La polarizzazione delle battaglie sui temi di tutela ambientale รจ stata una delle caratteristiche della campagna elettorale appena finita. Che mai come prima d'ora si รจ combattuta come scontro frontale fra progressisti e conservatori, anche nel tentativo, non riuscito, di arginare l'ultra destra. La sostanziale tenuta dell'asse centrista ha comunque consentito l'approvazione della norma, prima che avvenisse il rinnovo di tutte le cariche.
Entro il 2030 l'Europa si impegna a ripristinare, grazie a questa legge, almeno il 20% delle aree terrestri e marine degradate a causa dell'azione umana. Dovrร inoltre essere ripristinato almeno il 30% degli habitat che ricadono in zone giร oggetto di tutela della rete Natura2000, l'importante network di habitat protetti che coinvolge l'intera UE. Un grande e importante impegno che solleva anche grandi interrogativi, non sugli obiettivi, sacrosanti, ma sulla reale volontร e possibilitร di farlo. Una prima risposta a questo quesito sarร piรน chiara nei prossimi mesi, una volta chiarito il futuro assetto di parlamento e commissione.
La Nature Restoration Law, pur depotenziata, rappresenta l'unico obiettivo perseguibile per contrastare i cambiamenti climatici
Liberare i fiumi dagli invasi di cemento, aumentare la protezione del territorio, creare nuove superfici forestali sono solo alcuni degli obiettivi perseguiti dalla Nature Restoration Law. Traguardi indispensabili sia per il contrasto ai cambiamenti climatici che per tutelare la biodiversitร , ma anche per garantire una maggior sicurezza alimentare. Obiettivi che dovrebbero essere universalmente condivisi, in particolar modo dai paesi a piรน alto reddito. Se questo non avviene รจ perchรฉ gli interessi economici si fondono con quelli politici, creando una barriera.
Questa barriera in Italia diviene facilmente visibile grazie alle posizioni ufficiali dell'attuale governo, che non ha mai fatto mistero di ritenere questi meccanismi di tutela pericolosi. Senza avere la volontร di mettere in rapporto costi e benefici, ma evidenziando soltanto l'impatto dei costi sulla nostra economia. Questa posizione semplifica la comunicazione, la rende facilmente comprensibile e rende permeabili a questi contenuti anche i meno informati. In sintesi il messaggio che passa รจ quello che l'attuale maggioranza difenda gli interessi nazionali, legittimi, contro quelli collettivi europei che danneggerebbero l'Italia.
La comunicazione governativa italiana diventa cosรฌ cassa di risonanza per ignoranza e disinformazione, vendendo le posizioni governative come uno strumento di difesa degli interessi del nostro paese. L'obiettivo resta, sempre, quello di minimizzare i danni, parametrando tutto rispetto ai supposti vantaggi, garantiti perรฒ al solo settore produttivo. Dimenticando cosรฌ di dare concretezza ai costi causati dalla mancata mitigazione dei cambiamenti climatici, che pur essendo tutti i giorni sotto gli occhi dei cittadini, spesso non sono messi in relazione diretta.
Il populismo ci vuole portare a ritenere i cambiamenti climatici meno rilevanti dell'economia, non evidenziando i costi generati
Alluvioni sempre piรน frequenti, innalzamenti delle temperature e lunghi periodi di siccitร , come quella che sta colpendo la Sicilia in questo periodo, generano enormi costi. Un danno economico ben superiore rispetto alla contrazione di qualche punto nei ricavi di allevatori e agricoltori, solo per citare le due categorie piรน combattive contro la Nature Restoration Law.
"Nel 2021 si sono registrati circa 43 miliardi di euro di danni (in Europa ndr) a causa di eventi idrologici, oltre a 1,7 miliardi per via di eventi meteorologici e a circa mezzo miliardo per eventi di tipo climatologico".sostiene Openpolis, che prosegue affermando che si tratta di "perdite molto significative, che se messe in rapporto con la popolazione residente ammontano a 126 euro pro capite. Quasi 100 euro in piรน rispetto a quanto riportato nel 2020 e di gran lunga la cifra piรน elevata mai registrata nellโultimo ventennio". Costi che non generano alcun beneficio economico per i cittadini europei.
