Terremoto in Irpinia: sono passati quarant’anni ma sembra ieri che siamo andati a aiutare gente e animali

Terremoto in Irpinia
Il coordinamento con il Ministero e la presenza dei Carabinieri con ENPA restarono, purtroppo, soltanto sulla carta

L’anniversario del terremoto in Irpinia, accaduto 40 anni fa, mi ha portato a ripercorre quegli eventi. Avendo trascorso diverse settimane nelle zone terremotate. Come responsabile di un gruppo di giovanissimi volontari di ENPA Milano, pieni di buona volontà. Ma erano gli anni in cui tutto era ancora pioneristico e fummo mandati un po’ allo sbaraglio. Tanto da trovarmi a Salerno, dopo un lungo viaggio, di fronte a una prefettura puntellata per cercare di trovare un posto dove poter passare la notte al gruppo. Le promesse di una situazione organizzata si erano dimostrate infondate e la sede di ENPA Salerno, da poco diventato associazione privata, restava sbarrata per noi. Per volontà del responsabile di allora.

Il presidente della sezione locale, impensabile ma vero, era anche il presidente della locale associazione allevatori. Ma non voglio entrare nei dettagli: racconto solo che per dormire quella notte al coperto fui costretto, con i volontari che mi accompagnavano, a forzare la porta. Dopo aver estorto l’autorizzazione a chi ci aveva messo in quel guaio. Dormire per terra era il minore dei problemi, anche perché eravamo tutti giovani e motivati. Che erano scesi per aiutare le persone e gli animali e che non erano disponibili a subire ostacoli irragionevoli.

Allora ero il Capo Servizio dei volontari di Milano e lavoravo con una squadra davvero affiatata. Capace di superare, anche a Salerno, le enormi difficoltà di una situazione disastrosa. Valutando il profilo organizzativo dei soccorsi, che allora non avevano ancora il coordinamento della Protezione Civile. Con un terremoto che non finiva mai, con scosse che ti facevano accapponare la pelle, specie di notte. Il brontolio sordo che precedeva le scosse per noi era il segnale per schizzare in strada in 30 secondi. Per non rischiare di restare sotto le macerie in caso di crollo.

Il terremoto in Irpinia fu una scuola di vita, dura ma utile. Che ci permise però di essere importanti per molti

Ho passato in Irpinia molte settimane, con continue salite e discese per recuperare a Milano materiali e cambiare qualche volontario. Viaggi fatti con un vecchio furgone Romeo, che era stato donato a ENPA Milano dal mitico ingegner Arturo Chiti, il patron di Autodelta. La scuderia da corsa di Alfa Romeo. E con molte macchine private dei volontari. Il nostro lavoro sul campo consisteva inizialmente nel liberare gli animali d’allevamento, per non farli morire nelle stalle. Non c’erano ricoveri dove portarli, ma lasciarli liberi di vagare e approntare qualche punto cibo era tutto quello che la situazione consentiva.

Un giorno la Prefettura ci chiese di andare in un territorio di montagna dove c’erano ancora animali in difficoltà. Così volammo sul posto con un elicottero dell’esercito e riuscimmo a portare a termine l’intervento. Ma non il rientro perché l’elicottero non ci venne mai a riprendere quella sera. Per fortuna c’erano i Vigili del Fuoco, che ci diedero da mangiare alla bell’e meglio e accesero un fuoco per farci scaldare. In attesa di un mezzo militare che ci riportasse a Salerno. Un’odissea, complicata dal fatto che in quei tempi i cellulari non c’erano e le comunicazioni avvenivano via radio e, quando si poteva, via telefono.

