Il censimento del lupo in Italia: disponibili i dati di un grande lavoro di monitoraggio della specie

censimento lupo Italia

Il censimento del lupo in Italia è finalmente una realtà. Un lavoro iniziato nel 2018 che si è concluso nell’aprile del 2021, quando sono terminati i campionamenti. Il lavoro basato sulla raccolta di campioni, su esami genetici e sul rilevamento di migliaia di dati ha fornito i dati sulla consistenza stimata del predatore. Dimostrando che il lupo ha ora una diffusione pressoché omogenea sul territorio nazionale, presidiando tutte le aree idonee al suo insediamento.

Cani falchi tigri e trafficanti

La forchetta stimata dai ricercatori definisce una popolazione di circa 3.307 individui (valori di stima compresi fra 2.945 e 3.608 esemplari). Una consistenza che certifica una popolazione vitale, nonostante investimenti e azioni di bracconaggio, dispersa sul territorio. Una presenza, quella del superpredatore per eccellenza, che dovrebbe essere salutata come un ottimo segnale, un rimedio per curare molte problematiche. Cominciando dal contenimento delle popolazioni di ungulati che rappresentano la principale preda del lupo.

Il monitoraggio, coordinato da ISPRA, ha coinvolto un numero significativo di soggetti che materialmente ha percorso in lungo e in largo il paese. Una rete costituita da più di 3000 persone, appartenenti a 20 Parchi nazionali e regionali, 19 regioni e provincie autonome, 10 università e musei, 5 associazioni nazionali (Aigae, Cai, Legambiente, Lipu, Wwf Italia), 34 associazioni locali. Ma anche da 504 reparti del Comando Unità Forestali Ambientali e Agroalimentari (CUFAA) dell’Arma dei Carabinieri.

Il censimento del lupo in Italia dovrà essere utilizzato con intelligenza, senza fare concessioni ai cacciatori

La presenza di circa tremila esemplari, diffusi su tutto il territorio nazionale, non deve far come spesso accade gridare “al lupo, al lupo”. Pur restando indispensabile mitigare i conflitti fra uomini e predatori questo non deve avvenire con gli abbattimenti. Una strategia, quella della gestione venatoria, che ha dimostrato da tempo di essere fallimentare, creando moltissimi danni e zero vantaggi. Se il lupo ha riconquistato il paese questo non è dovuto soltanto alle misure di protezione legale, ma anche e soprattutto alla presenza di ingenti risorse alimentari, costituite dagli animali selvatici.

In Italia abbiamo una sovrabbondanza di cinghiali e di altri ungulati, che già ora rappresentano la componete più importante della dieta del carnivoro. I lupi rappresentano il miglior sistema ecologico di contenimento delle popolazioni di ungulati selvatici e uno dei più efficaci strumenti di contenimento di malattie come la peste suina. Gli allevatori, come i cacciatori, devono accettare che per mantenere l’ambiente in equilibrio la presenza dei predatori sia indispensabile. Devono quindi proteggere i loro animali con mezzi adeguati, per evitare predazioni, evitando di chiedere gli abbattimenti di una parte dei lupi.



Molti allevatori hanno cominciato a rendersi conto dell’importanza del lupo, che non viene più visto come un nemico ma come un alleato. Proprio grazie alla capacità di contenere ad esempio il numero di cinghiali, senza causare la destrutturazione dei branchi. Il lupo preda individui vecchi e malati, scegliendo sempre gli esemplari più semplici da uccidere e con minori rischi. In questo modo il prelievo fatto sul branco non crea le condizioni per incrementarne il tasso riproduttivo. Un fatto dimostrato da studi scientifici che vengono contestati o ignorati dalla componente venatoria.

Lo studio ha dimostrato che l’ibridazione rappresenta un pericolo per i lupi, ma i risultati sono parzialmente rassicuranti

ISPRA sottolinea che “dalle analisi genetiche condotte sui campioni raccolti nell’area peninsulare sono stati identificati geneticamente 513 individui di lupo. Il 72,7 % non ha mostrato ai marcatori molecolari analizzati alcun segno genetico di ibridazione recente o antica con il cane domestico, l’11,7 % mostrava segni di ibridazione recente con il cane domestico, il 15,6 % hanno mostrato segni di più antica ibridazione (re-incrocio con il cane domestico avvenuto oltre approssimativamente tre generazioni nel passato)“.

