Bambino azzanna lupo (non è vero ma fa notizia)!

Bambino azzanna lupo

Bambino azzanna lupo (non è vero ma fa notizia), perché oggi le notizie incredibili volano molto più veloci della realtà! Così succede che l'ennesima predazione di un cane incustodito, viaggiando di bocca in bocca, si trasformi da inventato fatto di cronaca a leggenda. Una storia che ancora una volta ha come protagonista "il lupo cattivo" e come vittima designata un bimbo e poi un cane, subito definito eroe! La fantasiosa narrazione mediatica racconta di un lupo, che attratto dall'odore di una grigliata irrompe nel giardino di una villa, dove si avvicina famelico a un bimbo, che si salva dalle fauci solo grazie a un cane eroe che si immola per salvarlo! Commovente ma inventato, come una telenovela di pessima fattura.

Per giorni ovunque si bercia sui troppi lupi che oramai, sfrontati e senza rispetto, entrano nelle case per predare bambini. Camaiore, ridente località toscana, si trasforma nella buia foresta di Cappuccetto Rosso, il lupo prende le sembianze del maligno e il cane -un angelo fattosi peloso- salva il pargolo, gettandosi fra le fauci della fiera senza alcun timore. Grazie a un titolo a effetto, a media che pubblicano la qualunque per un pugno di click, a cacciatori indomiti che vedono il punto di non ritorno per poter invocare (finalmente) una strage, tutto prende corpo diventa reale! Nel frattempo io e molti altri aspettiamo con ansia la smentita di una notizia che era apparsa subito incredibile.

Ci sono voluti giorni e solo dopo molti servizi televisivi e titoli urlati finalmente si è ricostruita la verità. Grazie a Marcello Pierucci, sindaco di Camaiore, che ha smentito ogni cosa, salvo la morte del cane, che era stato effettivamente predato da un lupo. Ma solo perché era stato lasciato libero, al limitare del bosco, senza custodia e aveva fatto una brutta fine. In fondo questa era la replica di quanto accaduto a Osso, il cane di Michele Serra, vicenda che aveva riempito le cronache per giorni. Si trattava insomma del classico "tanto fumo e niente arrosto" perché non c'era nemmeno la grigliata.

Se scrivere "Bambino azzanna lupo" fa notizia ma crea dubbi, raccontare il contrario divien subito credibile

Oramai il lupo è diventato come Salvini: basta che un treno arrivi in ritardo e tutti pensano al ministro. Ma qui la faccenda invece è seria, perché le notizie false sono come le gocce d'acqua che scavano la pietra. Chi non ricorda la bufala dei lupi lanciati dagli elicotteri degli ambientalisti? Una colossale palla, che ancora oggi si tramanda come se fosse una pagina del Vecchio Testamento. Grazie alle tradizioni orali della cultura e il volgo popolare che fanno diventare ogni leggenda una storia vera. Così diventano vere le grida contro i lupi, gli avvisi di pericolo e la leggenda che oramai i lupi siano ovunque, siano troppi, siano un pericolo per l'umanità.

Più tu scrivi per contrastare queste notizie e più si scatenano gli attacchi, perché a qualcuno conviene. Purtroppo è l'ignoranza che alimenta le leggende e poco importa se in Italia uccidano più le vacche dei lupi. Tutti predatori sono da secoli dipinti come esseri feroci che hanno in testa un solo obiettivo: combatterci e, quando posssibile divorarci. Poco importa se la scienza espone precise prove del loro ruolo fondamentale come bioregolatori (non come i cacciatori) e la statistica ritenga del tutto infinitesimale il rischio che la nostra vita possa terminare sotto i morsi di un lupo.

Ma i giornalisti, quella categoria alla quale non ho mai voluto appartenere, non dovrebbero verificare le notizie prima di pubblicarle? Come mai le notizie false durano per giorni in prima pagina mentre le scuse non arrivano a occupare lo spazio di un necrologio? Per quale ragione quando si parla di lupi i media sono così solerti a invocare le ragioni di cacciatori e allevatori? Sarà una solerzia legata a interessi economici verso le risorse pubblicitarie? Quel che è certo resta il fatto che questo modo di fare informazione sia vergognoso, inopportuno e non renda un buon servizio né alla tutela della biodiversità, nè alla verità.

