La politica racconta bugie sugli allevamenti intensivi

la politica racconta bugie sugli allevamenti intensivi

Un maiale nella gabbia di contenzione prima di essere macellato (foto Animal Equality)

La politica racconta bugie sugli allevamenti intensivi e le inchieste fatte da Animal Equality e da ICWF dimostrano senza possibilità di essere smentite che le condizioni di detenzione degli allevamenti intensivi dei maiali (e non solo dei maiali) sono incompatibili con il benessere animale.

Sicuramente non saranno tutti in condizioni disastrose, qualcuno avrà attenzioni maggiori nei confronti degli animali, ma non vi è dubbio che le condizione in cui sono allevati siano contrarie a qualsiasi rispetto delle necessità etologiche della specie e a quel minimo benessere che deve essere garantito sulla base delle numerose convenzioni europee sugli animali d’allevamento.

In questa slide, che utilizzo quando tengo corsi alle forze di polizia sul benessere degli animali, possiamo trovare indicate le condizioni minimali a presidio del benessere animale, che già nel 1979 furono oggetto di una legge promulgata nel Regno Unito.  Queste condizioni rappresentano un confine non travalicabile, se vogliamo che dal momento della nascita sino a quello della morte, gli animali vivano in una costante situazione di stress e sofferenza. La coscienza sul rispetto dei diritti degli animali sta crescendo ogni giorno di più e sono sempre maggiori le adesioni al vegetarismo e alla cultura vegan, fatte da persone che non vogliono più sentirsi complici di questo tipo di brutture.Allevamenti intensivi benessere minimo

Queste 5 libertà, indicate dal professor Roger Brambell, sono troppo spesso negate agli animali, sicuramente almeno nelle strutture oggetto delle investigazioni di Animal Equality e di CIWF, a dimostrazione di come gli allevamenti intensivi nel nostro paese siano in condizioni tali da poter essere definiti, in tantissimi casi, dei veri e propri lager. In nome del profitto i maiali, peraltro animali intelligentissimi, vengono tenuti in condizioni di costante sofferenza e quando parliamo di questa tipologia di allevamenti ci riferiamo a bolge dantesche che detengono migliaia e migliaia di animali, in condizioni di costante maltrattamento, sofferenza e privazione. Non può esistere alcuna necessità o giustificazione per allevare gli animali in condizioni tanto inumane e contrarie a qualsiasi senso di compassione nei loro confronti, ma esistono purtroppo delle motivazioni: il profitto, la domanda che aumenta e la scarsità dei controlli, accompagnata a leggi sicuramente con pene troppo miti. La norma sul maltrattamento non pone grande differenza fra chi lo commette per crudeltà o senza un motivo economico e chi invece lucra per milioni di euro: così la sanzione che può creare deterrenza nel primo caso è del tutto insufficiente per le attività speculative.

Difficile sentire senza un moto di rabbia il ministro Beatrice Lorenzin, titolare del dicastero della Salute che presiede anche alla vigilanza sugli allevamenti tramite i Servizi Veterinari delle ASL e i Carabinieri dei NAS, affermare che gli allevamenti delle inchieste recentemente mostrate alla trasmissione “Announo” sono da considerarsi un’eccezione nell’insieme delle aziende italiane, considerando che l’Italia ha un sistema di controlli sanitari che l’Europa ci invidia. Il ministro confonde evidentemente la sanità animale con il benessere animale, forse perché sono vigilate dalla stessa area dei servizi veterinari, senza poter spiegare come secondo il suo ministero sia possibile che aziende che hanno decine di migliaia di capi non abbiano un controllo costante. Caro ministro le condizioni che hanno rilevato le inchieste sono strutturali, riguardano un numero enorme di soggetti allevati in condizioni tali da costituire un sicuro maltrattamento, ma anche un rischio sanitario per i consumatori. Questo significa che la rete di monitoraggio non funziona, ha delle falle inaccettabili che possono fornire risultati assolutamente incongrui, ed è forse per questo che siamo invidiati: rileviamo le condizioni in modo trascurato e non sanzioniamo quasi mai le violazioni che sono sotto gli occhi di chi le vuol vedere; parametrando il numero dei controlli con le violazioni accertate diamo il quadro di un sistema di allevamento sano, pulito, rispettoso e produttivo, ma questa è una gigantesca bugia falsata dalla scarsità dei controlli e in molti casi dalla loro qualità.

Le situazioni che sono emerse dimostrano l’esistenza di realtà non soltanto indifendibili, ma anche difficilmente occultabili per dimensioni, numero di animali e tipologia di strutture: questo purtroppo fa pensare che i controllori, nella migliore delle ipotesi, facciano, troppo spesso, male il loro lavoro per le più svariate ragioni. Questo dovrebbe portare a una rimozione del personale coinvolti  cioè chi materialmente ha effettuato i controlli senza muover rilievi, dimostrando di essere evidentemente inidoneo a svolgere in modo corretto e rispettoso delle norme l’attività di vigilanza. Nei casi opportuni ci si aspetterebbe che chi ne ha la responsabilità faccia scaturire una denuncia alla Procura competente, perché le omissioni sono un reato e lo sono ancora più grave se questo avviene a seguito di una dazione di danaro o altra utilità. Non dobbiamo criminalizzare i veterinari e quanti hanno fra i loro doveri il controllo del benessere animale, ma proprio perchè questo non avvenga dobbiamo essere in grado di controllare e di sanzionare chi sbaglia, sia per ragioni di malaffare o di semplice mancanza di empatia, attenzione, rispetto del proprio lavoro. Non è più accettabile che in Italia esistano caste che lavorano male senza pagare le conseguenze, ma lasciando, in questo caso, che gli animali siano trattati in modo vergognoso.

Ministro Lorenzin provi a guardare questo filmato di Animal Equality e rifletta, la prego, se condizioni di questo genere possano essere davvero un caso, un evento accidentale oppure siano le condizioni abituali che quell’allevamento può garantire agli animali, come molti altri sul territorio della penisola. Sono certo che, per intelligenza, propenderà con me per la seconda ipotesi e da questo però deve discendere immediato il fatto che quest’allevamento intensivo debba essere chiuso, togliendogli la possibilità di allevare, sia per il maltrattamento che causa agli animali sia per il potenziale danno che infligge alla salute di ignari consumatori, che certo dovrebbero essere molto più attenti, ma che evidentemente ed a torto si fidano delle sue rassicurazioni.

 

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