Questo dato deve essere ancora approfondito attraverso il completamento dei dati genetici, però può essere letto positivamente, considerando il numero, fuori controllo, di animali di proprietà vaganti e di randagi. Nonostante siano troppi i cani di proprietà lasciati liberi sul territorio, senza essere sterilizzati, i dati sino ad ora disponibili sono meno allarmanti di quanto si potesse temere. L’ibridazione antropogenica rappresenta sempre un pericolo per la specie lupo, ma la situazione deve essere contenuta adottando provvedimenti efficaci. Azioni concrete che incidano realmente su vagantismo canino e randagismo.

La sfida sulla gestione dei conflitti con il lupo passa anche dalla corretta informazione che viene veicolata all’opinione pubblica. Generare allarmismi e paure, spesso alimentate dai cacciatori, non aiuta a far comprendere la visione corretta su cui si basa l’equilibrio ambientale. Che non può più essere considerato come un fattore secondario rispetto agli interessi umani. La nostra vita viene tutelata proprio quando si mettono in campo azioni mirate per mantenere il nostro ambiente armonico e in salute.


Leggi i dati

Per approfondire questo argomento è indispensabile conoscere i dati del censimento, per comprendere consistenza e diffusione della popolazione dei lupi, ma anche per conoscere le modalità di realizzazione di uno studio complesso e importante.

Grande Panda e Piccolo Drago, una magia di James Norbury

grande panda piccolo drago

Grande Panda e Piccolo Drago è un libro che racconta un viaggio nella vita, di due grandi amici, dove non importa il luogo ma il modo di viverlo. In realtà il destino di ogni essere vivente è davvero un percorso di viaggio, del quale non conosciamo né il tragitto, né la durata ma per il quale possiamo sempre decidere come lo vogliamo affrontare. Un nuovo giorno, un nuovo inizio” disse Piccolo Drago. “Cosa ne faremo?” e proprio questa è la filosofia di questo poetico volume scritto e illustrato da James Norbury,

Cani falchi tigri e trafficanti

Non sono solo le parole a lasciare un segno, come pennellate di colore capaci di rendere unica qualsiasi giornata, ma anche i disegni, essenziali e fantastici. Questo libro è davvero un volume per famiglie, da leggere e condividere con chiunque dia un valore al bello della natura, al sapore del viaggio, all’importanza della vita. Pagina dopo pagina l’autore ci porta a farci delle domande, a chiederci di capire quanto la vita sia un’avventura meravigliosa, specie quando si ha la fortuna di attraversarla con amici veri.

Ogni decisione che prendi lungo il cammino ti porta un po’ più vicino o un po’ più lontano da dove vuoi andare”: a prima vista sembra un concetto incomprensibile, ma poi, riflettendoci, ci si rende conto della sua verità. Nessun percorso è segnato, la strada del viaggio si compone sotto i nostri occhi a seconda dei nostri comportamenti. Nulla è certo nella vita, nulla è preconfezionato e allo stesso punto di arrivo ci si può arrivare con diversi percorsi, senza che v sia certezza che arriveremo davvero a tagliare il traguardo. Che non è certo un punto d’arrivo o il momento più importante dell’avventura.

Grande Panda e Piccolo Drago ci prende per “zampa” e ci consente di viaggiare senza itinerario, indagando sempre con stupore

“Vorrei che questo momento durasse per sempre” disse Piccolo Drago. “Questo momento è tutto ciò che c’è” sorrise grande Panda. La vita è in effetti un susseguirsi di momenti, di ogni genere, ma ogni attimo è unico, proprio come se avesse un inizio e una fine. Ci sarà sempre stato un prima di quest’attimo, ma non c’è certezza che ve ne sia uno successivo, per questo ogni momento è davvero tutto ciò che c’è.

Grande Panda Piccolo Drago

Il libro ci esorta, anzi ci costringe, a farci delle domande anche dopo aver letto poche righe e questa è la sua poesia, ma anche la sua semplicissima complessità. Raccontando molte vie possibili per arrivare alla felicità, per rasserenare i momenti bui e capire che, in fondo, nulla è più fantastico del grande dono rappresentato dal percorso delle nostre vite.

