Jane Goodall e Brigitte Bardot: scomparse due donne con una visione molto diversa sui diritti e non solo degli animali

Jane Goodall e Brigitte Bardot

Jane Goodall e Brigitte Bardot: scomparse due donne con una visione molto diversa sui diritti e non solo degli animali. Se l'amore per gli animali le ha in qualche modo unite, sicuramente lo stesso non si può dire per la loro visione del mondo. Brigitte Bardot è stata folgorata dall'animalismo negli anni '70, poco meno che quarantenne, quando scelse di ritirarsi dal mondo del cinema e di dedicarsi alla difesa dei diritti degli animali. Memorabili le sue battaglie per la difesa della foche in Canada e per molte altre cause, dai macelli agli allevamenti intensivi.

Nonostante la narrazione mediatica queste due figure femminili, probabilmente le più note nelle attività di tutela degli animali, sono state però molto antitetiche nella visione della società umana. Con comportamenti che non avrebbero potuto essere più distanti fra loro, anche se oggi i media tendono soltanto a enfatizzarne le positività, senza voler vedere il solco profondo che le divide. Da una parte il mondo inclusivo di Jane Goodall e dall'altra quello connotato da razzismo, omofobia e negazione dei diritti umani di Brigitte Bardot. Più volte condannata dalla giustizia francese, a seguito di comportamenti e dichiarazioni razziste, la Bardot si è sempre difesa da queste accuse proprio usando lo scudo dell'animalismo.

Jane Goodall e Brigitte Bardot rappresentano i due opposti sul fronte dei diritti

Brigitte Bardot è stata più volte al centro di feroci critiche per gli insulti lanciati verso le comunità musulmane, nel contrastare la macellazione senza stordimento. Una pratica religiosa tuttora al centro di grandi polemiche, che però è bene dire che non coinvolge solo l'Islam ma anche la religione ebraica. Nelle componenti più fondamentaliste delle due confessioni, infatti, la macellazione degli animali senza preventivo stordimento rappresenta un precetto ineludibile.

Ma mentre Bardot ha sempre sostenuto l'estrema destra francese, con tutte le sue posizioni estreme sull'immigrazione, Jane Goodall ha sempre fatto l'esatto contrario. Lavorando attivamente non solo per la difesa dei diritti degli animali, ma anche per supportare le comunità più svantaggiate. Consapevole del fatto di quanto fosse più importante costruire ponti piuttosto che muri, sia culturali che fisici. Come resta a testimoniare il percorso inclusivo denominato "Roots & Shoots", attivo in ben 75 paesi, che vi consiglio di conoscere (basta cliccare il link).

Per contrastare la violenza servono formazione e attenzione

Per contrastare la violenza servono formazione e attenzione

Per contrastare la violenza servono formazione e attenzione che talvolta sembrano mancare in chi opera per arginare i reati. Succede con le donne, succede con i minori, nei casi di violenza domestica e anche nei casi di gravi maltrattamenti agli animali. Nella temporalità degli eventi e degli accadimenti talvolta sembrano aprirsi voragini che fanno scomparire diritti e doveri. Non per cattiva volontà ma spesso per una carenza formativa. Lo dico per cognizione di causa, avendo per anni operato per contrastare reati a danno degli animali. In contesti che potevano avere tangenze anche con i componenti umani di famiglie in difficoltà.

Alcune volte ho trovato autorità "poco attente" alle sofferenze, ma spesso mi è capitato di vedere come mancasse più la conoscenza che la volontà, che non ci fosse formazione sufficiente. Il recente caso di cronaca di Milanoa, davvero terribile, che ha portato una giovane donna a essere prima perseguitata e poi uccisa dall'uomo con cui aveva una relazione ha sollevato molte perplessità. Diversi dubbi sull'operato di chi forse poteva fare di più. Perplessità che mi hanno riportato al caso di Rexal Ford, l'americano ritenuto responsabile della morte di una bimba e di sua madre. Che nonostante fosse stato più volte controllato dalla polizia non era mai stato realmente sottoposto a verifiche. Come non lo erano state le sue future vittime.

