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Trattori e blocchi stradali: due pesi e due misure per tornare, davvero, ai blocchi di partenza, per rimangiarsi norme di tutela ambientale e dei consumatori non ancora applicate. Le proteste degli agricoltori che in questi giorni attraversano l’Europa sono guardate con paura dalla politica, considerando l’imminente scadenza elettorale. Per questo anche in Italia vengono tollerati blocchi stradali e manifestazioni tanto improvvisate quanto non autorizzate. Quando protestano gli attivisti per il clima diventano subito ecovandali, mentre quando sfilano gli agicoltori la musica cambia e molto.

Il comparto agricolo assorbe circa il 33% dei bilanci comunitari, con finanziamenti per 386 miliardi nei prossimi 5 anni. Ai quali vanno aggiunti vantaggi e agevolazioni garantiti dalle politiche nazionali di ogni Stato membro. Soldi dati nell’interesse comune, considerando che l’agricoltura produce cibo, ma anche per finanziare pratiche insostenibili come gli allevamenti intensivi. Il classico cane che si morde la coda, considerando che proprio dalle pratiche agricole arrivano molti degli inquinanti che si vorrebbero diminuire. Senza poter dimenticare i danni provocati a consumatori e biodiversità da un uso eccessivo e spesso improprio di concimi e fitofarmaci.

L’agricoltura va difesa, riportandola però nell’alveo di un piano complessivo che porti a rendere le produzioni sostenibili, senza drenare fondi europei che vanno in direzione opposta. Ma in un mondo dove sono i numeri a fare la differenza la politica non presta attenzione alle richieste dei movimenti ambientalisti, mente si inginocchia davanti agli agricoltori. Dicendo loro che hanno ragione. Rassicurandoli sulla cancellazione di norme poste a difesa dell’ambiente.

Trattori e blocchi stradali, se sono fatti dagli agricoltori che a breve diventeranno milioni di elettori, non sono un problema

Il doppiopesismo è un comportamento inaccettabile: in uno stato di diritto le norme devono essere rispettate, specie da chi governa. Senza far prevalere la logica che vuole che la ragione sia nelle mani di chi urla di più. Di quanti sono consapevoli di avere un peso elettorale, di essere una componente importante per il risultato delle prossime elezioni europee. Una scadenza che i partiti presidiano come i pastori abruzzesi fanno con le greggi che gli allevatori gli affidano. Disposti a attaccare democrazia e buon senso se si tratta di presidiare il loro bacino elettorale, il loro territorio di caccia.

Così Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, sotto minaccia dei trattori che sono arrivati fin sotto il parlamento, ritira, norme, le ritarda, si inchina. Parafrasando il grande Fabrizio De Andrè “si indigna, poi getta la spugna con gran dignità”, ritirando la norma europea sui fitofarmaci e procrastinando a data da destinarsi quella porzione del 4% dei terreni che andava tenuta a riposo. Un provvedimento voluto per creare piccole aree di biodiversità all’interno degli sterilizzati campi agricoli. Troppa grazia per i nostri insetti impollinatori, per i piccoli uccelli, per tanta natura.

Di fronte al possibile e prevedibile sfaldamento della maggioranza Ursula, quella che la fece eleggere a presidente della Commissione UE, meglio essere cauti. Non bastano più le promesse di far declassare lo status giuridico dei lupi per avere la benevolenza del mondo agricolo, specie ora che ha piazzato la sua bomba a orologeria, facendo deflagrare la protesta a un pugno di giorni dal voto. Ora la politica deve essere prona di fronte alle macchine agricole, per difendere se stessa, non certo la collettività.

Le proteste dei movimenti per il clima restano “azioni violente commesse da ecovandali”

Alcune volte sembra di essere entrati in un incubo, frutto del sortilegio di una strega cattiva capace di alterare la realtà. Invece è solo il contesto reale di una società che da troppo tempo ha delegato, senza voler o saper pretendere politiche efficaci per la collettività. Capaci di coniugare difesa ambientale e sviluppo, con azioni concrete e politiche responsabili, che pongano al centro l’interesse collettivo. Senza inseguire progetti faraonici come il Ponte sullo Stretto, senza accontare una categoria, danneggiando i cittadini.

Resta inconcepibile come non si abbia il coraggio di affrontare nuove vie, individuando diversi modelli di produzione, capaci di coniugare rispetto per ambiente e animali con l’interesse collettivo. Restare ancorati a vecchie strategie, contrastando l’avanzata del nuovo come la carne coltivata, non denota lungimiranza né interesse per la salute dei cittadini. Quello della salute è argomento che appare e scompare dalla scena a seconda che si parli di coltivazione cellulare o dei pesticidi di agrifarma! Invocata o calpestata secondo convenienza, perché alla fine i politici dicono che “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. Come diceva Tancredi, il nipote del principe di Salina nel Gattopardo.

Il movimento dei trattori avrà il suo momento di gloria salendo sul palcoscenico dell’Ariston durante Sanremo? Probabilmente sì, certo non ci saliranno gli attivisti di Ultima Generazione o quelli dei Fridays for Future: cosa saranno mai i cambiamenti climatici rispetto ai voti degli agricoltori?