Per giorni ovunque si bercia sui troppi lupi che oramai, sfrontati e senza rispetto, entrano nelle case per predare bambini. Camaiore, ridente località toscana, si trasforma nella buia foresta di Cappuccetto Rosso, il lupo prende le sembianze del maligno e il cane -un angelo fattosi peloso- salva il pargolo, gettandosi fra le fauci della fiera senza alcun timore. Grazie a un titolo a effetto, a media che pubblicano la qualunque per un pugno di click, a cacciatori indomiti che vedono il punto di non ritorno per poter invocare (finalmente) una strage, tutto prende corpo diventa reale! Nel frattempo io e molti altri aspettiamo con ansia la smentita di una notizia che era apparsa subito incredibile.
Un milione e mezzo di euro spesi inutilmente, mille sofferenze che potevano essere evitate: il caso da manuale di un salvataggio sbagliato, che si è tradotto in sofferenze evitabili.
La megattera si era spiaggiata sulle coste della Germania, per cause che potranno, forse, emergere dalla necroscopia. Timmy era stato riportato al largo utilizzando una chiatta speciale. In un'operazione tanto costosa, si parla di un milione e mezzo di euro, quanto spettacolare. Messa in scena utilizzando una chiatta realizzata appositamente. Prolungando così un'agonia per settimane, per perseguire un tentativo di salvataggio che molti scienziati avevano aspramente criticato. Andando oltre il limite dell'umana pietà in nome della spettacolarità di un'operazione quasi certamente fallimentare.
Il tentato salvataggio della megattera Timmy non è stata un'opera di bene ma un'operazione di media marketing
In un mondo senza rispetto per la vita, non per quella umana e tantomeno per quella animale, si costruisce un carrozzone mediatico per salvare una megattera. Incuranti del fatto che il grande cetaceo possa essersi spiaggiato per ragioni di salute, a causa di patologie che non sapremmo neanche come curare. Senza minimamente valutare le cause, ma banalmente cercando di limitare solo gli effetti. Una visione senza un supporto scientifico, irricevibile che non può nemmeno essere liquidata come un'ultima chance offerta a un moribondo.
In questo caso non si è trattato di tentare di riparare un'ala a un rapace ferito o di curare un lupo avvelenato. Qui non si conoscevano le cause e non potevano nemmeno essere cercate, indagate. Almeno non sino a quando l'animale fosse stato vivo. In questo caso si trattava di far riprendere il mare a una megattera, un cetaceo che pesa decine di migliaia di chili. Prolungando la sua agonia per giorni in nome di una pietà che nasconde qualcosa di morboso, di insano. L'idea di un "uomo creatore" che crede di essere in grado di sanare ogni male. Con una natura che ci prende regolarmente a ceffoni ogni volta che sappiamo essere così arroganti.
La morte non è la peggior cosa, quando cancella la sofferenza che non ha cura
Gli umani non riescono a far pace con la morte, forse nemmeno quelli molto religiosi. La morte viene vista come la peggiore delle cose, più delle pene che possa comportare una quotidiana e costante sofferenza. Ripenso così all'orso M49, detenuto a Casteller da lunghissimi anni, al criceto costretto a trascorrere la sua vita sulla ruota o al molossoide imprigionato a vita in un angusto box di un pessimo canile. Ripenso e mi interrogo su quanto sia giusto continuare a nascondere la testa sotto la sabbia: non è la vita ma la sua qualità a fare la differenza. Per uomini e animali.
Raccontare l'importanza del lupo per l'equilibrio degli ecosistemi sarebbe cosa molto semplice, che però richiede una volontà di ascolto. Dalla parte di chi vuole offrire al lupo un sempiterno riscatto sin dai tempi di Cappuccetto Rosso a chi pensa che gli abbattimenti siano l'unica soluzione alle predazioni dei lupi. La scienza però, quella con la "S" maiuscola, non è addomesticabile come l'opinione pubblica e basa le sue "convinzioni" sulla base di dati. L'equilibrio naturale è basato sull'eterno conflitto fra predatori e prede che, senza l'intervento dell'unico predatore ottuso -l'uomo- , fa sì che ogni specie contribuisca senza prevalere. Semplice, ma non banale!
