Cani e tragedie: quell'insopportabile sensazionalismo dei media

Cani e tragedie: quell'insopportabile sensazionalismo dei media e l'assenza dello Stato che "sempre si indigna, poi getta la spugna con gran dignità". I titoli a sensazione dei media non si fermano nemmeno davanti a una tragedia, qual'è la morta di una bimba di nove mesi uccisa dal cane di casa. Utilizzando verbi inappropriati come "sbranare" per far crescere l'orrore e la paura. Un comportamento disgustoso, perché dietro al titolo a effetto si nasconde il numero dei click che riuscirà a generare grazie alla spettacolarizzazione. Che dopo questi titoli si completa con le immagini di cani dall'aria feroce.

Secondo Treccani, indiscussa autorità sulla lingua italiana, il verbo sbranare ha questo significato: "Ridurre a pezzi, in brandelli, dilaniare con gli artigli e con i denti, spec. riferito come soggetto a bestie feroci". Leggendo gli articoli in verità poco si capisce sui fatti, se non che il padre ha lasciato una bimba di 9 mesi, non vigilata, in un luogo accessibile al cane di casa. Un comportamento imprudente, al limite della negligenza se non oltre. Con un cane che già aveva dato segni di aggressività, causando lesioni a un altro cane di proprietà.

Questo è l'ennesimo episodio raccontato dalle cronache che, come sempre, susciterà la solita ondata di discussioni sul patentino, sui cani aggressivi, sulla pericolosità di alcune razze. Per approdare poi a un nulla di fatto, all'assenza di qualsivoglia attenzione da parte del legislatore che sembra non riuscire a raggiungere comportamenti consapevoli. Quando accadono queste tragedie, che sono frequenti, parte l'onda mediatica che travolge tutto e tutti, buonsenso compreso, che quasi mai arriva all'unica conclusione possibile: avere un animale non deve essere considerato un diritto.

Cani e tragedie: quell'insopportabile sensazionalismo che non porta mai a provvedimenti efficaci

Un cane di grossa taglia, un cane con un morso potente come quello di molossoidi e pitbull (per semplificare il concetto) può rappresentare un pericolo se non correttamente gestito. Rappresenta un pericolo sicuro, invece, quando sottoposto a maltrattamenti, lasciato in mano a persone impreparate o che lo vogliono usare come strumento di difesa o come arma da offesa. Proprio come una Ferrari messa in mano a un dicottenne neopatentato. Ma se per le macchine esistono limiti chiunque può detenere senza problemi nè valutazioni preventive un cane.

Il problema non sono i cani cattivi perché i cani cattivi sono come i lupi mannari, non esistono a priori. Il problema sono le persone, la loro attenzione che deve basarsi sulla consapevolezza, sulla prudenza dei comportamenti. Un bambino non lo si lascia da solo con un cane, nemmeno quando è di taglia barboncino, ancor meno se si tratta di un american staffordshire! Il problema è non mettere un limite al possesso di certe razze e alla loro riproduzione, che dovrebbe essere soggetto a controlli preventivi.

Determinate razze di cani costituiscono oramai uno stock permanente nei canili: animali che una volta entrati in queste strutture, per i motivi più disparati, difficilmente ne usciranno vivi. Più facilmente usciranno dai canili dentro i sacchi neri, dopo aver trascorso, spesso nella solitudine di un box di pochi metri quadri, buona parte della loro vita. Animali rinchiusi come ergastolani, con un fine pena mai. Nonostante questo dato incontestabile continuiamo a far riprodurre queste razze da "cucciolatori seriali" che non si curano della selezione o della socializzazione. Per essere venduti sulla rete, senza controlli, a persone che non dovrebbero essere autorizzate anche soltanto a pensare di poter avere un cane.

Cani e tragedie: un binomio che non parte dall'ineluttabile ma da quanto avrebbe potuto essere evitabile

La detenzione degli altri animali, che da moltissimi anni riconosciamo come esseri senzienti, dovrebbe essere preceduta da una verifica preventiva di competenze e conoscenze. Per garantire la sicurezza delle persone e il benessere degli animali, dei quali spesso i detentori non conoscono neppur lontanamente i bisogni. Per evitare che il numero di animali presi d'impulso e poi abbandonati porti al collasso le strutture di ricovero, che già ora in troppi casi sono più vicine a essere bolge infernali piuttosto che realtà accoglienti. Con costi che paga tutta la comunità e con sofferenze inutili subite dai reclusi.

La normativa posta a tutela degli animali deve essere resa più restrittiva, ma anche più corrispondente alla reale difesa dei diritti degli animali. Serve al più presto uno strumento interdittivo che vieti la detenzione di animali a chiunque abbia avuto comportamenti violenti nei loro confronti o sia stato condannato per maltrattamenti. Ma occorre anche introdurre un'autorizzazione preventiva alla detenzione di un animale, per valutare idoneità e grado di conoscenza del richiedente. Bisogna far crescere la cultura del rispetto nei confronti degli altri animali, che deve includere anche il diritto al benessere. Un passaggio culturale che passa attraverso il riconoscimento degli animali come individui, titolari di diritti inalienabili.