Anche in questo caso la conseguenza della mancata azione fu tragica, con un epilogo che vide le due donne morte e l'assassino in fuga attraverso l'Europa. Ci furono errori e omissioni inspiegabili, che probabilmente dipesero più da impreparazione che da negligenza. Forse ancora oggi le forze dell'ordine sono meglio formate su come interrompere una rapina che sulla comprensione di episodi di violenza domestica. In un paese che ha troppe norme e pochi fondi per la formazione continua, che in settori delicati come quelli che affrontano ogni giorno gli operatori di polizia sarebbe indispensabile.

Tutti i medici, veterinari compresi, e gli operatori sanitari hanno l'obbligo del referto in caso accertino fatti che possono costituire reato

Facendo formazione ai veterinari mi è capitato di constatare come gli obblighi di informare l'autorità giudiziaria, in caso di reati anche solo presunti, non erano poi così conosciuti. Eppure i veterinari vengono a conoscenza, per professione, di molte situazioni che, anche solo in ipotesi, potrebbero costituire casi di maltrattamento. Ma per molteplici ragioni, per interesse o per carenza formativa, sono pochissime le informative in questo senso che raggiungono le Procure. Eppure il codice penale è preciso nel definire i doveri dei sanitari:

Negli Stati Uniti, da moltissimo tempo, chi ha precedenti per maltrattamento agli animali viene inserito in uno specifico database che viene consultato nelle indagini sui crimini violenti. Noi abbiamo un reato di maltrattamento agli animali difficile da perseguire, con moltissime zone d'ombra e poche luci, nonostante i proclami. Tutelare gli animali è difficile, ma appare chiaro che sia altrettanto complesso tutelare le persone. Forse bisognerebbe farsi domande e cercare, per davvero però, di dare risposte efficaci. Senza piangere costantemente sul latte versato, ogni volta che una donna viene assassinata da un uomo che l'aveva ripetutamente maltrattata.

La violenza non deriva solo dalla cultura, dal percorso di vita, ma anche dall'assenza della reazione dello Stato

Il caso della giovane donna uccisa a Milano da una persona psicotica, criminale, che andava fermata prima, riporta alla cruda realtà di norme che non tutelano. Pamela non è stata protetta perché non ha denunciato il suo aguzzino, ma anche perché qualcuno non ha fatto tutto quanto in suo potere. Forse per scarsa formazione, forse per errore, forse per pigrizia ma quel che è certo è che una donna è stata uccisa e si poteva/doveva evitare. La colpa è in massima parte degli uomini, ma lo Stato, che non ha genere, dovrebbe sempre fornire strumenti al passo con le situazioni.

Hamilton & Roscoe: una storia che ha lasciato senza fiato, per molte ragioni

Hamilton & Roscoe: una storia che lascia senza fiato

Hamilton & Roscoe: una storia che ha lasciato senza fiato i molti fans del campione ma, anche e soprattutto i tantissimi cani che vivono in apnea, come il protagonista canino di questa vicenda. Roscoe ha avuto una lunga vita, per essere un bulldog inglese, probabilmente aiutato anche dalla situazione economica del suo custode. Sicuramente non gli sono mancate le cure veterinarie e questo è certo, ma bisogna sottolineare che cercare di tenere in salute un animale brachicefalo costa. Le razze a muso piatto, flat face o brachicefale sono portatrici di tali e tante patologie che comportano ingenti spese veterinarie, anche solo per cercare di mitigare gli effetti di una conformazione problematica.

Sgomberiamo subito il campo: nessuno accusa Hamilton di nulla perché ha avuto un comportamento esemplare. Ha rinunciato a un sessione di prove con la scuderia per stare accanto al suo Roscoe, fino all'ultimo. Non ha acquistato né Roscoe, né Coco, la femmina morta qualche anno prima, avendoli adottati da un rescue di razza. Quindi ha fatto una buona azione, in sintonia con il suo amore per gli animali che gli ha fatto, fra le altre cose, decidere di diventare vegano. Nulla da dire sul campione, se non che, nonostante i molteplici problemi di salute di Roscoe, non risultano sue dichiarazioni contro il commercio di animali brachicefali. Per contro, invece, la sua popolarità e visibilità hanno fatto diventare Roscoe una star del web, moltiplicando le richieste di cuccioli.

