Regione Lombardia e Operazione Pettirosso: quando le istituzioni si piegano alla caccia

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Regione Lombardia e Operazione Pettirosso: le istituzioni rimediano una brutta figura in un’audizione congiunta organizzata dalle commissioni Agricoltura e Antimafia. E’ successo ieri durante una riunione pubblica durante la quale le due commissioni si sono riunite per ascoltare la relazione del generale Andrea Rispoli, comandante delle Unità Forestali dei Carabinieri. Oggetto della relazione era la presentazione dei risultati della oramai famosa, ma per alcuni famigerata, Operazione Pettirosso, messa in atto da anni contro il bracconaggio così diffuso nelle prealpi lombardo venete.

Da giorni si rincorrevano le notizie di uno strappo istituzionale, dovuto alla presenza come “invitati” di tre non meglio identificati avvocati, noti per essere impegnati nella tutela legale dei cacciatori lombardi e non soltanto. Che sono stati accolti nella riunione di commissione in modo irrituale, per evidente carenza di legittimazione. Uno stridente contrasto fra la relazione dei Carabinieri Forestali, che hanno compiuto attività di polizia e tutela della legalità, e la presenza corporativa di pur stimabili professionisti, che normalmente difendono quelli che dai Carabinieri son stati denunciati.

Una presenza fuori contesto e decisamente fuori luogo, che da propro l’idea di essere stata voluta per far capire pesi e contrappesi. Per dimostrare, ancora una volta, che in Lombardia il peso della caccia e dei cacciatori non è terzo rispetto alle istituzioni. Una brutta pagina, tenuta sotto traccia, non per l’argomento ma per il metodo, come ha giustamente sottolineato il consigliere Majorino. Una stridente stonatura che è stata purtroppo letta come tale solo dall’opposizione (Michela Palestra, Paolo Romano), ma non riconosciuta dalla presidente dell’Antimafia regionale Paola Pollini.

Regione Lombardia e Operazione Pettirosso: come creare un calderone dove la legalità si mescola con l’arroganza

Da cittadino ho molto apprezzato la relazione del generale Rispoli, che ha snocciolato cifre e dati di attività di contrasto al bracconaggio con puntuale precisione. Un racconto che dovrebbe far venire la pelle d’oca a quanti si preoccupano della tutela della biodiversità. Dati che attestano, senza dubbio, la pervicace ostinazione distruttiva dei bracconieri, come si può leggere nel comunicato ufficiale dell’Arma.

E’ stato effettuato un capillare controllo del territorio nelle provincie lombardo venete interessate. L’attività operativa svolta ha portato alla denuncia di 123 persone per reati perpetrati contro l’avifauna selvatica, n. 2 arresti per detenzione di arma clandestina e sostanze stupefacenti e al sequestro di 3564 uccelli, di cui 1433 esemplari vivi e 2131 esemplari morti, tra cui numerose specie non cacciabili e specie particolarmente protette, tutti catturati o abbattuti in modo illecito. Sono stati, inoltre, sequestrati 1338 dispositivi di cattura illegale, 75 fucili e 4055 munizioni. 

Tratto dal sito dell’Arma dei Carabinieri

Davvero inspiegabile e oggetto di un pericoloso precedente la presenza dei tre avvocati del foro di Brescia (Alberto Scapaticci, Mattia Guarneri e Alberto Bonardi) che hanno avuto più di qualche difficoltà a spiegare chi rappresentassero. Non realmente le associazioni venatorie, non hanno mai detto di avere un mandato formale in tal senso, ma nemmeno qualche istituzione, fatto che in qualche modo ne avrebbe legittimato il ruolo. Alla fine hanno ripiegato sul definirsi come una presenza qualificata di esperti del settore e del diritto venatorio. Ma la definizione non sana certo la crepa aperta nelle istituzioni né la tracotanza di chi ha deciso la legittimità della “presenza”, quale unica componente estranea alle istituzioni audita in commissione.

Il messaggio alle commissioni degli “avvocati esperti” è stato sottile ma destabilizzante

Gli avvocati esperti, incalzati anche dall’opposizione, hanno dichiarato (e fan fede le registrazioni) che la maggioranza dei processi per bracconaggio finisce con assoluzioni. Aggiungendo che i Carabinieri dovrebbero scegliere con grande cura gli ausiliari perchè non sono sembrano essere così competenti. Sottolineando come questa incompetenza porti a far liberare uccelli catturati lecitamente! Tutta la partita in Lombardia, infatti, si sta giocando sui richiami vivi e sul tentativo di arrivare a una sempre maggior liberalizzazione. Una situazione che presto o tardi sarà causa dell’ennesima procedura d’infrazione europea.

