Aziende contro la caccia: dopo Lush arriva anche Almo Nature

Aziende contro la caccia: dopo Lush arriva anche Almo Nature e lo scontro con il mondo venatorio diventa inevitabile! Le due aziende, note per il loro impegno sociale, hanno deciso di schierarsi senza tentennamenti contro il mondo della caccia. Una realtà che in Italia conta sempre meno appassionati ma che muove un volume d'affari stimato intorno agli 8,5 miliardi di euro. Una cifra importante che, in parte, è legata anche al mondo del petfood che è il cuore dell'attivita degli interessi di Almo. I cacciatori, per il mantenimento dei loro cani, sono potenziali clienti del brand italiano che, schierandosi apertamente contro la caccia, sembra andar contro ai propri interessi.
Lo spot di Almo, trasmesso su molti canali televisivi e sui social, potrebbe sembrare un atto tanto coraggioso quanto suicida, considerando che non è usuale che un'azienda "impallini" il proprio mercato. Ma nelle grandi imprese, anche quelle come Almo a vocazione benefit, nulla accade per caso e le scelte vengono sicuramente ponderate. Del resto Almo Nature e Fondazione Capellino non sono nuove alle provocazioni e lo avevano già dimostrato sostenendo gli allevatori nel mantenimento dei cani da guardiania per la protezione dei propri animali dalle predazioni. Schierandosi a favore della tutela del lupo, contro abbattimenti e bracconaggio.
In realtà la scelta di schierarsi apertamente contro la caccia di Almo e di Lush non può prescindere da sondaggi e da ricerche di mercato. Infatti che piaccia o meno alle associazioni venatorie, che riescono con i loro voti a condizionare in modo più che efficace la politica, la stragrande maggioranza degli italiani è contro la caccia. Un giudizio netto che, secondo un recente sondaggio LIPU-SWG, fissa nel 69% il numero degli italiani che vorrebbero chiudere con la caccia, per sempre.

Federcaccia accusa Almo Nature di ipocrisia, visto che vende scatolette con carne di cinghiale
L'apertura delle ostilità nasce in modo prepotente con il disegno di legge che il centrodestra, sempre compatto quando si tratta di difendere la caccia, sta cercando di far approvare in parlamento. Un provvedimento davvero assurdo che struttura un attacco senza precedenti alla fauna, che se approvato farebbe fare alla normativa un salto nel passato. Quasi un ritorno alla legge sulla caccia promulgata nel 1939, in pieno fascismo, che classificava i predatori come nocivi, consentiva l'uso di veleno e tagliole e promuoveva più un sistematico sterminio che una reale gestione. Una normativa che, se approvata, ci causerebbe infiniti contenziosi con L'Unione Europea, con sicure condanne che peserebbero sulle tasche di tutti gli intaliani.
Contro il DDL ribattezzato "sparatutto" si sono schierate non solo le associazioni protezionistiche, ma anche il mondo scientifico, quello della cultura e, recentemente, anche le aziende come Lush e Almo. Facendo imbestialire, fra i tanti, il presidente di Federcaccia Massimo Buconi che ha dichiarato "Ma sul fatto che una azienda produttrice di alimenti per animali a base di carne e pesce, cinghiale compreso, consideri ingiustificabile la caccia, veramente nessuno trova qualcosa di strano e incoerente?". Insomma la guerra è aperta ma, per una volta, la disparità delle risorse potrebbe fare la differenza nella comunicazione. Almo batte infatti le associazioni venatorie per visibilità e qualità del messaggio, nonostante tutto. Facendosi perdonare anche immagini di lupi e cervi che di
Per una campagna perfetta di Almo Nature serviva un pizzico di coraggio in più
A supporto della campagna Almo Nature fornisce un dossier sulle motivazioni che l'hanno spinta a realizzare questa campagna e a schierarsi apertamente contro la caccia. Per dimostrare al mercato che essere contro la caccia oggi, come sostengono da decenni le associazioni di protezione degli animali, significa essere dalla parte dei cittadini. Contro una minoranza che vuol disporre di un patrimonio collettivo. Per questa ragione Almo ha da tempo arruolato comunicatori fra i naturalisti, per riempire di contenuti quelle che potevano essere campagne basate solo sulla spinta emotiva.
Quello che è mancato, a mio parere, è stato il coraggio di andare fino in fondo, tirando una stoccata alla politica. Il disegno di legge di cui si discute è palesemente contro gli interessi della collettività, pesantemente sbilanciato per favorire i cacciatori. Questo avrebbe permesso di fare un affondo contro i partiti che l'hanno proposto, considerando questa proposta di legge un atto che va contro agli interessi dei cittadini. Un attacco alla natura che danneggerebbe la collettività sotto il profilo naturalistico ma anche dal punto di vista economico e di sicurezza pubblica. Questo coraggio però è mancato, probabilmente ancora una volta grazie ai sondaggi, che vedono il centrodestra in vetta alle preferenze degli italiani. Peccato!