I disegni che accompagnano i sintetici dialoghi e le massime che li corredano sono meravigliosi, nella loro essenzialità. E se questo vale per Grande Panda è ancora più vero per Piccolo Drago, tratteggiato con poche linee essenziali, che ve lo faranno amare con i suoi occhietti vispi. Questo è una sorta di libro medicina, perché in questa o in un’altra pagina troverete sempre il consiglio di un rimedio in grado di lenire dolori e ferite. è uno dei più bel libri che abbia mai letto con animali come protagonisti.

Rizzoli libri – rilegato – 159 pagine – 16,50 euro

Pessima gestione degli orsi in Trentino e la PAT incassa un’altra sconfitta di fronte al Consiglio di Stato

pessima gestione orsi Trentino

Per la pessima gestione degli orsi in Trentino la Provincia Autonoma di Trento incassa una nuova bocciatura dal Consiglio di Stato. In un’articolata sentenza il massimo organo amministrativo accoglie il ricorso delle associazioni protezionistiche ENPA e OIPA, con analoghe motivazioni di altre pronunce. Alla fine, senza entrare troppo nelle pieghe normative, la realtà è che l’ennesima bacchettata arriva a causa di decisioni arbitrarie, carenze istruttorie e decisioni sproporzionate.

Una decisione che sbatte la porta in faccia a Maurizio Fugatti e ai suoi deliri di onnipotenza. La gestione degli orsi in Trentino deve seguire le normative e non possono esistere scorciatoie, messe in atto a danno degli orsi. L’unica parte della sentenza che personalmente giudico molto discutibile è che le spese siano state compensate fra le parti. Mentre sarebbe stato giusto che la PAT fosse condannata a risarcirle. Per eccesso di arroganza, per dar corpo al danno erariale. Ma questo resta solo un parere che non sminuisce la portata della decisione.

Quindi l’orso M57, l’oggetto della contesa giudiziaria non è colpevole di aver aggredito una persona ma forse viceversa. Il comportamento del carabiniere che si è scontrato con l’orso è stato imprudente. Mentre l’atteggiamento dell’orso è stato inizialmente dettato da mera curiosità. Sino a quando la persona non ha deciso di mettere in atto comportamenti scorretti. Forse anche un poco da bullo, visto che di notte dopo aver visto l’orso cerca di spaventarlo. Mentre avrebbe dovuto arretrare con tranquillità. Peraltro una persona che, per mestiere, dovrebbe sapere come evitare inutili situazioni di pericolo.

La pessima gestione degli orsi in Trentino porterà alla liberazione dell’orso M57, imprigionato senza motivazioni?

Solo nelle prossime settimane si vedrà quale sarà il destino dell’orso M57. Dopo che il Consiglio di Stato ha sancito che la sua captivazione è stata un abuso. Dopo che è stato nuovamente scritto che le condizioni di detenzione a Casteller, il luogo di prigionia di M49 e M57, possono essere viste come un maltrattamento. Qualcosa dovrebbe quindi succedere e l’ipotesi, che scaturisce dalla sentenza è che in linea di principio nulla osta a un’eventuale liberazione. Condizionata però a una valutazione di pericolosità, ma anche legata al tempo autunnale e ai danni subiti. Il letargo, fra l’altro, incombe.

Senza poter dimenticare che M57, al pari del suo compagno di prigionia, è stato sottoposto a castrazione. Una situazione complessiva che seppur in mera teoria pare favorevole a un’ipotesi di liberazione temo che si scontrerà con altra realtà. I lunghi mesi di prigionia, le sofferenze patite, la castrazione, la somministrazione di sedativi e la vicinanza con l’uomo potrebbero aver prodotto danni. Un’ipotesi tutt’altro che remota. Gli animali selvatici sono delicati, anche quando sono grossi quanto un orso.

Qualcuno si prenderà la responsabilità di decidere per la liberazione dell’orso? Certo sarebbe giusto, un piccolo ma grande risarcimento per il male subito. Il giudizio è stato lasciato però alla Provincia di Trento, sentito il parere dell’ISPRA e questo, salvo sviluppi davvero clamorosi, fa pensare a un prolungamento della detenzione. Ingiustificata quando è stata disposta, forse difficile da revocare oggi. Dimostrando che i tempi della natura e quelli della giustizia sono incompatibili. Il rischio di questa vicenda è che si trasformi in una vittoria di Pirro. Inutile per M57.