Un costo spalmato sulla collettivitร per garantire a quella parte di elettorato, molto riconoscente in termini elettorali, di poter mantenere uno status quo non piรน garantibile, per responsabilitร nei confronti dei cittadini e delle future generazioni.
Per contro, secondo la Relazione della Commissione Europea al Parlamento Europeo la transizione verso un'economia circolare in Europa potrebbe richiedere investimenti di circa 750 euro pro capite all'anno fino al 2050, Risorse da non considerare a fondo perduto ma quale investimento capace di generare benefici economici netti per un valore fino a 1.800 euro pro capite all'anno, creando nuovi posti di lavoro e migliorando la qualitร della vita.
Senza poter comunque dimenticare che i cambiamenti, per diventare effettivi, hanno necessitร di tempi lunghi e talvolta lunghissimi. Tempi che potremmo anche non avere!
La storia dei cuccioli dell'orsa Amarena in Abruzzo: la scienza si deve scontrare contro la supponenza di quanti pensano che il Parco d'Abruzzo vada gestito come uno zoo safari! La vicenda dell'uccisione dell'orsa Amarena -l'orso marsicano piรน famoso del web- e la sorte dei suoi due cuccioli ha riempito le cronache dei media, sia per il riprovevole gesto costato la vita a Amarena, ma anche per tutti i timori sulla sopravvivenza dei due giovani orsetti. Una battaglia mediatica combattuta, spesso davvero malamente, fra quanti li volevano prigionieri per garantirgli salva la vita e chi era favorevole a correre il rischio, ponderato, di lasciarli liberi.
Due cuccioli lasciati in natura senza la madre, con l'inverno alle porte, erano soggetti a un maggior rischio morte di altri coetanei. Una realtร con la quale ogni giorno si confrontano gli animali selvatici e non soltanto, perchรฉ il restare soli รจ una delle numerose possibilitร e scenari che la vita riserva agli esseri viventi. Due cuccioli d'orso senza la protezione della madre possono essere uccisi o, comunque, non riuscire a restare in buona salute. Il punto, senza girarci troppo intorno, รจ decidere se sia meglio, per loro, accettare il rischio di farli vivere da orsi liberi oppure garantirgli un'esistenza in vita da orsi prigionieri.
Pur essendo consapevole dell'importanza per la specie di ogni singolo orso marsicano, un endemismo che ha conosciuto non poche difficoltร , non ho dubbi sulla risposta. La vita di ogni individuo selvatico puรฒ dirsi vissuta appieno soltanto libera, in particolare per animali come gli orsi che hanno una grande mobilitร sul territorio e non dovrebbero essere ristretti in recinti, seppur estesi. Una prigione resta una prigione e ben ha fatto il Parco d'Abruzzo a voler correre il rischio, scegliendo di lasciarli liberi anche con il periodo di ibernazione alla porte.
La storia dei cuccioli dell'orsa Amarena in Abruzzo: hanno superato il letargo e ora qualcuno dice di essere il loro salvatore
I due cuccioli hanno superato il letargo, come dimostrano filmati e foto che sono stati rilasciati dal PNALM per tranquillizzare quanti erano in ansia per la loro sorte. Un passo ulteriore verso l'etร adulta che ha premiato chi ha scelto la via piรน sensata per gli orsi, ben sapendo di correre il rischio di un "linciaggio social" se qualcosa fosse andato storto. La morte di un cucciolo per cause naturali รจ un evento sempre possibile, anzi sarebbe piรน corretto dire che nei cuccioli il tasso di mortalitร , per molteplici ragioni, rappresenta un fatto non solo possibile ma altamente probabile.