Il tentato salvataggio della megattera Timmy: una gran brutta storia

Un milione e mezzo di euro spesi inutilmente, mille sofferenze che potevano essere evitate: il caso da manuale di un salvataggio sbagliato, che si è tradotto in sofferenze evitabili.

Foto di megattere nel loro ambiente naturale e di Timmy, megattera che si è cercato di salvare a ogni costo dopo uno spiaggiamento

Il tentato salvataggio della megattera Timmy: una gran brutta storia che non è l'epilogo di un tragico destino ma la fine inevitabile di una vicenda molto discutibile. In questo salvataggio vedo la stessa arroganza dei cacciatori quando raccontano di poter regolare la natura, ma anche un po' della presentuosa follìa di certi govenanti, che pensano di sanare tutto ciò che toccano. Considerando anche, fatto non da poco, che non stiamo parlando di un animale terrestre ma di un cetaceo marino, che può pesare oltre 40 tonnellate.

La megattera si era spiaggiata sulle coste della Germania, per cause che potranno, forse, emergere dalla necroscopia. Timmy era stato riportato al largo utilizzando una chiatta speciale. In un'operazione tanto costosa, si parla di un milione e mezzo di euro, quanto spettacolare. Messa in scena utilizzando una chiatta realizzata appositamente. Prolungando così un'agonia per settimane, per perseguire un tentativo di salvataggio che molti scienziati avevano aspramente criticato. Andando oltre il limite dell'umana pietà in nome della spettacolarità di un'operazione quasi certamente fallimentare.

Timmy, dopo il rilascio, è stato seguito grazie a un tracciatore satellitare che ha portato i ricercatori a segure la megattera fino in Danimarca. Dove è andata nuovamente a spiaggiarsi in acque basse. Replicando la situazione che si era creata in Germania. Facendo finire gli organizzatori in un mare di polemiche, che hanno riguardato tutti gli aspetti: etici, scientifici e economici.

Il tentato salvataggio della megattera Timmy non è stata un'opera di bene ma un'operazione di media marketing

In un mondo senza rispetto per la vita, non per quella umana e tantomeno per quella animale, si costruisce un carrozzone mediatico per salvare una megattera. Incuranti del fatto che il grande cetaceo possa essersi spiaggiato per ragioni di salute, a causa di patologie che non sapremmo neanche come curare. Senza minimamente valutare le cause, ma banalmente cercando di limitare solo gli effetti. Una visione senza un supporto scientifico, irricevibile che non può nemmeno essere liquidata come un'ultima chance offerta a un moribondo.

In questo caso non si è trattato di tentare di riparare un'ala a un rapace ferito o di curare un lupo avvelenato. Qui non si conoscevano le cause e non potevano nemmeno essere cercate, indagate. Almeno non sino a quando l'animale fosse stato vivo. In questo caso si trattava di far riprendere il mare a una megattera, un cetaceo che pesa decine di migliaia di chili. Prolungando la sua agonia per giorni in nome di una pietà che nasconde qualcosa di morboso, di insano. L'idea di un "uomo creatore" che crede di essere in grado di sanare ogni male. Con una natura che ci prende regolarmente a ceffoni ogni volta che sappiamo essere così arroganti.

Non bastano le intenzioni a definire il valore di un'azione perchè, in casi come questi, occorre prima valutare cause e possibilità, costi e benefici. Un conto è cercare di mitigare la sofferenza, altro dare una possibilità e altro ancora credere di poter risolvere ogni situazione. Perché in certi casi, specie se mancano le conoscenze, sarebbe opportuno lasciar fare alla natura, senza prolungare a tutti i costi la vita. Senza pensare che basti eliminare gli effetti per guarire le cause. Senza aggiungere, per calcolo o per ingenuità, danno a danno.

