
Il caso da manuale del lupo cecoslovacco di Torino si presta per essere utilizzato per un corso di formazione sulla cattiva gestione di un problema derivante dalle condizioni di custodia di un cane. Solitamente non seguo i casi di cronaca ma su questa vicenda ci sono sufficienti notizie sulla stampa per consentire un'analisi di quanto successo e di quanto non doveva essere lasciato succedere. Il caso è quello di un lupo cecoslovacco tenuto su un terrazzo di un condominio di Barriera Milano, nella sabauda Torino. Una situazione che, come spesso accade in Italia, dura da mesi sino a quando, grazie a un politico, approda sui social e scatena l'indignazione e non solo.
I fatti ricostruiti sui media parlano di un lupo cecoslovacco lasciato quasi sempre su un terrazzo e portato fuori poco, se non pochissimo. Lo spazio a disposizione del cane risulta essere ingombro di rifiuti di varia natura e il lupo, che non gradisce l'isolamento, ulula di continuo. Creando grandi disagi all'intero condominio che segnala più e più volte nel corso dei mesi questa situazione di degrado. La Polizia Locale esce con i servizi veterinari dell'ATS che non rilevano il maltrattamento e la situazione, dopo ogni controllo, sembra restare immutata. Il cane alla fine viene allontanato dai detentori e il ragazzo che lo deteneva viene aggredito e malmenato sotto casa da sconosciuti.
Dando per corretta la ricostruzione trovata sugli organi di stampa, concordi nella descrizione di questa situazione, sono molte le osservazioni da fare. La prima riguarda gli interventi della Polizia Locale che, come succede quasi sempre, rimandano ogni valutazione, sbagliando, ai veterinari dell'ATS. Un errore di procedura, perché se l'uso di ausiliari e consulenti rappresenta una possibilità operativa, la decisione sull'operato deve essere in capo alla polizia giudiziaria, che deve procedere autonomamente. Specie in un caso di detenzione in condizioni incompatibili come quello in esame. Appare evidente che ci siano problemi di formazione sulla gestione dei casi di maltrattamento di animali.
Il caso da manuale del lupo cecoslovacco di Torino racconta di quanto sia ancora lontani nel tutelare gli animali dalla sofferenza
Leggo che secondo gli operatori della Polizia Locale, sentito il parere dei veterinari del servizio pubblico, non ci sia stato maltrattamento di animali e che, di conseguenza, manchino i presupposti per un intervento risolutivo. Eppure stiamo parlando di una custodia di un cane, all'esterno dell'abitazione, senza un riparo da quello che si vede nei filmati, in una condizione di isolamento e trascuratezza. Con continua emissione di latrati e ululati che altro non sono che la manifestazione di un grave disagio dell'animale, che provoca di conseguenza un perdurante disturbo della quiete pubblica.
Sostengo da molto tempo che la giurisprudenza sia molto più avanzata dell'operatività della Polizia Giudiziaria in tema di tutela reale degli animali. Integrano infatti, secondo la consolidata giurisprudenza di Cassazione, il reato di detenzione in condizioni incompatibili (art.727 C.P.) le condizioni che siano causa di soli "patimenti", anche "incidendo sulla sensibilità psicofisica dell'animale". Come messo nero su bianco da una delle numerose sentenze della suprema corte.
(...) Questa Corte ha affermato che, ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 727 cod. pen., la detenzione di animali in condizioni produttive di gravi sofferenze consiste non solo in quella che può determinare un vero e proprio processo patologico nell'animale, ma anche in quella che produce meri patimenti. (Sez.3,n.14734 del 08/02/2019,Rv.275391 - 01; Sez. 3 n. 175 del 13/11/2007, dep. 2008, Mollaian, Rv. 238602).
Assumono rilievo non soltanto quei comportamenti che offendono il comune sentimento di pietà e mitezza verso gli animali per la loro manifesta crudeltà, ma anche quelle condotte che incidono sulla sensibilità psicofisica dell'animale, procurandogli dolore e afflizione (Sez. 7, n. 46560 del 10/7/2015, Francescangelie altro, Rv. 265267). Va ricordato che la L. 22 novembre 1993, n. 473, di modifica dell'art. 727 cod.pen., ha radicalmente mutato il presupposto giuridico di fondo sotteso alla tutela penale degli animali, i quali sono considerati non più fruitori di una tutela indiretta o riflessa, nella misura in cui il loro maltrattamento avesse offeso il comune sentimento di pietà, ma godono di una tutela diretta orientata a ritenerli come esseri viventi.
(Sentenza 3a Sezione - Pres. Ramacci Luca - Nr, 39844/22
La mancata applicazione della norma non solo limita la tutela degli animali ma riesce a generare ulteriori reati
I cani sono animali sociali che hanno necessità di avere rapporti con l'umano di riferimento e non possono essere tenuti in isolamento, privati degli stimoli derivanti dall'esplorazione del territorio. Queste considerazioni sono prioritarie rispetto a altre, come per esempio il degrado dei luoghi che ai cani interessa poco, salvo che i materiali accumulatio possano rappresentrare un pericolo per loro. Non sono i rifiuti presenti sul terrazzo, per essere chiari, che connotano il maltrattamento ma le condizioni generali di custodia. Sulle quali poco rileva anche il fatto che il cane in questione sembri correttamente nutrito.
Se fossero stati perseguiti almeno i reati evidenti, procedendo al sequestro del cane tenuto in condizioni non idonee, si sarebbero evitate ulteriori conseguenze. Come il pestaggio del proprietario del cane, perché viviamo (ancora) in uno stato di diritto e non nel Far West. Fra i compiti delle forze dell'ordine c'è anche quello di evitare che si possano generare situazioni di pericolo per le persone. E avrebbero evitato anche che politica e animalisti da show usassero questa vicenda per finalità diverse dalla reale tutela del povero lupo cecoslovacco, vera vittima della questione. Senza dimenticare un'analisi delle condizioni di vita dei suoi custodi, che potrebbero rilevare problemi di varia natura che magari richiederebbero un supporto.