Per questa volta il destino รจ stato buono e gli orsetti hanno potuto riprendere la loro vita fatta di ricerche e di scoperte, di alberi da frutto, formicai e di grandi spostamenti sul territorio. Ma qualcuno, solo ora, afferma che questo felice evento รจ avvenuto soltanto grazie al suo fantomatico aiuto, messo in atto fornendo ai cuccioli del cibo. Azioni messe in atto andando contro alle decisioni del Parco, ma anche scontrandosi contro le opinioni della stragrande maggioranza degli studiosi. Facendo affermazioni sospette e rinfocolando una vecchia polemica, mai sopita, sulla necessitร di creare punti di alimentazione per gli orsi, al fine di garantirne la sopravvivenza.
Lo sconosciuto aspirante etologo รจ uscito allo scoperto, si fa per dire, soltanto quando la sopravvivenza dei cuccioli al periodo invernale di ibernazione era un fatto certo. Una cautela per proteggere la sua attivitร , posto che sia reale, ma anche per mettersi al riparo da fallimenti. Un modo inaccettabile di sfidare decisioni prese dal PNALM che, per dovere e compito, deve tutelare la popolazione di orso marsicano.
Il Parco d'Abruzzo non รจ uno zoo safari, nรจ segue le procedure di Disneyland: la vita selvatica non รจ una favola
Se non si riesce a comprendere che la natura non segue precetti disneyani e che la miglior azione, talvolta, sia quella di restare fermi si possono combinare enormi guai. L'idea di creare dei punti di alimentazione per gli orsi non tiene conto di una serie di variabili, legate sia alla dipendenza alimentare che al richiamo di altre specie animali. Con esiti e risultati che rischiano di compromettere quegli equilibri cosรฌ difficilmente raggiunti.
Pensare che si possa aprire una mensa a cielo aperto, con soli tavoli riservati agli orsi, รจ una colossale stupidaggine. Una favola che una volta raccontavano solo i cacciatori e ora, invece, anche gli aspiranti naturalisti! Un'azione insensata fatta passare per un gesto di disobbedienza civile, contro chi a suo dire, non aveva messo in campo tutte le azioni necessarie per tutelare i cuccioli. Un ragionamento piรน da bracconieri che da tecnici, che da sempre usano il cibo come strumento di abituazione per avvicinare e concentrare i selvatici.
Gli orsi del Parco non soffrono la fame, anche perchรฉ, come tutti gli animali di fatto onnivori, hanno sempre molte alternative alimentari, che รจ difficile possano mancare in contemporanea. Il loro stato di salute e la loro forma, inoltre erano visivamente eccellente per poter andare incontro al "letargo". Senza bisogno di dar loro cibo con il rischio di renderli confidenti. Un'azione che dovrebbe essere riconosciuta come dannosa e insensata, che mette in pericolo gli orsi esponendoli a rischi ben peggiori di quelli naturali. Come purtroppo insegna la storia di Amarena e non soltanto.
Non esiste una buona azione verso gli animali se non รจ un'azione buona nei risultati
Sarebbe tempo che ci si rendesse conto che ogni attivitร che causa un possibile danno agli animali, anche con buone intenzioni, sia sempre e comunque da condannare. Dare cibo agli animali selvatici รจ una misura di sostegno che puรฒ essere messa in atto soltanto in situazioni estreme e solo seguendo rigidi protocolli. Nelle attivitร di tutela faunistica non servono improvvisati salvatori, ma tecnici preparati che lavorano in sinergia, unendo le diverse competenze.
La scelta di lasciare i due cuccioli di Amarena liberi non รจ frutto di un tiro di dadi, ma di un ragionamento e di un confronto fra persone che si occupano di conservazione. Serve imparare il giusto giudizio su questi eroi da social, in cerca solo di facile consenso, ma soprattutto occorre essere rispettosi della conoscenza e delle regole, cercando di capire differenze e finalitร . Se qualcuno non avesse scelto di rischiare, in caso di insuccesso, oggi non ci sarebbe proprio nulla da festeggiare. Con due orsi che probabilmente non avrebbero mai piรน potuto vivere liberi nel loro territorio.