La morte non è la peggior cosa, quando cancella la sofferenza che non ha cura

Gli umani non riescono a far pace con la morte, forse nemmeno quelli molto religiosi. La morte viene vista come la peggiore delle cose, più delle pene che possa comportare una quotidiana e costante sofferenza. Ripenso così all'orso M49, detenuto a Casteller da lunghissimi anni, al criceto costretto a trascorrere la sua vita sulla ruota o al molossoide imprigionato a vita in un angusto box di un pessimo canile. Ripenso e mi interrogo su quanto sia giusto continuare a nascondere la testa sotto la sabbia: non è la vita ma la sua qualità a fare la differenza. Per uomini e animali.

Lupo, antilupo, lupisti e lupologi

Lupo, antilupo, lupisti e lupologi

Lupo, antilupo, lupisti e lupologi: soltanto lui, il predatore per eccellenza, riesce a creare tanti conflitti fra gli uomini. La società degli umani si polarizza di fronte ai lupi, fra quanti ne restano affascinati per il ruolo svolto in natura e altri che lo vedono come una piaga, un disastro, un animale da amare, un pericolo da sterminare un cartoon disneyano. Certo al lupo di questo fastidioso squittìo degli uomini interessa poco, se non per le conseguenze delle campagne di odio, che portano a gravi episodi di bracconaggio.

L'uccisione di Osso, il cane di Michele Serra, ha riacceso le braci di un conflitto mai sopito e che, forse, mai si sopirà. Da una parte il partito di Serra, che ha sostenuto il suo diritto di lasciare il cane libero, affermando che se i lupi sono troppi vanno "regolati", sottointendendo una pesante cura a base di piombo. Dall'altra una variegata coalizione pro lupo, con motivazioni molto diverse che vanno dall'improbabile idea disneyana al riconoscimento, per il lupo, di un ruolo fondamentale. Il terzo fronte, per semplificare, è il peggiore: quello che raggruppa quanti, con varie declinazioni di sub-pensiero, vorrebbero sterminare tutti i lupi. Un raggruppamento, quest'ultimo, senza capacità di ascolto e senza volontà di comprensione. Ottusi senza possibilità di redenzione.

Raccontare l'importanza del lupo per l'equilibrio degli ecosistemi sarebbe cosa molto semplice, che però richiede una volontà di ascolto. Dalla parte di chi vuole offrire al lupo un sempiterno riscatto sin dai tempi di Cappuccetto Rosso a chi pensa che gli abbattimenti siano l'unica soluzione alle predazioni dei lupi. La scienza però, quella con la "S" maiuscola, non è addomesticabile come l'opinione pubblica e basa le sue "convinzioni" sulla base di dati. L'equilibrio naturale è basato sull'eterno conflitto fra predatori e prede che, senza l'intervento dell'unico predatore ottuso -l'uomo- , fa sì che ogni specie contribuisca senza prevalere. Semplice, ma non banale!

Lupo, antilupo, lupisti e lupologi: per coesistere serve conoscenza e buona informazione

Purtroppo o per fortuna non basta la passione o la creazione di una tifoseria per aver ragione, per poter entrare in competizione con la scienza. I problemi si possono risolvere solo e soltanto quando si crea la volontà di capire. I lupi non sono caratteri scappati da un cartoon di Disney e non sono nemmeno creature demoniache da esorcizzare con riti religiosi (accade anche questo). I lupi non sono né buoni, nè cattivi: sono lupi, animali che per vivere predano e che, senza averne alcuna consapevolezza, mantengono l'ambiente in equilibrio. Il bello del lupo è proprio quello di fare solo il lupo. Pensate come sarebbe bello se Trump volesse fare soltanto il presidente degli Stati Uniti, senza mettere a ferro e fuoco il mondo.

