Animali randagi e turismo: non sono rifiuti da spazzare via dalle strade

animali randagi e turismo

Animali randagi e turismo, quando arriva la stagione estiva i problemi si amplificano e chi ne paga le conseguenze sono cani e gatti senza padrone. Da una parte sono visti come se fossero rifiuti da nascondere dalla vista dei visitatori, dall’altra sono spesso considerati vittime di pericoli inesistenti. Così per i randagi l’estate, in particolar modo per quelli che vivono in località turistiche, si trasforma spesso in una pessima stagione. Che rischia di avere un unico destino: finire dietro le sbarre di uno dei tanti rifugi per animali indesiderati.

Cani e gatti però non possono essere considerati come rifiuti lasciati in giro, che contribuiscono a dare un’idea di degrado dei contesti urbani. Una visione pericolosa e irragionevole che porta ad adottare quasi sempre soluzioni che non risolvono, ma solo tamponano visivamente un problema. Utilizzando sistemi che ancora oggi vanno dagli avvelenamenti alle catture, messi in atto con il solo scopo di ripulire le strade da presenze indesiderate. Senza preoccuparsi mai delle cause che portano questi animali a condurre una vita da randagi.

A questa non gestione del problema si mescola l’eccesso di attivismo di molti turisti, specie stranieri, che vivendo in luoghi con un basso tasso di randagi, pensano che tutti gli animali senza padrone siano in difficoltà. Anche quando il pericolo è molto relativo e sicuramente molto più basso di quello che potrebbero correre che finendo in una struttura. Canili e gattili non sono luoghi di villeggiatura per animali in difficoltà, ma spesso diventano trappole infernali dalle quali, una volta entrati non si esce più.

Animali randagi e turismo rappresentano un pericoloso binomio, quando l’emotività prevale

Nonostante quello che ancora molti credono il randagismo non si combatte con canili e gattili, ma solo con la crescita culturale. Quel complesso di informazioni e di riconoscimento di diritti che porta a un radicale cambiamento nel nostro modo di gestire, o di non gestire affatto, gli animali con i quali viviamo. Anche se qualcuno ancora pensa che i randagi siano per le strade per la mancanza di strutture destinate ad accoglierli. Un’idea bizzarra quanto sbagliata, come se tutto si potesse incentrare non sul modi di affrontare il problema, per evitare che si crei, ma solo di nasconderne gli effetti. Cosa che sta avvenendo sistematicamente da più di mezzo secolo.

Le amministrazioni pubbliche quasi sempre si ricordano del randagismo solo quando analizzano i costi o quando, come accade spesso, sono oggetto di critiche. Dimenticando che senza intervenire sulla prevenzione, come in ogni cosa, sarà sempre necessario rincorrere gli effetti. I randagi non sono virus sui quali non abbiamo controllo, ma sono i risultati di riproduzioni indesiderate che portano a avere un numero di animali molto superiore a quanti li vogliano ospitare. La sproporzione fra offerta e domanda genera un fenomeno che non ha nulla di occulto, di incomprensibile o di ingestibile.

In un momento storico come questo, dove le strutture per il ricovero dei randagi e degli indesiderati sono strapiene, occorre farsi delle domande, avendo la capacità di trovare delle risposte. Prendere animali dalla strada senza criterio ha portato a una popolazione di animali che non andranno mai in famiglia, restando rinchiusi nelle strutture in quanto difficilmente adottabili o del tutto inadottabili. A causa di problemi comportamentali o di fobie che non possono essere curate in canili o in gattili. Animali che in una casa avrebbero davvero poche possibilità di resistere più di qualche giorno prima di essere restituiti o, peggio, abbandonati.

Prendere cuccioli dalla strada, senza farsi altre domande, non sempre li salva e spesso li condanna

Occorre partire da un presupposto: ogni animale è un individuo con un proprio carattere e temperamento che si forma in giovane età nel periodo di socializzazione. Avviene con i bambini, avviene con gli animali: il contesto in cui crescono è capace di influenzare per sempre il loro comportamento. Un cucciolo di qualsiasi specie quando viene strappato prematuramente alla sua famiglia non riceve le cure parentali, che sono indispensabili per far crescere un individuo equilibrato. Una situazione che rischia di compromettere, per sempre, il suo percorso di vita.

Decidere di prendere un animale dalla strada è una buona azione solo se si trova in una situazione di pericolo reale. Una scelta attenta e motivata, alcune volte sicuramente emotivamente difficile ma giusta: non tutti gli animali sono da salvare. Quando consegniamo un cucciolo a un’associazione o a una struttura non lo abbioamo salvato, ma spesso abbiamo risolto un nostro problema emotivo, scaricando su altri la necessità di trovare una soluzione. Che molto probabilmente non saranno in grado di assicurare al malcapitato animale salvato.

Serve svuotare le strade dai randagi, ma per farlo bisogna limitare le nascite, impedire ai nostri animali non sterilizzati di vagare a piacere sul territorio senza custodia. Bisogna impedire la vendita di animali domestici in rete o nei negozi e realizzare campagne di sensibilizzazione contro le adozioni d’impulso. Occorre informare le persone che l’estetica non è la caratteristica più importante, che non bisogna alimentare un mercato fatto spesso di sofferenze e traffici. Il problema non sono gli abbandoni estivi, un finto problema, ma le scelte irresponsabili fatte ogni giorno dell’anno.