La conservazione dell'orso marsicano sta segnando piccoli passi in avanti, con un allargamento delle aree di diffusione. Nonostante le strutture antropiche e i comportamenti sbagliati di alcuni turisti e amministratori. I primi responsabili di inseguimenti e violazione delle regole e i secondi di non aver ancora compiuto la totale messa in sicurezza dei rifiuti. Ma nonostante tutto le due specie iconiche dell'Abruzzo, orso e camoscio, hanno saputo adattarsi e crescere di numero. Il nostro dovere รจ quello di rispettarli, anche attraverso una migliore conoscenza basata su dati scientifici e comportamenti responsabili.
Un branco di lupi nel Parco di San Rossore รจ piรน efficace dei fucili, una realtร che certo piace poco ai cacciatori e anche a certi direttori di aree protette. A dare la notizia รจ stato l'ente parco che gestisce l'area protetta di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli, in Toscana. La presenza di un branco di sette lupi, che hanno eletto il parco come loro territorio, sta dando maggiori risultati della gestione faunistico venatoria. Dimostrando quello che gli esperti dicono da anni e che i cacciatori negano da sempre: nessun uomo puรฒ essere un controllore efficace delle popolazioni di animali selvatici.
I daini di San Rossore, come quelli presenti nel bosco della Mesola e in altre aree protette, quando non hanno predatori tendono a crescere in modo incontrollato. L'abbondanza di risorse alimentari, quando non vi sono bioregolatori naturali aiuta la crescita delle popolazioni. Gli abbattimenti fatti dai cacciatori non risolvono, come dimostrano i fallimenti sul contenimento dei cinghiali. Mentre il cacciatore cerca di garantirsi il ruolo di regolatore il lupo cerca di garantirsi un pasto con il minor sforzo possibile. Sono proprio le scelte intelligenti del predatore a rendere efficace la sua azione.
ยซGli studi di San Rossore confermano che il lupo svolge un importante ruolo ecologico nel Parco: sta riportando allโequilibrio naturale lโecosistema, sbilanciato negli ultimi anni dalla sovrappopolazione di daini che, riducendo la rinnovazione del bosco e le piante erbacee, avevano messo in pericolo la flora del Parco โ spiega il presidente dellโEnte Lorenzo Bani โ a questo punto saremo presto in grado di ridurre fortemente fino ad evitare lโintervento umano per il riequilibrioยป.
Un branco di lupi non costa, non inquina il Parco di San Rossore ma purtroppo non vota
Ma se il piano difeso da Sammuri puรฒ avere un risultato su una piccola isola, unica realtร nella quale un piano di eradicazione possa arrivare a destino, l'intervento venatorio non ha mai risolto. La realtร รจ che se si impiegassero piรน sforzi nel cercare il ripristino degli equilibri, anzichรฉ cercare facili consensi, i risultati arriverebbero e sarebbero duraturi nel tempo. Gli abbattimenti non funzionano, non solo con gli ungulati, ma anche con le nutrie, i piccioni e anche con gli orsi. Ogni nicchia ecologica che si libera รจ destinata a trovare in fretta un nuovo occupante. Accade per gli animali, ma anche per le piante: un vaso pieno di terra non resta senza vita a lungo!
Il monitoraggio eseguito sul branco ha dimostrato che i lupi non escono dai confini della riserva, non fanno predazioni sugli animali domestici e sono attivi soprattutto di notte. Una presenza discreta ma efficace, che in futuro dovrebbe consentire al parco di non dover piรน prevedere azioni umane per la gestione dei daini. Un traguardo, un esempio che andrebbe non soltanto seguito ma che dovrebbe essere compreso nella sua interezza.
