mangiar carne e altra cosa è rendersi improvvisamente conto di essere complici di un sistema malato, che non salva nessuno, né animali, né consumatori. Questo probabilmente porterà a un irrigidimento della normativa, a una diminuzione del consumo di carne e dei derivati come uova e latte. Ma tutto questo non basta.
Occorre lacerare lo schermo dietro il quale si sono nascosti e sono cresciuti i criminali che gestiscono attività legate alle agromafie e, naturalmente, occorre parlare della catena dei controlli che si dimostra ogni giorno più incapace di far rispettare le leggi dello Stato. Proprio quello Stato le cui leggi ha giurato di far rispettare ma che poi in un rosario fatto di omissioni, connivenze, concorsi nei reati, omesse segnalazioni fino ad arrivare alla palude della corruzione, dell'interesse privato e della tangente presa per chiudere un occhio, ha violato sistematicamente. Se i giornalisti e le associazioni sono investigatori migliori di molti funzionari pubblici incaricati di vigilare è perché qualcosa non funziona nel meccanismo dei controlli. Nella trasmissione sulle bufale il veterinario ASL, di fronte a animali che faticavano a stare in piedi a causa di zoccoli cresciuti a dismisura ha sostenuto, con serenità disarmante, che la colpa è della legge che impone i lastricati di cemento, che non consentono il regolare consumo delle unghie. Come se non esistessero i maniscalchi e come se questo non costituisse un maltrattamento per gli animali, costretti a modificare la postura per reggersi in piedi. Con dolori indicibili.
Come poter credere che lo sversamento dei liquami nel terreno di un grande allevamento non sia noto a una serie di organismi di controllo locali: Polizia Locale, Carabinieri, ex Forestali, veterinari ASL. Forse la verità è un'altra: per anni si è preferito ignorare queste cose, ritenendole reati minori, come il maltrattamento di animali. In questo modo si è consentito non solo il malaffare, ma si è agevolata la crescita della cultura dell'illegalità, si sono create sacche costituite da reati consentiti, accettati, dimenticando che proprio grazie ai territori strappati alle norme dello Stato si consolidano le mafie. Non sarebbe giusto sostenere che ci sia una corruzione diffusa all'interno delle forze di polizia giudiziaria, non è sicuramente così, ma è indubbio che oggi più che mai non basti sequestrare un allevamento di bufale a seguito dei vari reati accertati: le forze di polizia e la magistratura inquirente devono risalire agli anelli della catena di controllo che hanno consentito di perpetrare per anni questi reati, compreso il maltrattamento di animali. Denunciandoli e licenziandoli in caso la responsabilità sia provata. Gli animali sono esseri viventi indifesi che solo uomini perbene possono tutelare, nel corso di una vita asservita ai bisogni dell'uomo e che, in alcun modo, dovrebbe diventare una via crucis infinita fatta di sole sofferenze e patimenti.
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