Gli animali del circo restano imprigionati dal governo Meloni

Gli animali del circo restano imprigionati dal governo Meloni

Gli animali del circo restano imprigionati dal governo Meloni, nonostante le promesse fatte da ministro Alessandro Giuli. Il nuovo termine per la dismissione degli animali sarà il 31 dicembre ma del 2026, ovviamente salvo ulteriori rinvii. Una storia che fa balzare all'occhio subito due cose: la prima parla del disinteresse della politica nei confronti dei diritti degli animali, mentre la seconda racconta della scarsa considerazione del governo verso l'opinione pubblica. Gli italiani, infatti, sono contrari sia alla caccia che ai circhi con animali, ma questo non sembra preoccupare l'esecutivo. Che potrebbe anche avere ragione a non preoccuparsi.

A dire il vero il disinteresse della politica è cosa scontata e datata: il primo rinvio nella decisione di eliminare gli animali possiamo farlo risalire al 2017. Quando l'allora ministro Franceschini (PD) si comportò come Ponzio Pilato scegliendo di non decidere. Da allora, di rinvio in rinvio, la storia non è mai cambiata, nonostante inchieste, sequestri e sondaggi. Nonostante fughe di animali dai circhi, maltrattamenti, condizioni di detenzione incompatibili con leggi e tempi. Non ultimo nonostante la scelta di moltissimi paesi europei che hanno già vietato il circo con animali selvatici. Ma l'Italia, con ostinata pervicacia, continua a brillare per la mancata comprensione di tempi e diritti.

La realtà è che probabilmente questo governo, come i precedenti, non vuole trovarsi zampe sulla scrivania. Non vogliono doversi occupare degli animali del circo, sperano in un'estinzione controllata. In effetti i circensi, sempre più piegati da costi e denunce di maltrattamento, stanno cercando di chiudere con gli animali, lentamente, secondo i loro comodi, ma sembrerebbe questo il percorso tracciato. Perchè anche il circo, senza sovvenzioni pubbliche, non sarebbe in grado di stare in piedi e gli animali causano sempre più processi, che causano la perdita delle sovvenzioni.

Gli animali del circo restano imprigionati in un paese in cui i diritti degli animali tardano a affermarsi

In Italia in questi tempi non abbiamo solo un problema con i diritti degli animali dei circhi. In realtà sembra essere scoppiata una guerra senza quartiere contro gli animali in generale, dagli allevamenti alla caccia, dai circhi all'idea di gestione dei predatori. L'uomo deve essere al centro e con gli animali non si deve coesistere ma occorre contenerli perché non rechino problemi agli uomini. Una strategia, questa, che ricorda più la legge sulla caccia del 1939, in pieno fascismo, che non la visione del trattato di Lisbona che parla degli altri animali come esseri senzienti.

Per questo è difficile prevedere tempi sereni per la consevazione in Italia, con un governo che fatica a riconoscere i diritti delle persone e divide gli animali fra pets e il resto del mondo. Dove agli animali familiari si riconosce qualche tutela, non troppe ovviamente, mentre a tutti gli altri si riconosce solo che devono comportarsi in modo utile. Dove per utile, naturalmente, si intende l'essere considerati a completo "servizio" della nostra specie. Per restare in tema di circo una visione del mondo che pare proprio essere una pagliacciata.

Gli animali non avranno difesa, non potranno essere guardati in modo diverso dalla politica, se noi italiani, il popolo, non dimostreremo di non poter condividere questa visione del mondo. Il governo non cambierà direzione sino a quando allevatori, cacciatori e circensi rappresenteranno uno zoccolo duro di consenso. Determinato, presente, convincente tanto da essere considerato un elettorato sicuro, mentre il resto ondeggia spesso, non è granitico, oscilla. A noi decidere quale futuro vogliamo vedere per la politica italiana, perché in gabbia, continuando così, non resteranno solo gli animali del circo.

L’ultimo spettacolo, per un circo senza animali e senza sofferenza

L'ultimo spettacolo, per un circo senza animali e senza sofferenza

L'ultimo spettacolo, per un circo senza animali e senza sofferenza, al passo con la sensibilità verso i diritti degli animali. Un docufilm prodotto da LAV che racconta una storia di liberazione, passando attraverso le carenze degli organi di controllo che hanno incredibilmente consentito, per molti anni, uno spettacolo indegno. Mi sono occupato per molto tempo del controllo dei circhi eppure non ho mai visto una situazione tanto drammatica come quella raccontata nel film del bravo regista Andrea Morabito.