Il Parco di San Rossore non ha inventato nulla, ha solo assecondato l'equilibrio naturale
I gestori delle aree protette potrebbero lasciare che una buona parte del loro lavoro fosse realizzato senza costi dalla natura. Assecondando i cambiamenti e le eventuali modificazioni, lasciando sempre piรน che sia la biodiversitร a scegliere i suoi percorsi. Le aree protette dovrebbero impegnarsi di piรน nel contenimento della sola specie homo sapiens piuttosto che nella gestione faunistica. Come dimostrano le considerazioni fatte proprio dal Parco:
I dati raccolti hanno evidenziato perรฒ da parte di una minoranza di personeย comportamenti scorretti e potenzialmente pericolosi, in particolare รจ stata registrata la presenza di persone con cani non al guinzaglio nella vicinanze delle aree accessibili solo con guida ambientale, le zone predilette dai lupi nelle ore diurne proprio per stare lontano dallโuomo.ย Si ricorda lโimportanza di seguire poche e semplici regole: rimanere sui sentieri segnalati e autorizzati (oltre 2000 ettari di territorio corrispondenti a 6 volte lโampiezza di Central Park a New York), tenere al guinzaglio i cani, non lasciare cibo ed infine non avvicinarsi nella rara eventualitร di un avvistamento, a maggior ragione se stanno mangiando.
In fondo le questioni sarebbero anche di facile comprensione, senza arrivare a complessi studi. Basterebbe avere la volontร di osservare per capire che un bosco cresce meglio senza l'intervento umano, lasciando che le uniche regole siano quelle naturali. Ma certo il problema sta nella necessitร di trovare consenso, tutto ruota intorno alla politica e alle pressioni messe in atto dalle corporazioni. Una sorta di principio di Archimede, capace di imprimere grandi forze a una massa, foriere di incalcolabili danni!
Il sondaggio รจ stato commissionato a Savanta dall'organizzazione Eurogroup for Animals, che si occupa, fra le altre cose, di fare attivitร di lobby presso l'Europarlamento. Gli intervistati appartengono a un campione di 10.000 persone residenti nelle zone rurali di Germania, Francia, Spagna, Olanda, Italia, Belgio, Polonia, Danimarca, Svezia e Romania. I risultati del sondaggio sono stati esattamente l'opposto di quanto viene raccontato fin troppo spesso dai media, dove si parla spesso di persone esasperate dalla presenza dei grandi carnivori. Il sondaggio ha fornito, anche, risultati molto interessanti per quanto riguarda l'aspetto informativo messo in atto verso i cittadini.
Il sondaggio, correttamente, ha escluso quanti abitano nei centri urbani, dove la possibilitร di avere incontri con i grandi carnivori รจ sicuramente piรน ridotta. Eliminando cosรฌ alla radice le possibili sporcature dei dati derivanti dalle opinioni dei cittadini. I cittadini sono persone che, secondo la narrazione comune, difendono la presenza di lupi e orsi perchรฉ non ne patiscono le conseguenze. Ma ora appare evidente che non siano i soli a avere a cuore la biodiversitร .
La paura del lupo cattivo รจ un'invenzione dei media, come emerge dal sondaggio
Ben il 76% degli italiani che vivono nelle aree rurali, dalle valli trentine allโAppennino, dalla Maremma alla Lessinia, afferma quindi che รจ necessario mantenere il rigoroso status di tutela di lupi e orsi oggi assicurato dalle norme europee, giungendo a un fragoroso 80% che ritiene fermamente che i grandi carnivori abbiano tutto il diritto di esistere nel nostro Paese, in piena contrapposizione con le recenti dichiarazioni del Ministro Lollobrigida, secondo cui sarebbe necessario ridimensionare lo status di tutela dei grandi carnivori, dichiarazioni che hanno peraltro lasciato indifferenti la stragrande maggioranza dei Paesi membri dellโUE, evidentemente piรน consapevoli dei desideri dei propri cittadini.
Dal sondaggio emerge un altro dato molto interessante, che riguarda l'informazione dei cittadini sul comportamento da tenere quando si incontrano grandi carnivori. Ben il 74% degli italiani dichiara di non sapere come comportarsi in caso d'incontro con questi animali. Una conferma di come molti incidenti avrebbero potuto essere evitati se solo ci fosse stata una corretta informazione dei cittadini. Una responsabilitร degli enti pubblici preposti che da anni viene segnalata, ma che inspiegabilmente non viene raccolta dalle amministrazioni competenti.