Semplificando molto Hamilton è diventato un testimonial di una razza geneticamente maltrattata, di cui Roscoe era un esempio a quattro zampe. Per il solo fatto di essere il suo cane si può immaginare quante siano state le persone che hanno deciso di acquistare un bulldog? Decine di migliaia, se non centinaia di migliaia in tutto il mondo: questa è probabilmente la miglior approssimazione. Animali riprodotti a causa di una crescente domanda, spesso mal selezionati, morfologicamente destinati a condurre una vita di sofferenze. Che tendono a crescere in modo speculare rispetto al reddito del padrone (che qui risulta essere termine appropriato).Hamilton & Roscoe: una coppia da non imitare, perchè far vivere in apnea è un maltrattamento.

Non basta amare gli animali brachicefali, bisogna non comprarli!

Qualcuno ha scritto sui social, dopo che ho pubblicato un reel su questo argomento, che non avrei dovuto attaccare Hamilton in questo momento difficile. Posto che non credo che il campione abbia visto il reel spero, nel caso, abbia compreso le motivazioni, che capisca che questa "favola senza lieto fine" rischia di moltiplicare le richieste di cuccioli di queste razze. Facendo crescere il numero di animali costretti a vivere male, per ragioni estetiche, per la stupidità (diciamolo) umana. Solo perché, socialmente, allevare e comprare questi cani non sia ancora percepito come una forma di maltrattamento, seppur legale.

E' difficile comprendere come molte persone si indignino per una pedata data a un animale, pessimo gesto ma circoscritto nel tempo, e non vogliano invece vedere la sofferenza dei brachicefali. Una sofferenza che inizia prima del concepimento, prosegue con un parto quasi sempre cesareo per proseguire, giorno dopo giorno per anni. Mi chiedo se queste persone, così inclini a "perdonare" chi compra animali brachicefali, abbiano mai avuto un raffreddore serio in vita loro. Perché gia solo questo potrebbe fargli accendere una lampadina: un bulldog non respira mai, anche senza avere il raffeddore. E mai significa proprio mai!

Questa sofferenza sarebbe facilmente evitabile, se le persone si facessero qualche domanda prima di decidere di acquistare un animale. Sia per poter valutare le alternative all'acquisto, sia per accorgersi che le loro scelte sono la causa di un commercio che genera sofferenza. Ogni animale brachicefalo che si acquista è un maltrattamento che si compie, inutile girarci troppo intorno. Può non piacere, ma questa è la realtà nuda e cruda. Pensateci e cerchiamo di far capire alla politica che è tempo di un intervento legislativo sul tema del maltrattamento genetico.

Animali brachicefali e influencer: pensare alla sofferenza prima di ogni altra considerazione

Animali brachicefali influencer

Animali brachicefali e influencer: sarebbe meglio pensare alla loro sofferenza prima di ogni altra considerazione estetica. Per evitare che quello che nasce come atto d'amore si riveli un'arma che comporta un maltrattamento per gli animali, costretti a vivere in apnea. Federica Pellegrini ha postato recentemente sui social una foto del tatuaggio che si è fatta per amore dei suoi bouledogue francesi, animali che non respirano, appartenenti a razze portatrici di gravi patologie che ne limitano grandemente il benessere, aumentando le patologie. In tutto il mondo i veterinari fanno campagne contro la moda degli animali brachicefali mentre proprio una ex nuotatrice invoglia a comprarli.

Non ho idea se Federica Pellegrini sia consapevole della sofferenza che queste razze devono subire per estetica. Non ho idea neanche se sia a conoscenza del fatto che moltissimi di questi cani provengano dalla famigerata "tratta dei cuccioli". Quando però si hanno ben quattro bouledogue francesi è difficile credere che nessun veterinario le abbia parlato della BAOS o BOAS, la sindrome respiratoria che colpisce gli animali a "faccia piatta". Ma so per certo che ogni foto postata con i suoi bouledogue fa crescere la richiesta.

