Altro Palio e altro cavallo morto a Siena: questa volta la morte è arrivata per Raol, il cavallo che correva per la Giraffa.
Contro il Palio si sono usati fiumi di inchiostro, dopo ogni incidente, dopo le inchieste della magistratura, dopo ogni cavallo morto.
Se ne contano più di 50 dagli anni 70, quanto basta per chiederne la cancellazione. La fine di un'epoca, sicuramente. Ma anche un segno di civiltà.
Palio e Siena sono un binomio che pare inscindibile, ma la storia insegna che nulla deve durare per sempre se ci si accorge che è sbagliato. Il Palio non è solo una manifestazione popolare, ma è il collettore di un fiume di danaro (leggi qui). Come dimostra questo palio straordinario.
Fare un Palio di Siena per celebrare la fine della Prima Guerra Mondiale è evidente che sia soltanto un pretesto. La Grande Guerra fu combattuta soprattutto sul fronte Nord-orientale e non tocco certamente Siena, se non per i soldati che furono inviati a combattere. Ma si sa ogni occasione è buona per far festa.
Specie quando le casse del Comune di Siena sono in grave crisi e allora il Palio diventa un modo per rimpinguarle. inventando un'edizione straordinaria. Che è costata una frattura al cavallo della contrada della Giraffa, che si è conclusa con una pietosa eutanasia.
Il Palio non è solo una competizione fatta su una pista sbagliata, ma rappresenta per i cavalli la linea del fronte, anche a seguito di una rivalità esasperata fra le contrade, di un campanile che fa salire la competizione ai peggiori livelli. Senza nascondersi il fiume carsico del denaro che è legato al mondo delle scommesse.
Perdere o vincere il Palio di Siena non è un'accadimento normale, ordinario, che capita in ogni competizione da sempre. Vittoria o sconfitta per un fantino significa altare o polvere, gloria o infamia, sino ad arrivare alla paura e alle minacce. Una contesa che nasce e cresce in modo violento, nel suo essere ancestrale: un rito pagano con connotazioni cristiane, come la benedizione dei cavalli.
Riportando gli uomini a combattere per una preda, con un tifo senza limite, dando vita a una competizione che dovrebbe essere vietata solo per questo. Non ci può essere rispetto per gli animali quando i cavalli sono visti solo come uno strumento per vincere, a ogni costo, anche quello della morte, della sofferenza, del pericolo.
Bisognerà aspettare che ci sia un morto fra il pubblico a causa di un incidente fra i cavalli o che muoiano cavalli e fantini? Bisogna sempre arrivare all'esasperazione delle cose, alla mancanza di senso del limite? Non ci si riesce mai a fermare per tempo?
Il problema non sono gli animalisti, ma il buon senso e quello di patologico che è insito in questo Palio, dove il maltrattamento è già visibile ai canapi, nell'incipit della corsa. La capacità di superare una competizione che non deve avere futuro, non così, non in Piazza del Campo. Non può essere una macelleria per cavalli anche perché giustifica una violenza verso gli animali che la società non accetta più.
Fanno bene le associazioni, tutte e in coro, a chiedere di fermare questa assurdità. Prima che davvero succeda l'irreparabile, prima di scoprire che ancora il peggio non è stato visto.
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