Non sono troppi lupi e orsi ma sono i decisori politici trattano questioni che non conoscono, per guadagnare consenso elettorale
Altro dato interessante รจ che fra gli agricoltori e cacciatori che hanno partecipato al sondaggio solo una piccola parte si senta rappresentata e difesa dalle proprie organizzazioni. Confermando ancora una volta la sensazione di uno scollamento fra i cittadini portatori di interessi, come cacciatori e allevatori, e le organizzazioni settoriali che li rappresentano. Evidentemente i cittadini intervistati non si sentono adeguamente rappresentati dalle organizzazioni di categoria (assimilabili a realtร come Coldiretti o Federcaccia) e questo dato emerge con chiarezza.
Per i partecipanti al sondaggio, i gruppi di interesse sono stati definiti come "un gruppo di persone che cerca di influenzare la politica pubblica e la legislazione su una particolare questione, interesse o preoccupazione". Quando si cerca di valutare il giudizio delle comunitร rurali sulle attivitร dei gruppi di interesse per la caccia e l'agricoltura, i risultati del sondaggio rivelano che le comunitร rurali in generale non si sentono rappresentate da tali gruppi di interesse. Solo il 18% degli intervistati si sente adeguatamente rappresentato dai gruppi di interesse agricoli, mentre la percentuale scende al 12% per i gruppi di interesse venatori. ร interessante notare che solo un agricoltore su tre (33%) si sente ben rappresentato dai gruppi di interesse agricoli. Meno della metร (46%) dei cacciatori si sente ben rappresentata dai gruppi di interesse sulla caccia.
L'informazione ha un ruolo fondamentale per promuovere la coesistenza, smontando leggende e pregiudizi
Appare evidente, leggendo i dati che scaturiscono dal sondaggio, che i cittadini abbiano una visione complessivamente differente e una percezione del pericolo molto diversa da quanto raccontano i media. Come dimostra il dato, che si attesta intorno al 50%, di quanti non si sentano tranquilli a andare in giro durante la stagione della caccia. Mostrando un tasso di preoccupazione molto piรน alto verso i cacciatori che non verso i grandi carnivori. Che suscitano preoccupazioni solo nel 34% degli intervistati, un dato che va letto anche in base alla lamentata carenza di informazioni e agli allarmismi lanciati dai media.
Il sondaggio, che merita di essere letto per intero, fornisce un quadro dove emerge con chiarezza il riconoscimento dell'importanza dei predatori e la carenza informativa. Aumentando la qualitร dell'informazione si potrebbe arrivare alla chiusura del cerchio, creando le condizioni per la pacifica coesistenza fra umani e predatori. Per questo รจ importante che salga l'attenzione sull'importanza di valutare notizie prima di condividerle, per evitare di fare il gioco di quanti vorrebbero aprire la caccia contro i grandi carnivori.
Bocconi avvelenati: fenomeno criminale che si sarebbe dovuto contrastare anche grazie a un app messa a disposizione dei cittadini da parte del Ministero della Salute. Lo spargimento di sostanze tossiche, sotto forma di esche o bocconi, sta prendendo sempre piรน piede, diventando un fenomeno rilevante sia per quanto riguarda il bracconaggio che per lo spargimento di tossici nei giardini cittadini. Un crimine molto pericoloso, che non ha un obiettivo preciso se non quello di uccidere animali, accettando cosรฌ il rischio che uno di questi bocconi possa finire anche nelle mani di un bimbo.
Da tempo i Carabinieri Forestali. e non soltanto, si sono dotati di unitร cinofile specializzate nella ricerca di bocconi avvelenati, ma purtroppo sono ancora in numero insufficiente rispetto alle richieste e alle segnalazioni che arrivano dal territorio. Lo spargimento di sostanze tossiche non soltanto รจ un comportamento irresponsabile ma anche un reato in cui risulta complesso riuscire a individuare i responsabili, Una realtร aggravata dalla possibilitร di trovare in qualsiasi garden o negozio di bricolage un campionario sterminato di sostanze tossiche messe liberamente in commercio.