Tratto dalla lettera scritta nel 2023 dall'associazione RSPCA al Kennel Club inglese

Animali brachicefali e influencer: occorre senso di responsabilità per non diffondere mode pericolose

Sono tanti i personaggi che esibiscono i loro animali brachicefali, senza pensare come questa moda comporti una diffusione capillare della sofferenza. Animali che, molto spesso, vengono fatti nascere nei peggiori allevamenti europei per essere smerciati sulla rete come se fossero cose. Cuccioli che attraversano l'Europa dai dai paesi dell'Est Europa alimentando un mercato che rende felici solo i trafficanti. Nati nelle cosidette "puppy farm", senza selezione, strappati alle madri in età giovanissime per rifornire un mercato che si fa poche domande. Acquistati per possedere l'animale che ha visto sui social, in braccio a uno dei cosiddetti influencer.

Personaggi che alcune volte hanno ricevuto in regalo, e pubblicizzato, cani provenienti da commercianti inquisiti e condannati per la tratta dei cuccioli. Un fenomeno, questo, che anzichè contrarsi con il passare del tempo sta crescendo in modo esponenziale, alimentato da persone che non cercano un cane, un essere vivente con cui condividere la vita, ma un soggetto instagrammabile. Senza rendersi conto del danno che provocano, anche quando questa azione è fatta in buona fede e per amore dei propri cani.

Quindi il consiglio è quello di leggere prima di comprare, di cercare in rete le tante informazioni sulle patologie di cui soffrono gli animali brachicefali per causa nostra. Per averli plasmati in modo da avere perenni tratti da neotenici, da cuccioli, per assomigliare sempre più ai bambini umani. Per assecondare il mercato, senza avere rispetto per le loro funzioni vitali, senza considerazione per la sofferenza che si porteranno dietro per tutta la vita. Un prezzo inaccettabile, pagato per estetica e per vanità, che questi animali patiranno ogni giorno della loro complicata esistenza.

Una società aggressiva mette in pericolo i più deboli, animali non umani compresi

società aggressiva mette in pericolo i più deboli

Una società aggressiva mette in pericolo i più deboli, animali non umani compresi, esponendoli al rischio di diventare vittime. Un contesto di aggressività verbale, come quello in cui stanno vivendo le società occidentali in questi anni, porta a sdoganare la violenza che da verbale passa ad essere agita. Le vittime di questo passaggio sono quelle che più fanno fatica a difendersi per condizione fisica o per menomata difesa, come avviene per gli animali. Una percezione che trova conferma nelle notizie di cronaca nera, dove sotto i riflettori finiscono soggetti sempre più giovani e fra le vittime sempre più anziani e animali.

Certo la cronaca potrebbe essere influenzata dalla gerarchia delle notizie, dove quelle di nera trovano sempre più spazio. Pur essendo vero che le violenze contro i più indifesi ci sono sempre state, la percezione, da uomo della strada, è che però si siano intensificate con l'alterazione dei valori. La gentilezza viene vista come una dimostrazione di debolezza mentre l'aggressività diventa un valore. Alterando gli equilibri e le gerarchie fra ciò che è bene e ciò che è male. Situazione che dovrebbe inquietare, portando gli adulti, specie quelli che hanno responsabilità e visibilità, a tenere comportamenti maggiormente equilibrati.

Comportamenti aggressivi che, talvolta, colpiscono anche i difensori dei diritti dei più deboli, come gli animali, che pur difendendo valori eticamente rilevanti perseguono lo scontro come strumento. Questo costante innalzamento dell'asticella porta a comportamenti che speravamo di non dover rivedere. Come quelli del presidente della prima potenza mondiale, capace di irridere la sofferenza dei palestinesi, proponendo di trasformare Gaza nella Costa Azzurra del Medio Oriente. Un nuovo paradiso per fruitori ricchi e benestanti, costruito sulle rovine di quello che, per condizioni di vita, era una sorta di campo profughi anche prima della guerra e che ora è diventato un cimitero.

