La caccia riparte in anticipo con le elezioni amministrative alle porte

La caccia riparte in anticipo

La caccia riparte in anticipo con le elezioni amministrative alle porte perché nessun partito vuole rischiare di perdere il consenso dei cacciatori. Questo nonostante i cambiamenti climatici abbiano già creato sufficienti problemi alla fauna e contribuiscano a allungare la stagione riproduttiva. In questo contesto l'attività venatoria, seppur limitata a poche specìe rispetto all'apertura generale, rappresenta un danno che si sarebbe dovuto evitare.

Sicuramente questo governo è filovenatorio, decisamente schierato a fianco dei cacciatori, ma bisogna notare come anche l'opposizione segua quest'onda. Se la destra è più sfacciata, con proposte indecenti che ci costerebbero multe milionarie da parte della comunità europea. non è che la sinistra sia la casa dei paladini della fauna selvatica. Se qualcuno si chiede il motivo di questa scelta, che pare controccorrente rispetto alle nuove sensibilità la risposta sta nelle urne. Gli elettori sensibili al problema, al contrario dei cacciatori, votano sempre meno. Senza preoccuparsi troppo delle conseguenze.

Una dimostrazione di questo, purtroppo, c'è stata con la recente proposta di legge per l'abolizione della caccia: fime raccolte ma con numeri non entusiasmanti. Gli amanti della natura sembrano molto attivi sui social, ma non sono altrettanto quando bisogna investire dieci minuti per metterre una firma utile. Eppure è stato scritto e detto in tutte le lingue che il numero delle firme raccolte sarebbe stato politicamente importante.

Non c'è voto di scambio quando gli ambientalisti non hanno nulla da offrire

Inutile girarci tanto intorno: i cacciatori hanno ascolto perché votano, gli ambientalisti ne hanno molto meno perché non rappresentano una forza coesa. Concetto semplice, realtà facile da analizzare anche se in pochi sono quelli che vogliono ammetterlo. Però diventa difficile, per usare una metafora bellica in sintonia con questi tempi orrendi, fare la guerra se i disertori sono molti di più dei combattenti. E la battaglia è fatta di numeri, ma gli unici che la politica riconosce come validi sono quelli dei voti e, in misura minore, quelli dei sondaggi.

L'argomento è complesso, spinoso e se ne parla poco e malvolentieri ma non si riesce comunque a nascondere la realtà. Ambientalisti e ecologisti sono molto meno attivi dei cacciatori, forse perché questi ultimi non difendono un'idea ma una passione. Se questa considerazione è reale occorre cambiare strategia e comportamento, per non continuare nel lasciare a questa pessima politica mano libera su fauna e ambiente (e non solo). L'elefante nella stanza, anzi la volpe nel pollaio, dimostra come si chiacchieri tanto ma si agisca poco. Con buona pace dei volponi della politica.

Una deriva che in Europa ha colpito anche il lupo, come dimostra il declassamento recente e l'inizio di una stagione fatta di abbattimenti, certo inutili ma popolari nella demagogia populista. Un contentino a un'altra compagine compatta che mette paura ai politici: quella degli allevatori che in tutta la UE vengono tradotti in milioni di consensi. La sintesi? Cercare di contare davvero, diversamente la tutela della natura rischia di diventare argomento invisibile di cui tanto si parla, senza arrivare a punto.

Riapre la caccia seguendo (purtroppo) sempre il solito copione fatto di deroghe e arroganza

Riapre la caccia

Riapre la caccia, anche in tempi come questi, con i soliti riti: aperture anticipate impugnate in tribunale, arroganza di cacciatori e associazioni venatorie, immobilismo legislativo. Con un pizzico, neanche troppo piccolo, di politica, visto che il 20 settembre si vota in molte regioni. E i cacciatori sono elettori fedeli, che non dimenticano. E che quest'anno lo faranno ancora meno visto che tornata elettorale e apertura ufficiale della stagione venatoria coincidono nello stessa domenica.

La politica, partiti filo venatori in testa, non vuole certo inimicarsi una delle componenti che da sempre è una garanzia di voto sicuro. Partiti che favoriscono l'attività che gli italiani, seguendo i sondaggi, vorrebbero veder chiusa per sempre. E che forse in un periodo come questo doveva proprio restare chiusa, stante il grande numero di morti e feriti che causa. Secondo l'Associazione Vittime della Caccia nel corso della stagione precedente sono morte 27 persone in incidenti venatori e ci sono stati 68 feriti.

