insopportabile arroganza cacciatori

L’insopportabile arroganza dei cacciatori che vogliono imbavagliare l’informazione, chiedendo che vengano presi provvedimenti contro la trasmissione “Indovina chi viene a cena” condotta da Sabrina Giannini. Il caso è scaturito da un’inchiesta su azioni bracconaggio messe in atto per catturare illecitamente gli uccelli da richiamo. Una pratica, quella della cattura, che dura praticamente da sempre, grazie a una norma che prevede sanzioni inefficaci. Trafficare uccelli da richiamo rende decine di migliaia di euro, in nero, rubando dalla natura un patrimonio collettivo destinato a essere venduto a caro prezzo.

La caccia con i richiami vivi rappresenta la peggior pratica del mondo venatorio, la più vile e quella che causa maggiori sofferenze, eppure trova ancora molti sostenitori. Personaggi capaci di difendere la caccia con i richiami, attaccando la RAI e Sabrina Giannini per un’inchiesta sul bracconaggio. Senza sentirsi nemmeno in obbligo di spendere una sola parola di condanna nei confronti dei predoni di natura. Giannini al rogo e cacciatori sempre e comunque sugli altari.

Paolo Sparvoli, presidente di Libera Caccia sulla rivista Big Hunter

L’insopportabile arroganza dei cacciatori monta sempre più, grazie a una politica che li supporta

Se il mondo venatorio difende anche i bracconieri significa che la misura è davvero colma. Sembra essersi rotto anche quell’ultimo argine di apparente sostegno alla legalità, che portava a fare dei distinguo fra chi le regole le segue e chi le infrange. Un ladro resta pur sempre un ladro, sia se ruba un prtafoglio sull’autobus che se cattura illegalmente animali, che sono riconosciuti come bene indisponibile dello Stato. Una questione, ben si dovrebbe capire, questa che travalica la difesa degli animali e la richiesta di avere rispetto per loro.

Certo la politica ci mette del suo, perché quando i bracconieri finiscono nei guai, per aver alterato gli anelli che identificano i richiami, tocca aiutarli. Così la Regione Lombardia decide di risolvere il problema in un attimo: se mettere gli anelli agli uccelli di cattura è così problematico, meglio cambiare contrassegno identificativo. Con un colpo di mano l’anello chiuso, con diametri che impediscono di poterlo apporre sugli animali adulti, si trasforma in una fascetta in plastica. Proprio come quelle da cablaggio degli elettricisti. Non c’è trucco, non c’è inganno e legalizza gli animali durante tutto l’anno! Un aiutino possibile grazie a una modifica della legge lombarda.

Il governo avrebbe potuto impugnare la legge della Lombardia perché in contrasto con norme nazionali e europee? Certamente, ma ha preferito non disturbare il manovratore facendo finta di nulla. Sino a quando non arriverà l’ennesima pronuncia europea che aprirà una procedura d’infrazione contro l’Italia. Un danno economico che pagheranno tutti gli italiani, trattandosi di una multa che sarà onorata con soldi pubblici. Nel frattempo migliaia di richiami di dubbia provenienza verranno legalizzati, legittimando un danno alla collettività.

Il problema, quindi, non sono i bracconieri, ma Sabrina Giannini e la sua trasmissione che porta gli italiani a vedere i Carabinieri Forestali all’opera

Ogni volta che qualcuno esprime una posizione contro la caccia la risposta è sempre la stessa: sono cittadini che pagano le tasse e hanno un’autorizzazione per poterlo fare. Vero, ma se è sempre legittimo essere contrari in un paese libero a un’attività pur lecita, diventa un atto dovuto quando chi va caccia ruba pezzi di biodiversità. Una grande differenza che non è davvero da poco: chi rispetta le regole è un cacciatore, ma chi le trasgredisce è un ladro e se questo ladro ruba migliaia di uccelli diventa anche un predone di natura. Contro il quale bisognerebbe poter avere sanzioni adeguate, come la confisca dei beni per equivalente.

Sabrina Giannini nella puntata di Indovina chi viene a cena ha seguito i Carabinieri Forestali in Italia e gli attivisti del CABS in Polonia, in azione con polizia. In entrambe le situazioni i responsabili erano italiani che trafficavano in uccelli catturati illecitamente. A dimostrazione che il mercato nero è fiorente e che il crimine, commesso a danno della natura, paga. Grazie a leggi che consentono mille scappatoie e che, anche quando vengono applicate, rappresentano una misera gabella in confronto agli illeciti profitti realizzati.