Una società aggressiva mette in pericolo i più deboli, contribuendo a dar vita a una deriva pericolosa per tutti

La nostra specie, i sapiens, dovrebbe avere tutti gli strumenti per comprendere che l'unica chiave che possa portare reale benessere è la coesistenza. Stile di vita che passa dalla volontà di condividere e dalla comprensione che, attraverso questo comportamento, si possano ottenere maggiori vantaggi collettivi. Un ragionamento semplice e efficace che però cozza contro una condizione che diventa sempre più concreta: la ricchezza di pochi creata a danno di moltissimi. Una moltitudine che, a causa di condizionamenti, sembra non voglia rendersi conto di essere stata addomesticata. Strani animali questi sapiens, che si infiammano per nulla, combattono guerre inutili e però si fanno rubare il capitale da scaltri predoni, sorridendo.

Secondo OXFAM l'1% degli individui possiede il 45% della ricchezza del pianeta, realtà incontestabile ma anche indigeribile. Per far diventare i ricchi sempre più ricchi abbiamo fatto diventare i poveri, quelli poveri per davvero, sempre più poveri. Tanto che il 44% della popolazione vive con meno di sette dollari al giorno. In questo mondo distopico ci stiamo sempre più traformando in animali da reddito, esattamente come quelli non umani che costringiamo negli allevamenti intensivi. Facendoci guerra per consentire ad altri di arricchirsi, un comportamento davvero molto poco sapiens.

«Divide et impera (in italiano, "dividi e comanda") è una locuzione latina secondo cui un'autorità può più efficacemente controllare e governare un popolo con il dividerlo in più parti, provocando rivalità e fomentando discordie al suo interno (Wikipedia).» Bene sapere che le parti più deboli di questa catena, come anziani, persone con disabilità gravi e animali saranno quelle soggette a maggiori privazioni dei diritti. Perché anche negli indifesi, tragicamente, esiste una piramide rovesciata, ma della sofferenza.

Coltivare la fermezza annaffiandola con la gentilezza è la miglior via per un cambiamento

Occorre sgombrare il campo da un pregiudizio: avere modi gentili non significa non essere fermi nelle posizioni. Non occorre essere arroganti per difendere i diritti, per cercare di operare per un cambiamento. Non è l'autorità ma l'autorevolezza a creare i presupposti per essere ascoltati; non servono seguaci, che ricordano le sette, ma compagni di viaggio sulla strada del cambiamento. Difendere i diritti degli animali, umani e non umani, non può essere fatto a prescindere da queste considerazioni. Perché chi sceglie di difendere i diritti dovrebbe, prima di tutto, ricordarsi dei suoi doveri.

Abbiamo bisogno di combattere la violenza, verbale e fisica, e abbiamo il dovere di dire che chi la pratica non dovrebbe poterlo fare impunemente. Non dobbiamo mai confondere l'aggredito con l'aggressore, la vittima con il carnefice perchè sono i ruoli e non le vittorie a fare la differenza. Chi più urla non ha ragione, semplicemente cerca di convincervi della sua capacità di essere il vostro leader, ma se avesse davvero questa capacità potrebbe anche solo sussurrarlo per convincere.

Le migrazioni degli animali sono inarrestabili da millenni

migrazioni animali inarrestabili

Le migrazioni degli animali sono inarrestabili da millenni e noi non dobbiamo mai dimenticare di essere animali umani. Se i sapiens non avessero deciso di migrare dall'Africa, la culla dove tutto ha avuto origine, la nostra specie non sarebbe mai arrivata dove è invece arrivata. Qualcuno potrebbe dire, oggi, che forse non sarebbe stato un gran danno, considerando il nostro potere distruttivo. Un potere che non è compensato, al momento, da azioni positive che servano efficacemente a contrastare i danni della specie più vorace e più crudele del pianeta. Né sembrano esserci segnali apprezzabili di ravvidamento, anzi.

Qualcuno pensa di poter arrestare le migrazioni, promettendo deportazioni e la creazione di nuovi prigioni, senza tenere conto del passato, della scienza e della storia umana. Un pensiero devastante, non solo per la presunzione in sè, ma per la profonda stupidità che lo permea. La politica dovrebbe passare molto più tempo a studiare la natura: comprenderebbe che l'atteggiamento da silver back, da gorilla maschio che si batte il petto, poco serve nel composito branco umano. Sarebbe più utile partire dall'unica certezza: le migrazioni non si possono fermare, al massimo si possono prevedere e accompagnare.