Ci occupammo di cani e gatti, ma anche di galline, maiali, vacche e ogni genere di animale in difficoltà. In un ambiente surreale, devastato come dopo un bombardamento. I Comuni di Castelnuovo di Conza, Laviano, Lioni, Sant’Angelo dei Lombardi erano le zone nelle quali operavamo prevalentemente. Ascoltando le richieste di aiuto delle persone e non soltanto per gli animali. Gli uomini dei soccorsi erano così pochi, in una situazione disastrosa, da non poter dare ascolto a tutti. Così ci trovammo ad ascoltare la richiesta di un vecchio disperato. Non per un animale ma perché aveva nascosto in casa una borsa con tutti i suoi risparmi e temeva che gli sciacalli potessero trovarla e rubarla.

Di notte in giro c’erano soltanto soccorritori, militari e forze di polizia che avevano il compito di impedire che gli sciacalli, così sono chiamati i ladri durante le emergenze, rubassero nelle case lesionate. Un appellativo, sciacallo, che non rende giustizia all’indole di questi animali ma che oramai è entrato nel lessico comune. Non dimenticherò mai gli occhi di quell’anziano quando uno dei nostri recuperò quel sacchetto di stoffa nera che conteneva i risparmi di una vita. Per un istante era tornato a sorridere.

Dopo l’Irpinia molte cose sono cambiate: l’istituzione della Protezione Civile e il riconoscimento del lavoro delle associazioni animaliste

Nel 1992 fu istituita la Protezione Civile , facente capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e finalmente, ma solo nel 2018, fu inserita anche la tutela degli animali fra le attività. Con la firma di un protocollo d’intesa con le maggiori associazioni protezionistiche. Certo ci vollero quasi quant’anni dal terremoto dell’Irpinia e ancor di più da quello, altrettanto disastroso, del Friuli, del 1976. Anche in quell’occasione, in modo più organizzato, l’ENPA di Milano intervenne più volte. Per occuparsi degli animali, quando ancora era un ente di diritto pubblico.

Le associazioni per la tutela degli animali sono intervenute in tutte le calamità naturali che sono successe in Italia. Portando con i loro volontari aiuto, solidarietà e assistenza. Grazie a una macchina dei soccorsi che nel tempo è migliorata, pur con tutte le problematiche ancora presenti. Le condizioni operative durante i soccorsi per l’ultimo terremoto al quale ho partecipato, quello dell’Emilia, erano fortunatamente completamente diverse.

Segno di un progresso e di un’attenzione sempre in crescita sull’importanza di includere gli animali nelle attività. Comprendendo l’importanza che hanno per persone già traumatizzate da eventi così traumatici. La strada da percorrere è ancora lunga, anche se molti passi avanti sono stati fatti. Oggi, se mi guardo indietro, mi rendo conto del tempo dedicato, della determinazione e della fatica. Ma anche di un bagaglio di ricordi, non tutti positivi purtroppo, che hanno composto, uno dopo l’altro, una grandissima parte della mia vita.

Terremoto il soccorso agli animali

Terremoto il soccorso agli animali

Dopo un terremoto il soccorso agli animali aiuta anche gli uomini e non deve essere considerato come un’esagerazione di fronte a una tragedia che ha spezzato vite, distrutto paesi e sprofondato nella disperazione un’intera comunità.

Piovono le critiche della rete, controbilanciate dai plausi, verso quanti in queste ore si stanno dedicando a soccorrere e salvare le vite degli animali in pericolo, proprio come hanno fatto le unità cinofile delle forze di polizia e della protezione civile con gli uomini. Chi critica dimostra di non avere sensibilità ma anche di fermarsi, come spesso accade, a guardare la superficie di un problema senza avere la capacità di scendere in profondità.

Questa è l’epoca delle contrapposizioni, della creazione di fazioni spesso preconcette, che coinvolgono anche gli animali, la componente di popolazione più attenta ai loro diritti e in genere alla causa della conservazione del pianeta. Certo ci possono essere posizioni oltranziste, ogni causa non è immune da questo, che sicuramente non giovano alla tutela dei diritti animali come quella degli animal-razzisti, che difendono i diritti dei primi sperando in una distruzione della specie umana o perlomeno di una buona parte di quanti non vivono in occidente. Resta però il nocciolo della questione, l’essenza, che è molto più importante dei fanatismi.

