Le migrazioni degli animali sono inarrestabili da millenni

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Le migrazioni degli animali sono inarrestabili da millenni e noi non dobbiamo mai dimenticare di essere animali umani. Se i sapiens non avessero deciso di migrare dall'Africa, la culla dove tutto ha avuto origine, la nostra specie non sarebbe mai arrivata dove è invece arrivata. Qualcuno potrebbe dire, oggi, che forse non sarebbe stato un gran danno, considerando il nostro potere distruttivo. Un potere che non è compensato, al momento, da azioni positive che servano efficacemente a contrastare i danni della specie più vorace e più crudele del pianeta. Né sembrano esserci segnali apprezzabili di ravvidamento, anzi.

Qualcuno pensa di poter arrestare le migrazioni, promettendo deportazioni e la creazione di nuovi prigioni, senza tenere conto del passato, della scienza e della storia umana. Un pensiero devastante, non solo per la presunzione in sè, ma per la profonda stupidità che lo permea. La politica dovrebbe passare molto più tempo a studiare la natura: comprenderebbe che l'atteggiamento da silver back, da gorilla maschio che si batte il petto, poco serve nel composito branco umano. Sarebbe più utile partire dall'unica certezza: le migrazioni non si possono fermare, al massimo si possono prevedere e accompagnare.

Pensare che basti minacciare il carcere o la deportazione per bloccare i flussi migratori è una follia. Sarebbe un po' come chiedersi perché gli gnù attraversino il Serengeti da nord a sud e viceversa, percorrendo circa ottomila chilometri in un anno, ben sapendo che troveranno leoni e coccodrilli. Si tratta di istinto di sopravvivenza, della necessità di affrontare i rischi perchè, infine, qualcuno possa avere benefici. Un comportamento sorretto solo dalla speranza di avere un futuro, perché in questo mondo connesso i migranti sanno di essere come gli gnù: vite appese a un filo!

Le migrazioni degli animali sono inarrestabili da millenni e lo saranno fino a quando saranno necessarie per sopravvivere

Studiando le migrazioni animali si scoprirebbe, con relativa facilità, come il fenomeno sia ineluttabile per ragioni climatiche, che nella nostra specie si sommano alle necessità politiche. Carestie, guerre, alluvioni sono solo alcune delle cause originate in massima parte dai comportamenti umani che portano le persone a migrare. Perché la povertà e la disperazione sono bestie più pericolose dei predatori per troppi esseri umani, che per questo lasciano la terra dove sono nati. Nonostante tutto, nonostante i pericoli, con la consapevolezza che questo potrebbe anche essere l'ultimo viaggio.

Studiando e facendo qualche piccolo esercizio predittivo si potrebbe immaginare, invero con poca fatica, che il riscaldamento globale creerà enormi problemi. Il primo dei quali sarà causato dallo scioglimento dei ghiacci, che causerà l'innalzamento dei mari rendendo inabitabili migliaia di chilometri di coste. A quel punto qualcuno davvero può pensare, ora, che basterà lo spauracchio di essere deportati a Guantanamo da Trump perché ognuno muoia a casa sua? Su un pianeta che con l'attuale tasso di crescita arriverà in tempi non lunghissimi a superare i nove miliardi di animali umani che, per vivere, ogni anno allevano 92 miliardi animali non umani? Che divorano più risorse di quelle che producono con le loro vite, pur destinate al macello.

Dunque se non bastasse empatia e compassione per far comprendere l'inutilità di questo modello muscolare dovrebbero entrare in gioco necessità e opportunità. Sapendo che non esiste esercito capace di fermare la disperazione, che non esiste rischio capace di far accettare una morte per consunzione, per fame. Sapendo che esistono pochi genitori che non cercheranno di salvare i loro figli, di dar loro un futuro. E mentre gli uomini sono troppo occupati a combattere altri uomini, in genere più disperati di loro, continuiamo a distruggere il pianeta. Ignorando i segnali che ci fornisce ogni giorno l'ambiente e i dati che ci mette a disposizione la scienza.

Vedere persone, deportate in catene, per aver cercato di avere un futuro dà l'immagine dell'umanità perduta

Coesistenza e rispetto sono le uniche due cose che avrebbero il potere di salvarci, di tenere il pianeta in equilibrio, comprendendo l'importanza di cercare equilibrio e non predominio. Non le stiamo praticando e non le stiamo insegnando. Abbiamo dato vita a una società sempre più arrogante, che si crede di poter comandare, senza accorgersi che potere e ricchezze sono oramai talmente concentrati da essere in mano a pochissime persone, che comandano e indirizzano le scelte di un'umanità dolente che si illude soltanto di poter decidere. Persone che credono di essere al sicuro, tanto da non buttare giù dalla torre questi signori ma prendendosela, invece, con altri più in difficoltà di loro.

Studiare di più, osservare di più, essere meno condizionati dalla disinformazione, dalla pigrizia che sta divorando buonsenso e umanità. Arriveranno tempi difficili, inutile nasconderselo, e per cercare di limitare i danni occorre essere una parte attiva, pensante, viva. Difendere i diritti degli animali umani e non umani è diventata una necessità non più rinviabile, non più eludibile. Smettendo di credere che possano esistere zone sicure perché ci si può salvare solo tutti insieme. In un percorso umano che comporterà grandi quanto inevitabili sacrifici e cambi di prospettiva.