COP25 Madrid, parte la corsa contro il tempo

COP25 Madrid, parte la corsa contro il tempo per arrivare a mettere in campo progetti concreti per contrastare il cambiamento climatico. I cittadini si attendono azioni reali, progetti di periodo, scelte in grado di contrastare scenari drammatici. Vorrebbero vedere autorevolezza mentre continuano ad ascoltare solo propaganda.

Il clima è nelle agende di tutti: governi, organizzazioni mondiali, aziende e singoli cittadini. Quello che manca però è la volontà di dare concretezza all’esigenza di cambiamento, una reale percezione dell’urgenza che la scienza ritiene immediata. Poco il tempo per cambiare, con molte cose da fare.

I ragazzi dei #FridaysForFuture lo stanno chiedendo da tempo, ma l’impressione è che restino, nei fatti, inascoltati. Troppe le promesse ma poche le decisioni effettive, mentre dovrebbe essere l’esatto opposto. Meno parole e molte più azioni. Soprattutto con gesti e progetti coerenti, non soggetti a continui cambiamenti.

Cop25 Madrid deve portare a strutturare progetti reali

Continuando a parlare di cambiamenti climatici senza agire di conseguenza non porterà a risultati, si sta soltanto cercando di rassicurare le persone, falsando la percezione della realtà. Il governo del paese sembra avere molta confusione sulle strade da percorrere: annunciando provvedimenti contro la plastica che durano un giorno. Dimostrando una completa incapacità nella gestione di fenomeni prevedibili, come il problema dei rifiuti.

I rifiuti di Roma sono la dimostrazione che il nostro paese ha un problema in più di altri: l’incapacità di prevedere, l’incoscienza di non riuscire a produrre piani di periodo. Nemmeno quando parliamo di rifiuti, che nel loro ciclo non hanno nulla di imprevedibile. Eppure da decenni abbiamo una capitale in costante emergenza, senza che vengano trovate soluzioni efficaci, utili , durature. Unica costante sembrano gli scandali e le azioni della magistratura, che servono a combattere i reati, ma non possono essere risolutive.

Una città come Roma produce giornalmente tonnellate di rifiuti: un dato misurabile, prevedibile, supportato da statistiche pluriennali. Eppure la loro gestione è avvenuta prevalentemente utilizzando il peggior sistema di trattamento: la discarica. L’equivalente di nascondere lo sporco sotto il tappeto, con la consapevolezza che non potrà sparire da solo.

Se non trovano soluzione i rifiuti della capitale cosa riusciranno inventarsi per contrastare i cambiamenti del clima

Non si tratta di essere disfattisti ma il dato certo è che numerosi governi centrali, regionali e locali non sono riusciti a risolvere il problema. Definito sempre come un’emergenza, che ha portato anche a spedire i rifiuti all’estero, causando ulteriori costi e inquinamento.

Partendo da questa certezza occorre che chi tira le file del paese si renda conto che il tempo, e non solo per gli orsi polari avviati verso un’estinzione che pare inevitabile, resta davvero poco. Non bastano proclami, occorre essere consapevoli che il problema climatico è schizzato in vetta a ogni altra priorità.

Non ci sono questioni più importanti perché se non freniamo questo si scatenerà l’Apocalisse: riduzione delle terre emerse, diminuzione delle risorse alimentari, migrazioni planetarie inarrestabili. Altro che quattro barconi e qualche centinaio di migliaia di migranti. Che qualcuno definisce clandestini appena mettono un solo piede in barca.

I cittadini del mondo si aspettano molta, molta concretezza dalle decisioni che scaturiranno dalla COP25 di Madrid: ogni giorno che passa è un giorno perduto, ogni azione non svolta erode un po’ di terra sotto i nostri piedi. Siamo davvero stanchi di governanti così miopi, capaci di guardare solo ai traguardi elettorali, cioè a domani non al futuro.

Gli orsi polari non hanno futuro

Gli orsi polari non hanno futuro

Gli orsi polari non hanno futuro a causa dei cambiamenti climatici. I ghiacci artici che li hanno ospitati da migliaia di anni si stanno sciogliendo.

I mutamenti climatici quando sono molto veloci portano le specie più specializzate all’estinzione. Il tempo per gli orsi bianchi sembra essere oramai vicino alla scadenza.

Anni di politiche ambientali insufficienti, di negazione del surriscaldamento globale e delle sue conseguenze, stanno portando allo scioglimento dei ghiacci polari.

I politici sono troppo impegnati a fare cassa con i consensi dell’oggi, incapaci di mettere in atto piani planetari che impediscano, in futuro, un disastro ambientale irreparabile. Per non perdere consensi oggi stanno ipotecando il destino degli abitanti del pianeta.

L’estinzione degli orsi polari è soltanto la parte più apparente di un problema enorme, che coinvolge l’intero ecosistema dell’Artico. Un enorme serbatoio di vita fondamentale per il pianeta, ancora poco conosciuto e che rischiamo di far sparire prima di comprenderne appieno l’importanza.

In molte zone gli orsi polari sono alla fame, non trovando più sufficienti prede per vivere, non potendo più spostarsi per trovare il cibo a causa dello scioglimento dei ghiacci. Tanto da invadere, per sopravvivere, anche gli insediamenti umani.

Secondo le agenzie di stampa una cinquantina di orsi polari hanno invaso i dintorni del villaggio di Belushia Guba, il più grande villaggio dell’arcipelago di Novaya Zemlya, in Russia. Orsi affamati che arrivano anche a entrare nelle case alla ricerca di cibo e che, sin ad ora, vengono soltanto allontanati.

Gli orsi polari in Russia sono animali protetti e la loro caccia non è consentita, ma bisognerà vedere sino a quando la presenza dei plantigradi non sarà fonte di scontri. Che potrebbero finire con l’abbattimento degli animali per ragioni di sicurezza.

A nulla sino ad ora sono serviti gli allarmi lanciati a più riprese dalle associazioni ambientaliste internazionali: si sta facendo ancora molto poco, troppo poco contro il riscaldamento globale. Per non contrastare gli interessi economici dei paesi responsabili di immettere in atmosfera i gas serra, prodotti dall’impiego delle energie fossili e non soltanto.

Lo scioglimento dei ghiacci non porterà all’estinzione solo gli orsi polari ma sarà causa anche di un costante e progressivo innalzamento del livello dei mari. Che invaderanno le coste causando una migrazione di proporzioni bibliche delle comunità che vivono sulle coste. Una conseguenza di portata epocale che viene ancor’oggi sottovalutata.

Per questo indifferibile che i governanti smettano di coltivare il giardinetto del tempo presente, quello che porta immediati consensi elettorali. Cercando di essere più proiettati verso il futuro, realizzando piani di lungo termine ma con immediate ricadute sul clima. Prima che davvero il tempo sia del tutto e definitivamente scaduto.