L'allevatore che invoca gli abbattimenti, come unica soluzione possibile per poter lasciare gli animali al pascolo senza controllo, è lo stesso che poi si lamenterà dell'eccessivo numero di ungulati. Senza ammettere che i lupi scelgono per convenienza, non per far danno. un vitello incustodito è una preda più facile di un cinghiale. Al suo posto, facendo la spesa al supermercato, cosa scegliereste fra un prodotto di qualità scontato della metà e un altro, con identico contenuto proteico, venduto a prezzo pieno? Abbattere i lupi altera gli equilibri, proteggere il bestiame costa ma funziona: qual'è la scelta più giusta?

I lupi non sono troppi, non perché io li abbia contati personalmente, ma perchè in natura il concetto di troppi non esiste e non resiste nel tempo. Le specie animali presenti sul territorio sono, come dato medio nel tempo, quelle che quel territorio riesce a mantenere complessivamente. Quindi, al di là dei fastidi e dei problemi di noi umani, i lupi sono nel numero giusto per i territori e a noi converrebbe rispettarli. Il controllo umano delle altre specie animali non funziona perché non è efficiente come quello dei predatori. Un lupo non preda il primo cinghiale che passa, sceglie quello che potrà dargli minori problemi: un soggetto malato, ferito, deperito sarà la sua prima scelta. Che non coinciderà mai con quella del cacciatore.

I lupi non sono un totem ambientalista ma una presenza necessaria alla conservazione

Se vogliamo guardare al collettivo dobbiamo smettere di guardare nelle nostre tasche: siamo tanti, troppi, perché siamo l'unica specie che si riproduce senza tener conto delle risorse. Abbiamo, quindi, l'obbligo di capire che l'equilibrio del pianeta rappresenta un costo e un limite necessario alla nostra speranza di sopravvivenza. Difendere la biodiversità è l'unico modo efficace di difendere la nostra specie, i nostri figli e il loro futuro.

Questo non significa che non si possa rimuovere un esemplare pericoloso, troppo confidente o aggressivo verso le persone. Ma questa deve essere considerata un'eccezione, un comportamento di prevenzione visto come l'ultima scelta, non la consuetudine. Chi pensa che la rimozione o gli abbattimenti rappresentino l'unica strada per la coesistenza dimostra di non aver imparato nulla dai fallimentari modelli di gestione.

Dai cinghiali alle nutrie, dalle cornacchie ai piccioni, passando per cormorani e scoiattoli grigi. Sugli abbattimenti ci campano in troppi, senza che qualcuno si metta di traverso dicendo che non servono a nulla, se non a riempire le tasche di pochi che ricevono contributi per gestirli, università comprese.

E smettiamola di dire che tutti quelli che si mettono di traverso sugli abbattimenti sono solo animalisti isterici. Smettiamola di alzare barricate, sediamoci a un tavolo, simbolicamente, per trovare una modalità di coesistenza non solo perseguibile ma utile alla nostra specie. Siamo uomini e come tale provvisti di una smisurata arroganza, di poca prudenza e incapaci, troppo spesso, di scelte utili alla collettività e non solo ai propri interessi.

Michele Serra, i lupi e la morte del suo cane Osso

Michele Serra i lupi e la morte del suo cane Osso

Michele Serra, i lupi e la morte del suo cane Osso: un evento tanto spiacevole quanto altamente prevedibile, che genera allarme per la notorietà del protagonista. E' accaduto in Val Tidone dove il giornalista ha una casa, al confine fra le province di Pavia e Piacenza, e dove Osso, lasciato libero di vagare, è stato ucciso da un branco di lupi. Un evento tragico, come tutte le volte che muore uno dei nostri animali, che avrebbe potuto essere evitato se Osso non fosse stato libero di girare da solo, senza alcun controllo. La presenza di lupi in quelle zone non è una novità. Ma anzi, leggendo le cronache, risulta essere presenza nota anche a Michele Serra.

