Berreste latte di cane?

Berreste latte di cane

Berreste latte di cane? Lo hanno chiesto a Bologna gli attivisti di Essere Animali.

In una strada trafficata del centro di Bologna, grazie a un’intuizione e a un’idea davvero geniale, si sono finti un punto di propaganda del latte Appenzeller Hundemilk. Un latte prodotto in un (finto) allevamento svizzero di cani pastori del bernese da latte.

Gli attivisti hanno montato uno stand e hanno chiesto ai passanti se volessero bere del latte di cane, prodotto in un allevamento intensivo di cani. Dove gli animali venivano gestiti e tenuti esattamente come le vacche in un allevamento intensivo.

Le risposte del pubblico sono state praticamente unanimi: erano tutti stupefatti che si potessero allevare cani in quelle condizioni miserevoli.

Quello che sulle vacche viene quindi ritenuto normale, lecito e giustificato diventa un maltrattamento insopportabile se si tratta di praticarlo su dei cani. La nostra differente empatia fra cani e bovini ci porta a non considerare che la sofferenza di un mammifero è esattamente la stessa, sia che abbai oppure muggisca.

Empatia ad assetto variabile

La verità è che mentre con i cani o con i gatti esiste un rapporto affettivo consolidato, che li rende diversi da ogni altro animale che l’uomo utilizza per i più svariati motivi, lo stesso “rispetto” non si sviluppa per gli animali che sono mangiati.

Estendendo il ragionamento è più facile provare compassione per l’elefante del circo che non per il maiale che trascorre tutta la sua vita in pochi metri quadri, rinchiuso in un capannone.

Sarà forse anche questo il motivo per il quale si è arrivati a creare quegli enormi campi di prigionia, ingiustificabili sotto l’aspetto etico, che sono gli allevamenti intensivi. La differente sensibilità che abbiamo verso questi animali ha permesso di alzare l’asticella dei maltrattamenti ben oltre il livello di guardia.

L’inchiesta di Essere Animali ha messo l’accento su questa differenza rendendo credibile il fatto che in Italia fosse possibile vendere latte di cane, cercando di far comprendere come questa doppia sensibilità sia fonte di danni. Per gli animali che dovrebbero vedere garantita, in linea di principio, la presenza di diritti minimi per tutti, non modulabili secondo convenienze o per interessi economici.

Questa inchiesta, realizzata con molto garbo, ha fornito la possibilità a tanti di interrogarsi sui nostri comportamenti, sul rapporto che abbiamo creato con gli animali e su questa sorta di apartheid che ha li suddivisi fra amati e allevati per essere mangiati.

Ma sono diversi anche quelli mangiati da quelli cacciati: per i primi è lecito, mentre per i secondi, che certo vivono meglio dei primi, la vita diventa sacra, da difendere.

Sarebbe davvero giunto il tempo per rivedere le scale dei valori, i comportamenti umani e l’impossibilità di continuare a gestire le categorie in cui suddividere il mondo. Non solo quello degli animali, ma anche quello umano che, certo, non contiene minori ingiustizie e soprusi.

I veri maiali siamo noi

i veri maiali siamo noi

I veri maiali siamo noi, proprio secondo il significato che il vocabolario assegna al sostantivo usato in modo figurato: essere sporco, moralmente ripugnante.

L’inchiesta realizzata da Essere Animali, anzi una delle tante inchieste realizzate dall’organizzazione in allevamenti intensivi lo certifica. Attesta che molti uomini sono creature riprovevoli.

I veri maiali siamo noi che consentiamo a un manipolo di persone, per interessi, per stupidità, abitudine e crudeltà, di porre in essere comportamenti atroci nei confronti degli animali. Con omissioni di controllo oramai a livelli intollerabili.

Il video realizzato da Essere Animali lo trovate sulla loro pagina e chi ha lo stomaco necessario lo può vedere, ma bene il fatto che sia già nelle mani della Procura e dei Carabinieri Forestali. Bene sarebbe che questo allevamento fosse chiuso, subito e che l’imprenditore si trovasse tutti i beni sotto sequestro, perché rappresentano il profitto di reati.

Troppe cose non funzionano nella rete di controllo sugli allevamenti

Non possiamo continuare a stupirci, a protestare, senza purtroppo dire che questo genere di inchieste non le dovrebbero fare le associazioni, o non solo le associazioni, ma gli organi dello Stato. Sbandieriamo ai quattro venti che in Italia la filiera di produzione degli alimenti è sicura ma è evidente che troppe sono le omissioni.

Le situazioni riscontrate, vergognose e inaccettabili, sono il risultato di mancati controlli, di coperture, di inazioni più o meno gratuite, di colpevoli connivenze. Di persone che sapevano e hanno taciuto, di organi di controllo che non hanno ascoltato voci e non hanno operato controlli. Quelli di Essere Animali sono stati bravi, ma chi controlla è stato quantomeno latitante.

Questo non è un problema che riguarda gli animalisti o i vegani, questo è un problema che riguarda tutti: sotto il profilo etico perché le torture sono inaccettabili, sotto il profilo della salute perché dietro queste carenze di controlli si può nascondere il peggio per la salute. Queste crudeltà devono finire per sempre.

Non è la lotta fra chi rispetta la vita e chi mangia gli animali, ma quella fra persone con una empatia almeno normale e gente che, per profitto, potrebbe compiere gli stessi maltrattamenti sugli uomini. Il cosiddetto salto di specie. Compiuto da abbrutiti, da persone certamente prive del normale sentire. Se così non fosse sarebbero sadici pericolosi, da mettere sotto stretta sorveglianza.

Il reato di maltrattamento di animali è sempre applicabile e comporta la confisca degli animali

Chi ha responsabilità di governo, chi ha responsabilità amministrative, i veterinari e i corpi di polizia che devono vigilare prendano delle misure che consentano un reale contrasto di queste atrocità. Uno, dieci, cento è tempo di dire basta, di non credere più all’eccezione quando questa diventa norma.

Si preveda il sequestro dei beni, l’interdizione perpetua da attività con animali, la sospensione delle potestà genitoriali nei confronti dei responsabili. Insomma si facciano azioni concrete per mettere questi criminali, per stupidità o per crudeltà, nelle condizioni di non nuocere più.