Gli animali avrebbero diritto a un risarcimento per ingiusta detenzione e i responsabili meriterebbero una condanna

La vicenda di M57 non è una questione che riguarda un orso. Rappresenta la dimostrazione dei danni che possono essere prodotti da una cattiva politica. Dall’arroganza di chi pensa di poter fare quello che vuole, con lo scopo di mantenere il consenso elettorale. Passando via attraverso le maglie troppo larghe di una giustizia che arriva, ma quasi sempre con tempi inaccettabili. Almeno per poter essere applicata in un caso come quello dell’orso M57.

La speranza, che temo vana, è che questo ennesimo precedente porti a dei cambiamenti. Che si arrivi a individuare le responsabilità di chi ha ristretto gli orsi in condizioni di maltrattamento. L’attivazione seppur tardiva della magistratura penale, che in tutta questa vicenda è stata la grande assente. Il convitato di pietra che è passato sopra ai maltrattamenti inferti agli orsi e messi nero su bianco dai Carabinieri Forestali. Sarebbe giusto che chi ha fatto il danno sia portato a risponderne, senza che questo possa togliere la sofferenza inutilmente patita da un orso che poteva restare libero.

Il circo senza animali è possibile: il Circo di Mosca ci prova a Milano con successo

circo senza animali

Il circo senza animali è possibile, se solo lo si vuole e se la qualità dello spettacolo è tale da garantire il successo. In silenzio ci sta provando all’Idroscalo di Milano il Circo di Mosca, con lo spettacolo “Gravity“, che è in scena nella periferia milanese dai primi di ottobre. Senza enfatizzare l’assenza di animali, che viene poco evidenziata se non in qualche articolo di giornale e nei servizi televisivi. Come se l’ordine di scuderia fosse quello di non dire che si tratta di uno spettacolo realizzato in assenza di animali.

La scelta di abbandonare gli animali è nata probabilmente a causa della pandemia, visto che in precedenza il circo presentava diversi numeri con animali. E sulla loro pagina Facebook arrivano i complimenti di molti spettatori, per la qualità dello spettacolo e per l’assenza di numeri con animali. A dimostrazione che il magico mondo del circo, sottraendo la tristezza di felini e elefanti costretti in una pessima forma di prigionia, può vivere più e meglio di prima. Una svolta che i media vicini a questo settore. come Passione Circo, sembra che non vogliano evidenziare. Eppure questo è il futuro.

Il circo senza animali trasmette emozioni al pubblico, senza portare in pista la sofferenza degli animali ammaestrati

Questo è il circo moderno, quello che piace al pubblico più attento, in un percorso che altri impresari hanno imboccato da tempo con successo. Come dimostra il circo Roncalli, che da anni ha sostituito i numeri con gli animali veri facendo scendere in pista degli ologrammi, elefanti fatti di luce. In Italia abbiamo accumulato un grandissimo e ingiustificabile ritardo nel chiudere per sempre l’epoca del circo con animali. Grazie ancora una volta al poco coraggio e alle convenienze della politica, che non ha voluto portare a termine una strada che aveva intrapreso.

In Francia proprio in questi giorni è stata promulgata una legge che vieterà i circhi con animali, la detenzione dei cetacei nei parchi acquatici e l vendita di cani e gatti nei negozi, Una svolta coraggiosa che diventerà esecutiva nel 2024, ma che dimostra la volontà di mettere la parola fine a commerci e tradizioni incompatibili con i tempi che viviamo. Una decisione che dovrà prima o poi arrivare anche in Italia, senza ulteriori timori e rallentamenti. Magari in contemporanea con lo stop agli allevamenti di animali da pelliccia.

Ora speriamo che la strada intrapresa da Larry Rossante con il suo Circo di Mosca possa trovare molti imitatori, anche prima che il divieto di esibire gli animali in pista diventi legge. Confidando nel fatto che la scelta di questo circense non sia temporanea, ma si traduca in una definitiva chiusura verso il circo con animali. Consentendo a quanti non mettono più piede al circo, non sopportando la sofferenza degli animali prigionieri, di poter nuovamente decidere di passare qualche ora sotto uno chapiteaux.