Questo episodio, per la notorietà del protagonista, servirà a scatenare le solite orde di esagitati che chiederanno di procedere con gli abbattimenti. Come se eliminare qualche decina di lupi potesse evitare, per il futuro, che un cane, un vitello o una capra possano finire fra le zanne del predatore. La pena di morte non è mai risolutiva, come dimostrano decenni di campagne di contenimento dei cinghiali, che più sono cacciati e più crescono di numeri. Almeno sino a quando i cacciatori sono bipedi e non lupi.

Se anche venisse uccisa la metà della popolazione lupina poco cambierebbe circa la possibilità che accadano predazioni sugli animali domestici. Da quando i lupi hanno ricominciato a risalire lo stivale, riconquistando territori che gli appartenevano in passato, l'allarme non è mai cessato, come non cessa il bracconaggio. Nel tempo, certo, la popolazione è cresciuta ma questo non ha significativamente aumentato le predazioni sui domestici. Non lo dicono gli animalisti, ma gli studi su predazioni e rimborsi dei danni causati dai lupi.

Michele Serra, i lupi e la morte del suo cane Osso: una storia che dimostra l'importanza di custodire i nostri animali

Pur comprendendo il dolore di Michele Serra per l'uccisione di Osso non si può che evidenziare che questo episodio non possa essere considerato una disgrazia imprevista. Un cane, un segugio, in modo particolare in primavera, non dovrebbe essere lasciato libero di vagare, nemmeno in un territorio senza neanche un solo lupo. Gli animali domestici vanno custoditi perché creano una serie infinita di problemi a quelli selvatici, specie nel periodo riproduttivo. Il dovere di custodia sarebbe un fatto che sarebbe naturale se smettessimo di considerarci padroni, ma soltanto ospiti.

Qualcuno vuole farci credere che in un paese come il nostro, dove il dissesto idrogeologico, mai arginato, crea danni incredibili, dove l'uso sconsiderato della chimica in agricoltura crea enormi problemi alla salute, che il problema siano i lupi? In un paese dove nell'ultima stagione di caccia sono morte 11 persone e ne sono state ferite 31 davvero si vuole agitare lo spauracchio dei predatori? Certo fomentare le persone non solo è facile, ma purtroppo crea anche consenso come ben vediamo in questo periodo. In un tempo in cui pochi si informano e i dati contano meno del due a briscola. Ma allora come vogliamo difenderci dai predatori bipedi? Ritorniamo al Far West, alla giustizia sommaria?

Se smettessimo di fare allarmismo, se cercassimo di ricondurre la cronaca alla realtà, ci renderemmo conto che di questi tempi il primo obiettivo da centrare sia la coesistenza. La scienza ci dice da moltissimo tempo che tutto è interconnesso: predatori e prede, impollinatori e cibo, inquinamento e salute. Non esiste un solo evento che non generi conseguenze. E sempre la scienza ci dice anche che la via maestra da percorrere sia quella di non alterare gli equilibri naturali. Il problema è che in Italia tendiamo a invertire i fattori, considerando "inevitabili" gli incidenti sul lavoro e "gravissime" le predazioni dei lupi. Eppure, se ci pensate, le due questioni hanno un punto preciso di contatto: sono entrambe originate dall'assenza di prevenzione e dal mancato rispetto di regole e buonsenso.

Chi c’è dietro gli avvelenamenti dei lupi nel Parco Abruzzo

Chi c'è dietro gli avvelenamenti dei lupi nel Parco Abruzzo

Chi c'è dietro gli avvelenamenti dei lupi nel Parco Abruzzo? Il rinvenimento dei corpi di diciotto lupi, tre volpi e una poiana in pochissimi giorni sta generando molte paure e diversi interrogativi. Da una parte il numero elevato di animali morti, rinvenuti in poco tempo in territori contigui ma non vicini, dall'altra la mancanza di un episodio scatenante, in quello che appare come un unico disegno criminoso. E' difficile, infatti, poter pensare che questi avvelenamenti possano essere ricondotti al caso, che abbia voluto che persone diverse, in territori differenti, abbiano deciso di spargere bocconi avvelenati proprio nello stesso momento.