L'App realizzata dal Ministero della Salute integra la raccolta dati del portale avvelenamenti, il cui uso รจ riservato ai medici veterinari, e potrร aumentare il numero delle segnalazioni. Purtroppo perรฒ manca quasi del tutto la parte informativa per i cittadini, che non riescono a ottenere dati utili per tutelare i propri animali. L'applicazione infatti non consente di fare una ricerca per zone, non consente di filtrare il periodo e non fornisce indicazioni sullo stato della segnalazione. Rendendo poco appetibile per il cittadino dotarsi di questa app, che potrebbe invece essere molto utile per le segnalazioni di sospetti casi di avvelenamento.
Bocconi avvelenati, un fenomeno criminale che si poteva contrastare con maggior efficacia investendo meglio sulla tecnologia
Nel mese di ottobre questa nuova applicazione รจ stata presentata al Ministero della Salute come un'arma importante per combattere gli avvelenamenti dolosi. Dimenticando perรฒ come il coinvolgimento dei cittadini passi anche attraverso le utilitร che questi ricevono, misurabile in termini di sicurezza per difendere i propri animali, grazie alle informazioni ricevute. La tecnologia avrebbe consentito, davvero con poca spesa di restituire ai cittadini informazioni utilissime. come quelle sugli avvelenamenti in atto, filtrabili per Comune e per data.
Da molti anni chi si occupa di contrastare questo fenomeno chieda che venga emanata una norma chiara, che si smetta di adottare ordinanze, che si crei maggior consapevolezza. Senza ottenere alcun risultato. Continuando a consentire la libera vendita di prodotti altamente tossici e pericolosi anche per la salute pubblica. Prodotti usati per confezionare bocconi avvelenati come rodenticidi, lumachicidi e pesticidi vari si trovano in libera vendita in ogni negozio di giardinaggio del paese. Creando tutti i presupposti per una strage continua e silenziosa di animali selvatici e non soltanto.
Su questi temi bisogna cambiare registro chiedendo l'adozione di provvedimenti efficaci
Per arrivare a un cambiamento vero occorre una norma precisa, una raccolta dati certa con evidenza pubblica, una regolamentazione della vendita dei prodotti pericolosi per uomini, animali e ambiente. In modo da poter finalmente arrivare a un contrasto reale, metodico e efficace di un fenomeno facile da mettere in atto e difficile da reprimere. Coinvolgendo i cittadini nella segnalazione di casi sospetti, dandogli per contro informazioni efficaci per tutelare i propri animali, e i medici veterinari liberi professionisti. Che devono diventare la prima linea delle segnalazioni, considerando che proprio loro ricevono le richieste d'aiuto dei proprietari di animali. Denunciando, sempre, ogni caso di sospetto avvelenamento.
L'avvelenamento รจ un fenomeno che coinvolge molti ambiti: da quello venatorio alla competizione per i tartufi, dall'eliminazione degli animali randagi alla strage dei rapaci causata dai rodenticidi. Non esistono dati certi sul numero degli animali avvelenati e anche facendo una ricerca in rete si resta disorientati. Si passa da notizie gonfiate, basate su dati inesistenti rilasciati da fantomatiche associazioni, a quelle trovate anche su portali pubblici che sono vecchie di anni. Spesso condite da dichiarazioni trionfali che restano, di fatto, soltanto delle enunciazioni senza seguito.
L'accoglienza entusiastica riservata anche dal mondo veterinario a questa app appare francamente poco comprensibile. Mentre sarebbe davvero importante che fossero resi pubblici i dati sui numeri delle segnalazioni arrivate nel 2022 al Portale degli avvelenamenti da parte di tutte le componenti interessate. Per riuscire a comprendere quanto sia reale la volontร di contrastare gli avvelenamenti e quanto si tratti di operazioni di marketing, che poco risolvono rispetto alla tutela reale e al contrasto a questi atti criminali.
Questa vicenda ha tenuto con il fiato sospeso molti sostenitori dei santuari, che rappresentano porti sicuri per questi animali, ma per i quali non esiste una normativa specifica. Il vuoto legislativo, che si spera venga colmato, fa si che un santuario diventi una sorta di ibrido fra un allevamento, improduttivo e un'abitazione con animali diversi dai soliti cani e gatti. Per non sbagliare i servizi veterinari pubblici hanno cosรฌ decretato, mesi addietro, l'abbattimento di tutti i suidi presenti. Ritenuti possibili veicoli della peste suina africana, una malattia contagiosa e pericolosa per gli allevamenti, ma innocua per l'uomo.
