Queste razze sono vittime di un maltrattamento genetico, grazie a una selezione che non ha premiato la forma fisica ma bensì l'estetica. I cani brachicefali hanno subito una deformazione del cranio che li ha portati a avere un muso più largo che lungo, per farli assomigliare sempre più a dei bambini. Una perversione estetica, che non ha più alcuna ragione funzionale come poteva essere per i cani da presa, dove il muso schiacciato aumentava la potenza e la tenuta del morso. Oggi queste razze trovano giustificazione solo per una richiesta puramente estetica del mercato, che è la causa di questi maltrattamenti inferti agli animali.
I proprietari li amano e contribuiscono a perpetuare il loro commercio perchè, si sa, è la domanda che genera l'offerta. Una richiesta di cuccioli talmente alta che, oltre a alimentare traffici e maltrattamenti, ha azzerato o quasi la selezione. Per capirlo basta guardare quanta variabilità ci sia negli esemplari di bulldog francese. Cani che non sembrano avere più caratteristiche compatibili nemmeno con i già discutibili standard di razza. La ricerca del basso prezzo, l'acquisto attraverso la rete, la presenza sul mercato di un numero altissimo di animali senza pedigree ha stravolto ogni regola. Complicando molto, la vita di questi animali, prime vittime del loro aspetto accattivante.
I responsabili dei maltrattamenti? Chiunque alimenta questo mercato, dai trafficanti ai compratori
Mentre in Europa sono diverse le campagne contro il commercio degli animali brachicefali in Italia siamo ancora molto tiepidi su questo tema. Sarà Il numero degli animali o l'ampiezza di un mercato in costante espansione, ma quale che sia la causa in pochi si vogliono mettere di traverso, puntando l'indice su questa sofferenza. Così troviamo brachicefali nelle pubblicità , nei video, nei film, sulle affissioni: quasi ovunque tranne che in campagne educative che contribuiscano a fare cultura, contro il maltrattamento genetico.
Michele Serra, i lupi e la morte del suo cane Osso: un evento tanto spiacevole quanto altamente prevedibile, che genera allarme per la notorietà del protagonista. E' accaduto in Val Tidone dove il giornalista ha una casa, al confine fra le province di Pavia e Piacenza, e dove Osso, lasciato libero di vagare, è stato ucciso da un branco di lupi. Un evento tragico, come tutte le volte che muore uno dei nostri animali, che avrebbe potuto essere evitato se Osso non fosse stato libero di girare da solo, senza alcun controllo. La presenza di lupi in quelle zone non è una novità . Ma anzi, leggendo le cronache, risulta essere presenza nota anche a Michele Serra.
Se anche venisse uccisa la metà della popolazione lupina poco cambierebbe circa la possibilità che accadano predazioni sugli animali domestici. Da quando i lupi hanno ricominciato a risalire lo stivale, riconquistando territori che gli appartenevano in passato, l'allarme non è mai cessato, come non cessa il bracconaggio. Nel tempo, certo, la popolazione è cresciuta ma questo non ha significativamente aumentato le predazioni sui domestici. Non lo dicono gli animalisti, ma gli studi su predazioni e rimborsi dei danni causati dai lupi.
Michele Serra, i lupi e la morte del suo cane Osso: una storia che dimostra l'importanza di custodire i nostri animali
Qualcuno vuole farci credere che in un paese come il nostro, dove il dissesto idrogeologico, mai arginato, crea danni incredibili, dove l'uso sconsiderato della chimica in agricoltura crea enormi problemi alla salute, che il problema siano i lupi? In un paese dove nell'ultima stagione di caccia sono morte 11 persone e ne sono state ferite 31 davvero si vuole agitare lo spauracchio dei predatori? Certo fomentare le persone non solo è facile, ma purtroppo crea anche consenso come ben vediamo in questo periodo. In un tempo in cui pochi si informano e i dati contano meno del due a briscola. Ma allora come vogliamo difenderci dai predatori bipedi? Ritorniamo al Far West, alla giustizia sommaria?
Se smettessimo di fare allarmismo, se cercassimo di ricondurre la cronaca alla realtà , ci renderemmo conto che di questi tempi il primo obiettivo da centrare sia la coesistenza. La scienza ci dice da moltissimo tempo che tutto è interconnesso: predatori e prede, impollinatori e cibo, inquinamento e salute. Non esiste un solo evento che non generi conseguenze. E sempre la scienza ci dice anche che la via maestra da percorrere sia quella di non alterare gli equilibri naturali. Il problema è che in Italia tendiamo a invertire i fattori, considerando "inevitabili" gli incidenti sul lavoro e "gravissime" le predazioni dei lupi. Eppure, se ci pensate, le due questioni hanno un punto preciso di contatto: sono entrambe originate dall'assenza di prevenzione e dal mancato rispetto di regole e buonsenso.