Soccorrere gli animali in difficoltà o feriti durante le calamità naturali non significa sminuire l’importanza delle vite umane, dell’immane tragedia che in pochi secondi ha distrutto un paese, significa soltanto adoperarsi per soccorrere ogni essere sofferente, peraltro con competenze e mezzi diversi, spesso con contiguità di azioni e sentimenti, che può conoscere bene chi ha partecipato almeno una volta a delle operazioni di soccorso durante le situazioni di emergenza.

Chi critica non capisce che gli animali, quelli superstiti, i sopravvissuti al terremoto, possono rappresentare un tesoro emotivo di valore inestimabile per le persone che han perso tutto. Gli animali hanno il potere di riaccendere la luce negli occhi di un anziano che ha perso casa, ma ha ritrovato il suo gatto o di un bimbo terrorizzato dal sisma che può essere nuovamente rassicurato dall’affetto del suo cane. Uomini, vite umane, salvate anche grazie ai cani da soccorso delle unità cinofile, animali preziosi e indispensabili nella ricerca dei feriti che consentono di limitare i numeri di un bilancio sempre troppo alto: quello dei morti.

Soccorrere gli animali significa essere umani, conservare quella pietas e quell’empatia che ci dovrebbe far sentire migliori, più attenti ai diritti, non solo i nostri, ma anche quelli altrui, quelli che quando sono negati lasciano comunque ferite che bruciano con il sale dell’indifferenza. Chi ha lavorato durante attività di soccorso sa che si creano sinergie impressionanti, casuali, originate dal senso di essere presenti per il bene comune e anche per questo chi soccorre uomini si prodiga per recuperare un gattino e chi soccorre animali passa qualche minuto per consolare un anziano.

Peraltro chi si occupa di soccorrere le persone o gli animali sono persone formate in modo diverso, per svolgere attività differenti che non creano intralci ma solo comunioni operative. La realtà davvero vergognosa è che il soccorso agli animali sia ancora visto come una cosa inutile, non inserito nella macchina operativa della protezione civile ma lasciato alla buona volontà di uomini e volontari delle associazioni, come ad esempio ENPA e LAV.. Un’ambulanza per animali non può servire per soccorrere un umano, se non in casi davvero disperati, come un veterinario non può sostituirsi a un medico umano in situazioni che non siano estreme. Quindi nella realtà i soccorsi agli animali nulla tolgono agli umani, nemmeno nelle operazioni di raccolta dei fondi per l’emergenza: un anziano con un cane ha bisogno di avere un tetto, cibo e cure mediche, per sé ma anche per il suo cane se lo vogliamo davvero aiutare.

Poi chi grida allo scandalo dei soldi spesi per gli animali e sottratti ai terremotati dovrebbe farsi anche altre domande: questi morti non sono tutti causati da una natura imprevedibile ma troppo spesso dall’ingordigia dell’uomo, dalla corruzione del danaro, dalla vergognosa criminalità di chi realizza costruzioni antisismiche con i ciottoli, con certificazioni fasulle e materiali scadenti. Ci sono paesi terremotati, come per esempio Norcia, dove alcune case sono state lesionate ma non ci sono stati morti, proprio come sarebbe accaduto in Giappone e lo testimonia la puntata di ieri di Presa Diretta della RAI.

Prima di criticare chi soccorre gli animali bisognerebbe chiedersi chi ha la responsabilità di quei morti: passato il clamore la magistratura farà luce sulle motivazioni della tragedia. Allora credo che ancora una volta, purtroppo sempre con ritardo, ci accorgeremmo che l’unica vera bestia ce l’abbiamo spesso accanto, parla come noi la stessa lingua ma certo vive altre emozioni e non sarà mai sul teatro di un’emergenza per soccorrere uomini o animali, salvo che non gli sia stato assegnato un nuovo appalto.