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Votare per ambiente e animali in Europa, un dovere che guarda al futuro, ai diritti dei bambini di oggi. L‘Europa nei prossimi anni sarà centrale per le politiche ambientali e nelle scelte che riguardano un numero sempre più grande di stati. Queste elezioni costituiranno uno spartiacque fra presente e futuro e saranno proprio i prossimi cinque anni a fare la differenza. Questo voto stabilirà se ci sarà un’Europa attenta all’ambiente e al ripristino dei territori oppure vincerà una visione con soltanto l’economia al centro, priva di visione di lungo periodo.

Un momento, quello che viviamo, denso di problematiche su tanti, troppi argomenti. Un periodo in cui il mondo pare essere in bilico fra salvezza e baratro, come forse mai prima, con una consapevolezza che spesso sembra assente. Con i cittadini sempre più delusi e distaccati dalla politica, senza capacità di ritrovare la voglia di partecipazione. Eppure non si può vincere da soli, non si possono ottenere risultati senza sentirsi una comunità, senza provare il bisogno di essere una parte della società.

L’Europa nei prossimi anni sarà il centro delle politiche di agricole e di tutela ambientale, di scelte che dovranno arrivare a intercettare il futuro, ben oltre ai confini di ogni singola nazione. Questa però non è la sola considerazione che rende importanti, anzi strategiche, le prossime elezioni: abbiamo bisogno di allontanare lo spettro di un’Europa con meno diritti, senza visione di lungo periodo, non in grado di essere realmente una nazione.


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Votare per ambiente e animali in Europa, per sconfiggere le politiche di corto periodo

La scelta di andare a votare, rompendo il trend di costante crescita dell’astensione, sarebbe un segnale anche per il governo del nostro paese. Un esecutivo che non sta facendo politiche utili al cambiamento di rotta, a una maggior difesa dell’ambiente e degli animali selvatici. Andare a votare significa anche sbarrare la via a chi vorrebbe cacciare tutto l’anno, aumentando il numero delle specie che si possono abbattere e riducendo i controlli. Il voto non è solo per l’Europa, ma anche per dire a chiare lettere che la maggioranza degli italiani non vuole trasformare l’economia in un’arma spianata contro l’ambiente.

L’astensionismo non è un voto di protesta, l’astensione si traduce nel disinteresse per il futuro dell’Italia e per le scelte che l’Europa prenderà nei prossimi cinque anni. Cinque anni che saranno fondamentali per arrivare a un cambiamento, per mantenere la promessa di tutelare almeno un terzo del territorio. Per dare concretezza a politiche che superino la visione nazionale, ma che siano pensate e attuate nell’interesse di tutti i cittadini europei.

Difendere l’ambiente e concretizzare scelte di salvaguardia avrà un costo al quale tutti dovremmo far fronte. Questa è una realtà ineludibile, spesso usata come spauracchio nei confronti dell’opinione pubblica, alla quale però si mente con costanza. Le scelte di tutela ambientale dell’Europa sono sempre sotto il tiro di questo governo per i loro costi, dimenticando di dire quanto siano costati i disastri ambientali causati dai cambiamenti climatici. Una visione miope che porta a ostacolare perfino la transizione verso scelte alimentari più sostenibili.

La tutela ambientale e la riduzione delle emissioni non sono opzioni su cui poter scegliere, ma obblighi da attuare

Il tempo delle scelte si è esaurito e non si può più nascondere la realtà, non è più tempo di difendere comportamenti che sono diventati indifendibili. Se prima ridurre il consumo di carne e di suolo era una questione che riguardava aspetti etici ora è diventata una scelta non più rimandabile. Non è tollerabile che il ministro dell’agricoltura Lollobrigida si metta di traverso per bloccare la carne coltivata, dimostrando così di avere a cuore più gli interessi dei suoi elettori che non la collettività.

Abbiamo bisogno di un’Europa forte, in grado di contrastare le scelte egoistiche dei singoli stati, nel nome di un superiore interesse europeo. Capace di ricordare che le democrazie occidentali, seppur con declinazioni diverse, hanno fatto scelte rispettose dei diritti dei cittadini e delle minoranze. Valori che non sono negoziabili e che devono costituire la chiave di volta delle future scelte politiche. Motivo per il quale occorre un parlamento europeo dove l’estrema destra non sia maggioranza.

I partiti di governo in Italia hanno dimostrato fin troppe volte il loro disinteresse, quando non la manifesta ostilità, verso le questioni ambientali. Introducendo reati contro chi manifesta, utilizzando in modo strumentale le forze di polizia, agevolando i cacciatori e la parte peggiore del mondo agricolo. Usando due pesi e due misure per contrastare le proteste dei trattori e quelle degli ambientalisti. Creando una deriva autoritaria che sta diventando preoccupante, un ostacolo al nostro futuro e allo sviluppo. Per queste ragioni andare a votare è un dovere e non soltanto un diritto! Per riprenderci un paese costituito da cittadini e per non creare un regno di sudditi.

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