Una coerenza che gli è stata riconosciuta in modo unanime dai compagni di partito e dagli avversari che, seppur con qualche lacrima di coccodrillo, gli hanno tributato -dopo la sua scomparsa- il giusto riconoscimento per la sua passione. Carlo si è sempre occupato della tutela dei diritti a tutto tondo, dalla Palestina agli animali. Sino alla battaglia per cercare di salvare il bellissimo glicine di Piazza Baiamonti. Un impegno costante, concreto che lo portava spesso a scontrarsi anche all'interno della coalizione che governa Milano. Sua la battaglia contro l'abbattimento dello stadio di San Siro.
Non amo scrivere di politici ma Carlo un'eccezione la merita: non ho mai conosciuto un politico così appassionato, non per aver consenso ma per intima convinzione. Uno dei pochi Don Chisciotte moderni che non combatteva contro i mulini a vento ma contro ogni forma di ingiustiza. Questo sarà il suo lascito più importante: il valore della coerenza, coniugata con la passione, la gentilezza e l'ironia. Caratteristiche difficili da trovare in una sola persona, che per questo lo hanno reso un fuoriclasse della politica. E se ci fosse il paradiso sono sicuro che Carlo starebbe già discutendo con San Pietro, dandogli consigli sulle modalità di tenuta del giadino dell'Eden! RIP
Se un cane ha meno diritti di un agnello dovremmo avere la lealtà di affermarlo, come punto di partenza per fare dei ragionamenti, per farne discendere dei comportamenti. Dovremmo quindi spostare il ragionamento non basandoci (solo) sulle comuni capacità di percezione di fronte alla sofferenza e al dolore. Spostandoci nel campo della eventuale necessità : siamo consapevoli della sofferenza ma dobbiamo attenuare i diritti per ragioni alimentari e economiche. Ma il focus di questo ragionamento non è tanto verso il diritto di uccidere, ma verso la crudeltà di far vivere pessime vite, che quasi sempre terminano con un orribile morte.
La lotteria dei diritti di tutti gli animali prevede meccanismi consapevoli che massimizzano il profitto senza riguardi per la sofferenza
Quello che manca nel nostro paese non sono certo le norme: tante, troppe, spesso inutili, molte volte inapplicate ma anche inapplicabili. Nel nostro paese non avanza la cultura dei "testi unici", che contengono tutte le disposizioni che regolano un settore, un argomento. Senza rimandi ad altre norme, senza giravolte e circonvoluzioni con le norme abrogate, senza prevedere cose che non siano chiare e applicabili. Invece in questo momento storico si individuano sempre nuovi reati, che spuntano come i bucaneve a fine dell'inverno, facendo ricorso alla decretazione d'urgenza, come se si fosse in un clima di guerriglia permanente.
L’obiettivo dichiarato della riforma è quello di uniformare gli standard di gestione e rafforzare il benessere animale su tutto il territorio nazionale. Restano tuttavia aperte alcune criticità strutturali del sistema canili, a partire dalla disomogeneità regionale sui requisiti degli spazi minimi e dal rischio che le nuove prescrizioni si traducano prevalentemente in adempimenti formali.
Il regolamento sulle strutture di ricovero animali promette meraviglie, ma in realtà poco cambierà sul benessere
Nel nuovo regolamento sono previste sanzioni per chi non rispetta le norme, prevedendo anche chiusure imposte dai Servizi Veterinari per un massimo di 45 giorni nei confronti di chi non rispetta la legge. Ma vi immaginate un canile con migliaia di cani, come quello di Torre Melissa in Calabria, solo per fare un esempio, che venga chiuso? Davvero si può credere che l'aver continuato a chiudere gli occhi su questo tipo di strutture possa essere un male risolvibile con un decreto? I randagi pagano gli errori umani, ma molti umani si arricchiscono sulle vittime della nostra stupidità !
Ma cosa ostacola una gestione di buon senso della questione? La difesa delle libertà individuali, la paura che le persone smettano di adottare cani dai canili? Direi che è molto più probabile che l'ostacolo sia il mercato, quell'indotto che sul possesso di animali ha creato fatturati milionari, che non si vuole disturbare inserendo limitazioni. Eppure riconosciamo che gli animali familiari sono esseri senzienti, e non solo loro, ma poi ci dimentichiamo di garantirgli una tutela reale. Come cantava l'indimenticabile Mina "Parole, parole, parole, parole. Parole, soltanto parole..."
Usiamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere ad informazioni sul dispositivo. Lo facciamo per migliorare l'esperienza di navigazione e mostrare annunci personalizzati. Fornire il consenso a queste tecnologie ci consente di elaborare dati quali il comportamento durante la navigazione o ID univoche su questo sito. Non fornire o ritirare il consenso potrebbe influire negativamente su alcune funzionalità e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità , o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.