
Chi c'è dietro gli avvelenamenti dei lupi nel Parco Abruzzo? Il rinvenimento dei corpi di diciotto lupi, tre volpi e una poiana in pochissimi giorni sta generando molte paure e diversi interrogativi. Da una parte il numero elevato di animali morti, rinvenuti in poco tempo in territori contigui ma non vicini, dall'altra la mancanza di un episodio scatenante, in quello che appare come un unico disegno criminoso. E' difficile, infatti, poter pensare che questi avvelenamenti possano essere ricondotti al caso, che abbia voluto che persone diverse, in territori differenti, abbiano deciso di spargere bocconi avvelenati proprio nello stesso momento.
Secondo i primi accertamenti effettuati sui cadaveri degli animali, presso l'Istituto Zooprolattico di Teramo, per avvelenare gli animali sarebbero stati usati pesticidi. Sostanze probabilmente riconducibili a prodotti non più in uso per la loro pericolosità, da quanto sembra trasparire da un'intervista fatta a Giampiero Scortichini, funzionario dell'istituto. Pur dietro al doveroso riserbo appare oramai confermata la pista dell'avvelenamento e bisognerà capire se il tipo di veleno impiegato costituisce il minimo comun denominatore dei diversi episodi.
Difficile credere che questi episodi possano avere origine solo da eventuali predazioni subite dagli agricoltori. Questo gesto sembra più essere una sfida che una vendetta, lanciata nei confronti del Parco e degli organi di vigilanza. Da quel che appare due potrebbero essere ipotesi sui responsabili: un solo uomo che ha deciso di sfidare tutti commettendo un crimine odioso, convinto di poter restare impunito, oppure una pluralità di soggetti che si sono coordinati per eseguire il disegno criminoso. Ma quest'ultima ipotesi, sotto il profilo investigativo, appare, seppur possibile, meno probabile.
Spargere bocconi avvelenati è un comportamento criminale che mette in pericolo la collettività
Lo spargimento di bocconi avvelenati sul territorio espone a un reale pericolo non solo la fauna selvatica ma anche gli animali domestici e non ultimo le persone. Un rischio evidentemente accettabile per chi ha sparso le esche, che hanno originato questa piccola ma significativa strage, in un territorio che dalla presenza dei selvatici e del Parco trae grandi benefici. Con la sola esclusione di chi abbia animali liberi al pascolo, non adeguatamente protetti che, seppur indennizzato dal Parco, potrebbe aver deciso di regolare i conti seguendo gli antichi sistemi. Ipotesi possibile, ma poco credibile per le modalità di esecuzione degli episodi.
Il risultato di questa azione è stato quello di coagulare intorno a questi episodi i più disparati attori, che pur in contrasto con i predatori, non potevano certo avvallare un comportamento criminale. Così da Coldiretti alle altre associazioni di categoria è stato tutto un fiorire di prese di distanza e di condanna degli avvelentatori. Posizioni spesso assunte per comodo, per ruolo, spesso molto poco convinte ma reali. Ovviamente è stata espressa ferma condanna da parte del Parco e di tutte le associazioni protezionistiche. Perché, la storia insegna, quando si passa la misura anche chi non vorrebbe i predatori piange, lacrime di coccodrillo ma piange!
I bracconieri non brillano mai per lungimiranza, ma mettere in piedi un'azione di questa portata ora, con gli abbattimenti alle porte, è stata veramente una grande dimostrazione di ottusa stupidità. Con tutti i rischi connessi perchè i reati commessi, numerosi e collegati fra loro, potrebbero far scattare ipotesi gravissime se commessi da più persone organizzate. Per questa ragione, mai dovessi scommettere, punterei tutto sull'ipotesi di un solo attore, sociopatico, narcisista patologico e disturbato.
Siamo tornati agli avvisi di taglia, messi dalle associazioni sulla testa degli avvelenatori
Diverse organizzazioni hanno promesso ricompense a chiunque sia in grado di dare informazioni sugli autori degli avvelenamenti. Un comportamento che può non piacere, ma che certo può stimolare qualcuno a guadagnare in modo facile qualche migliaio di euro. Del resto,a Giuda in avanti, sono stati tantissimi gli emulatori che hanno cercato vantaggi fingendo di aiutare la giustizia. Non mi piace, ma posso capire chi pensa che "a brigante, brigante e mezzo", possa essere il giusto modo di comportarsi con i delinquenti. Sono convinto e spero che, per una serie di motivi, questo crimine non resterà impunito e probabilmente non sarà nemmeno ricommesso a breve. Criminale sicuramente, ma stupido non è affatto detto.
