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Rimozione degli orsi problematici in Trentino: non essere d’accordo non significa essere estremisti, ma solo fortemente in contrasto con una gestione irresponsabile. Questa riflessione scaturisce dall’infinita polemica che ogni volta identifica i contrari all’abbattimento o alla captivazione come animalisti da salotto. Adducendo come motivazione il fatto che la rimozione di qualche animale contribuirebbe a innalzare il tasso di accettazione della popolazione. Un’idea che potrebbe avere (forse) un fondamento se scaturisse da un progetto gestito in modo inappuntabile sotto ogni profilo, compreso quello dell’identificazione degli animali problematici.

Leggo che per esperti e scienziati il progetto è stato un successo e personalmente credo che lo sia stato solo in parte. Il progetto, infatti, prevedeva che dal ripopolamento in Trentino si potessero ripopolare le Alpi orientali, e questo non è accaduto se non in modo sporadico. Il secondo fallimento è rappresentato proprio dall’ostilità delle amministrazioni che si sono succedute nel tempo, che non hanno mai messo in atto in modo completo e compiuto le azioni necessarie. Queste sono le due certezze al momento. Il parziale successo è rappresentato dalla crescita, non esponenziale come qualcuno vorrebbe far credere, della popolazione ursina.

Quindi successo parziale e intolleranza alle stelle, alimentata dalla politica che la cavalca gioiosamente cercando di trarne vantaggi. Facendo dimenticare che è stata la stessa politica a fallire, non mettendo in atto quello che doveva fare per dare un senso a quel progetto. Ma anche per dare un senso ai soldi investiti dall’Europa che ha finanziato questo LIFE. Qualcuno, nello stato attuale delle cose, può davvero credere che la rimozione di qualche orso potrebbe rasserenare gli animi? Oppure come prevedibile aprirebbe le porte, anzi le spalancarebbe, a un crescendo di richieste di liberare le Alpi da quello che viene, stupidamente, visto come un intruso?

Rimozione degli orsi problematici in Trentino: ma l’orsa Jj4 è davvero un’orsa problematica oppure è solo la seconda vittima?

La tragica morte di Andrea Papi è da attribuire a un orso instabile e caratterialmente pericoloso, oppure a una mancanza di informazione che ha aumentato il rischio? Con la consapevolezza che, per tutti noi, il rischio di morte a seguito di incidente è una spada di Damocle che pende ogni giorno sulle nostre teste. Non serve essere in Trentino, non è necessaria la presenza di un orso a giudicare dal ragguardevole numero di morti fra i ciclisti in un anno. Un numero di morti esponenzialmente più alto, rispetto a quello causato da grandi carnivori in Europa nell’ultimo secolo. Eppure, pur comprendendo il comprensibilissimo risentimento della famiglia, questa orsa è stata individuata come la causa della morte, e non come l’effetto di quanto non fatto. Di una formazione e informazione prevista dal PACOBACE e mai realizzata.

Il famoso o famigerato PACOBACE, il piano di gestione degli orsi, identifica diversi casi di problematicità, che vanno collegati anche alle situazioni. In caso l’orso difenda i suoi cuccioli si concretizza una situazione di alto pericolo, che prevede azioni di dissuasione, rimozione per traslocazione o abbattimento. Sul potenziale pericolo nessuno fa questioni: una madre difende sempre i suoi cuccioli, dalla cornacchia all’orso e questo aumenta progressivamente rispetto alla possibilità offensiva dell’animale. Ma posto che i cuccioli stanno alla base di ogni piano di popolamento possiamo pensare di elinare il potenziale pericolo catturando tutte le orse?

Possiamo criticare il comportamento degli orsi che si avvicinano ai masi dove vengono lasciati rifiuti e alimenti oppure ai luoghi di foraggiamento? E’ giusto lamentarsi se dopo trent’anni ancora mancano i cassonetti per rifiuti a prova d’orso? Possiamo davvero ritenere questi animali colpevoli, assolvendo nel contempo amministratori incapaci di gestire un problema che andava, da tempo, affrontato con buon senso?

Accettare questa politica di rimozione insensata e mal gestita è impossibile per ogni persona di buon senso

Tutti i ragionamenti che partono dicendo che ci sono “troppi” animali rappresentano scorciatoie demagogiche, che prendono a calci nel sedere scienza e scienziati. Se ci sono un certo numero di orsi significa che il territorio mette a loro disposizione le risorse necessarie. Se una parte di queste risorse è data da rifiuti, siti di foraggiamento, bestiame lasciato al pascolo incustodito la responsabilità è umana. Se si vuole sfruttare una tragedia forse evitabile, come la morte di Andrea Papi, per usarla come scusa per giustificare un periodo di abbattimenti questo è scorretto.

Dobbiamo pensare di mettere in campo azioni che stimolino la coesistenza, perché se la serena convivenza può sembrare difficile la coesistenza è una necessità. Per questo è importante richiedere agli amministratori azioni concrete e non promesse, perché se per Coldiretti il problema sono i cinghiali per le persone di buon senso il danno sono le azioni promesse e mai realizzate. Così come la messa in campo di progetti incomprensibili, come un nuovo centro di detenzione per orsi problematici, che diventerebbe per i plantigradi l’equivalente dei canili per i randagi. Un posto dove mettere tutti gli orsi indesiderati, che per l’amministrazione Fugatti sarebbero già lora una cinquantina.

La rimozione di qualche orso non servirebbe a nulla, sino a quando la politica non smetterà di gettare benzina sul fuoco. E gli esperti credo che dovrebbero riflettere prima di sostenere in modo acritico che questo risolverebbe i conflitti. In un paese ideale i conflitti sarebbero gestiti sul nascere, mentre spesso in Italia la gestione è assente, divorata dalla necessità di avere consenso elettorale. Li si annida il pericolo per i cittadini, nelle scelte scellerate giustificate dalla paura, che viene fatta lievitare e alimentata ogni giorno.