Lupo, antilupo, lupisti e lupologi: per coesistere serve conoscenza e buona informazione
L'allevatore che invoca gli abbattimenti, come unica soluzione possibile per poter lasciare gli animali al pascolo senza controllo, è lo stesso che poi si lamenterà dell'eccessivo numero di ungulati. Senza ammettere che i lupi scelgono per convenienza, non per far danno. un vitello incustodito è una preda più facile di un cinghiale. Al suo posto, facendo la spesa al supermercato, cosa scegliereste fra un prodotto di qualità scontato della metà e un altro, con identico contenuto proteico, venduto a prezzo pieno? Abbattere i lupi altera gli equilibri, proteggere il bestiame costa ma funziona: qual'è la scelta più giusta?
Questo non significa che non si possa rimuovere un esemplare pericoloso, troppo confidente o aggressivo verso le persone. Ma questa deve essere considerata un'eccezione, un comportamento di prevenzione visto come l'ultima scelta, non la consuetudine. Chi pensa che la rimozione o gli abbattimenti rappresentino l'unica strada per la coesistenza dimostra di non aver imparato nulla dai fallimentari modelli di gestione.
Dai cinghiali alle nutrie, dalle cornacchie ai piccioni, passando per cormorani e scoiattoli grigi. Sugli abbattimenti ci campano in troppi, senza che qualcuno si metta di traverso dicendo che non servono a nulla, se non a riempire le tasche di pochi che ricevono contributi per gestirli, università comprese.
E smettiamola di dire che tutti quelli che si mettono di traverso sugli abbattimenti sono solo animalisti isterici. Smettiamola di alzare barricate, sediamoci a un tavolo, simbolicamente, per trovare una modalità di coesistenza non solo perseguibile ma utile alla nostra specie. Siamo uomini e come tale provvisti di una smisurata arroganza, di poca prudenza e incapaci, troppo spesso, di scelte utili alla collettività e non solo ai propri interessi.
Michele Serra, i lupi e la morte del suo cane Osso: un evento tanto spiacevole quanto altamente prevedibile, che genera allarme per la notorietà del protagonista. E' accaduto in Val Tidone dove il giornalista ha una casa, al confine fra le province di Pavia e Piacenza, e dove Osso, lasciato libero di vagare, è stato ucciso da un branco di lupi. Un evento tragico, come tutte le volte che muore uno dei nostri animali, che avrebbe potuto essere evitato se Osso non fosse stato libero di girare da solo, senza alcun controllo. La presenza di lupi in quelle zone non è una novità . Ma anzi, leggendo le cronache, risulta essere presenza nota anche a Michele Serra.
Se anche venisse uccisa la metà della popolazione lupina poco cambierebbe circa la possibilità che accadano predazioni sugli animali domestici. Da quando i lupi hanno ricominciato a risalire lo stivale, riconquistando territori che gli appartenevano in passato, l'allarme non è mai cessato, come non cessa il bracconaggio. Nel tempo, certo, la popolazione è cresciuta ma questo non ha significativamente aumentato le predazioni sui domestici. Non lo dicono gli animalisti, ma gli studi su predazioni e rimborsi dei danni causati dai lupi.
Michele Serra, i lupi e la morte del suo cane Osso: una storia che dimostra l'importanza di custodire i nostri animali
Qualcuno vuole farci credere che in un paese come il nostro, dove il dissesto idrogeologico, mai arginato, crea danni incredibili, dove l'uso sconsiderato della chimica in agricoltura crea enormi problemi alla salute, che il problema siano i lupi? In un paese dove nell'ultima stagione di caccia sono morte 11 persone e ne sono state ferite 31 davvero si vuole agitare lo spauracchio dei predatori? Certo fomentare le persone non solo è facile, ma purtroppo crea anche consenso come ben vediamo in questo periodo. In un tempo in cui pochi si informano e i dati contano meno del due a briscola. Ma allora come vogliamo difenderci dai predatori bipedi? Ritorniamo al Far West, alla giustizia sommaria?
