capriolo ferito bracconiere condannato maltrattamento

Capriolo ferito, bracconiere condannato per maltrattamento di animali, per la mancata uccisione con un colpo di grazia. La Cassazione ha ritenuto corretta la sentenza della Corte di Appello di Torino, che aveva condannato il bracconiere. Che oltre ad aver cacciato illegalmente i caprioli aveva omesso di porre fine alla sofferenza di uno di loro. L’animale ferito era stato poi trovato nel cassone di un fuoristrada, ancora scalciante, durante un controllo per reprimere caccia di frodo in Valle d’Aosta.

cai falchi tigri e trafficanti

I reati venatori commessi, essendo contravvenzioni, erano stati invece giudicati prescritti a causa del troppo tempo trascorso dai fatti. La punizione del bracconiere era quindi arrivata soltanto per il reato di maltrattamento del capriolo. Una sentenza importante che ribadisce l’obbligo di evitare agli animali sofferenze inutili ed evitabili. Indicando così l’invalicabilità di un confine, che potrà essere utilizzata anche in altri casi analoghi. In tutti i casi in cui il cacciatore o il bracconiere non dimostrino pietà verso l’animale ferito.

Ancora una volta il maltrattamento di animali viene applicato anche per sanzionare le condotte illecite in ambito venatorio. Ribadendo il principio che la non punibilità prevista per le leggi speciali resta limitata ai comportamenti previsti come leciti. Superati i quali torna a essere prevalente la legge ordinaria.

Un capriolo ferito e un bracconiere condannato per aver omesso di dare il colpo di grazia

La Corte di Cassazione ha ribadito, confermando diverse pronunce, che anche i settori come caccia, pesca, trasporti e macellazione, pur godendo di un quadro normativo specifico, devono restare entro i confini delle leggi speciali. Ritenendo illegittima la sofferenza animale quando determinata da insensibilità o crudeltà. Porre fine alle sofferenze di un animale, quindi, non è soltanto un dovere morale, ma rappresenta un comportamento dovuto, apprezzabile giuridicamente.

(…) la sentenza impugnata ha fatto corretta applicazione dei principi qui enunciati e con motivazione immune da censure di illogicità, ha ritenuto sussistente il reato di maltrattamenti di animali sul rilievo che all’animale era stata inflitta una non necessaria e inutile sofferenza conseguente alla mancata uccisione con un colpo di grazia che, se prontamente intervenuto, avrebbe impedito ulteriori sofferenze all’animale, avendolo rinchiuso, ancora in vita, all’interno del cassone del veicolo che lo trasportava sottoponendolo a sevizie insopportabili.

Sentenza della Corte di Cassazione 29816/20 – Terza Sezione Penale

Rimane il nodo della pena che resta davvero esigua per comportamenti di questo genere. Solo quattro mesi di reclusione che, nella sentenza, la Suprema Corte ha ordinato alla Corte d’Appello di Torino di rivedere. A causa dell’assenza di motivazioni sulla mancata concessione della trasformazione in pena pecuniaria, che erano state omesse nella sentenza.

La prescrizione dei reati contravvenzionali in materia di caccia mina l’effetto delle sanzioni, già risibili nell’entità per rappresentare un deterrente

Quale che siano le motivazioni, difficili da affrontare in modo compiuto in un articolo, le frequenti estinzioni del reato per prescrizione sono un danno per la collettività. Essendo inaccettabile che, a seconda della velocità della macchina giudiziaria, dei cavilli e degli orpelli, ma anche dell’abilità dei difensori nel trovare motivi di rinvio, i processi si concretizzino in veri e propri nulla di fatto. Pagati da tutti i contribuenti, che oltre a non vedere condannati i responsabili, sosterranno con le loro tasse i costi di una giustizia zoppa.

Ascoltando le dichiarazioni sembrerebbe che nessuna delle parti in causa vorrebbe che questo succedesse. Ma sappiamo anche quanto le parole siano, talvolta, in disaccordo con il reale pensiero di chi le pronuncia. Se è giusto e sacrosanto che un cittadino non debba restare indagato a vita e altrettanto giusto che si arrivi a ottenere la certezza della pena. Per tutto quello che le norme prevedono come reato, che quando non trova effettiva punizione diventa solo una parola astratta, un concetto vuoto che non sarà capace di portare benefici alla nostra società.

In fondo molti pensano che sia inutile essere cittadini rispettosi, considerando che fra prescrizioni, amnistie e indulti per molti reati spesso non esiste reale punizione. Se non quella accessoria, rappresentata dalla parcella del legale che ha difeso gli indagati. Ma le sanzioni dovrebbero avere un altro fine: punire il responsabile del reato e ristorare la collettività del danno prodotto. Senza far credere al malfattore che basti poco per rimanere impuniti. Mantenendo magari il diritto di poter andare nuovamente a caccia, legalmente, con una licenza di caccia nel taschino del gilet.