Torero muore incornato, non bisogna far festa per la morte, anzi ci vuole rispetto. La morte di un giovane, pur nella totale contrarietà verso la corrida e gli attori di questo spettacolo violento e fuori dal tempo, non può diventare un motivo di esaltazione collettiva.
Inorridisce vedere sulla rete manifestazioni di esultanza per la morte di un giovane torero, ucciso dal toro che stava maltrattando durante una corrida. Non perché il torero non sia responsabile delle sue scelte e delle sue azioni, non perché questo tipo di rischio, seppur remoto, faccia parte della sua professione ma perché esultare per la morte è sempre un pessimo spettacolo e il segno di valori etici non corretti.
Si può non provare sofferenza verso la morte di una persona che ha fatto dell'altrui sofferenza una professione, si può anche restare indifferenti di fronte alla morte di una persona che ha fatto del tormento di un altro essere vivente il suo lavoro. L'indifferenza è la negazione del coinvolgimento, senza nulla togliere però alla pietà e nulla aggiungere all'insano compiacimento verso la morte di un essere umano, che rappresenta un comportamento inaccettabile. La difesa dei diritti di chi non ne ha è un'attività importante, denota un sentimento di rispetto alto verso i diritti delle categorie che han meno voce o che non ne hanno affatto. Questa morte non deve suscitare sentimenti più degni dei combattimenti fra gladiatori e fiere, in una visione molto popolare dei giochi al tempo dell'impero romano, ma deve lasciare spazio a un sentimento di pietà e al limite di indifferenza, visto che non tutte le morti possono suscitare commozione. Il sentimento di gioia però equipara, livella, porta il sentire dei difensori delle vittime su un piano di valori non diverso da quello dei carnefici.
Ogni uomo che detesta la violenza crede che certi spettacoli e comportamenti siano lontani da quanto dovrebbe sentire ogni persona e sa, per contro, che non si può mai gioire per la morte, nemmeno verso quella di una persona colpevole di un comportamento inaccettabile. Per ragioni legate ai valori ma anche, volendo solo guardare la convenienza, per non dare ai detrattori dell'animalismo la possibilità di dire che chi difende i diritti degli animali sia persona integralista e irragionevole.Personalmente credo che i diritti dei deboli vadano sempre difesi ma non riuscirò mai a provare gioia per la morte di un giovane torero. Posso solo augurarmi che questa assurda morte possa essere uno scalino che conduca verso la fine delle corride, spettacolo violento e indifendibile, moderna seppur ancestrale forma di tortura davvero vergognosa. Ma questo non significa voler vedere morti quanti non la pensano in questo modo: mai come in questo periodo abbiamo la dimostrazione di quanto sia pericoloso difendere le idee usando l'integralismo, l'assenza di pietà verso gli avversari e la mancanza di empatia verso i nostri simili. La difesa dei diritti animali deve passare da un'evoluzione positiva della cultura attraverso il rispetto, senza percorrere la strada dell'odio e del disprezzo per la vita altrui. Quanto accade nella realtà non muta cambiando la vittima ma soltanto guardando con occhio diverso la sofferenza e la morte, con una prospettiva che aiuti a comprendere la barbarie di certe attività umane.
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