
Genova dice no al circo con animali e non concede il permesso di attendamento al complesso circense "Africa" di Paolo Orfei. Una scelta coraggiosa, in tempi in cui i governi nazionali hanno sempre rimandato i provvedimenti volti a eliminare gli animali dai circhi. Il diniego all'attendamento porterà il circo di Paolo Orfei a presentare ricorso al TAR della Liguria in quanto, in assenza di una normativa che impedisca l'uso degli animali, il circo è uno spettacolo tutelato dal nostro ordinamento.
La giunta retta da Silvia Salis, una sindaca che ci ha abituato a comportamenti decisamente inusuali e controcorrente, ha adottato il provvedimento con consapevolezza. Ben sapendo che l'esito del ricorso potrebbe smentire l'amministrazione della Lanterna, considerando che i circhi ricorrono sempre in caso di dinieghi totali o parziali delle autorizzazioni. Quello che i cittadini non sanno è che, al pari di altre attività dannose per gli animali, anche i circhi sono sovvenzionati dallo Stato con il Fondo Unico dello Spettacolo. Quindi ogni cittadino italiano sovvenziona, pro quota, anche lo sfuttamento degli animali dei circhi.
Senza i fondi pubblici erogati dal ministero retto da Alessandro Giuli i circhi con animali avrebbero già chiuso i battenti, per mancanza di pubblico. Secondo un sondaggio recentemente commissionato da LAV a Doxa più dei tre quarti degli italiani risulta essere contrario al circo con animali, riducendo in modo considerevole il numero dei potenziali spettatori. Ma nonostante questo la politica non cessa il suo sostegno bipartisan al circo, come dimostrano i variegati colori dei governi che non hanno voluto scrivere la parola fine.
Il circo sta lottando contro sé stesso, andando contro al sentimento negativo dell'opinione pubblica
La mancanza di coraggio e di lungimiranza rischia di portare la maggioranza delle imprese circensi italiane alla chiusura. Fagocitate dai grandi complessi circensi internazionali, capaci di mettere in scena spettacoli fantastici e privi di sofferenza animale. Voler andare contro una diversa sensibilità del pubblico non porterà fortuna alle molte imprese italiane del settore e la loro definitiva chiusura sarà soltanto una questione di tempo.
Nel frattempo, fra condanne, sequestri e dinieghi lo spettacolo con animali si dibatte fra mille difficoltà, che causano ulteriori sofferenze agli animali. Il maltrattamento di leoni, tigri, elefanti e altre specie detenute per lo spettacolo non è dovuto solo all'addestramento ma alle condizioni di vita tipiche dello spettacolo viaggiante, Spazi ristretti, poco movimento, comportamenti naturali azzerati rappresentano realtà immodificabili, legati alla necessità di avere mezzi compatibili al loro movimento su gomma. Per questa ragione non potrà mai esserci un circo che non maltratti gli animali che impiega e questa è la motivazione per la quale, fra le altre, non potrà mai esserci un circo rispettoso dei diritti e del benessere degli animli.
Ben vengano quindi amministrazioni comunali come quella genovese che, pur consapevoli dei rischi della mancata autorizzazione, preferiscono perdere in giudizio che perdere la loro credibilità. In attesa che la politica smetta di usare i diritti degli animali come un bancomat elettorale, annunciando rivoluzioni che non rivoluzioni, avanzamenti normativi che restano solo sulla carta, fatti a favore di un pubblico che in tema di animali crede ancora a troppi ciarlatani,