Se smettessimo di fare allarmismo, se cercassimo di ricondurre la cronaca alla realtà , ci renderemmo conto che di questi tempi il primo obiettivo da centrare sia la coesistenza. La scienza ci dice da moltissimo tempo che tutto è interconnesso: predatori e prede, impollinatori e cibo, inquinamento e salute. Non esiste un solo evento che non generi conseguenze. E sempre la scienza ci dice anche che la via maestra da percorrere sia quella di non alterare gli equilibri naturali. Il problema è che in Italia tendiamo a invertire i fattori, considerando "inevitabili" gli incidenti sul lavoro e "gravissime" le predazioni dei lupi. Eppure, se ci pensate, le due questioni hanno un punto preciso di contatto: sono entrambe originate dall'assenza di prevenzione e dal mancato rispetto di regole e buonsenso.
Difficile credere che questi episodi possano avere origine solo da eventuali predazioni subite dagli agricoltori. Questo gesto sembra più essere una sfida che una vendetta, lanciata nei confronti del Parco e degli organi di vigilanza. Da quel che appare due potrebbero essere ipotesi sui responsabili: un solo uomo che ha deciso di sfidare tutti commettendo un crimine odioso, convinto di poter restare impunito, oppure una pluralità di soggetti che si sono coordinati per eseguire il disegno criminoso. Ma quest'ultima ipotesi, sotto il profilo investigativo, appare, seppur possibile, meno probabile.
Spargere bocconi avvelenati è un comportamento criminale che mette in pericolo la collettivitÃ
Lo spargimento di bocconi avvelenati sul territorio espone a un reale pericolo non solo la fauna selvatica ma anche gli animali domestici e non ultimo le persone. Un rischio evidentemente accettabile per chi ha sparso le esche, che hanno originato questa piccola ma significativa strage, in un territorio che dalla presenza dei selvatici e del Parco trae grandi benefici. Con la sola esclusione di chi abbia animali liberi al pascolo, non adeguatamente protetti che, seppur indennizzato dal Parco, potrebbe aver deciso di regolare i conti seguendo gli antichi sistemi. Ipotesi possibile, ma poco credibile per le modalità di esecuzione degli episodi.
I bracconieri non brillano mai per lungimiranza, ma mettere in piedi un'azione di questa portata ora, con gli abbattimenti alle porte, è stata veramente una grande dimostrazione di ottusa stupidità . Con tutti i rischi connessi perchè i reati commessi, numerosi e collegati fra loro, potrebbero far scattare ipotesi gravissime se commessi da più persone organizzate. Per questa ragione, mai dovessi scommettere, punterei tutto sull'ipotesi di un solo attore, sociopatico, narcisista patologico e disturbato.
Siamo tornati agli avvisi di taglia, messi dalle associazioni sulla testa degli avvelenatori
Diverse organizzazioni hanno promesso ricompense a chiunque sia in grado di dare informazioni sugli autori degli avvelenamenti. Un comportamento che può non piacere, ma che certo può stimolare qualcuno a guadagnare in modo facile qualche migliaio di euro. Del resto,a Giuda in avanti, sono stati tantissimi gli emulatori che hanno cercato vantaggi fingendo di aiutare la giustizia. Non mi piace, ma posso capire chi pensa che "a brigante, brigante e mezzo", possa essere il giusto modo di comportarsi con i delinquenti. Sono convinto e spero che, per una serie di motivi, questo crimine non resterà impunito e probabilmente non sarà nemmeno ricommesso a breve. Criminale sicuramente, ma stupido non è affatto detto.
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