Personalmente sono certo che questa riunione non porterà ad alcun risultato concreto, se non a quello di aver contribuito a minare, ancora una volta, la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Mettere insieme diavolo e acquasanta non ha mai portato alcun risultato, ma ha causato ben più di un danno. Ogni cittadino rispettoso delle istituzioni, delle regole e del vivere civile non vorrebbe mai dover vedere la legalità e i suo riti piegarsi alla convenienza politica e alla muscolarità. Veramente un pessimo esempio di come debba essere servita la cosa pubblica.

La Lega per l’abolizione della caccia ha apprezzato  la decisione di organizzare un’audizione davanti alla commissione Agricoltura dei Carabinieri Forestali, corpo di polizia ambientale in prima fila nella repressione del bracconaggio, dell’uccellagione e della massiccia ricettazione di selvaggina viva e morta, che proprio in Lombardia trova il principale crocevia a livello nazionale. Ma ha apprezzato decisamente meno – dice Katia Impellittiere, vice presidente LAC– alcune presenze imbarazzanti, sia nella maggioranza consiliare, con l’assessore leghista Flavio Massardi e il consigliere di Fratelli d’Italia Carlo Bravo -entrambi cacciatori denunciati per falsificazione dei sigilli identificativi apposti su richiami vivi– che nella terna dei legali, conosciuti per essere in prima linea nella difesa dei cacciatori.”

Operazione Pettirosso contro il bracconaggio

Operazione Pettirosso contro il bracconaggio

Operazione Pettirosso contro il bracconaggio in Lombardia e in particolare nelle valli bresciane e bergamasche.

Messa in atto come ogni anno dai Carabinieri Forestali, per contrastare un fenomeno troppo diffuso. A causa delle pene troppo lievi.

Sono stati resi noti i dati dell’operazione Pettirosso contro il bracconaggio. Il successo deve far riflettere su questa piaga che non conosce cura.

Sono infatti oltre cento le persone che sono state denunciate perché sorprese in flagranza di reato, con il sequestro di ben 56 fucili. Ma anche di migliaia d trappole e dei micidiali archetti. Congegni micidiali che imprigionano i piccoli uccelli dopo avergli spezzato le zampe. Per finire poi sugli spiedi dei ristoranti compiacenti.

L’operazione Pettirosso ha portato al sequestro di oltre 2.600 uccelli protetti, ma soltanto il 10% di questi era ancora vivo. Lo scopo dei bracconieri in questa stagione non è quello di catturare illegalmente uccelli vivi, come richiami. Ma far bottino dei piccoli uccelli canori, tutti protetti, da mettere in tavola.

Una tradizione barbara quella della polenta e osei e degli spiedi, ancora molto diffusa e quasi incoraggiata dalla Regione Lombardia che proprio il 1° novembre ha twittato questo messaggio:

La cultura della caccia e del bracconaggio sono una tradizione molto forte in Lombardia, specie nelle valli delle provincie di Bergamo e Brescia. Grazie a una legge che sanziona questi crimini con pene bassissime, grazie al governo regionale leghista che è decisamente filo venatorio. Dando l’impressione che così in Lombardia sulla fauna tutto sia permesso.

Ora i responsabili identificati nel corso dell’operazione Pettirosso rischiano pene che sulla carta possono arrivare sino ai sei anni, specie se gli autori del fatto sono sprovvisti di licenza di caccia. Magari perché gli è già stata ritirata, per aver commesso reati simili. Per i non cacciatori infatti, oltre agli altri reati scatta anche il furto aggravato ai danni dello Stato.

Sino a quando la legge non prevederà pene più severe e la prescrizione sarà dietro l’angolo anche per questi tipi di reati non ci sono molte speranze. Senza dimenticare che continua a esistere la possibilità di estinguerli senza processo, versando una somma di denaro. Una vera vergogna, che non tutela la fauna.

Proprio quella fauna che la legge ascrive come patrimonio indisponibile dello Stato. Tutelata nell’interesse della comunità nazionale e internazionale.