Sovranità alimentare e carne coltivata vietata per legge: interessi di pochi coltivati dalla politica

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Sovranità alimentare e carne coltivata vietata per legge: interessi di pochi coltivati dalla politica a scapito di ambiente e diritti degli animali. Una battaglia economica, basata sulla volontà di avere consenso da categorie sempre molto riconoscenti nei confronti di chi li difende. Raccontando all’opinione pubblica che questa scelta radicale è stata presa per tutelare la salute dei consumatori, alterando dolosamente concetti e procedimenti. Senza contare il danno causato all’ambiente e agli animali, con pesanti ricadute sul futuro di un paese con sempre meno risorse idriche.

La decisione del governo di vietare determinati cibi parte da un’alterazione semantica: la carne coltivata non è un cibo sintetico ma è il frutto di una moltiplicazione cellulare. Che anziché avvenire in un essere vivente viene replicata in una fabbrica di proteine animali, senza sofferenza, crudeltà e morte. La definizione di “cibo sintetico” serve solo a cercare di conquistare consenso su un provvedimento assurdo, alterando la percezione nel pubblico meno informato. Sfruttando pregiudizi e disinformazione, due concetti molto cari agli allevatori e non soltanto e facendo leva sull’ipotetca tutela della salute.

Il ministro della sovranità alimentare, un termine orrendo che andrebbe sostituito con quello di equità alimentare, Francesco Lollobrigida si vanta di essere stato il primo in Europa a far passare questo divieto. Deciso nell’interesse della salute degli italiani, che però possono essere imbottiti di antibiotici usati negli allevamenti e dei pesticidi impiegati in agricoltura. Ma non devono consumare cellule animali coltivate in ambienti sterili, privi di contaminanti. Un’assurdità solo a sentirne parlare, una falsità rassicurante prodotta alterando la realtà.

Sovranità alimentare e carne coltivata: usare la paura suscitata dal cibo sintetico per ottenere consenso politico

Gli allevamenti intensivi costituiscono un caso di Pandora che dovremmo cercare di chiudere definitivamente, nell’interesse della nostra vita sul pianeta e dei diritti degli animali. Produrre carne nelle fabbriche di proteine genera una sofferenza ingiustificata ma anche una produzione che non è più sostenibile. Su un pianeta dove vivono più di 8 miliardi di persone e dove ogni anno vengono allevati, secondo i dati di CIWF, circa 87 miliardi di animali l’anno. Che consumano acqua, proteine vegetali utilizzabili per l’alimentazione umana, suolo per le coltivazioni di alimenti a loro destinati e che causano l’emissione di gas clima alteranti. Una realtà decisamente ben più preoccupante della replicazione cellulare.

Il ministro Lollobrigida, non pago di aver addomesticato malamente la semantica, si lancia anche nella difesa delle nostre tradizioni gastronomiche. Un patrimonio da salvaguardare a ogni costo. Ovviamente anche pagando il prezzo della sofferenza animale, ammesso che esista un patrimonio culturale che possa rimanere immutato nel tempo. Senza ricevere contaminazioni, influssi e innovazioni. Davvero è credibile che l’avvento della carne coltivata possa far estinguere la dieta mediterranea? Come se questo, poi, rendesse più importante la costata alla fiorentina del fatto di avere un futuro sul pianeta!

La carne coltivata, peraltro, non è ancora un prodotto disponibile in modo massivo e ci vorranno, purtroppo, anni per avere un’industrializzazione dei procedimenti che consenta di abbassare i costi. L’Italia quindi è davvero così avanti da esssere capace di vietare persino quello che ancora non è sul mercato. Senza nemmeno aspettare le decisioni degli enti regolatori europei, con un comportamento che non ha precedenti. Si può quindi tranquillamente affermare, senza tema di smentita, che fra le priorità nazionali il divieto di commercializzazione della carne sintetica sia un colpo di teatro!

Momento storico difficile, se ciò che è naturale, come il lupo, da fastidio e quello che è inquina e deforesta viene difeso

Oramai tutti sanno cosa sia l’Antropocene, quest’era geologica nella quale viviamo in cui l’uomo, in poco più di mezzo secolo è riuscito con le sue innovative tradizioni a smontare l’equilibrio planetario. Alterando il clima, generando una diseguaglianza planetaria inaccettabile, erodendo le risorse dei più deboli, distruggendo l’ambiente, Dando luogo alla più grande e devastante bomba ecologica, che quando deflagrerà per intero darà vita a fenomeni epocali, come carestie, inondazioni di terre emerse e migrazioni mai viste nella storia dell’uomo. In questo contesto decisamente non roseo, qualcuno può preoccuparsi davvero per la carne coltivata?

La salute degli italiani è in pericolo per la carne coltivata o per le farine di insetti, peraltro abbondantemente sdoganate dall’Europa, oppure altri sono i temi che aggrediscono il futuro? Continuare a stimolare la paura parlando di invasioni, di attacco alle tradizioni non risolverà i problemi, non aiuterà a percorrere la strada obbligata verso il cambiamento. Un percorso che passa proprio da un cambiamento delle nostre abitudini alimentari, che devono vedere decrescere fino a scomparire le proteine degli allevamenti.

Per questo è importante fare il possibile per aumentare la consapevolezza, facendo informazione per non farci anestetizzare da una narrazione falsa. Non fermiamoci ai titoli, non diamo per scontati contenuti, cerchiamo di essere attivi per contrastare quest’ombra buia che sembra ci stia sopravanzando.