L'ultimo spettacolo, per un circo senza animali e senza sofferenza

L'ultimo spettacolo, per un circo senza animali e senza sofferenza, al passo con la sensibilità verso i diritti degli animali. Un docufilm prodotto da LAV che racconta una storia di liberazione, passando attraverso le carenze degli organi di controllo che hanno incredibilmente consentito, per molti anni, uno spettacolo indegno. Mi sono occupato per molto tempo del controllo dei circhi eppure non ho mai visto una situazione tanto drammatica come quella raccontata nel film del bravo regista Andrea Morabito.

La storia di questo circo racconta di omissioni, di maltrattamenti non rilevati, di autorizzazioni concesse senza criterio, di vigilanza veterinaria non corretta. Quello che emerge dalla storia del circo Martin è l'ennesima conferma della profondita del solco che divide la giurisprudenza dall'attività di controllo. Dove le sentenze della Suprema Corte, se correttamente applicate da chi aveva il dovere di vigilare, sarebbero state l'apripista per chiudere questa situazione molti anni prima.

"L'ultimo spettacolo" è un film che, grazie alle immagini, porta chi guarda all'interno di un mondo circense ottocentesco, indegno di un paese civile. Restituendo allo spettatore non soltanto il senso di impotenza per le omissioni di chi doveva e poteva fare qualcosa, ma anche la speranza di un cambiamento. Per questi animali, per quasi tutti loro, con il sequestro è stato possibile vedere nuove prospettive di vita, in un ambiente diverso come quello del santuario Animatura di Semproniano.

"L'ultimo spettacolo" rappresenta la sintesi che deve portare a un circo senza animali

Il film, realizzato con garbo, con tono fermo ma equilibrato, raccontan lo spaccato di un mondo che non ha più ragion d'essere. Un mondo che, in verità, forse non ha mai avuto ragione di essere, perché esibire il dominio dell'uomo sugli animali, la prepotenza e la negazione dei diritti fa parte di una cultura indifendibile. Verso gli uomini e verso gli animali, camminando su un percorso che noi sapiens non abbiamo mai veramente interrotto.

Nelle immagini del docufilm si vede anche Madiba, il leone della foto. Un leone che avevo sequestrato a un altro circo, con la Polizia Provinciale di Monza e Brianza, nell'ormai lontano 2012. Poterlo vedere in un ambiente accogliente dove ha potuto vivere con una leonessa, fino alla sua morte, è stato commovente. Pur con la consapevolezza che per un animale selvatico la cattività, pur gestita nel migliore dei modi, resta sempre una forma di costrizione, di alterazione e di sofferenza. Un dato di fatto che dovrebbe portare a compiere complesse riflessioni sui nostri rapporti con gli animali selvatici.

Il docufilm compirà un lungo viaggio nelle sale italiane e il consiglio è di andare a vederlo sul grande schermo. Non ha immagini crude, nei limiti della narrazione, ma porta a comprendere, ancora una volta, come il nostro percorso a fianco degli animali richieda rispetto. Gli animali selvatici non vogliono essere amati, coccolati o avere forzati rapporti con noi: la loro etologia ci chiede di rispettarli per quello che sono, nella loro selvatica animalità.

Non ci saranno mai veri diritti per gli animali fino a quando ci saranno continue omissioni nei controlli

La vicenda del circo Martin, il racconto, a tratti surreale, della lunga catena di omissioni che hanno portato a perpetuare nel tempo una situazione inaccettabile, merita qualche considerazione. La prima è che consiglio la visione di questo film a tutti i pubblici ministeri che possano, anche per una volta, trovarsi al cospetto di una notizia di reato che riguarda un maltrattamento di animali. Questo circo, infatti, ha avuto numerose denunce fatte dalle associazioni prima di arrivare al sequestro e alla condanna definitiva: tutte esitate in archiviazioni. Per fortuna la Procura di Tempio Pausania, nel 2014, ha efficacemente messo in atto quanto la legge prevede in questi casi. Superando le secche di tantissimi ricorsi.

La seconda considerazione è che ci si deve chiedere dove fossero le autorità di pubblica sicurezza in tutte le tappe del tour del circo Martin. Che portava in pista un orso e una tigre (in groppa a un cavallo, situazione davvero terribile per una preda) senza gabbie, esponendo il pubblico a gravissimi rischi. A ogni spostamento un circo viene visitato dalla commissione provinciale o comunale che deve concedere l'agibilità, verificando anche le condizioni degli animali, che versavano in pessime condizioni.

Terza e ultima considerazione, ma non per importanza, riguarda i servizi veterinari dell'isola, che evidentemente hanno omesso di rilevare le condizioni afflittive evidenziate da altri colleghi, nominati quali periti. Dimenticandosi, forse, che la qualifica di ufficiali di Polizia Giudiziaria che ricoprono li obbliga a interventi concreti in presenza di reati. Questo comportamento, purtroppo non così raro, di fatto vanifica le tutele che la legge garantisce, seppur in modo circoscritto, agli animali. Considerazioni che portano a dire che forse, nel procedimento, avrebbero dovuto esserci come imputati anche quei pubblici ufficiali che hanno omesso di compiere il loro dovere.