
Maltrattamento di animali: non basta aumentare le pene, servono modifiche radicali che ridefiniscano, anche, la qualificazione del reato. Se da una parte l'aumento delle pene può soddisfare l'emotività di molti dall'altra, invece, sarebbe opportuno ridefinire quali siano le condotte che integrano il reato. Senza poter scordare le questioni legate al dolo e la mancanza di previsioni tutelanti per gli animali, come l'interdizione alla detenzione per i condannati. Tutti argomenti sui quali la proposta di riforma ora in commissione al Senato non incide.
In un paese come l'Italia dove la soluzione di tutti i mali sembra essere sempre basata sull'inasprimento delle pene. Una norma realmente tutelante, invece, dovrebbe partire da un criterio che garantisca la semplicità di applicazione, che possa rendere concreta la difesa dei diritti. Le norme contro il maltrattamento degli animali, attualmente in vigore, sono il classico esempio dell'esatto contrario, dove chi maltratta è più tutelato del soggetto che subisce il danno. Per questo non basta inasprire le pene, ma serve una modifica che incida in modo concreto sul concetto di maltrattamento.
Un esempio è l'attuale formulazione dell'articolo 544 ter del codice penale che recita:
Art. 544-ter. - (Maltrattamento di animali). - Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro.
Una efficace tutela si avrebbe eliminando la condizione richiesta per la concretizzazione del reato: l'aver agito "per crudeltà o senza necessità". Consentendo in questo modo una responsabilità che si concretizza semplicemente per essere stata posta in atto un'azione, senza avere la necessità di dover dimostrare il dolo. Considerando, peraltro, che tutte le esclusioni di responsabilità per le attività diversamente normate, dalla macellazione alla caccia, dalla sperimentazione alla pesca, sono già previste. Del resto pare evidente che non serva aumentare le pene se esistono già a priori una serie di vincoli che limitano la l'applicazione della norma e la tutela degli animali maltrattati.
Maltrattamento di animali: non basta aumentare le pene ma occorre modificare la portata della tutela dei diritti
La politica ha imparato da tempo la poco nobile arte dell'inganno, quella che rassicura il cittadino distratto, senza però davvero incidere sulla reale portata del problema. In un paese dove la situazione della giustizia è talmente precaria, non certo per colpa dei magistrati, da far sì che moltissimi processi muoiano di morte naturale, uccisi dalla prescrizione. Consentendo così di garantire, di cavillo in cavillo, più l'impunità che la condanna dei responsabili di varie malefatte poste in essere a danno degli animali. Vanificando quella tutela che dovrebbe essere garantita a tutti quegli esseri che abbiamo riconosciuto, giustamente, come senzienti ma ai quali non siamo disposti a riconoscere la giusta tutela.
Un esempio per tutti è la farsa che gravita intorno ai collari elettrici: dispositivi di tortura utilizzati illegalmente per addestrare i cani che si trovano in libera vendita. Congegni micidiali, che non hanno altro uso se non quello di essere strumenti di coercizione basati sulla tortura dei soggetti a cui vengono applicati. Congegni elettronici pericolosi che si trovano in libera vendite in tutte le armerie e sulla rete. Un paradosso che non è inusuale nel nostro paese e che non trova contrasto nelle modifiche di legge ora in discussione al Senato, ma solo in un nuovo PDL della senatrice Spinelli, da poco depositato.
Può davvero interessare un aumento delle sanzioni e delle pene detentive in capo a reati che spesso non raggiungono neanche il dibattimento? Oppure sarebbe interesse collettivo semplificare l'applicazione della norma per giungere a una tutela reale, che preveda anche misure alternative alla detenzione, a seconda dei casi, come l'obbligo di dimora, la sorveglianza speciale e l'interdizione dalla detenzione di animali? Sapendo già che negli ultimi vent'anni le porte del carcere per i maltrattatori non si sono mai aperte, salvo in caso di condanne in concorso con altri reati.