La scelta di un circo senza animali non sarà del tutto indolore per tigri, leoni e elefanti

Gli animali addestrati che non lavoreranno più nei circhi in Europa finiranno per essere ceduti a circhi che lavorano in altre parti del mondo. Continuando a trascorrere la loro vita dentro una gabbia, senza escludere che questo possa avvenire in condizioni anche peggiori di quelle che vivono, ora, gli animali nei circhi nazionali. Per quanto i controlli siano pochi e scarsi nel nostro paese non è certo difficile capire che possano esserci realtà ancora più arretrate nella tutela degli animali. Che sino a quando le norme non cambieranno potranno essere comprati e venduti come fossero cose.

Se fra i lettori di questo articolo qualcuno decidesse di passare una serata al circo faccia almeno lo sforzo di arrivare all’Idroscalo di Milano. Per non finanziare un circo che gli animali li usa ancora e che è attendato in questo periodo in città, anche se ha dovuto rinunciare a esibire gli elefanti, ma conserva ancora un numero con le tigri.

Lombardia cacciatori impallinati dal TAR che accoglie ricorso della LAC e blocca l’attività venatoria

caccia impallinata Regione Lombardia

In Lombardia cacciatori impallinati dal TAR, nonostante le manovre davvero vergognose della giunta che aveva approvato nuove norme solo 24 ore prima dell’apertura. Con la solita mossa ad effetto, per agevolare i cacciatori anche in vista delle prossime elezioni amministrative. Ma la Lega Abolizione Caccia, con l’avvocato Claudio Linzola, grande esperto della materia ha depositato un ricorso urgente al TAR. Ottenendo oggi, dopo un solo giorno di apertura della caccia, la chiusura immediata sino al 7 ottobre.

La Lombardia ha provato in tutti modi ad agevolare il mondo venatorio, usando gli sistemi corsari adottati dalla Regione Sicilia. Del resto il 3 ottobre il capoluogo lombardo vota per le elezioni amministrative, quindi la corsa contro il tempo era davvero disperata. Con un decreto urgente oggi il presidente della quarta sezione del TAR, Gabriele Nunziata, ha accolto la richiesta di sospendere l’efficacia del calendario venatorio. Stabilendo la chiusura immediata dell’attività venatoria che si era aperta solo ieri.

Un provvedimento doveroso contro un azione vergognosa messa in atto dalla politica lombarda, con i consueti sistemi indegni di un paese civile. Sostenuti dalla certezza dell’impunità perché ben difficilmente gli amministratori sono chiamati a rispondere delle loro azioni. Questo gli permette di usare i soldi dei contribuenti per varare provvedimenti inaccettabili, che sono regolarmente cassati dalla giustizia ammnistrativa.

Ora in Lombardia i cacciatori impallinati dal TAR non saranno così riconoscenti alla politica.

La Regione Piemonte combatte le fake news con giornalisti formati e preparati

Piemonte Parchi combatte fake

La Regione Piemonte combatte le fake news naturalistiche grazie all’idea dell’ufficio stampa diffuso. Un’intuizione che sta dando buoni frutti, con un percorso non ancora completato ma ricco di soddisfazioni. Soprattutto per gli appassionati di natura, che potranno sempre contare su informazioni di qualità, in grado di sconfiggere il giornalismo sensazionalistico. Non c’è giorno, infatti, in cui non si leggano notizie false, approssimative che molto spesso riguardano argomenti divisivi, come possono essere i lupi.

Cani falchi tigri e trafficanti

Per questo è importante che chi si occupa di comunicazione naturalistica abbia i piedi ben radicati al suolo, conosca gli argomenti e supporti chi deve fare informazione. Da qui nasce l’idea della regione, che ha deciso di formare dei professionisti della comunicazione, in modo che in futuro ogni parco possa contare su un ufficio stampa competente. Oggi ben cinque parchi sui dieci operativi possono già contare sulla presenza di giornalisti come addetti stampa: un fiore all’occhiello per la regione, ma anche una garanzia per il sistema delle Aree naturali protette piemontesi.

Avere un giornalista in ogni parco, significa superare il concetto per cui la natura fa notizia solo quando è cartolina (e quindi bellissima, da visitare) oppure tragedia (e quindi, vittima, delle azioni dell’uomo). La natura è questo ma è anche molto di più. Un capitale naturale che ha un valore nella nostra quotidianità, in grado di produrre servizi ecosistemici ancora poco conosciuti. Utilissimi per ribaltare l’idea della conservazione:  da fastidioso vincolo, a risorsa anche economica.