Il provvedimento adottato il 2 agosto scorso e una serie di atti e delibere a corredo sono stati giustamente annullati dal TAR del Lazio. Che ha ritenuto scarsamente motivate le ordinanze di abbattimento, considerando peraltro che la struttura operava in regime di biosicurezza. Seguendo l'evoluzione di questa vicenda l'impressione che ne esce รจ quella di una sanitร che opera secondo criteri discutibili. Basati piรน sulla tutela dei suoi dirigenti che non sul reale pericolo costituito dai suidi della Sfattoria degli ultimi. Peraltro, a distanza di mesi, se gli animali fossero stati contagiati avrebbero da tempo manifestato la malattia e potevano, comunque, essere testati per escluderlo
Con la Sfattoria degli ultimi il TAR fissa un punto fermo, immaginando che il Ministero della Salute non ricorra al Consiglio di Stato
Restano perรฒ aperte diverse questioni, come il ricorso agli abbattimenti preventivi, che non rappresentano un sistema efficace per fermare il contagio e la collocazione giuridica dei santuari. Strutture che devono essere svincolate dal concetto di allevamento, con una regolamentazione ad hoc, che stabilisca regole certe. Nell'interesse pubblico e degli animali che queste strutture private ospitano. Del resto il tentativo di fermare l'epidemia รจ complessivamente fallito in tutta Europa, tanto che dopo essere comparsa in Russia e Bielorussa intorno al 2010, ha piano piano invaso anche i paesi dell'Unione, Nonostante azioni di contenimento delle popolazioni di cinghiali, che non sono servite ad arrestarne l'avanzata, nemmeno in nazioni ad altissima densitร di cacciatori.
I provvedimenti adottati dalle autoritร sanitarie nei confronti dei suidi ospiti della "Sfattoria degli ultimi" sono stati un grande errore. Sotto il profilo della comunicazione, alimentando ostilitร nei confronti della sanitร pubblica, ma anche sotto il profilo di un ipotetico quanto improbabile risultato. L'EFSA, l'ente europeo che si occupa di sicurezza alimentare ha attuato una campagna di informazione sulle misure di prevenzione contro la peste suina. In tutto il materiale informativo, compreso questo video, si capisce con molta chiarezza quali e dove siano i potenziali rischi di diffusione e tutto ruota intorno alle attivitร fondamentali di biosicurezza.
Decidere l'abbattimento di animali sani in un'area privata che adotta misure di prevenzione del contagio รจ un controsenso. Calcolando che gli animali possono essere testati e che le cose piรน importanti sono quelle di non spostarli e di non farli entrare in contatto con i selvatici. L'ordinanza di abbattimento era quindi un provvedimento abnorme, che forse cercava di risolvere contrasti precedenti fra proprietร e autoritร piรน che eliminare un rischio sanitario. Motivi per i quali, con certa probabilitร , il TAR del Lazio ha stabilito che vi fosse una carenza di motivazioni: in sintesi l'autoritร sanitaria aveva assunto un provvedimento sulla scorta di informazioni carenti o del tutto assenti.
La peste suina africana รจ avanzata inesorabilmente e la caccia potrebbe avere aiutato e non ostacolato la sua diffusione
In Italia ci siamo assuefatti ad avere un'amministrazione pubblica che travalica sistematicamente i confini della legittimitร . Lo fanno le Regioni con i calendari venatori che, anno dopo anno, reiterano provvedimenti giร cassati dai tribunali amministrativi, in cerca di consensi politici. Lo fanno le ASL e i veterinari pubblici quando decidono di attuare o non attuare in modo corretto le disposizioni di legge. E ancora lo fanno le amministrazioni quando cercano di forzare la mano per decidere in autonomia l'abbattimento dei predatori. Un sistema che sottrare risultati, sperpera denaro pubblico e mina la fiducia nelle istituzioni.
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