Pensare che basti minacciare il carcere o la deportazione per bloccare i flussi migratori è una follia. Sarebbe un po' come chiedersi perché gli gnù attraversino il Serengeti da nord a sud e viceversa, percorrendo circa ottomila chilometri in un anno, ben sapendo che troveranno leoni e coccodrilli. Si tratta di istinto di sopravvivenza, della necessità di affrontare i rischi perchè, infine, qualcuno possa avere benefici. Un comportamento sorretto solo dalla speranza di avere un futuro, perché in questo mondo connesso i migranti sanno di essere come gli gnù: vite appese a un filo!

Le migrazioni degli animali sono inarrestabili da millenni e lo saranno fino a quando saranno necessarie per sopravvivere

Studiando le migrazioni animali si scoprirebbe, con relativa facilità, come il fenomeno sia ineluttabile per ragioni climatiche, che nella nostra specie si sommano alle necessità politiche. Carestie, guerre, alluvioni sono solo alcune delle cause originate in massima parte dai comportamenti umani che portano le persone a migrare. Perché la povertà e la disperazione sono bestie più pericolose dei predatori per troppi esseri umani, che per questo lasciano la terra dove sono nati. Nonostante tutto, nonostante i pericoli, con la consapevolezza che questo potrebbe anche essere l'ultimo viaggio.

Studiando e facendo qualche piccolo esercizio predittivo si potrebbe immaginare, invero con poca fatica, che il riscaldamento globale creerà enormi problemi. Il primo dei quali sarà causato dallo scioglimento dei ghiacci, che causerà l'innalzamento dei mari rendendo inabitabili migliaia di chilometri di coste. A quel punto qualcuno davvero può pensare, ora, che basterà lo spauracchio di essere deportati a Guantanamo da Trump perché ognuno muoia a casa sua? Su un pianeta che con l'attuale tasso di crescita arriverà in tempi non lunghissimi a superare i nove miliardi di animali umani che, per vivere, ogni anno allevano 92 miliardi animali non umani? Che divorano più risorse di quelle che producono con le loro vite, pur destinate al macello.

Dunque se non bastasse empatia e compassione per far comprendere l'inutilità di questo modello muscolare dovrebbero entrare in gioco necessità e opportunità. Sapendo che non esiste esercito capace di fermare la disperazione, che non esiste rischio capace di far accettare una morte per consunzione, per fame. Sapendo che esistono pochi genitori che non cercheranno di salvare i loro figli, di dar loro un futuro. E mentre gli uomini sono troppo occupati a combattere altri uomini, in genere più disperati di loro, continuiamo a distruggere il pianeta. Ignorando i segnali che ci fornisce ogni giorno l'ambiente e i dati che ci mette a disposizione la scienza.

Vedere persone, deportate in catene, per aver cercato di avere un futuro dà l'immagine dell'umanità perduta

Coesistenza e rispetto sono le uniche due cose che avrebbero il potere di salvarci, di tenere il pianeta in equilibrio, comprendendo l'importanza di cercare equilibrio e non predominio. Non le stiamo praticando e non le stiamo insegnando. Abbiamo dato vita a una società sempre più arrogante, che si crede di poter comandare, senza accorgersi che potere e ricchezze sono oramai talmente concentrati da essere in mano a pochissime persone, che comandano e indirizzano le scelte di un'umanità dolente che si illude soltanto di poter decidere. Persone che credono di essere al sicuro, tanto da non buttare giù dalla torre questi signori ma prendendosela, invece, con altri più in difficoltà di loro.

Studiare di più, osservare di più, essere meno condizionati dalla disinformazione, dalla pigrizia che sta divorando buonsenso e umanità. Arriveranno tempi difficili, inutile nasconderselo, e per cercare di limitare i danni occorre essere una parte attiva, pensante, viva. Difendere i diritti degli animali umani e non umani è diventata una necessità non più rinviabile, non più eludibile. Smettendo di credere che possano esistere zone sicure perché ci si può salvare solo tutti insieme. In un percorso umano che comporterà grandi quanto inevitabili sacrifici e cambi di prospettiva.