La Regione Piemonte combatte le fake news con l’ufficio stampa diffuso, frammentato nei parchi a garanzia della buona informazione

Il percorso, iniziato solo due anni fa, è tuttora in itinere e su dieci enti di gestione ben cinque possono già contare di un proprio giornalista come addetto stampa (Aree protette delle Alpi Cozie, Po piemontese, Marittime, Monviso, Appennino piemontese). Altri due sono già in dirittura d’arrivo (Ticino e Lago Maggiore e Paleontologico astigiano), portando la copertura al 70% delle aree regionali. Un bellissimo traguardo raggiunto in poco tempo, che ha il pregio di aver aperto una strada che non potrà più essere chiusa. Servendo da esempio anche per molte altre regioni.

Racconta Emanuela Celona, direttore responsabile di Piemonte Parchi: “Siamo stati capaci di trasformare una una debolezza in un punto di forza. Tanto è vero che questo ufficio stampa ‘diffuso’ dei parchi piemontesi nasce proprio dalla frustrazione di chi si occupa di comunicazione/informazione all’interno di un’area protetta (e, probabilmente, non solo). Della serie, tutti comunichiamo, e quindi tutti siamo capaci a farlo! Poco importa, invece, se alla base di una buona comunicazione, e soprattutto di una corretta informazione, ci sia analisi, studio, ricerca, verifica (!) delle fonti e una deontologia che dovrebbe essere il faro di ogni giornalista.”

La considerazione che l’informazione debba rappresentare una priorità per un’area naturalistica è un concetto ancora poco apprezzato. Molto meno di quanto, grazie a questa intuizione, non siano “diffusi” gli addetti stampa, che presto saranno una realtà presente in tutte le aree protette regionali. Non è stata cosa facile, le novità spesso spaventano, ma perseveranza e risultati hanno alla fine avuto la meglio. Riuscendo a convincere anche i presidenti e i direttori più riottosi. Grazie all’entusiasmo di chi ha pensato e lavorato a questo progetto.

L’osmosi funziona anche per far funzionare Piemonte Parchi, la rivista tematica che si occupa di aree protette

Una considerazione che fa propria Emanuela Celona, che conferma questa impressione: “Si, è vero questo ufficio stampa ‘diffuso’ – ci piace chiamarlo così! – è linfa vitale per la rivista ‘Piemonte Parchi’ che pubblica con continuità articoli di colleghi neo-giornalisti, qualificati e appassionati. La speranza è che si possa dedicare il tempo necessario a questo progetto, e alla comunicazione dei parchi in genere, per fare un bel lavoro.”

La volontà di fare un buon lavoro la si percepisce dalle dichiarazioni di chi è in forza al progetto nelle varie realtà protette. Come quella di Nadia Faure, addetta stampa Parchi Alpi Cozie: Poter essere accompagnata dal gruppo redazionale che Piemonte Parchi ha creato è un grande aiuto: avere con chi condividere i propri contenuti è una grande sicurezza e poi a ogni articolo, si apre un mondo… e si conoscono nuove persone che arricchiscono!

A cui fa eco la sua collega Laura Succi, addetta stampa Po piemontese: “Diventare addetto stampa di un’area protetta significa diventare uno strumento in più per lavorare a salvaguardia della natura. In un momento come questo, “l’epoca della transizione ecologica”, i parchi dovrebbero far viaggiare la macchina della comunicazione a mille chilometri l’ora!”

Comunicare correttamente si basa su veridicità della notizia e qualità dei contenuti

Fare informazione di qualità ha come presupposto la verifica delle notizie, senza usare sensazionalismi e rispettando il lettore. Ma chi legge deve imparare a separare le notizie dalle fake news, impegnandosi a verificare che quanto legge sia credibile, prima di condividerlo. Troppo spesso oggi le dita scivolano veloci sulle tastiere dei telefoni, prima ancora che sia compreso il contenuto. Magari perché non si legge, ci si ferma alla foto o al titolo.

Ma le notizie false sono come il lupo della foto, che sembra essersi travestito da pecora. Possono essere ben costruite ma se non siamo convinti della veridicità dobbiamo evitare di diffonderle senza criterio. Meglio un like in meno di una fake news in più.