Il TAR del Veneto ha sospeso ieri l'apertura anticipata della caccia per cinque delle sette specie permesse, grazie a un ricorso presentato dalle associazioni LAC, WWF Italia, LIPU, LAV, ed ENPA. Rimandando la decisione definitiva alla camera di consiglio del tribunale amministrativo, fissata per il 23 settembre. Ben tre giorni dopo l'apertura generale, con conseguente obbligo per i cacciatori, sino ad allora, di cacciare solo merlo e colombaccio . Ma oramai la legge non viene fatta rispettare nelle aule delle amministrazioni regionali, come intelligenza vorrebbe, ma solo in quelle di tribunale.

Riapre la caccia al voto, prima ancora che quella alla fauna braccata dai cacciatori

La costante instabilità politica del nostro paese e un livello di competizione che da tempo ha superato buonsenso e buon gusto, rende tutto misurabile in termini di consenso elettorale. Come dimostra il fatto che la legge nazionale, quella che regolamenta la materia sia vecchia di quasi trent'anni, salvo piccoli aggiustamenti imposti dall'Europa al nostro paese, cronicamente inadempiente. Lasciando alle Regioni molteplici possibilità di interpretazione, spesso se non quasi sempre sconfessate dai tribunali. Non su impugnativa del governo, come sarebbe giusto, ma delle associazioni protezionistiche e di tutela ambientale.

Su alcuni temi la politica diventa come il vento, impalpabile, e questo riguarda tutti i partiti che stanno in parlamento, anche se bisogna dar conto che Lega e Fratelli d'Italia sono quelli più legati al mondo venatorio e a quello agricolo (seguiti dal Partito Democratico, pur senza la stessa compattezza di fronte). Raccogliendo fra questi elettori una buona parte dei consensi. Dimostrando di essere anche gli schieramenti politici meno attenti alle questioni ambientali. Che non trovano comunque un'attenzione prioritaria, che non sia di facciata, neanche nelle altre formazioni politiche, che non hanno ancora capito che la salvezza della nostra specie passa dalla tutela ambientale.

Un'altra osservazione che deve essere fatta è che se questo appare essere il ritratto della politica, potrebbe essere lo specchio in cui si riflette molto del popolo italiano. Che se ritenesse primaria la tutela ambientale farebbe pressione sulla politica per farla muovere in questa direzione. Manca invece una visione olistica del problema "vita sul pianeta", anche da parte di una vasta porzione dell'opinione pubblica, ed è sempre la carota dell'economia a far correre il cavallo piuttosto che quella della sostenibilità ambientale.

In tema ambientale, ma non solo, il nostro non è il Paese della buona amministrazione ma quello del compromesso

Abbiamo, come esempio attualissimo, appaltato alla sanità privata buona parte del benessere del cittadino, talvolta seguendo criteri che tutelano più la componente privatistica di quella pubblica. Con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. E abbiamo ritenuto i cacciatori lo strumento migliore per la gestione faunistica, non volendo nemmeno esaminare sotto il profilo scientifico decenni di fallimenti, errori, prepotenze e prevaricazioni. Come se le conoscenze scientifiche si fossero fermate ai primi del novecento, come se biologia ed etologia fossero ancora ai tempi di Cartesio.

Eppure agli inizi del secolo, quando le conoscenze erano molto embrionali e gli strumenti per procurarsele decisamente meno efficaci di quelli odierni, paradossalmente c'era una politica più attenta. I primi due parchi nazionali, Abruzzo e Gran Paradiso, risalgono a quasi un secolo fa. Quando l'emergenza ambientale non era nemmeno all'orizzonte. Oggi, in pieno dramma climatico planetario, riusciamo solo far progetti di breve periodo. Preoccupandoci non di garantire il futuro ma di fare un po' di maquillage al presente.

Per questo fa inorridire che per un pugno di voti i politici possano autorizzare aperture anticipate della caccia, con una sfrontatezza che dovrebbe fa indignare tutti. Anche se questo non costituisce reato penale rappresenta, comunque, uno svilimento morale di chi amministra la cosa pubblica. Un comportamento davvero inaccettabile, come molte altre cose di questo tempo.