Segnalo maltrattamenti di animali visti su Facebook: la nuova categoria di attivisti che crea più problemi che vantaggi agli animali (ma anche a chi se ne occupa).
Sono davvero tante le categorie di persone che si incontrano sulla rete, molte interessanti, altre meno e poi ci sono quelle decisamente inutili. In testa a tutte gli odiatori e, a seguire, quelli che insultano, quelli che condividono tutto senza un minimo di selezione e i segnalatori seriali.
Cosa fanno sui social? Segnalano maltrattamenti visti su Facebook, trovati sulla rete, dei quali non sanno nulla, non sanno nemmeno se sono veri, ma nel dubbio li postano su tutte le pagine che conoscono.
Taggando l'universo mondo e mandando, non soddisfatti, anche qualche decina di mail a tutte le organizzazioni protezionistiche. Se gli resta tempo buttano giù pure una petizione, magari a Mattarella, così, tanto per far capire che la cosa è seria.
In questo modo attivano catene infinite di false segnalazioni, che trovano condivisione senza discernimento. L'unico obbiettivo importante dei segnalatori seriali è quello di condvidere qualsiasi ipotesi di maltrattamento di animali, riguardasse anche una specie estinta da secoli.
Segnalo tutto, anche se no ho visto nulla ma sono molto social
Un modo per sentirsi attivi e vivi, parte di quanti si occupano a vario titolo di animali. Ma anche un modo per diventare un collettore degli insulti di quanti della reale tutela degli animali si interessano davvero e seriamente, nel mondo reale e non solo in quello virtuale.
Questi comportamenti sono da irresponsabili, inondano le pagine e i server di posta delle associazioni e non solo, finendo anche nei computer degli uffici tutela animali dei Comuni, delle Polizie Locali e delle forze dell'ordine.
Il risultato è che in questo modo, essendo uffici e organizzazioni subissati da segnalazioni false e ripetitive, restano sepolti anche i casi veri, quelli urgenti, quelli che dovrebbero ottenere una risposta in tempi brevi.
Denunciare i maltrattamenti di animali è fondamentale: solo con l'impegno e la determinazione di chi assiste a comportamenti o situazioni che creano sofferenza agli animali si può davvero contrastare il fenomeno.
I social sono pieni di segnalazioni, ma le denunce non arrivano nei commissariati
Però bisogna segnalare fatti reali, dei quali si è certi e ai quali si è assistito in prima persona. Mettendoci la faccia e non solo la tastiera, testimoniando e non lanciando solo messaggi sulla rete che coinvolgono gli internauti ma non risolvono quasi mai il problema.
A distanza di mesi, quando non di anni, ci sono casi che si riattivano, diventano virulenti, e nel percorso sulla rete perdono ogni contorno di verità. Così episodi successi in Serbia di post in post si racconta siano stati commessi a Milano, Sanremo o Avellino creando una confusione inutile, dannosa.
Resuscitano improbabili cucciolate di labrador destinati alla soppressione che nel frattempo saranno diventati cani anziani pieni di acciacchi, nelle case dei loro padroni.
Prima di condividere un post fate qualche verifica, cercate sulla rete e se avete dubbi non condividete nulla, nemmeno un post di un amico: il fatto di essere tale non significa che abbia pubblicato una cosa vera.
Talvolta ha solo condiviso una bufala, che a sua volta era stata condivisa da un suo amico, uno di quelli che ha pensato: io segnalo maltrattamenti di animali. Una catena di Sant'Antonio dai frutti avvelenati.
Seguite la semplice sequenza dell'immagine, mettendo in chiaro chi siete, a chi segnalate, qual è il problema, quando e dove è successo e perché, se necessario, lo ritenete un maltrattamento. E non postatelo sui media fino a quando il problema non è stato risolto se questa pubblicità può rischiare di precludere l'accertamento dei fatti o agevolare chi li ha commessi.
2 Commenti
Rossella Di Napoli on 1 Agosto 2022 at 17:54
C è un errore nel testo..Qual è si scrive SENZA APOSTROFO
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C è un errore nel testo..Qual è si scrive SENZA APOSTROFO
Ha perfettamente ragione. Grazie della segnalazione, è stato corretto.