La storia di questo circo racconta di omissioni, di maltrattamenti non rilevati, di autorizzazioni concesse senza criterio, di vigilanza veterinaria non corretta. Quello che emerge dalla storia del circo Martin è l'ennesima conferma della profondita del solco che divide la giurisprudenza dall'attività di controllo. Dove le sentenze della Suprema Corte, se correttamente applicate da chi aveva il dovere di vigilare, sarebbero state l'apripista per chiudere questa situazione molti anni prima.

"L'ultimo spettacolo" è un film che, grazie alle immagini, porta chi guarda all'interno di un mondo circense ottocentesco, indegno di un paese civile. Restituendo allo spettatore non soltanto il senso di impotenza per le omissioni di chi doveva e poteva fare qualcosa, ma anche la speranza di un cambiamento. Per questi animali, per quasi tutti loro, con il sequestro è stato possibile vedere nuove prospettive di vita, in un ambiente diverso come quello del santuario Animatura di Semproniano.

"L'ultimo spettacolo" rappresenta la sintesi che deve portare a un circo senza animali

Il film, realizzato con garbo, con tono fermo ma equilibrato, raccontan lo spaccato di un mondo che non ha più ragion d'essere. Un mondo che, in verità, forse non ha mai avuto ragione di essere, perché esibire il dominio dell'uomo sugli animali, la prepotenza e la negazione dei diritti fa parte di una cultura indifendibile. Verso gli uomini e verso gli animali, camminando su un percorso che noi sapiens non abbiamo mai veramente interrotto.

Nelle immagini del docufilm si vede anche Madiba, il leone della foto. Un leone che avevo sequestrato a un altro circo, con la Polizia Provinciale di Monza e Brianza, nell'ormai lontano 2012. Poterlo vedere in un ambiente accogliente dove ha potuto vivere con una leonessa, fino alla sua morte, è stato commovente. Pur con la consapevolezza che per un animale selvatico la cattività, pur gestita nel migliore dei modi, resta sempre una forma di costrizione, di alterazione e di sofferenza. Un dato di fatto che dovrebbe portare a compiere complesse riflessioni sui nostri rapporti con gli animali selvatici.

Il docufilm compirà un lungo viaggio nelle sale italiane e il consiglio è di andare a vederlo sul grande schermo. Non ha immagini crude, nei limiti della narrazione, ma porta a comprendere, ancora una volta, come il nostro percorso a fianco degli animali richieda rispetto. Gli animali selvatici non vogliono essere amati, coccolati o avere forzati rapporti con noi: la loro etologia ci chiede di rispettarli per quello che sono, nella loro selvatica animalità.

Non ci saranno mai veri diritti per gli animali fino a quando ci saranno continue omissioni nei controlli

La vicenda del circo Martin, il racconto, a tratti surreale, della lunga catena di omissioni che hanno portato a perpetuare nel tempo una situazione inaccettabile, merita qualche considerazione. La prima è che consiglio la visione di questo film a tutti i pubblici ministeri che possano, anche per una volta, trovarsi al cospetto di una notizia di reato che riguarda un maltrattamento di animali. Questo circo, infatti, ha avuto numerose denunce fatte dalle associazioni prima di arrivare al sequestro e alla condanna definitiva: tutte esitate in archiviazioni. Per fortuna la Procura di Tempio Pausania, nel 2014, ha efficacemente messo in atto quanto la legge prevede in questi casi. Superando le secche di tantissimi ricorsi.

La seconda considerazione è che ci si deve chiedere dove fossero le autorità di pubblica sicurezza in tutte le tappe del tour del circo Martin. Che portava in pista un orso e una tigre (in groppa a un cavallo, situazione davvero terribile per una preda) senza gabbie, esponendo il pubblico a gravissimi rischi. A ogni spostamento un circo viene visitato dalla commissione provinciale o comunale che deve concedere l'agibilità, verificando anche le condizioni degli animali, che versavano in pessime condizioni.

Terza e ultima considerazione, ma non per importanza, riguarda i servizi veterinari dell'isola, che evidentemente hanno omesso di rilevare le condizioni afflittive evidenziate da altri colleghi, nominati quali periti. Dimenticandosi, forse, che la qualifica di ufficiali di Polizia Giudiziaria che ricoprono li obbliga a interventi concreti in presenza di reati. Questo comportamento, purtroppo non così raro, di fatto vanifica le tutele che la legge garantisce, seppur in modo circoscritto, agli animali. Considerazioni che portano a dire che forse, nel procedimento, avrebbero dovuto esserci come imputati anche quei pubblici ufficiali che hanno omesso di compiere il loro dovere.