società indifferente verso diritti

Una società sempre più indifferente verso i diritti calpestati non è una garanzia per il nostro futuro. L’assuefazione è un’abitudine contratta in modo definitivo secondo il dizionario. Su questo “definitivo” sarebbe opportuno riflettere, per avere la miglior chiave di lettura di un pericolo incombente. Senza catastrofismi, senza grida di manzoniana memoria, ma con quell’intelligente spirito di osservazione che una società dovrebbe possedere per difendersi da derive pericolose. Come il ritenere “normale”, quasi un inevitabile segno dei tempi, questa violenza che trabocca ogni giorno dalle cronache.

Studiando la violenza sugli animali si conosce un fenomeno di abituazione, che porta a usare violenza sugli animali come fattore desensibilizzante. Un modo per avvicinarsi alla violenza delle azioni, staccandole dall’emotività che cresce sempre più quando da altre specie si compie il salto alla nostra. In effetti la gravità della violenza non cambia, le azioni restano sempre crudeli, cambia solo l’aspetto della sensibilità: l’animale umano è diverso dall’animale, è altro rispetto al noi.

Una sorta di logica di guerra, dove le persone con un’altra divisa non sono più uomini ma si trasformano in nemici che quindi, per definizione, sono privi di umanità. Un percorso mentalmente pericoloso, dove il trainer molte volte è l’informazione, quella che dovrebbe separare i fatti dalle opinioni, ma che così inonda le case di violenza senza riflessione. Mentre altre volte è più subdola ancora, quando in modo suadente tende a normalizzare i contesti negativi, la violenza anche solo verbale. Non disturba certo chi la “guarda”, ma è come appoggiare dei tarli su un cassettone pregiato: il danno non è immediato, non è percepibile ma ci sarà!

Una società sempre più indifferente verso i diritti

Una società sempre più indifferente grazie anche a una politica che un po’ anestetizza per giustificare, trovando anime ben disposte a credere. La normalità è molto più rassicurante del pericolo, ma spesso è molto più pericolosa del pericolo. Un gioco di parole, forse, ma nemmeno troppo. Ieri un bracciante agricolo è stato scaricato come se fosse un rifiuto: aveva un braccio tranciato, buttato dentro una cassetta, ed è stato scaricato davanti a casa, senza chiamare i soccorsi. Un gesto che fa rabbrividire, che urla alle coscienze. E invece neanche troppo, solo un urlo ancora soffocato!

Sui media si parla di morte sul lavoro, ma questo è un omicidio sul lavoro: una persona non è stata soccorsa, è stata scaricata di fronte a casa senza chiamare un’ambulanza, dopo che il datore di lavoro aveva preso i telefoni dei suoi compagni di sventura. Se questo fatto fosse accaduto su un animale sarebbe scoppiato, almeno a parole, l’inferno. Ma senza la normalizzazione della violenza altri sarebbero stati titoli e comportamenti. Per un fatto vergognoso, accaduto in modo vergognoso, su povera gente sfruttata, lavoratori immigrati senza contratto. Gli ultimi degli ultimi.

Normalmente mi occupo di violenza sugli animali, di maltrattamenti messi in atto contro gli animali. Comportamenti che spesso, troppo spesso, fanno rabbrividire e restano impuniti. In uno sto che difende i diritti a parole, ma che non mette in atto buone pratiche per difenderli davvero. Ma questo episodio, il modo in cui è stato affrontato mi ha fatto dire, ancora una volta, che stiamo incamminandoci sulla strada per diventare una brutta comunità. Quella che nel suo complesso è “socialmente responsabile” di come è morto Satnam Singh, una persona, un uomo.

Difendere i diritti di tutti gli esseri viventi è importante: i diritti sono le fondamenta su cui si costruisc e una casa comune

I diritti non possono variare a seconda del colore della pelle o del credo religioso, ma nemmeno a seconda della specie. Animali umani e non umani devono avere diritti considerati inalienabili e non possono essere oggetto di violazioni di quelli fondamentali su base economica. Questa deve essere ritenuto il punto di partenza per avere una collettività armonica. Questo non significa, a scanso di polemiche, che debba essere per forza una comunità vegana. Sicuramente deve essere una comunità rispettosa e attenta a non causare inutili sofferenze agli esseri viventi.

Credo che se non ci risveglieremo in fretta da questo torpore, se non riusciremo a far suonare l’allarme per cercare di bloccare questa deriva, non ci sarà un lieto fine. Dobbiamo pensare che in quella cassetta per la raccolta dei pomodori potrebbe finirci il braccio di ognuno di noi. Che tutti rischiamo di finire come Satnam Singh, che era un essere umano che si spaccava la schiena sotto il sole. Quando i diritti si riducono, quando gli animali sono “solo animali”, quando le persone sono “solo indiani, africani, bangladesi o siriani” abbiamo già perso qualcosa per strada. Qualcosa di valore, per il quale vale la pena di lottare per riportarlo a essere un principio fondante. Quello che una volta si poteva definire umanità e che ora appare sempre più una parola svuotasta dai valori reali!