cucciolate casalinghe vanno fermate

Le cucciolate casalinghe vanno fermate per contrastare il randagismo e l’abbandono poiché sono proprio queste riproduzioni la causa principale. Qualcuno potrebbe obiettare che sono i tantissimi animali randagi che, grazie a accoppiamenti fuori controllo, aliimentano il serbatoio del randagismo, ma questo è un errore. Gli animali randagi, cani e gatti che siano, sono solo in parte responsabili del problema, che avrebbe dimensioni certo diverse senza le nuove nascite di animali che una casa ce l’hanno. Cani e gatti che quando non trovano una collocazione, vengono abbandonati sul territorio, creando così nuovi randagi.

Sono sempre i comportamenti delle persone a generare problemi e non certo quelli degli animali. Non soltanto amplificando i numeri del randagismo ma, anche, contribuendo a far rinchiudere migliaia di animali nelle strutture. Come dimostra l’enorme numero di molossoidi presenti nei canili italiani, da nord a sud, che non è fattore ascrivibile a cause diverse dall’irresponsabilità umana.

La maggioranza dei cani presenti nei canili del nord Italia, dove il randagismo non esiste fortunatamente quasi più, provengono da cessioni di proprietà e da falsi rivenimenti. Cani trasferiti da sud a nord per essere poi abbandonati nelle aree cani, segnalando un falso abbandono, pensando che quegli animali potranno avere maggior fortuna che al sud. Un errore macroscopico, che sarà pagato dai cani. Cani che resteranno impigliati nelle rete di canili e rifugi, con scarse, se non nulle, possibilità di adozione.

Le cessioni invece sono provocate dalle adozioni inconsapevoli, fatte da persone irresponsabili che adottano cani sulla rete senza garanzie. Pagandoli talvolta a caro prezzo, ingrossando il giro d’affari degli spostacani. Soggetti che spesso si travestono da benefattori, ricavando invece lauti guadagni sulle Postepay, grazie a persone di grande cuore ma con scarse conoscenze, che pensano che per adottare un cane basti un atto d’amore. Che dura sino a quando i cani, non socializzati o di complessa gestione, manifestano segni di aggressività o distruggono le case delle famiglie che li ospitano. Famiglie che dopo poco non li vogliono più, perché l’amore è cieco ma le difficoltà sono ben visibili.

Le cucciolate casalinghe vanno fermate per smettere di riempire i rifugi di cani indesiderati

L’idea che piazzare i cuccioli anche di un meticcio sia la cosa più semplice del mondo è irreale. Ci sono talmente tanti animali da adottare che farne nascere altri è veramente un’azione riprovevole. Seguendo leggende che narrano che i cuccioli vadano sempre a ruba o che una cagna debba provare la gioia della maternità. Concetti che potevano andare bene nella seconda metà del secolo scorso, quando mancavano studi e conoscenze ma non nel terzo millennio! Non serve far riprodurre cani, specie quando non sono di razza, fatto che in questa società malata di apparenza ha il suo peso, purtroppo.

Per chi ancora crede che il randagismo si autoalimenti, senza necessità di essere aiutato dalle nostre azioni, non c’è rimedio se non la corretta informazione, che può aiutare. Gli animali realmente randagi, che vivono senza avere necessità di un supporto umano, in Italia sono meno di quello che si possa pensare. A questo va aggiunto che il tasso di mortalità delle cucciolate, proprio come avviene per i selvatici, è molto alto. La natura si regola da sé, verrebbe da dire, semplificando ma nemmeno troppo. Potrà non piacere, ma se non impariamo a accettare che il mondo naturale non sarà mai un cartoon, non riusciremo mai a comprenderne le dinamiche.

Tanti si dichiarano amanti degli animali, ma ancora troppo pochi li rispettano veramente. Il frutto dell’amore, si sa, talvolta è avvelenato, ma il prezzo in questo caso lo pagano gli animali, quanto a sofferenza, mentre è a carico dei cittadini l’onere economico degli errori altrui. Dovendo mantenere centinaia di migliaia di animali nelle strutture, proprio a causa di errori di percorso e di riproduzioni indesiderate. Animali che spesso entrano giovani nelle strutture, che fin troppo spesso sono pessime, per uscirne soltanto dopo troppi anni. ma solo per andare all’inceneritore. Descrizione ruvida sicuramente, ma reale.

Centinaia di migliaia di cani acquistati ogni anno, scelti come se fossero gioielli griffati da esibire

I cani maggiormente di moda sono tutti brachicefali, cani allevati e selezionati per piacere, ma costretti a una vita di sofferenze proprio per essere inconsapevoli status symbol. Le razze più presenti nei canili, invece, sono molossoidi, costretti a vivere in pochi metri quadrati, vivi fuori ma morti dentro. Animali privati dei loro diritti, in entrambe i casi, per scelte umane. Se nascere deformi è una disgrazia, allevare animali deformi dovrebbe essere considerata una crudeltà. Proprio come far nascere molossoidi, che se perdono la lotteria della prima adozione azzeccata diventeranno detenuti, animali al 41 bis come i mafiosi o i terroristi, pu senza avere colpe.

Per questo le migliori adozioni non sono quelle del cuore ma quelle fatte con il cervello. Troppo spesso chi pensa di dare aiuto a un animale derelitto diventa, di fatto, il suo carnefice. Questi sono discorsi che piacciono poco a molti, ma che, invece, sarebbe ora che venissero fatti con crescente frequenza. Diversamente avremo sempre le strutture piene e continueremo a avere una parte della nostra società polarizzata fra adozioni irresponsabili e acquisti senza etica. E questa davvero non è una bella prospettiva, se non si vuole considerare solo la gioia dei trafficanti di cuccioli.

Se iniziassimo a guardare i cani come individui, dotati di personalità, diritti e bisogni forse si potrebbe sperare di spezzare le reni ai luoghi comuni. Quelli che dicono “almeno una volta deve fare i cuccioli” o che portano a credere che un bulldog sia un cane fortunato perché piace tanto ed è in testa alle classifiche di vendita. Fatto che toglie sempre più il fiato, ma solo ai cani tanto che i veterinari chiedono di fermarne la riproduzione da molto tempo. Quello che pare incredibile oggi è che, pur con tutte le informazioni disponibili , continui a crescere l’ignoranza, a scapito della necessaria conoscenza. Una colpa che in parte ricade anche su chi dovrebbe fare buona informazione e, invece, segue l’onda possente dei click.