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Uccelli da richiamo: una barbarie nella barbarie.

di Ermanno Giudici | Giu 3, 2014 | Caccia, Maltrattamento | 1 commento

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1 Commento

  1. Mirko
    Mirko on 16 Giugno 2014 at 14:42

    Se bastasse la tradizione per giustificare un crimine allora noi Italiani potremmo anche riesumare i giochi dei gladiatori nelle arene… Da piccolo la mia cara maestra mi insegnò che gli errori vanno corretti e mai più ripetuti: si chiama “diventare grandi”. L’Italia (politica in primis) ha decisamente bisogno di crescere.

    Sarebbe interessante fare un parallelo tra la caccia da appostamento con richiami vivi e l’equivalente umano.
    Se al posto degli uccellini ponessimo delle persone otterremmo quella che tecnicamente si chiama imboscata con ostaggi, ossia invece di affrontare il “nemico” in campo aperto si preferisce, per limitare le proprie perdite, attirarlo in un luogo predisposto a suo totale annientamento utilizzando suoi compagni (preventivamente rapiti) come esca per vincerne la naturale prudenza. Ai nostri tempi ricorda molto l’agire di gruppi terroristici o dittatori vari.
    Questo per far riflettere sul versante morale.

    Parlando di abilità invece, mi chiedo quale maestria necessiti il disintegrare un animaletto di 40 gr con una rosa di pallini di piombo che pesa più dello stesso da una distanza che, fatte le debite proporzioni in termini di potenze e gittata, è minore di quella di un tirassegno da luna park. Effettivamente però ci vuole una buona dose di coraggio… dopo… per guardarsi allo specchio.
    Provare invece a fotografare senza “mosso” lo stesso animale, magari in volo, ad una distanza di decine di metri è tutta un’altra faccenda… ci vuole pazienza, tecnica, e tutta quella maestria di mimetizzazione e avvicinamento che molti cacciatori neanche sanno esistere. Tanto per molti di loro l’importante non è “cosa” stai cacciando quanto fare un bel “botto” che tanto fa bene al proprio ego.
    Scusate l’ironia ma mi è capitato di rischiare la pelle per la mania di questi tizi di sparare a tutto quello che si muove.
    Anche fra i cacciatori ci sono poi quelli più “ragionevoli” che trovano soddisfacente anche l’avere il carniere vuoto ma aver passato una bella mattinata in mezzo alla natura con il proprio cane. Per questi ho ancora qualche speranza dato che basta lasciare il fucile a casa e il risultato non cambia. Peccato siano pochi e di solito di una certa età. Forse una volta per le prede c’era almeno un po’ di rispetto.

    Infine una nota piacevole per i pigri: usando una macchina fotografica è possibile “cacciare” anche stando tranquilli, comodi e al calduccio dentro casa propria, basta un balcone o un giardino in cui lasciare un po’ di cibo per superare il freddo inverno e le “prede”, tanti piccoli amici, non mancheranno, persino a Milano.
    E il bello che dopo averli beccati con un “click” puoi riprovare ancora e ancora e ancora… non si estingueranno mai!

    Reply

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