Secondo i primi accertamenti effettuati sui cadaveri degli animali, presso l'Istituto Zooprolattico di Teramo, per avvelenare gli animali sarebbero stati usati pesticidi. Sostanze probabilmente riconducibili a prodotti non più in uso per la loro pericolosità, da quanto sembra trasparire da un'intervista fatta a Giampiero Scortichini, funzionario dell'istituto. Pur dietro al doveroso riserbo appare oramai confermata la pista dell'avvelenamento e bisognerà capire se il tipo di veleno impiegato costituisce il minimo comun denominatore dei diversi episodi.

Difficile credere che questi episodi possano avere origine solo da eventuali predazioni subite dagli agricoltori. Questo gesto sembra più essere una sfida che una vendetta, lanciata nei confronti del Parco e degli organi di vigilanza. Da quel che appare due potrebbero essere ipotesi sui responsabili: un solo uomo che ha deciso di sfidare tutti commettendo un crimine odioso, convinto di poter restare impunito, oppure una pluralità di soggetti che si sono coordinati per eseguire il disegno criminoso. Ma quest'ultima ipotesi, sotto il profilo investigativo, appare, seppur possibile, meno probabile.

Spargere bocconi avvelenati è un comportamento criminale che mette in pericolo la collettività

Lo spargimento di bocconi avvelenati sul territorio espone a un reale pericolo non solo la fauna selvatica ma anche gli animali domestici e non ultimo le persone. Un rischio evidentemente accettabile per chi ha sparso le esche, che hanno originato questa piccola ma significativa strage, in un territorio che dalla presenza dei selvatici e del Parco trae grandi benefici. Con la sola esclusione di chi abbia animali liberi al pascolo, non adeguatamente protetti che, seppur indennizzato dal Parco, potrebbe aver deciso di regolare i conti seguendo gli antichi sistemi. Ipotesi possibile, ma poco credibile per le modalità di esecuzione degli episodi.

Il risultato di questa azione è stato quello di coagulare intorno a questi episodi i più disparati attori, che pur in contrasto con i predatori, non potevano certo avvallare un comportamento criminale. Così da Coldiretti alle altre associazioni di categoria è stato tutto un fiorire di prese di distanza e di condanna degli avvelentatori. Posizioni spesso assunte per comodo, per ruolo, spesso molto poco convinte ma reali. Ovviamente è stata espressa ferma condanna da parte del Parco e di tutte le associazioni protezionistiche. Perché, la storia insegna, quando si passa la misura anche chi non vorrebbe i predatori piange, lacrime di coccodrillo ma piange!

I bracconieri non brillano mai per lungimiranza, ma mettere in piedi un'azione di questa portata ora, con gli abbattimenti alle porte, è stata veramente una grande dimostrazione di ottusa stupidità. Con tutti i rischi connessi perchè i reati commessi, numerosi e collegati fra loro, potrebbero far scattare ipotesi gravissime se commessi da più persone organizzate. Per questa ragione, mai dovessi scommettere, punterei tutto sull'ipotesi di un solo attore, sociopatico, narcisista patologico e disturbato.

Siamo tornati agli avvisi di taglia, messi dalle associazioni sulla testa degli avvelenatori

Diverse organizzazioni hanno promesso ricompense a chiunque sia in grado di dare informazioni sugli autori degli avvelenamenti. Un comportamento che può non piacere, ma che certo può stimolare qualcuno a guadagnare in modo facile qualche migliaio di euro. Del resto,a Giuda in avanti, sono stati tantissimi gli emulatori che hanno cercato vantaggi fingendo di aiutare la giustizia. Non mi piace, ma posso capire chi pensa che "a brigante, brigante e mezzo", possa essere il giusto modo di comportarsi con i delinquenti. Sono convinto e spero che, per una serie di motivi, questo crimine non resterà impunito e probabilmente non sarà nemmeno ricommesso a breve. Criminale sicuramente, ma stupido non è affatto detto.